A Milano stanno arrivando i cowboy

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di Luca SOLDI

I delinquenti a Milano possono cominciare a tremare. Stanno arrivando i nuovi cowboy.

Il tema della legalità, di come affrontare le fragilità di fronte ad una recrudescenza generalizzata della paura (non confermata dalle statistiche sulla criminalità, ma solo da una percezione sapientemente alimentata dai media) sale prepotente come la principale fra tutte le istanze (e ce ne sarebbero di molto più importanti) che dovranno essere affrontate dai partiti, al prossimo turno elettorale, per le amministrative del 2016.
E la destra si prepara al confronto proponendo dei candidati alle comunali che faranno “missione” (impossible?) della loro scesa in campo anche nel nome del contrasto ad ogni “mollezza” del passato.
Il loro motto sarà guerra senza quartiere, armi in pugno, contro il disordine e l’illegalità.
In puro spirito da far west.

Tanti sceriffi che, proclamata in modo plebiscitario l’incapacità dello Stato, a loro volta, investiranno un popolo di loro vice.
Ed uno dei candidati più chiacchierati e ricercati degli ultimi tempi che aveva già deciso di scendere in campo con le idee chiare è quel signor Francesco Sicignano, il pensionato 65enne, indagato per omicidio volontario per aver sparato, uccidendolo, all’interno della sua proprietà il 22enne albanese Gjergj Gjoni.

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Estetica dell’antifascismo? Punto di vista di un antifascista

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di Danny SIVO

L’antifascismo è una cosa seria e faccio fatica a parlarne su Facebook dove tutto viene frullato, digerito e metabolizzato.
Ieri l’antifascismo era notizia per la rumorosa contestazione a Giorgia Meloni a Bari con coda di polemiche su Michele Emiliano presente alla iniziativa che pare non abbia gradito. E’ seguita notizia e condivisioni: domani, temo non ne parlerà più nessuno.

Voglio condividere qualche riflessione controcorrente rispetto ai tanti a sinistra che hanno criticato il presidente della Giunta della Puglia.

Premessa: Per quanto mi riguarda, per essere antifascisti non è mai stato sufficiente essere “anti” ma occorreva “essere” anche qualcosa e quel qualcosa è quello che manca oggi. E non è un dettaglio. Non è colpa dei manifestanti, intendiamoci, ma se dobbiamo parlarne oltre i “tweet” ed i “like” lo dobbiamo provare a fare perbene individuando il “prevalente” delle nostre scarse e malmesse forze.

Innanzitutto dobbiamo ricordare che l’antifascismo, in Italia era fatto da esponenti di culture politiche organizzate in partiti: socialista, comunista, azionista, democristiano, liberale, repubblicano, ecc. Potremmo, anzi, dire che il fascismo è stata la risposta delle classi dominanti alla organizzazione in partiti delle masse popolari che chiedevano diritti ed avanzamenti sociali. Senza partiti che la organizzano, la democrazia, infatti, muore.
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La ciclicità storica delle tragedie

aylan

di Marcello COLASANTI

Studiando la storia e le sue tragedie, penso che ognuno di noi avrà pensato almeno una volta:
“Ma com’è possibile che sia accaduto tutto ciò?”
“Le persone come hanno fatto a non rendersi conto di quello che stava succedendo?”
“Perchè l’hanno permesso?”

Le tragedie storiche vengono sempre approcciate con lontananza, magari anche con un coinvolgimento emotivo in alcuni soggetti, ma come qualcosa temporalmente e mentalmente distante; cose “di tanto tempo fa”, cose di quando “c’era un’altra mentalità”.

Ma le persone di “tanto tempo fa”, con la loro “altra” mentalità, non sono in realtà cosi distanti e diversi da noi e non si accorsero meno di quanto noi, oggi, ci accorgiamo di ciò che sta accadendo; non furono più complici e colpevoli di quanto lo siamo noi.

Gli avvenimenti odierni ci suggeriscono proprio questo; la “massa” non comprende la pericolosità di ciò che sta accadendo, ma non solo nella morte stessa che già basterebbe, ma nelle menti, nelle reazioni, nelle “soluzioni” che la gente pensa e vorrebbe.

Poco importa che una data situazione si sia creata anche per colpa loro, che qualcuno fugge da qualcosa che lui ha creato, l’attaccare e destabilizzare continuamente aree per il mantenimento di un’egemonia forzata; soprusi antichi, ma sempre uguali…

Ma chiaramente questo non è stato creato “da lui”, il cittadino tedesco, ungherese, italiano, francese, che si sveglia la mattina per lavorare, ma da chi lo rappresenta, o meglio, comanda. Una persona pensante che comprende e ricorda le azioni di chi lo comanda, non attaccherebbe il disgraziato, chi è dietro di lui, chi è costretto a scappare, ma se la prenderebbe con chi ha costretto quel qualcuno a scappare… Ma se questa “massa” non conosce la realtà, perchè l’unica di cui dispone è quella misitificata, oppure non la ricorda (per sua colpa), ecco l’occasione d’oro da parte dei veri colpevoli di rafforzare la propria posizione, girando le colpe dall’alto, verso il basso. Quando un operaio se la prende per la propria condizione con un poveraccio, è il capolavoro delle classi dominanti.

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In risposta a Giorgia Meloni. Apologia sociale della famiglia 2.0

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di Andrea CASARANO

Quello delle unioni civili è un argomento tanto abusato quanto poco ascoltato ma il cui sviluppo, nella produzione legislativa e nella tabella dei valori civili di questa nostra nazione, non appare adeguatamente proporzionale all’intensità e alla veemenza con la quale di tanto in tanto esplode nella discussione pubblica.

L’ultima occasione che ha portato all’attenzione un argomento che non dovrebbe nel 2015 neanche più fare notizia, se non per la ritrosia di qualcuno a riconoscerne la giustezza etica e morale, è stata la consultazione referendaria tenutasi in Irlanda lo scorso fine settimana, ed accolta anche da noi come un grande successo di democrazia nonché di metodo di produzione legislativa.

Un semplice quesito: “Volete che sia emendato l’articolo 41 della Costituzione del 1937, con l’inserimento di una nuova clausola nella sezione Famiglia?“. Clausola che recita: “Il matrimonio può essere contratto per legge da due persone, senza distinzione di sesso“. Semplice semplice, senza doppi sensi.
Il referendum irlandese, dice molto su come l’argomento possa essere affrontato e su quanti diritti, di secolare importanza, siano al suo interno contenuti: principio di uguaglianza, sovranità popolare in fatto legislativo, principio personalistico che si antepone a qualsiasi classificazione sociale. Perché prima che uomini o donne, lavoratori o disoccupati, ricchi o poveri, siamo persone. E persona, nel vocabolario giuridico, è quel termine che si adopera per indicare chi è capace di essere titolare di diritti e di doveri.

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