Da dove ripartire

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di Gianni MARCHETTO

[il seguito della nota Il grande baco della Sinistra. Organizzazione o rappresentanza?]

 

“Rappresentanza elettorale” è un obiettivo che nel nostro periodo può significare il contrario di ciò che per decenni, dagli albori del movimento operaio ai giorni nostri, ha voluto essere: la rappresentanza degli interessi delle classi meno abbienti nei palazzi della rappresentanza e del potere, da un consiglio comunale fino al parlamento. Ed infatti significa, purtroppo, rappresentanza di meri interessi cetuali o corporativi. Quando non legati alla mera capacità clientelare del candidato.

A tutt’oggi a me pare che il quesito da porsi sia il seguente: rappresentare o organizzare? E non li metto uno in alternativa all’altro: però bisogna decidere da cosa partire.

Per me occorre partire da ORGANIZZARE. Nel senso di organizzare le persone curiose e intraprendenti che sono portatori di ESPERIENZA E SAPER FARE e questo in ogni territorio dato e in ogni azienda.

Si riparte da ogni territorio dato e da ogni comunità in essa contenuta.

La condizione è che si parta dal riconoscimento di una comunità scientifica allargata, cioè che le capacità di “problem solving” non risiedono unicamente nella testa degli “esperti tecnici” della comunità scientifica tradizionale (tra i quali anche i politici di professione), ma nell’agire sociale è presente a tutti i livelli un altro “esperto grezzo” (ovvero quelli che sono ad oggi chiamati come “i portatori di interesse” o stakeholder), ricco di capacità e competenze, al quale va dedicata attenzione e riconoscimento. Si tratta in ultima analisi di mettere a confronto con pari dignità “esperienza e scienza”. Chi sono questi “esperti grezzi”? sono figure “professionali” che erano tutti presenti nei grandi partiti di massa (maggiormente nel PCI come una sorta di “imprenditori sociali”, vedi per tutti le migliaia di Delegati sindacali, le centinaia di consiglieri comunali e di varie organizzazioni collaterali) e oggi un po’ alla volta se ne sono andati, però sono rimasti nella società, del tutto sconosciuti ai partiti.

Occorre attivare nei confronti di tutti costoro (esperti tecnici ed esperti grezzi) un paziente (e lungo) ascolto partecipato, attivando tutte le forme di partecipazione: dalla intervista individuale e collettiva, alla riunione di piccolo gruppo, ecc.

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Ma va là, Fausto!

fassinobertinotti

Lettera aperta a Fausto Bertinotti da Gianni Marchetto – Settembre 2014

Caro Fausto,

con te mi lega una lunga (e affettuosa) militanza nella CGIL di Torino: tu Segretario della CGIL, io prima operaio alla FIAT, poi funzionario della FIOM alla FIAT Mirafiori, così come l’appartenenza allo stesso partito: il PCI Torinese.

Ho avuto modo di sentire il tuo ultimo intervento a Todi dove, con molto coraggio, tu dici che come comunisti abbiamo sbagliato (quasi tutto) e dove nel contempo rivaluti il pensiero e la pratica liberale.

Parlo per me: prima di iscrivermi al PCI (nel 1966) avevo avuto modo di leggere “Buio a mezzogiorno” di Arthur Koestler e la “Fattoria degli animali” di George Orwell (era un opuscolo illustrato). Chi mi ha iscritto era un compagno che avevo conosciuto in FIAT (diventai suo “socio” di lavoro). Era questi un ex partigiano che insieme a pochi altri, aveva “tenuto botta” per tutti gli anni ’50 e ’60, aspettando il ’68 e ’69. Mi intrigò di più la storia e l’esperienza di questi compagni che non i libri che avevo letto: da lui accettai la mia iscrizione al PCI.

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