Grecia: riflessioni dopo la battaglia

tsiprasiglesias

di Pablo Bustinduy AMADOR

[traduzione dell’articolo – del 1 settembre 2015 – del Segretario delle relazioni internazionali di Podemos a cura di Serena Corti]

La risoluzione della crisi greca ha gettato nella disperazione molti di coloro che lavorano per il cambiamento democratico in Europa. Va detto senza mezzi termini : il terzo memorandum è una grave battuta d’arresto, il cui prezzo continuerà a venir pagato dal popolo greco con anni di sofferenze e di austerità, e comporta una disillusione in coloro che credono e sperano nella costruzione di un’Europa democratica e sociale.

Si tratta di un accordo dannoso frutto dell’ideologia politica e finanziaria dei creditori che non cercano di difendere gli interessi generali della Grecia né dell’ Europa, ma di rafforzare il controllo politico e finanziario della Germania e neutralizzare ogni possibilità di alternativa politica nella periferia europea. Tuttavia, una volta espresse queste premesse, penso che sia necessario elencare una serie di osservazioni sul contesto europeo attuale e sulle prospettive che si aprono per tutte le battaglie successive.

1- In Europa c’è un conflitto globale tra austerità e democrazia, che colpisce tutti i settori della vita politica e sociale e che determinerà gli orizzonti, le capacità e le possibilità di una azione politica di trasformazione per i decenni a venire. È essenziale rendersene conto e comprenderlo: Alexis Tsipras non si è scontrato con le forze conservatrici dell’ordine costituito, ma con uno status quo dinamico, che è in fase di ridefinizione e trasformazione. Siamo in un periodo di profonda, complessa transizione geopolitica e a seconda dell’entità del quadro, della scala del tempo e dello spazio che adotteremo per spiegarla, la prospettiva di quanto è successo in Grecia cambia notevolmente.

La lettura specifica della situazione – una dolorosa sconfitta – può far cadere nel fatalismo, che offusca la comprensione ed è nemico dell’analisi: in una lunga prospettiva, sistemica, le forze della democrazia devono riorganizzarsi, riconoscere i progressi – che sono molti – e le battute d’arresto di questi ultimi sei mesi, e muoversi in direzioni che possono costituire le prossime battaglie, nelle condizioni più favorevoli. L’ordine stabilito è in movimento, e rimane aperta la possibilità di una profonda trasformazione politica che ponga fine all’ austerità e aumenti la democratizzazione della nostra vita economica, politica e sociale. Basta guardare a quello che sta succedendo nelle primarie laburiste e democratiche, o quanto è successo nelle elezioni turche, in Scozia o nelle città spagnole: la prospettiva di un cambiamento, grazie in gran parte al processo greco, è oggi più aperto rispetto a un anno fa.

2 – La maggior parte delle reazioni e dei commenti sulla risoluzione della crisi greca si sono sviluppati da un punto di vista morale: tradimenti, capitolazioni, coraggio, declinazioni di volontà . Si tratta di una tendenza logica e istintiva, ma è anche la causa della povertà strategica della maggior parte delle analisi compiute sul caso. Occorre essere gelidamente materialisti adesso: pensare allo scenario, pesare le forze, capire cosa è successo, e analizzare quali sono i margini che rimangono aperti, e quali sono quelli che sono stati chiusi, quelli che possono essere aperti o meno. Tutto il resto è letteratura, drammatizzazione, ed è inutile per la politica (o almeno non la politica che ci interessa).

3 – E’ inutile analizzare la sconfitta del governo greco in termini di ” volontà”, come se Tsipras non avesse voluto andare al di là di quanto ha realizzato, come se gli fosse mancato il coraggio di attuare un piano B che nessuno conosce a fondo nè può definire esattamente. In un paese che importa una parte sostanziale di cibo e medicinali consumati, e più di due terzi dell’energia, un paese in rovina che ha perso due terzi del proprio sistema produttivo nei lunghi anni di austerità, in un paese con il sistema bancario soffocato dalla BCE, senza riserve in valuta estera, e senza possibilità di finanziarsi da soli nei mercati o nelle istituzioni internazionali, il margine di trattativa nell’ora X delle decisioni purtroppo ha rivelato tutti i suoi limiti strutturali.

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