Un futuro grilliano ci attende

Vignetta M5S

di Roberto RIZZARDI

Non credo sia un mistero il fatto che non nutro nei confronti di M5S aspettative di segno positivo. Le ragioni della mia diffidenza sono di natura eminentemente politica e vanno un pochino oltre gli aspetti di coerenza fin qui rivendicata (dimostrata?) dal movimento.

Quello che intendo è che, al di fuori della puntuale condanna del malcostume e oltre gli esercizi di “presentabilità” morale, non riesco a intravedere un programma che vada oltre la sconfitta dell’orrido PD, peraltro necessaria.

Inoltre il mantra del superamento di “destra e sinistra”, insieme ad alcuni discutibili, a mio parere, pronunciamenti positivi nei confronti di Casa Pound e certe esternazioni su mafia e fenomeno profughi confliggono irreparabilmente con il mio personale sistema di valori.
Date queste premesse, la comune aspirazione ad un maggior rigore etico e morale nella cosa pubblica non basta a farmi superare questa distonia.

Detto questo io semplicemente credo che il profilo e l’esperienza professionale, sia di Grillo che di Casaleggio, abbiano loro consentito di attenuare in maniera determinante la cattiva stampa che, almeno inizialmente, accolse il movimento, fino a riuscire addirittura a ribaltare la situazione e a creare un vero e proprio fenomeno mediatico di straordinario successo.

E’ quella che, con un termine caricato di un’aura negativa, ma non per questo tecnicamente inesatto, possiamo definire una manipolazione ben riuscita, e il fatto che i pifferai che vennero per suonare alla fine furono suonati non aggiunge altro che una nota di beffarda soddisfazione.

Un ulteriore successo propagandistico è costituito dal fatto che il movimento si è messo lucidamente nella condizione di non poter influire su nulla, dato che non ha i numeri per farlo e che si guarda bene dallo stringere alleanze (avendo in questo buon gioco), riuscendo a far passare questa perseguita impotenza quale elemento di discriminazione a suo danno.

Il movimento, intendiamoci, è effettivamente discriminato ma questo, nonostante il vittimismo attivamente sbandierato, è voluto e profondamente funzionale alla strategia politica grilliana, la quale si sta dimostrando straordinariamente efficace (grazie anche all’attiva collaborazione di un PD sempre più inqualificabile).

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E se partissimo dalla critica del maggioritario?

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di Claudio BAZZOCCHI

Sono giorni che tutti i giornali e commentatori parlano della frase di Fassina sul ballottaggio e sul M5S.

Purtroppo, quando si esce dal sistema elettorale proporzionale, gli attori politici e gli elettori sono investiti da valutazioni, commenti, tattiche e pettegolezzi che hanno ben poco di politico.

La politica cessa di essere visione del mondo – campo accidentato e tragico in cui ogni giorno provare a ricucire autorità e verità ed evitare così la dissoluzione nichilistica del non senso e della volontà di potenza nella convivenza civile – e si avventura nella giungla degli opportunismi, delle alleanze spurie per ottenere almeno un voto più degli avversari. E gli avversari politici non sono più portatori di visioni del mondo contrapposte con cui competere nella lotta etico-politica sull’idea di libertà e di mediazione tra individuo e Stato più affascinante, ma il nemico da schiacciare – appunto con un voto in più – nell’ottica della vittoria a tutti i costi a cui non può che portare il principio maggioritario.

Se la sinistra vuole riportare un minimo di civiltà politica nel nostro paese deve cominciare a rimettere in discussione il maggioritario e tornare a enunciare la nobiltà e la grandezza del proporzionale.

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Le riforme del paradosso e la tartaruga

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Zénon! Cruel Zénon! Zénon d’Êlée!
M’as-tu percé de cette flèche ailée
Qui vibre, vole, et qui ne vole pas!
(Paul Valéry, Le cimetière marin)

di Maria MORIGI

Festina Lente, Tempus edax Rerum” (Affrettati lentamente, il Tempo è divoratore)

“Ab esse ad posse valet, a posse ad esse non valet (consequentia)”. Principio logico che vuol dire: quello che esiste è possibile, quello che è possibile non è necessariamente esistente.

Questo invece è il paradosso di Zenone, V secolo a. C., riletto da Jorge Luis Borges.”Achille, simbolo di rapidità, deve raggiungere la tartaruga, simbolo di lentezza. Achille corre dieci volte più svelto della tartaruga e le concede dieci metri di vantaggio. Achille corre quei dieci metri e la tartaruga percorre un metro; Achille percorre quel metro, la tartaruga percorre un decimetro; Achille percorre quel decimetro, la tartaruga percorre un centimetro; Achille percorre quel centimetro, la tartaruga percorre un millimetro; Achille percorre quel millimetro, la tartaruga percorre un decimo di millimetro, e così via all’infinito; di modo che Achille può correre per sempre senza raggiungerla”.

Il paradosso matematico di Zenone mi auguro che sia stato risolto, perché anche se ci abbiamo provato a capirlo, poi avevamo rinunciato. Infatti se la nostra testa viene confusa quotidianamente dal problema dei migranti che ci tolgono il lavoro e da quello delle discoteteche assassine, ecco che la velocità fulminea che “tiene dietro al baleno” o “la procellosa e trepida gioia d’un gran disegno” diventano bagatelle.

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Una nuova Transizione

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di Pablo IGLESIAS

[traduzione del suo articolo su El Paìs Una nueva Transición]

Quando insegnavo, mi piaceva mostrare ai miei studenti una sequenza memorabile di Queimada del grande Gillo Pontecorvo. In essa, il personaggio interpretato da Marlon Brando, un agente al servizio dell’impero britannico e delle sue società, in merito alla Rivoluzione francese, dice che, a volte, dieci anni possono rivelare le contraddizioni di un intero secolo. 

Il movimento che ha riempito le piazze spagnole il 15 maggio 2011 ha segnato simbolicamente le contraddizioni e le crisi del nostro sistema politico, e l’inizio di una nuova transizione che sta ancora avanzando. 

Il sistema politico spagnolo che noi chiamiamo “del 1978” –  in onore della sua Costituzione – ,  è il risultato della nostra transizione di successo; un processo di metamorfosi guidato dall’élite del franchismo e dell’opposizione democratica che ha trasformato la Spagna da una dittatura a una democrazia liberale comparabile alle altre. Come dice Emmanuel Rodriguez nel suo ultimo libro, le élites politiche ed economiche del franchismo mancavano di legittimità ma avevano quasi tutto il potere. D’altra parte, le élite della sinistra posta in quegli anni in clandestinità avevano legittimità, ma nessun potere; Vazquez Montalban, con fine ironia, ha definito questa “una correlazione di debolezze“.

Quel processo di trasformazione politica ha potuto contare su momenti legislativi fondamentali, come i referendum che hanno approvato la Legge di riforma politica e la Costituzione, e anche economicamente, come i Patti della Moncloa che hanno aperto la strada per la versione spagnola dello sviluppo neoliberista.

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Questo è un paese per giovani (vecchi)

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di Alessandro GALATIOTO

È un paese di vecchi.

Attraversando per lavoro l ‘Italia mi sto rendendo conto di quanto molta della retorica giovanilista assai di moda oggi – in quanto abilmente cavalcata dai media che devono fargli aprire nuovi conti in banca -, contrasti con la realtà.

Basta non fermarsi ai termini mezzo-inglesi, all’affabulazione delle startup, al diventare imprenditori di te stesso grazie alla lettura di un manuale, all’imparare la comunicazione politica dopo tre giorni a pagamento con il guru dello staff di Obama, e si scopre che sotto nuove definizioni si nascondono vecchie aspettative.

C’è il trentacinquenne che aveva aperto un baretto sulla spiaggia, poi il negozio di magliette alla moda e ora, plurisegnalato in centrale rischi, cerca fondi in crowdfunding per una “startup innovativa”.

In genere, per vendere fuffa.

Sono i nuovi protagonisti di quella classe disagiata che, nell’avere come punto di riferimento i beni posizionali di Veblen, ha visto crollare il suo status in relazione al crollo delle retribuzioni provocato dalla stessa ideologia alla quale si era completamente votato. Quella del successo a ogni costo, della competizione individualista e del desiderio effimero. Un desiderio, la cui realizzazione, nessuno è più interessato a pagare.

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La voce del padrone

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di Nello BALZANO

C’è un dato che l’ISTAT ci segnala che passa inosservato, non perché non merita la dovuta attenzione, ma perché è “pericoloso” diffonderlo, deve essere schiacciato, mischiato con le altre notizie: la finale di Coppa dei Campioni di calcio, i 150.000 nuovi assunti, meglio, nuovi precari del JOBS ACT, le vicende che riguardano l’elezione del presidente della Regione Campania, Mafia Capitale che coinvolge in modo bipartisan le forze politiche al centro della scena (un teatrino dei pupi) politica.

7.000.000 (sette milioni) di invisibili, 7.000.000 che devono rimanere tali, che nel silenzio delle loro grida, non devono distrarre l’opinione pubblica, non devono disturbare il “manovratore”, che non è solo colui che dall’alto della sua posizione ci racconta a reti unificate un mondo fantastico, ma anche le nostre sensazioni coinvolte in questo turbinio di notizie.

Ci caschiamo in pieno nella trappola di rispondere al nulla, riusciamo senza rendercene conto ad interpretare il clima che deve regnare nel Paese, perché con le nostre mille interpretazioni, con le nostre mille soluzioni, entriamo a far parte anche noi della confusione.

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Iniziamo. Con il coraggio di agire

freedom

Dopo avere aperto il gruppo Proposta di Essere Sinistra, abbiamo avuto numerose adesioni e volontà di partecipazione di cui ci ha colpito la profondità e l’intensità della voglia di contribuire alla rinascita di una nuova sinistra.

Di questa partecipazione pubblichiamo, e continueremo a pubblicare sia sul nostro blog che sulla nostra pagina Facebook  le adesioni, i dubbi, le incertezze, le opinioni e le proposte che ci aiutano a migliorare nel configurare insieme un pensiero (e quindi un’ideologia) ed una prassi concreta dell’essere sinistra nel XXI secolo.

Grazie a tutti per il contributo a questo progetto comune e collettivo.

La Redazione


di Nico Max Weber

Ho sempre creduto in una libertà totale, qualsiasi ne fosse il senso in cui la vogliamo rappresentare, ma sempre nel rispetto delle libertà altrui. Quando si parla di Libertà si parla di scelta, quella scelta che tutti pensano di agire nel rispetto delle proprie opinioni e convinzioni.

Scegliere, significa prendere delle decisioni ma anche farci carico delle responsabilità che conseguono alle decisioni prese.

Ebbene, se mi guardo intorno non posso non aver paura del menefreghismo e del lassismo come conseguenza del senso di rassegnazione imperante nella massa, i dati dell’astensionismo ne sono una prova.

Come è possibile non percepire quel senso di sfiducia dilagante e che rende difficile se non impraticabile qualsiasi voglia di riscatto o qualsiasi proposta di un progetto di rinnovamento da parte del cittadino, la Politica intesa come potere ha creato danni enormi e non da ora, ha avvelenato tutti i pozzi dove restava quel goccio di acqua chiamata “fiducia”, quella fiducia che ha lasciato il posto alla sopportazione per poter riuscire a “campare”.

Chi avrebbe il coraggio, la forza, la tenacia di mettersi di nuovo in gioco, quando chi dovrebbe farlo non riesce nemmeno a dare una vita dignitosa alla propria famiglia, in più colpevolizzandosi? Ed è questo il bello [sic!] di questa finta democrazia che prima ti mette in ginocchio con le scelte scellerate, poi riesce a farti credere che è tua la colpa della situazione in cui ti trovi: davvero non c’è limite alla spudoratezza della Politica.

Aveva ragione Tito Livio quando diceva che le decisioni sono le situazioni ad imporle agli uomini, piuttosto che gli uomini alle situazioni. Sfido chiunque di voi a prendere decisioni senza essere condizionati dalla situazione di degrado economico e culturale in cui sopravviviamo, non è possibile farlo e questa la politica lo sa bene.

Avete quindi ragione ad iniziare un nuovo percorso fuori dalle logiche partitiche e di interesse personale: i cittadini hanno bisogno di aprire gli occhi e guardare la realtà in faccia e non vivere una realtà apparente basata sulla speranza (come insegna la chiesa cattolica) di realizzare qualcosa che non avverrà mai, questo senza cambiare il sistema di Potere.

Sappiate che il percorso che si andrà ad intraprendere sarà lungo, perché le ferite (disillusioni) sono profonde, ricreare il senso di fiducia nella politica e nelle istituzioni sarà quasi impossibile, occorre avere tenacia, forza e volontà, doti che non mancheranno di certo a persone come me che hanno iniziato a “disobbedire” manifestando nelle piazze, alle fine degli anni settanta.

Occorrono persone disposte a mettersi di nuovo in gioco per il bene degli altri, fra cui i propri figli, far capire a questi ultimi che esiste un nuovo modo di concepire la politica, quella politica che dovrebbe risolvere i problemi dei cittadini in difficoltà tramite la solidarietà e non quella che pensa esclusivamente a mantenere in vita se stessa per prendere ordini dai superiori Poteri sovranazionali.

In tutto questo non esiste il determinismo di Spinoza o Kant raccolto poi dalla Chiesa cattolica a fortificazione del proprio Dogma, per cui tutto accade perché deve accadere per volere dell’Assoluto. Al contrario, le cose accadono quando si ha il coraggio di agire per i propri pensieri e le proprie idee.

Un grande in bocca al lupo per questo nuovo progetto e un abbraccio a tutti voi.
Ciao.

La prateria degli astenuti e la nascita di una sinistra

astensione

di Nello BALZANO

In un Paese intriso di rabbia, preda di una crisi economica e sociale che non vede soluzioni immediate, né a lungo termine, spicca l’assenza di una realtà politica di Sinistra. In un clima così teso e pieno di incognite, trovano facile terreno le politiche che mirano ad individuare negli “ultimi” i responsabili di tutto: non stiamo parlando di poche persone o piccole categorie sociali, ma di chi vede continuamente attaccare i suoi diritti da una politica orchestrata per mettere gli uni contro gli altri e distrarli dai veri problemi, più complicati nella soluzione e dedicarsi a rimedi più semplici ma senza prospettive.

I dipendenti diventano dei privilegiati, i pensionati un costo sociale, i disoccupati persone che devono abituarsi alla rassegnazione o al dover “adeguarsi” a regole del mercato del lavoro al limite della schiavitù nel nome della tanto osannata FLESSIBILITA’, i Sindacati additati come unici responsabili dello squasso del Paese. La motivazione è sempre la stessa: “E’ l’Europa che ce lo chiede!”, monito che ci arriva da tutti gli organi di informazione di massa.

In questo contesto come poteva mancare un attacco violento al mondo della scuola? Nel luogo dove si plasmano le intelligenze è “necessario” limitare la crescita di “pericolose” future voci critiche, allora coloro che sono designati a trasferire agli studenti la cultura, devono essere scelti e governati, da un’unica figura in ogni plesso scolastico: il preside.

In queste ultime settimane, però, sembra che qualcosa possa ancora succedere. Nel contesto elettorale di alcune regioni si inizia ad intravedere la semina di una sana rivoluzione politica nel mondo della sinistra. In due regioni in particolare: Toscana e Liguria.

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2 giugno. Un testimone della nascita della Repubblica: le parole di Raimondo Ricci

ricciraimondo

Per celebrare il 2 Giugno vi presentiamo la testimonianza, la lezione di civiltà e democrazia di Raimondo Ricci (Roma, 13 aprile 1921 – Genova, 26 novembre 2013), Deputato, Presidente dell’ANPI Nazionale e dell’Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea.
Fu un partigiano incarcerato, consegnato alla Gestapo, deportato nel lager di Mauthausen.

In questa fase storica riteniamo sia importantissimo avere presente di quali valori, idealità e visione della società fossero portatori coloro che hanno vinto la guerra di Liberazione contro il nazifascismo, non soltanto per ricordare e commemorare il loro eroismo, ma per continuare col loro esempio una lotta quotidiana per l’affermazione dei principi della Repubblica parlamentare e rappresentativa, democratici, costituzionali che proprio il 2 Giugno trovarono concretezza nella nascita della Repubblica Italiana.

Ascoltate le parole di Raimondo Ricci.

Sono un invito a vigilare, reagire e lottare contro il tentativo di annullare quelle conquiste di libertà e democrazia. Sempre.

La Redazione

 

 

Ringraziamo Nello Balzano per la ricerca storica e il montaggio video che ci restituisce un documento che ha valore attuale. Non soltanto per il 2 Giugno, ma per ogni giorno.

L’Europa senza la Grecia

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di Andrea PROVVISIONATO
Se la Grecia esce dalla zona euro si sanciscono solo due cose: la prima è che la sovranità nazionale e la volontà popolare, due dei fondamenti della Democrazia Europea, non valgono più nulla.
La seconda è che l’Europa Unita, come utopia politica e come realtà economica (fallimentare) sono decedute ufficialmente.

Espellere la Grecia dal contesto europeo è un delitto alla storia in primo luogo. Senza il pensiero ellenico non esisterebbe il concetto stesso di Democrazia. Non esisterebbe il concetto stesso di Europa.
Espellendo la Grecia dai palazzi di Bruxelles si sancisce che quelle chiamate elezioni non sono altro che una farsa rituale che avviene all’incirca ogni 4 anni, un po’ come i mondiali di calcio o le Olimpiadi. Appassionano milioni di persone, costano un sacco di soldi e una volta concluse il mondo non è cambiato di una virgola. Le decisioni vengono prese in altri luoghi. Spesso negli uffici alla moda all’ultimo piano di grattacieli di vetro, da affaristi e banchieri ben vestiti. La volontà popolare, quella per cui 70 anni fa sono morti milioni di uomini e di donne, vale meno della Dracma, oggi.

Ma a parte queste considerazioni puramente etiche, quello che i ciechi politicanti e banchieri della capitale belga non hanno a oggi ben compreso, è che un Europa senza Grecia porterà in scena solo il funerale dell’Euro.

Non perché l’Europa non sia in grado di sopravvivere senza il 2% del Pil greco. Basterebbe far entrare l’Ucraina nell’Unione (cosa che di fatto sta già avvenendo), per risolvere il problema. Ma perché si sancisce che l’Euro è una moneta debole e volubile. Oggi sei dentro e domani sei fuori. Una situazione monetaria che andrebbe a tutto vantaggio del dollaro e di quell’area oscura che si sta venendo a creare con il riavvicinamento politico ed economico tra Russia e Cina. Una situazione economica che rivedrebbe l’Europa schiacciata tra i due giganti di sempre, facendola precipitare di nuovo al centro di una rinnovata e più pericolosa Guerra Fredda.

L’Europa si ritroverebbe dilaniata al suo interno. Gli inglesi che vogliono uscire, la Spagna che sta prendendo la stessa rotta della “rivoluzionaria” Grecia, la servile quanto corrotta e inutile Italia. La Francia che è sempre tentata di fare da sola e una Germania isolata ma ancora economicamente potente. Insomma, sarebbe come se la storia avesse fatto un immenso giro, per tornare a mordersi la coda.

La Grecia senza Europa soffrirà per un po’, ma prima o poi troverà la strada per sopravvivere. L’Europa senza la Grecia, invece…