Aldo Moro. Con lui fu uccisa la speranza di un’Italia migliore

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di Luca SOLDI

Ieri, abbiamo ricordato, a 37 anni di distanza, un politico fine ed attento, che venne barbaramente ucciso, per mano del più bieco dei terrorismi, in uno dei passaggi cruciali della storia del Paese. Fu questa la sorte a cui andò incontro Aldo Moro, il Presidente della Democrazia Cristiana, il partito di maggioranza del Paese, dopo un sequestro lungo 55 giorni. Prigionia durante la quale fu sottoposto ad un vero e proprio processo politico da parte da un autoproclamato “Tribunale del Popolo” messo in piedi dalle Brigate Rosse. Dopo del quale e dopo aver chiesto invano uno scambio di prigionieri, se ne ebbe a decretare la morte. Il suo cadavere fu ritrovato a Roma, proprio il 9 maggio, nel bagagliaio di una Renault 4 parcheggiata in via Caetani, una traversa di via delle Botteghe Oscure, a poca distanza dalla sede nazionale del Partito Comunista Italiano e da Piazza del Gesù, sede nazionale della Democrazia Cristiana. Simbolicamente i terroristi, vollero anche in questo ultimo folle atto, legato al ritrovamento del corpo, spettacolarizzare e sbeffeggiare uno Stato proprio in quei luoghi che avrebbero dovuto vederlo maggiormente vigile.

Sottolineando la fragilità di un apparato di sicurezza non ancora pronto a rispondere con determinazione ad un attacco terroristico che sembrava inarrestabile. Gli antefatti dell’assassinio di Aldo Moro si realizzavano in 55 giorni di paure, ipocrisie, trattative nascoste, inefficienze, viltà che avevano portato luce la fragilità di un Paese colpito al cuore.

Il tutto era iniziato con la strage della scorta, eseguita con fredda determinazione ed un’efficienza da riparto militare d’élite. Al lucido compimento del rapimento, in quella via Fani, ancora oggi tristemente famosa.

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Dare credito alle imprese

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di Essere Sinistra

Nei giorni scorsi il Presidente Renzi in uno dei suoi oramai innumerevoli interventi (o annunci) ha fatto riferimento al sistema del credito alle imprese quale strumento essenziale per far ripartire l’economia. Ovvio che, di questi tempi, abbia centrato il problema.
Le banche hanno, di fatto, da tempo chiuso i rubinetti del credito non solo ai lavoratori e alle famiglie(contratti atipici e a termine o la busta paga di un lavoro a tempo determinato non rappresentano garanzia per la banca) quanto al sistema delle imprese, quella medio piccola in particolare. Chi sa di economia dovrebbe spiegarci perché la BCE elargisce danaro con interesse quasi pari a zero – e Draghi sta proponendo addirittura un interesse negativo -, mentre le banche prestano (quando lo fanno) danaro a tassi medi almeno di 5-6 punti superiori al suo costo.
Come se pagassimo 1 kg di pasta comune 7-8 €!

Ma più che il costo il problema è l’accesso. Cosa mette in campo lo Stato per favorire l’accesso al credito da parte delle imprese?
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