Ossimori: Famiglia naturale, Povertà francescana, Europa cristiana

francesco

di Maria MORIGI

E’ bello occuparsi di figure retoriche, specialmente di ossimori dove si accostano concetti opposti. L’attributo capovolge il significato del sostantivo, oppure aggiunge un segno che fa a pugni col buon senso comune.

La Famiglia, ci si creda o no, inventata dalla convenzione sociale e dalla tradizione, riconosciuta dal Diritto, costituita per contratto matrimoniale, non appartiene alla Natura. Appartiene a pieno titolo alla Cultura che può siglare accordi, stabilire tutele, regole e scioglimenti dalle regole. E non entro nel merito delle opzioni di genere, vocazione e possibilità genitoriale che continuano ad apparirmi come esercizi praticati per imbrigliare e codificare la Natura che di per sè è varia e multiforme.

E questo anche per cercare di non cadere nella trappola delle “bombe d’acqua”, nuove di conio: come noto, prima si chiamavano “grossi temporali”.

Sul secondo termine, quello della Povertà, siamo tutti d’accordo che non ci piace se deve servire ai numeri delle statistiche o se viene usata in modi di dire come “la soglia di povertà” oppure “le nuove povertà”.

Continua a leggere

Annunci

Quando il Papa fa il supplente

duepapi

di Mario GALLINA

Papa Francesco nella sua enciclica Laudato sì, fa il suo mestiere di richiamare gli uomini a comportamenti più consoni a chi un domani aspetta la salvezza divina.

Tuttavia la situazione sociale e politica mondiale si è talmente incancrenita e le problematiche si sono talmente incrostate e ridotte alla negazione dei più elementari bisogni umani che il suo intervento sostanzialmente si sovrappone e supplisce all’assenza di una sinistra strutturata che svolga il suo ruolo sociale e di orientamento politico delle masse di uomini sfruttate, sempre di più in aumento, alle quali, giorno dopo giorno, i paesi dominanti continuano a togliere persino la speranza di un futuro migliore.

Bergoglio tocca argomenti cari alla sinistra, come le regole incontrollate del mercato, il salvataggio ad ogni costo della banche a spese delle popolazioni, oppure affronta l’argomento del debito pubblico della nazioni povere, indicandolo come mezzo dei paesi ricchi per assumerne il controllo, non tralascia nemmeno il discorso ecologico e di rinnovabilità della risorse naturali.

Ė successo quindi che il vuoto incredibile lasciato da un partito che rappresenti tutti questi interessi che non si difendono da soli, come invece fanno benissimo i profitti delle speculazioni finanziarie, viene riempito da chi sente nella sua logica che c’è bisogno di qualcuno che prenda questo testimone, e mettendo i piedi nel piatto, argomenta su problematiche prosaiche e molto terrene che tratteggiano la vita dei popoli poveri e sfruttati, chiedendone il riscatto ora sulla terra, e non domani nel regno dei cieli!

Naturalmente non può istigare alla rivoluzione.  Eppure sente la necessità di tracciare un canovaccio di idee ed ideali, un elenco di obiettivi che non possono più essere abbandonati nell’oblio dell’ineluttibilità degli “effetti collaterali” del progresso.
Allora cosa aspettiamo noi che che non possiamo stare in attesa che scocchi il “Giorno del Giudizio”?  

Non possiamo più tollerare ed avallare questa colpevole assenza di una formazione di sinistra che è l’unica speranza anche per chi, fortunato lui, ha orrizzonti che vanno oltre questa vita terrena. 

La disintermediazione e il “capitale sociale”

doghelp-300x276

di Sil Bi

Il “capitale sociale” è un concetto introdotto in sociologia all’inizio del Novecento dallo statunitense L.J. Hanifan.
Una sua definizione è la seguente: «la somma delle risorse, materiali o meno, che ciascun individuo o gruppo sociale ottiene grazie alla partecipazione a una rete di relazioni interpersonali basate su principi di reciprocità e mutuo riconoscimento».

Il termine “capitale” si riferisce a una “riserva” alla quale l’individuo può attingere; “sociale” indica che esso è basato sulla solidarietà tra i membri di un determinato gruppo o, più in generale, dalla reciprocità entro “reti” di relazioni. Esso genera una “fiducia collettiva” che induce a comportamenti desiderabili (bassa criminalità, tendenza alla solidarietà e alla collaborazione, impegno nel sociale ecc.) e limita anche problemi individuali (isolamento sociale, alcoolismo, depressione, suicidi); pertanto, crea benefici per tutti gli individui coinvolti.

Continua a leggere