A Pisa si ritrova la Sinistra, tutta la Sinistra

straccio rosso

 

 

di Alessandro VALENZA

(Blogger di Fuori Campo)

 

Certe speranze sono dure a morire e quella di assistere alla rinascita italiana di una nuova, incisiva e determinante sinistra unitaria resta la più difficile da realizzare, quanto meno nel breve periodo. Non tutti la pensano così e molti contesteranno questa mia affermazione, ma con una devastante dose di realismo la situazione odierna non apparirà tanto diversa da come l’ho brutalmente rappresentata.

Per molti i modelli da seguire sono Syriza o Podemos. Una volta erano Zapatero, poi è arrivata Die Linke. Ogni volta cerchiamo di ispirarci a qualcuno dimenticando che le sinistre di mezzo mondo si ispirano alla storia italiana.

Da dove dover partire allora? Le strade possono essere tante. Mi pare, tuttavia, ve ne sia una da evitare a tutti i costi. Permettere ai ceti politici che, nel bene o nel male, hanno contribuito a ridurre la sinistra italiana ad un ammasso di partitini con la loro bandierina colorata da applicare ad ogni occasione, di mettere le mani sul nascente progetto unitario. E di piccole forze ne abbiamo veramente tantissime. Continua a leggere

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L’economia #possibile

borsa

di Sil Bi

Uno dei ritornelli più frequenti dell’attuale dirigenza del Pd è: “nel nostro partito si discute, c’è il confronto; poi però si decide a maggioranza e tutti devono attenersi democraticamente alla decisione presa”.

Ho provato qualche volta a seguire il “dibattito” delle Direzioni Nazionali e devo dire che ne sono rimasta quasi sempre delusa: di solito, si tratta di una sequenza di oratori che parlano, ciascuno con un proprio ordine del giorno, senza rispondersi nel merito ma, tutt’al più, con una frecciatina; a volte manca persino la replica finale del Segretario, la cui relazione iniziale viene votata tal quale, con esito scontato che riflette i rapporti di forza tra la maggioranza e l’unica effettiva minoranza (quella dell’area Civati).

Quando ho ascoltato il dibattito su “l’economia possibile” al Politicamp, ho pensato: “ecco un vero dibattito: avrebbe dovuto esserci nel Pd, prima del Congresso; o, perlomeno, prima della campagna per le Europee”.
Sabato 12 luglio, nel pomeriggio, al teatro The Cage di Livorno quattro economisti (Rita Castellani, Stefano Fassina, Roberto Renò e Filippo Taddei) si sono confrontati su “l’economia possibile”.

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La partecipazione #èpossibile

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di Sil Bi

Ho seguito il Politicamp di Livorno in streaming e mi permetto di raccontarvelo dal mio punto di vista. Ecco il racconto della serata di dibattito su “la partecipazione è possibile” con Fabrizio Barca, Vannino Chiti, Maurizio Landini, Elly Schlein e Andrea Pertici, introdotti da Andrea Fabozzi.

I due temi chiave contrapposti, “partecipazione” e “spinta autoritaria”, sono stati declinati dai vari relatori da punti di vista diversi.
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La lettera scarlatta che non colsi

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di Ivana FABRIS

Ho 53 anni. E’ un fatto.
Sono una donna. E’ un altro fatto.
Sono stata comunista. Un altro fatto ancora.
Sono cresciuta politicamente con la militanza nel PCI. Un ulteriore fatto.

Ho scelto di aderire alla scissione della Bolognina perchè, vivaddio, sono sempre stata in grado di pensare e pensare autonomamente e perchè fortunatamente i miei circuiti stampati non sono rigidi ma flessibili.
Ed ecco qui il problema, un grosso problema perchè, essendo abituata a pensare liberamente, non sono riconducibile a categorie preordinate.

Sapete quella storia dei cassettini, degli scomparti, dei dossier in cui infilare le persone? Bene, con me non funziona e chi lo ha pensato possibile si è sempre e solo illuso.
E non funziona al punto che quando qualcuno mi parla di sinistra e lo fa riferendosi a sellini, a piddini di sinistra varia, a cani sciolti, io vedo al massimo una sola cosa: una folla di persone che non sa più a chi rivolgersi per convogliare le proprie idee, le proprie speranze, la propria passione e la propria voglia di impegnarsi. Continua a leggere

Lettera aperta a Pippo Civati

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di Andrea NOBILE

 

Ciao Pippo, ti do del tu come si conviene a chi sta dalla nostra parte.
E per “nostra parte” intendo non un assembramento, una bandiera o un partito. Intendo quella parte ideale dove è permesso continuare a sognare a sinistra.

C’è un sacco di gente che ti chiede quando ti deciderai a venir via dal PD. Io ho in mente di chiederti qualcos’altro, qualcosa di molto più ambizioso. Non mi interessa molto sotto a quale vessillo alloggerai.

Se guardo a quanto avviene da alcuni anni a questa parte, mi pare sciocco pensare che sia la “costruzione di un partito” la strada maestra per trovare il farmaco adatto a curare il malessere che ci ha travolti. Un malessere che viene da lontano e che tutti vorrebbero curare in un attimo, con un colpo di bacchetta magica, senza impegno di passione e di intelletto. Un malessere che ci ha appiattiti nella speranza che un uomo forte ci guarisca dai disastri di un ventennio “pieno di vuoto”. Continua a leggere

L’edicola di Essere Sinistra del 20 luglio 2014

Articoli, commenti, analisi, sulla Sinistra politica.

screenshot-bruschi blogautore espresso repubblica it 2014-07-19 22-23-01

Sinistra? #èpossibile, di Luigi Bruschi

 

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La sfida di Civati: “Una sinistra aperta. Matteo guida da solo”, di Jacopo Jacoboni

 

Unita

Civati:”Andare oltre il renzismo”, di Osvaldo Sabato

 

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Così nasce la sinistra del possibile, di Stefano Iannaccone

 

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Politicamp: Civati, Vendola e Cuperlo lanciano l’associazione “Possibile”, di Alessandro Genovesi

 

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Così Civati, Barca e Vendola non vogliono morire renziani, di Francesco De Palo

 

Oggionni

La riserva e la vita reale, di Simone Oggionni

Un’idea per il prossimo Politicamp

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di Massimo RIBAUDO

Un portatessere (io ci metterò quella dell’Avis e della Coop), un progetto concreto di battaglie trasversali con il contributo di tutte le formazioni politiche di Sinistra – che non si chiudono più in gruppi autoreferenziali e conventicole – per i diritti individuali e per quelli comuni, un’associazione per farlo: “Possibile”.
E quel popolo della Sinistra che esiste, che si comprende, che si abbraccia con tessere ed idee diverse, ma finalità ed orizzonti comuni, così ben descritto da Celeste Ingrao.
Gli abbracci, i saluti, le strette di mano, l’ascoltarsi, il rispondersi con chiarezza e coerenza.
Questo è quello che porto con me tornando da Livorno, ed è ciò che è riuscito a realizzare ed organizzare Giuseppe Civati e tutto il suo gruppo. Gli va detto “grazie”.

In una fase storica come quella che stiamo vivendo, dove si tende solo a legittimare l’autoritarismo delle elités politiche ed economiche decadute,  si sono trovate le parole e gli atti concreti per dire che una Sinistra è possibile.

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Effetti (e affetti) speciali

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di Ivana FABRIS

 

Il 30 ottobre 2013, scrivevo:

Volevamo stupirci con effetti speciali, ovvero, tutto quello che non avremmo voluto vedere e sapere del PD e della sinistra italiana. E non avremmo nemmeno mai osato immaginare che potesse accadere.
Sono giorni che rifletto su quanto leggo nelle bacheche di Facebook. E non è che un social come quello, non sia la realtà. In Facebook, ormai, reale e virtuale sono sovrapponibili, a mio avviso. ‘Là’ dentro c’è uno spaccato della società.
Tutte le componenti sono proporzionalmente rappresentate e altrettanto lo sono i sentimenti, i pensieri e le idee delle componenti stesse.
Ebbene, delle volte leggere gli stati che appaiono in sequenza sulla mia home o i commenti nelle discussioni, è come stare alla finestra ad osservare la vita di un grande paese. Ed è un paese i cui abitanti mi appaiono alquanto diversificati, per usare un eufemismo, dato che, in realtà, ultimamente è più un guardare un formicaio impazzito e allo sbando. C’è di tutto in questo grande paese che è la sinistra italiana e, ormai, c’è tristemente di tutto nel PD. Continua a leggere