A Milano stanno arrivando i cowboy

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di Luca SOLDI

I delinquenti a Milano possono cominciare a tremare. Stanno arrivando i nuovi cowboy.

Il tema della legalità, di come affrontare le fragilità di fronte ad una recrudescenza generalizzata della paura (non confermata dalle statistiche sulla criminalità, ma solo da una percezione sapientemente alimentata dai media) sale prepotente come la principale fra tutte le istanze (e ce ne sarebbero di molto più importanti) che dovranno essere affrontate dai partiti, al prossimo turno elettorale, per le amministrative del 2016.
E la destra si prepara al confronto proponendo dei candidati alle comunali che faranno “missione” (impossible?) della loro scesa in campo anche nel nome del contrasto ad ogni “mollezza” del passato.
Il loro motto sarà guerra senza quartiere, armi in pugno, contro il disordine e l’illegalità.
In puro spirito da far west.

Tanti sceriffi che, proclamata in modo plebiscitario l’incapacità dello Stato, a loro volta, investiranno un popolo di loro vice.
Ed uno dei candidati più chiacchierati e ricercati degli ultimi tempi che aveva già deciso di scendere in campo con le idee chiare è quel signor Francesco Sicignano, il pensionato 65enne, indagato per omicidio volontario per aver sparato, uccidendolo, all’interno della sua proprietà il 22enne albanese Gjergj Gjoni.

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La messa in scena di una democrazia senza popolo

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di Roberto RIZZARDI

[dal suo blog http://ilbloggerstagionato.blogspot.it/ ]

La confutazione più efficace alla pretesa renziana, e del PD da lui colonizzato, di essere di “sinistra” consiste nella constatazione che i cardini strategici del suo operato, anche senza voler scomodare agghiaccianti contiguità col famigerato “piano di rinascita democratica” di gelliana memoria, sono esattamente quelli che Berlusconi, dopo aver sistemato le sue più impellenti “necessità” personali, si provò a promuovere, senza mai riuscire a finalizzarli.

La sostanza della manovra renziana è abbastanza evidente, una volta sollevata la pesante coltre di mistificazioni copiosamente prodotte del nostro Primo Ministro. Si tratta delle tre “gambe” che sorreggono il suo ridisegno dello scenario:

  • sterilizzazione dello Statuto dei lavoratori ed arretramento di perlomeno cinquant’anni delle condizioni di confronto tra lavoratore ed imprenditore.

Missione compiuta tramite l’approvazione del mortale “job act”. Al di là, infatti, della ormai risibile definizione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato (nel senso che non è determinabile a priori quando si verrà licenziati liberamente e senza ambasce – per il datore di lavoro si intende) è del tutto evidente che chi vive, o cerca di vivere, di lavoro dipendente ora non è più sottoposto unicamente alle variazioni delle condizioni di mercato, ma anche alla valutazione del suo grado di “mansuetudine”. Il necessario prerequisito di instaurazione di una massiva forma di controllo e contenimento del dissenso popolare è così assicurato in maniera ottimale;

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Strani compagni di letto

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Rubrica “TUTTO QUANTO FA SPETTACOLO”


Così la nostra cara, dolce, amabile Senatrice Manuela Repetti, nonchè compagna del molto onorevole Sandro Bondi, dichiara di essere interessata ad intrecciare una nuova esperienza con Renzi.
Brava Manuela, adesso sappiamo che le piace il brivido del nuovo (dopo tanto vecchiume forzista) e che di certo è pronta anche all’estremo sacrificio facendo da apripista a tutti quelli che verranno con lei e dopo di lei.

Anzi, proprio ci felicitiamo per questa nuova unione che, siamo sicuri, nasce sotto ai migliori auspici e con la benedizione e la sollecitazione del Padre Loro (suo e di Sandro Bondi) Silvio che di ammucchiate galanti (ops, pardon, cene) ha una certa esperienza. Egli avrà di certo saputo consigliare al meglio la giovin Signora sulle scelte da farsi e sul partner di cui dotarsi. E, come logico per un buon intenditore come Padre Loro Silvio, la sua scelta è ricaduta sull’aitante, focoso, aggressivo e veloce Matteo.
In cuor nostro, però, speriamo che le sue prestazioni siano meno veloci di quanto lo sia la sua attuazione delle riforme, sennò per la nostra Manuela sarà una gran bella delusione scoprire quanto in fretta verrà rimpiazzata da altre ed altri come lei, pronti all’uso e vogliosi di provare una nuova esperienza.

Lo sanno canni e porci che la velocità non aiuta l’amore e favorisce il mercimonio, tanto basta pagare…
Non stupisce che una donna avvenente e fedele a Padre Loro Silvio si sacrifichi per far contento il Padre Loro e non stupisce che si dedichi con cotanto ardimento allo scambismo come nelle migliori tradizioni delle perversioni politiche del nostro paese. Anzi, appare quasi normale, diciamo dovuto. Ormai si cambia lato del Parlamento così come si cambia posto nel lettone di putiniana memoria.
Amare le gang-bang non è certo reato, giusto un leggero fastidio per la morale di pochi rimasti, in Italia, ligi alla limpidezza, alla trasparenza politica.
Pensando a tutto questo, quindi, il nostro pensiero stasera va al povero elettore medio del PD che, con tutto questo scambismo, con tutti questi strani compagni di letto ormai non capisce più chi stia sotto e chi sopra, chi sia attivo e chi sia passivo, chi abbia alla propria destra e chi alla sinistra.
Anzi, con questi scambi di coppia così repentini, della sinistra nemmeno si ricorda più.

Firmato

NUCLEI DI SATIRA PROLETARIARock Hudson e Gina Lollobrigida

 

 

 

(immagine dal web)

Il presidente nazareno

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di Sil Bi

Addio crisi economica, jihadismo, disoccupazione: da qui alla fine del mese, i media saranno monopolizzati dall’attenzione spasmodica per la “partita del Quirinale” e dai retroscena spericolati ad essa connessi.

Fa un po’ tristezza che il momento istituzionale forse più alto per il Paese – l’elezione di colui che “rappresenta l’unità nazionale” (art.87 della Costituzione) – diventi l’oggetto dei pettegolezzi e delle illazioni più fantasiose: ma la causa di ciò sta nell’ambiguità del confronto tra i due principali partiti attivi in Parlamento (con la consueta insipienza, il M5S pare infatti intenzionato anche stavolta a non partecipare). Continua a leggere

Il sonno della politica genera mostri

pd roma

 

di Sil Bi

I sondaggi eseguiti dopo l’esplosione del caso “Mafia Capitale” segnalano che l’unico partito a crescere è quello di Salvini; tutti gli altri calano, se non in percentuale, in consensi “assoluti”, perchè una parte notevole degli elettori (ormai prossima al 40%) si dichiara propensa all’astensione.

L’ennesimo scandalo è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso già pieno della sfiducia e della delusione: i cittadini, ormai, non credono più in nessuno, se non – in piccola parte – nell’ennesimo demagogo, ancora più radicale ed istrionico dei precedenti. Continua a leggere

Lettera aperta al Presidente del Pd Matteo Orfini

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di Andrea NOBILE, Ivana FABRIS, Massimo RIBAUDO

 

Onorevole Orfini,

leggiamo in questi giorni la sua opinione rispetto all’ impossibilità di riaprire una discussione con il Movimento 5 Stelle a proposito della riforma elettorale e, di conseguenza, la riforma della struttura del parlamento.

Lei dice, prima ancora di entrare nel merito della loro proposta, che non si può “ricominciare da capo”.

E’ un’affermazione che abbiamo sentito anche da altri esponenti del PD e sinceramente questo ci lascia allibiti. Che cosa vuol dire “non si può ricominciare da capo”? Stiamo parlando di una riforma epocale che vuole ridisegnare le regole della rappresentanza in Italia, non stiamo parlando dell’organizzazione di una sagra di paese. Non ci conforta, peraltro, il segretario che incontra i cinque stelle in streaming dopo che Boschi, Verdini e Romani hanno chiuso altrove le trattative per assicurarsi i voti necessari all’approvazione dell’Italicum. Ci pare lecito pensare che si sia voluta sbrigare una formalità più che affrontare una discussione con una parte politica rilevante.

Fu lei stesso che criticò queste modalità il 23 ottobre scorso ad una trasmissione televisiva (Omnibus) : “Se noi questa discussione la facessimo con meno fuffa di quella che ha messo in campo Renzi ieri, cercando di discutere nel merito sarebbe meglio“… “Intanto in questo paese il bipolarismo non c’è più, poi mi può anche piacere l’idea di ripristinarlo, ma dato che abbiamo preso gli stessi voti di Pdl e M5S e non possiamo mettere fuori legge uno dei tre poli, stiamo facendo una discussione surreale. E poi non si può parlare così della Germania, il paese che ha retto meglio la crisi…Se ragionassimo di queste cose con meno slogan e con più serietà sarebbe meglio“.

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#democraziastaiserena

renzi

La Redazione

Giornata nera per la democrazia, ieri, in Italia.

Segnatevi la data. L’11 giugno 2014, a trent’anni dalla morte di Enrico Berlinguer (!), il PD, partito che ancora viene definito da qualcuno come il più grande partito della sinistra italiana, compie una serie atti in profondo spregio della Costituzione, del ruolo e della dignità dei propri parlamentari e del loro compito istituzionale.

Atto primo. Alla Camera dei Deputati – e ricordiamo che il Partito Democratico alla camera detiene la maggioranza – viene votato, con l’apporto determinante di un nutrito drappello di “franchi tiratori” del PD l’emendamento leghista che inasprisce le pene per la responsabilità civile dei magistrati. Un atto oggettivamente intimidatorio nei confronti delle toghe che indagano su l’Expo e sul Mose.

Atto secondo. Il senatore Corradino Mineo viene escluso d’imperio dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato. La mattina Mineo aveva scritto sul “Manifesto”:
A questo punto il governo ha solo due strade. La prima è di muovere un passo verso le posizioni sostenute da Chiti, da me, da altri senatori del Pd e poi sottoscritte da SEL e dai senatori che hanno lasciato il Movimento 5 Stelle. Magari senza neppure darci ragione apertamente, ma facendo propria la proposta Quagliariello, non troppo diversa dalla Chiti. La seconda strada è di chiedere aiuto a Berlusconi, ma non oso immaginare cosa B. pretenderebbe in cambio“.

Il PD ha evidentemente scelto la seconda strada: non accettare mediazioni e procedere con l’ipotesi Boschi, che trasformerebbe il Senato in una dependance istituzionale per gli Enti Locali e null’altro. Un monocameralismo “de facto”, dove alla Camera potranno passare museruole per i magistrati e per chissà cos’altro ancora. Mineo era un ostacolo? Nessun problema, basta rimuoverlo, e serva da monito per tutti coloro che vorrebbero mantenere vivo anche dentro al PD uno spirito critico.

“Rottamare” il vecchio partito è forse risultato più difficile del previsto per la dirigenza renziana e neo-renziana, ma si può sempre passare alla rottamazione del dissenso.