La speranza è l’ultima a gioire

miseria

di Franz ALTOMARE

LA SPERANZA E’ L’ULTIMA A GIOIRE
ma la prima a dire di metterci in cammino.
Non giudico chi resta ancora fiducioso dopo mille delusioni
e si mette all’ascolto ancora nella stessa direzione.
Parole senza suono, concetti senza pensiero
cento sigle che vogliono diventare una
come se la somma di cento fallimenti
può per miracolo trasformarsi in un successo.

Non giudico chi ancora attende qualcosa dalle stesse persone di sempre
ma giudico quelle persone che non sanno giudicarsi
e ci chiedono ancora di seguirle nella nebbia.

Quelle persone in cui abbiamo avuto fiducia
ma che quando hanno potuto non hanno fatto
e non hanno neanche cercato di opporsi con forza a chi ci ha comandato
e ancora oggi ci comanda
perché sono sempre gli stessi quelli che hanno comandato.

Il segreto di ogni impresa di successo è nell’INNOVAZIONE.
Tutti sappiamo che è più facile a dirsi che a farsi
ma è inutile nascondersi che questa è l’unica strada.

Bisogna saper essere visionari e giocare in anticipo.
Occorre competenza, coraggio e a volte un pizzico d’incoscienza.
La passione sostiene la competenza che resta fondamentale.
La passione porta al cuore del problema
e la competenza mette in condizione di ascoltare e di capire.

Troppi cuori pulsanti sono restati inascoltati in questi anni
e nessun progetto avrà futuro se questi cuori resteranno inascoltati.
Per questa ragione non considero credibili le operazioni politiche costruite dall’alto.
Quell’altezza è solo un rischio per chi ha le ali tarpate
e per chi resta giù a guardare.

Chi ha invece passione e amore per la giustizia
sa in che direzione deve volgere lo sguardo
e non possiamo fingere di non vedere
dove abita chi subisce il torto di un tempo iniquo.
Là vorrei essere adesso
là vorrei che fossimo tutti noi
per dare un senso a questi cuori pulsanti
per avviarci insieme verso l’agognata meta
e scalzare dalle loro oscene poltrone i tiranni di sempre.

E se quando saremo stati capaci d’ascoltare
quando non ci ritroveremo più soli
e qualcuno più astuto sarà nei paraggi a osservare
cercando di cogliere qualcosa
mentre altri si limiteranno a schernire
col solito fare tronfio di chi è abituato a stare in campo senza aver mai giocato
noi sapremo di non essere più soli
e di essere sulla strada giusta.

 

 

(immagine dal web)

E ora?

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di Vincenzo G. Paliotti

“Ora la nave va”, queste sono parole del premier/segretario all’indomani della prima fiducia sulle tre poste per l’italicum. (le altre stanno arrivando in queste ore).

Specifica però che “ha dovuto forzare”: chissà se si duole un po’ di questo, oppure se ne è orgoglioso come lo è di tutto ciò che sta facendo. Leggo da qualche parte che c’è stata anche, e sarebbe ancora in corso, una “campagna acquisti” : sempre per mettere la “nave” in linea di navigazione. E mi chiedo a quale mercato si è dedicato per questo, visti i risultati, viste le persone che circolano e che si “aggregano” al suo “equipaggio” – non mi pare siano dei “top player” -, per usare un termine in voga e che Renzi apprezzerà.

Infatti, se facciamo un giro d’orizzonte hanno quasi tutti una visita, obbligata, nei vari palazzi di giustizia per regolare i propri “conti in sospeso”. Ma che importa: questo è il nuovo, no?.

Il nuovo che in virtù degli accadimenti all’ordine del giorno, e se diamo retta alle giustificazioni dei renziani ma anche al dileggio che fanno verso chi come noi di sinistra parliamo di politica, o almeno teniamo di farlo, si interroga dicendo: “ma cos’è questa politica?”: roba sorpassata del secolo scorso.

Si deve andare avanti, non c’è tempo per queste “quisquiglie”. Perché il punto, la chiave, sta tutta in questo, la politica in quello che sta accadendo non c’entra più, non se ne fa più, l’Italia è diventata un’azienda condotta con i metodi alla Marchionne ed invischiata con il malaffare e la criminalità organizzata, che non ha tempo di teorizzare, bisogna fare!

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La politica, le discussioni e laggente

aspettando

di Claudia BALDINI

Parliamo di cronache quotidiane.
Uno sta male, non sta per morire, sta male. Vicino, a 15 Km, c’è un piccolo ospedale di quelli che saranno chiusi e che, intanto sono mobbizzati, perché “privato è bello”.
Vai sul sito dell’ASL e te lo cataloga come un ospedale con vari servizi compreso un Pronto Soccorso. Aperto tutti i giorni dalle 8 alle 20, non di eccellenza, non modernissimo, ma c’è. Uno parte e quando arriva si trova che, essendo domenica, non c’è nessun medico, nessun radiologo, nessun infermiere. Ci sono le ambulanze del 118 disponibili ad accompagnarti all’ospedale cittadino. Va bene: andiamo all’ospedale vero, ancora tanta strada. Poi, sette ore in Pronto Soccorso con dolori crescenti. Da osservare, resta ancora, che tali dolori erano stati provocati durante un esame strumentale per un uso scorretto della macchina, un esame di routine nell’ambito della prevenzione. Delle sette ore, cinque passate fuori su sedie di metallo, e due dentro per la scarsità di personale sia medico che paramedico.

Il paziente, molto paziente, non sa nemmeno di che cosa si discute in politica, perché si discute non di quello che c’è da fare, ma di quello che c’è da dire. E per fortuna che la regione in cui abita è la prima o la seconda nella buona gestione della Sanità.

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In politica, io sono un elettore ed un militante. Non un tifoso.

renziinter

di Nino CHILLEMI

Domenica scorsa mi è capitato di notare nella pagina Facebook del PD una foto del segretario-premier accanto a Javier Zanetti, il quale mostrava il retro di una maglia dell’Inter col numero “1” e sopra il nome “Renzi”, e, dopo un marcato disappunto iniziale (sono molto interista e decisamente poco renziano), ho preso spunto da questa immagine per fare una piccola riflessione sul rapporto tra il tifo calcistico e la militanza politica.

A dire il vero, sport e politica sono realtà lontanissime che andrebbero vissute in maniera antitetica, l’una con la leggerezza tipica di una qualsiasi forma di svago, l’altra con l’attenzione che meriterebbe un’attività che condiziona fortemente la qualità della nostra vita di tutti i giorni.

Tuttavia, in un Paese strano come il nostro, può avvenire che il tifo sportivo diventi quasi una ragione di vita, e che la politica venga invece considerata una cosa astratta e lontana da seguire di sfuggita al telegiornale mentre si consuma la cena. E’ così che ci si avvicina alle dittature sudamericane.
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La partecipazione #èpossibile

politicamplandini

di Sil Bi

Ho seguito il Politicamp di Livorno in streaming e mi permetto di raccontarvelo dal mio punto di vista. Ecco il racconto della serata di dibattito su “la partecipazione è possibile” con Fabrizio Barca, Vannino Chiti, Maurizio Landini, Elly Schlein e Andrea Pertici, introdotti da Andrea Fabozzi.

I due temi chiave contrapposti, “partecipazione” e “spinta autoritaria”, sono stati declinati dai vari relatori da punti di vista diversi.
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Un consumatore consapevole di politica

Carosello

di Giuseppe CARELLA

L’ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto degli italiani vede crescere la popolarità del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi e il consenso al PD. Continua la luna di miele, dicono i sondaggisti. Non posso fare a meno di domandarmi se sono uno dei pochi a non aver capito nulla o se invece accade altro.

Mi ritengo un consumatore consapevole, nel senso che faccio i mie acquisti di ogni prodotto compiendo ogni sforzo per essere influenzato il meno possibile dalla pubblicità. Mi informo, sulle caratteristiche, sul prezzo, metto in concorrenza i prodotti della medesima categoria e solo dopo decido quale acquistare.

Soprattutto non faccio mai acquisti definiti dagli esperti d’impulso. Per intenderci, quelli che anche se non ti servono, quando vai al supermercato il loro posizionamento sugli scaffali, studiato con una perfida strategia, ti spingono ad allungare le mani e metterli nel carrello, sospinti in precedenza da un battage pubblicitario infinito.

Questi principi, derivanti anche da una modesta quanto autodidatta conoscenza delle tecniche di vendita, li applico da tempo anche per “consumare” gli accadimenti politici. Finita l’epoca della adesione a prescindere al Partito, usando quel poco di Q.I. che posseggo, mi informo, leggo, approfondisco, metto a confronto le opinioni e poi decido il mio pensiero, soppesando i pro e i contro.

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