La Primavera di Atene – 4. L’euro pone gli Stati e le popolazioni in un conflitto continuo

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di Yanis VAROUFAKIS

[La quarta parte della traduzione del discorso di Yanis Varoufakis alla Festa della Rosa di Frangy-en-Bresse. Per le parti precedenti 12 – 3]

Vorrei ora riportarvi alla fine di giugno. Il primo ministro Tsipras aveva annunciato il referendum sulla base del fatto che non avevamo né il mandato per accettare un accordo mortale, né di scontrarci con l’Europa. Così, abbiamo messo l’ultimatum della troika di fronte al popolo greco.

Nella riunione dell’Eurogruppo che ha avuto seguito il 27 Giugno, sono stato criticato aspramente da diversi ministri delle finanze per aver osato porre di fronte alla gente comune questioni finanziarie complesse. Che cosa? Non è questo il punto della democrazia? Porre domande complesse a gente comune, in base al principio di una persona un voto? Stavo sentendo questo correttamente? L’Eurogruppo – l’organo della più grande economia del mondo dove vengono prese tutte le decisioni che modellano le nostre economie sociali – mi rigettava la democrazia in faccia?

In quella riunione, il presidente Dijsselbloem annunciò che stava per convocare una seconda riunione dopo quella sera senza di me; senza che la Grecia fosse rappresentata. Ho protestato che non poteva, di sua iniziativa, escludere il ministro delle Finanze di uno stato membro della zona euro e ho chiesto un parere legale sulla questione.

Dopo una breve pausa, il parere è arrivato dal Segretariato dell’Eurogruppo: “L’Eurogruppo non esiste nel diritto europeo. Si tratta di un gruppo informale e, di conseguenza, non ci sono regole scritte per vincolare il suo Presidente”.

Regole non scritte, relazioni non pubblicate e registrate (di modo che i cittadini possano vedere ciò che è stato deciso a loro nome), senza alcun rispetto per la democrazia. Questa è l’istituzione che decide per te e per me, per i vostri figli e la mia.

È questa l’Europa per cui Adenauer, De Gaulle, Brandt, Giscard, Schmidt, Kohl, Mitterrand, etc. hanno lavorato? O è l’epitaffio dell’Europa che avevamo sempre pensato come nostro punto di riferimento, la nostra bussola?

Una settimana dopo, il popolo greco, nonostante le banche chiuse e la paura diffusa dai media greci, ci ha consegnato un sonoro NO al referendum. Il giorno dopo il vertice euro ha risposto imponendo al nostro Presidente del Consiglio un accordo che può essere descritto solo come “termini di resa” del nostro governo. E qual’è stata l’arma di ricatto del vertice euro? La minaccia illegale di amputare la Grecia dalla zona euro.

Qualunque cosa si pensi del nostro governo, e nonostante le divisioni tra di noi causate da quella resa, questo episodio passerà alla storia europea come il momento in cui l’Europa ufficiale ha dichiarato guerra alla democrazia europea.

La Grecia si è arresa ma è l’Europa che è stata sconfitta.

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