L’appartenza politica è una cosa seria. E si dà alle cose serie

di Sergio MINNI

In questi ultimi mesi si è fatto un gran discutere di coalizioni, aggregazioni o di singoli esponenti di questo o quel partito che si staccano dal PD o da Sel in un ribollire di riposizionamenti causati dallo spostarsi del PD a destra da un lato, e dalla consapevolezza della necessità di un soggetto aggregante a sinistra dall’altro.

Tutte queste entità hanno qualcosa in comune: la tendenza a schiacciarsi volenti o nolenti su modelli organizzativi ed aggregativi che non sembrano essere adeguati alla “mission” che si sono autoassegnate, che normalmente è quella di riempire il vuoto di iniziativa politica e di radicamento sociale che la ritirata dal PD di parte del suo tradizionale elettorato si sta lasciando dietro.

Per fare un esempio, le recenti elezioni regionali in Emilia-Romagna hanno lasciato uno strascico pesante in termini di astensionismo dal voto, che però, come anche in Liguria, non si è tradotto (ancora?) in una aggregazione alternativa o in un esplicito divorzio tra il PD e il suo elettorato.

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La speranza è l’ultima a gioire

miseria

di Franz ALTOMARE

LA SPERANZA E’ L’ULTIMA A GIOIRE
ma la prima a dire di metterci in cammino.
Non giudico chi resta ancora fiducioso dopo mille delusioni
e si mette all’ascolto ancora nella stessa direzione.
Parole senza suono, concetti senza pensiero
cento sigle che vogliono diventare una
come se la somma di cento fallimenti
può per miracolo trasformarsi in un successo.

Non giudico chi ancora attende qualcosa dalle stesse persone di sempre
ma giudico quelle persone che non sanno giudicarsi
e ci chiedono ancora di seguirle nella nebbia.

Quelle persone in cui abbiamo avuto fiducia
ma che quando hanno potuto non hanno fatto
e non hanno neanche cercato di opporsi con forza a chi ci ha comandato
e ancora oggi ci comanda
perché sono sempre gli stessi quelli che hanno comandato.

Il segreto di ogni impresa di successo è nell’INNOVAZIONE.
Tutti sappiamo che è più facile a dirsi che a farsi
ma è inutile nascondersi che questa è l’unica strada.

Bisogna saper essere visionari e giocare in anticipo.
Occorre competenza, coraggio e a volte un pizzico d’incoscienza.
La passione sostiene la competenza che resta fondamentale.
La passione porta al cuore del problema
e la competenza mette in condizione di ascoltare e di capire.

Troppi cuori pulsanti sono restati inascoltati in questi anni
e nessun progetto avrà futuro se questi cuori resteranno inascoltati.
Per questa ragione non considero credibili le operazioni politiche costruite dall’alto.
Quell’altezza è solo un rischio per chi ha le ali tarpate
e per chi resta giù a guardare.

Chi ha invece passione e amore per la giustizia
sa in che direzione deve volgere lo sguardo
e non possiamo fingere di non vedere
dove abita chi subisce il torto di un tempo iniquo.
Là vorrei essere adesso
là vorrei che fossimo tutti noi
per dare un senso a questi cuori pulsanti
per avviarci insieme verso l’agognata meta
e scalzare dalle loro oscene poltrone i tiranni di sempre.

E se quando saremo stati capaci d’ascoltare
quando non ci ritroveremo più soli
e qualcuno più astuto sarà nei paraggi a osservare
cercando di cogliere qualcosa
mentre altri si limiteranno a schernire
col solito fare tronfio di chi è abituato a stare in campo senza aver mai giocato
noi sapremo di non essere più soli
e di essere sulla strada giusta.

 

 

(immagine dal web)

Fiducia? L’arroganza non fa parte della democrazia

puntina

Rubrica “IN BREVE”


di Lorenzo CIMINO

Vivere molti anni all’interno della CGIL mi ha permesso di capire il vero significato della parola “condivisione”.
Incontrare ogni giorno tante persone, confrontarsi, discutere, portare avanti un’idea e, a volte, vedere le stesse cose da un’altra prospettiva.
Mi è capitato qualche volta anche di cambiare idea e correggere il tiro.
Anche così si fa politica e si acquisiscono nuove certezze.
Questo non significa essere lenti, vecchi e inefficaci.
Significa semplicemente vivere la politica come un servizio, sentirsi parte di un tutto più grande.
Fatto questo arriva anche il momento di assumersi le responsabilità del caso.
Condividere, confrontarsi e arrivare ad una sintesi per poi decidere non significa essere deboli.
Significa essere democratici.
Non mi piace l’uomo solo al comando.
Non mi piace l’arroganza in politica.
Mi piace discutere e metterci la faccia. Ammettere di aver sbagliato quando è il caso.

Chiedere la fiducia per approvare l’Italicum è un atto di arroganza. È una modalità sbagliata di fare politica.
Quando dirigi un partito e governi un Paese non puoi usare continuamente il ricatto.
Anche per questo ritengo che sia necessario costruire un’alternativa che nasca da un’idea completamente diversa di come si fa politica.
Quella con la P maiuscola!

La disintermediazione e il “capitale sociale”

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di Sil Bi

Il “capitale sociale” è un concetto introdotto in sociologia all’inizio del Novecento dallo statunitense L.J. Hanifan.
Una sua definizione è la seguente: «la somma delle risorse, materiali o meno, che ciascun individuo o gruppo sociale ottiene grazie alla partecipazione a una rete di relazioni interpersonali basate su principi di reciprocità e mutuo riconoscimento».

Il termine “capitale” si riferisce a una “riserva” alla quale l’individuo può attingere; “sociale” indica che esso è basato sulla solidarietà tra i membri di un determinato gruppo o, più in generale, dalla reciprocità entro “reti” di relazioni. Esso genera una “fiducia collettiva” che induce a comportamenti desiderabili (bassa criminalità, tendenza alla solidarietà e alla collaborazione, impegno nel sociale ecc.) e limita anche problemi individuali (isolamento sociale, alcoolismo, depressione, suicidi); pertanto, crea benefici per tutti gli individui coinvolti.

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Un uomo di altri tempi. Per questo tempo e per il nostro futuro

waltertocci

di Giuseppe CARELLA

Ho avuto la fortuna di conoscere Walter Tocci personalmente, nel Marzo scorso, alla presentazione del suo libro.
Mi sono bastate poche ore insieme e poi la lettura del suo “Sulle orme del gambero” per poter affermare che è il compagno giusto per continuare una battaglia importante.
Chi non ha militato nel PCI ha difficoltà a comprendere il gesto di Tocci, quello di votare la fiducia e poi sbattere la porta: sono leale fino in fondo con il partito, ma non considerandolo più mio, lo abbandono e abbandono anche la carica che il partito mi ha permesso di avere.

Si, lo so, purtroppo questi venti anni e passa, hanno cambiato il concetto comune di “partito”.

Oggi è quella cosa dal quale si entra e si esce con facilità, si cambiano casacche restando sullo scranno di qualsivoglia assemble elettiva senza pudore alcuno.
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