Unioni civili = Italia civile

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di Francesco MAZZUCOTELLI

E ora segue il pippone del giorno.
Credo, come ho sempre detto, che sia necessaria una riflessione approfondita relativamente al rischio che il materiale genetico umano (spermatozoi, ovuli, ovociti fecondati) diventi merce che può essere venduta e acquistata secondo logiche di mercato e di profitto.

Non è una questione di precetti religiosi relativi ai comportamenti sessuali, ma di ponderare il rischio che porzioni di acido desossiribonucleico diventino proprietà privata per fini di lucro.
Le pratiche “disinvolte” di alcuni medici che hanno speculato per anni sul desiderio di coppie eterosessuali sposate di avere dei figli tramite la fecondazione assistita dovrebbero suggerirci qualche cautela.

Non conosco sufficientemente l’argomento, ma ho la sensazione che ci sia bisogno di una discussione in cui il principio di precauzione temperi il nostro desiderio comprensibile e legittimo di genitorialità.
La genitorialità può peraltro prendere forme che non sono necessariamente quelle della maternità surrogata, ma anche quelle dell’adozione e dell’affido.

Detto questo, trovo scandaloso e sconfortante che un tema così delicato e vitale sia strumentalizzato selettivamente e manipolato solo per impedire che le persone LGBT e le coppie dello stesso genere possano accedere a forme di riconoscimento giuridico e simbolico delle proprie relazioni affettive. Continua a leggere

Canto di Natale

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di Francesco MAZZUCOTELLI

Giorgio era lì che ciondolava alla rotatoria con una mela in bocca. Le poche macchine tirano diritto, pensando che sia un tossico o un ubriacone. Gli zero gradi pungono il viso ed entrano nelle ossa.

Mi fermo a chiedere se ha bisogno di aiuto. Mi chiede un passaggio verso una struttura di prima accoglienza in un paese a sette minuti di macchina.
Giorgio racconta che ha cinquant’anni e che è stato un perito chimico fino a un anno e mezzo fa.

Una vita relativamente normale. Poi i tagli al personale e qualche scelta sbagliata gli hanno fatto perdere tutto quello che aveva, e si è trovato nel giro di pochi mesi in mezzo a una strada.

Giorgio racconta l’umiliazione, il senso di vergogna, le botte nei parcheggi, il disorientamento e la rabbia di non sapere più dove andare a sbattere la testa. Dice di aver pagato trent’anni di contributi e “sempre l’otto per mille alla Chiesa cattolica” e oggi di ricevere un euro e venti centesimi al giorno per mangiare e dover elemosinare un posto al riparo dove dormire la notte.

Chissà se quello che mi racconta è tutto vero, ma in fondo che differenza fa?

Mi domanda di me e decido di raccontargli anche i miei fallimenti e le mie paure.

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A noi continua a piacere la pizza

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di Francesco MAZZUCOTELLI

I riformisti/trasformisti epigoni di Tony Blair e Matteo Renzi fanno più o meno questo discorso: sì, è vero, tradizionalmente noi preparavamo la pizza, ma adesso la gente chiede il cheeseburger, quindi noi adesso ci mettiamo a vendere cheeseburger.

Meglio ancora, la pizza con sopra il cheeseburger. Il cheeseburger con dentro la pizza. Il cheeseburger tra due strati di pizza. Il calzone ripieno di cheeseburger, così uno pensa di mangiare una pizza rinvoltata e invece si trova a sorpresa ad addentare un cheeseburger. 

Oh, però per i clienti premium lo possiamo fare con la carne di bovino di razza chianina e il formaggio di fossa presidio Slow Food.

Non vi passa nemmeno per l’anticamera del cervello l’idea che il gusto degli avventori possa e debba essere costruito, formato, preparato, spiegando le ragioni per cui la pizza è buona, di modo che, al momento della scelta, gli avventori decidano di optare per la pizza e non per il cheeseburger. Ci sarà comunque qualcuno che preferisce il cheeseburger (o il sushi): è il bello del pluralismo.

Poi, per carità, tu puoi passare cinque anni a spiegare che la pizza è buona e fa bene, gli avventori in cuor loro sanno che la pizza è più buona e fa più bene, ma poi all’ultimo minuto decidono comunque di optare per un cheeseburger grondante di unto e schifezze.
C’è da dire che quelli del cheeseburger sono bravissimi nella propaganda, mentre quelli della pizza fanno cascare le braccia.

Il pomodoro è sempre troppo rosso o non abbastanza rosso, la mozzarella è sempre troppo bianca o non abbastanza bianca, il basilico è sempre troppo verde o non abbastanza verde. E la pasta? Vogliamo parlare della pasta? Sarà lievitata a sufficienza?

Cosa volete che vi dica. Io continuo a preferire la pizza, a preparare la pizza, a preferire coloro che preparano la pizza.