Potere esecutivo, legislativo e giurisdizionale: m’impadronisco dei primi due e abbatto il terzo

aagiustizia

 

di Cosimo D. MATTEUCCI

Questo è l’obiettivo, ed ogni tentativo di farlo comprendere all’italiano medio è vano, se tu italiano medio non ti sforzi di leggere prima e di riflettere poi.

Il Governo Renzi sta semplicemente proseguendo l’opera di quelli che l’hanno preceduto: sta abbattendo una delle tre funzioni fondamentali dello stato, quella di fare giustizia.

Lo strumento è sempre lo stesso: la falce reddituale e la tua ignoranza.
Si aumentano i costi di accesso ad un servizio per dissuaderne la richiesta, e questo vale per la giustizia, come per tutti gli altri servizi pubblici, tutto deve costarti di pù affinche tu possa essere indotto a rinunciarvi.
Capisci adesso, italiano? Continua a leggere

Riapre una Casa del Popolo

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di Luca SOLDI

Giovedì prossimo riapre, finalmente, la Casa del Popolo di Cafaggio.
Credo sia doveroso, da semplice iscritto, un riconoscimento all’impegno civile della Casa del Popolo di Cafaggio, al suo Presidente, Giuseppe Marras, al Consiglio del Circolo, a quello dell’Associazione Civile Rinascita, a tutti coloro che nel tempo si sono succeduti nell’impegno della gestione delle attività del circolo.
Non solo per quello che riguarda le attività ricreative.

Un riconoscimento per le attività sociali, culturali, sportive. Per l’impegno e nel sostegno alla Festa del Volontariato che, unica in città, si mostra quale esempio di vera solidarietà.

Le lezioni alla Grecia che l’Italia non può dare

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di Luca MARCONI

Le analogie tra la situazione italiana e quella greca sono molte, e le differenze non permettono all’Italia di ergersi a maestra di virtù.

Sessantotto anni dall’Assemblea costituente ancora non sono bastati per mettere fine ai problemi che attanagliano questo paese.

Anzi, contro ogni logica la situazione è andata via via aggravandosi dopo lo scandalo di Tangentopoli che avrebbe dovuto riportare nelle istituzioni la parola Etica ma che invece è servito da esempio solo per delinquere ancora di più nonostante i valori sanciti dalla nostra Costituzione.

Ci dicono che l’Italia è retrograda a causa dell’articolo 18 e che la giustizia non funziona perché i magistrati godono di un periodo di ferie troppo lungo, quando in realtà ci sono gravi lacune legislative che combinate all’incapacità della politica di autoregolamentarsi (che poi è solo una conseguenza) rendono questo paese il più corrotto d’Europa.

Gli italiani che motteggiano sulla scia delle sciocchezze sulle babypensioni greche pretendono che Alexis Tsipras possa promulgare una legge anticorruzione efficace in soli cinque mesi e nonostante la crisi economica, mentre nemmeno si domandano cosa ha fatto Matteo Renzi in un anno e mezzo, salvo depotenziare, per tutte le piccole imprese, il falso in bilancio.

Se la mancanza di morale la rinfacciassimo alla nostra classe dirigente non avremo chi ruba l’acqua dalle fontane della Reggia di Caserta, ogni opera pubblica non sarebbe costellata dalle collusioni di ogni tipo, la Magistratura non dovrebbe intervenire per ristabilire l’ordine nei Comuni a trazione mafiosa, Roma non sarebbe un cantiere a cielo aperto con le fognature che tracimano ogni anno e Mafia Capitale sarebbe solo un comic book.

Se l’homo italicus anziché scialacquare tanto impegno per puntare il dito contro l’evasione fiscale ed i “furbetti” ellenici mostrasse con la stessa veemenza tanto senso critico nei confronti della propria classe politica con molte probabilità l’Italia non avrebbe gli stessi problemi e finalmente si arriverebbe alla radice della causa dello strapotere mafioso che soffoca questo paese.

La corruzione che impera in Italia e che ha gravi ripercussioni sul welfare, il lavoro, la sanità, la scuola, le infrastrutture e l’economia fa sembrare quei 40/60 miliardi de debito greco nei nostri confronti poco più che spiccioli.

L’italiano che fa la lezioncina al greco senza averne alcun titolo e restando a guardare il catafascio che lo circonda: questa è la triste morale della favola.

La ramazza di Rosy servirà?

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di Vincenzo G. PALIOTTI

E’ stata pubblicata la lista degli impresentabili dalla Commissione Parlamentare antimafia.
Tutti contenti (?), però mi chiedo, e forse sbaglierò: a che serve una commissione del genere se stabilisce dei principi di non eleggibilità che non sono dei divieti perché poi a decidere chi votare deve essere l’elettore? Infatti nella conferenza stampa di presentazione di questa lista ho sentito la presidente Bindi dire che queste non sono limitazioni, né divieti aggiungo io per rendere più comprensibile il concetto: perché diversamente si potrebbe pensare che sia la Commissione stessa ad indirizzare il voto.
La commissione informa, l’elettore poi è l’elettore stesso che decide.
Ma allora se domani si presenta un mafioso riconosciuto, ma non ancora condannato in via definitiva, si applica lo stesso principio? Cioè: “noi vi informiamo su questa persona, sulla sua “moralità”, poi sta a voi decidere se votarlo o meno”.

Ma così non si arriva a nulla, si sa benissimo che chi si presenta di solito con queste “referenze” ha sicuramente un seguito elettorale, quasi certamente frutto di un’altra “virtù” che si accompagna spesso con quelle accertate: “il clientelismo”, così continueremo a candidare chiunque e anche fare liste come questa non servirà perché il “bacino” di elettori, specie per le elezioni locali, non farà mai mancare il suo appoggio a certa gente.

Ora, nel caso di De Luca pensate che il suo elettorato si farà influenzare da queste “informazioni”? Informazioni tra l’altro che già erano ampiamente note a tutti e nei dettagli.

Oltre tutto ciò bisogna prendere nota che nella lista non ci sono i rinviati a giudizio di ogni reato ed i condannati per peculato perché quelli dovrebbero, sì dovrebbero, essere messi fuori dalla legge Severino. Aggiungendo i nomi di questi la lista sarebbe stata composta da più di cinquanta “elementi”, che comunque godranno dell’anonimato da questo punto di vista e potranno “tranquillamente” candidarsi.
Un’altra occasione persa quindi per fare un po’ di pulizia.
Un’altra occasione persa per buttare fuori dai palazzi del potere le mafie, il malaffare e i disonesti che fiancheggiano queste attività. La solita cosa italiana. Sono sinceramente e profondamente deluso.

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La puzza

puzza

di Claudia BALDINI

Non sarà stato elegante ieri Bergoglio, ma efficace sì. Sicuramente in mezzo a tutta quella folla che ascoltava, lui ha sentito un olezzo forse non intenso, ma l’ha sentito. Quello della Camorra, della corruzione. E’ lì che ha coniato il termine “puzza” per tutti coloro che a volte nemmeno più distinguono il confine tra legale e no. Ad esempio al Sud, se è la mafia ad offrirti il lavoro, un lavoro pulito, magari, ma sempre con insito l’ obbligo di ricambiare non si sa come e quando, accettare è illegale? Sì che lo è.
Però non hai scampo. Ecco, a parer mio quella è puzza sì, ma ha l’odore della necessità, della sopravvivenza.
Quindi ad emanare la puzza che olezza di più non sarà chi ha accettato il lavoro, ma chi glielo ha offerto per includerlo in una rete criminale.
Ieri a Bologna con Libera e Don Ciotti c’era invece un profumo di violette primaverili, esaltato dal palco, confermato nella strada.
E’ passata Rosy Bindi e si sentiva forte il profumo. E’ passato Poletti e improvvisamente il profumo si è trasformato in un afrore non proprio insopportabile, ma puzzava. Sì, lo so che non è accusato di nulla dai magistrati, ma politicamente e culturalmente di molto, e la cena romana coi boss della Mafia Capitale l’ha confermato.

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La democrazia minacciata e gli attacchi alla Magistratura

magistratura

di Nello BALZANO

Sta succedendo qualcosa in questi giorni, che in modo velato viene trasmesso all’opinione pubblica: un racconto che (a mio giudizio) mina uno dei fondamenti della struttura della nostra Repubblica: si sminuisce il ruolo del potere giudiziario. È noto che la nostra Costituzione è stata costruita calcolando ogni minimo particolare per ottenere il bilanciamento tra i 3 sistemi di potere:
Il potere esecutivo, che si riferisce al sistema di Governo e tutte le sue derivazioni;
Il potere legislativo, che disciplina la composizione e i compiti delle due camere elettive, quella dei Deputati e quella del Senato;
Il potere giudiziario, che in forma autonoma verifica e controlla che ogni atto della vita politica, amministrativa e civile del Paese si sviluppi nel rispetto delle leggi a partire da quella fondamentale: la legge costituzionale.

Quali sono gli elementi che mi portano ad una riflessione che può apparire a molti “pesante”? Per comprenderla occorre sviluppare una cronistoria di eventi che si sono succeduti durante questo anno di Governo Renzi. Nel mese di settembre del 2014 la Procura di Genova apre un fascicolo per bancarotta fraudolenta a carico del padre del premier, che vede implicato il figlio, ma senza conseguenze penali; tutto ciò ha scatenato le normali e dovute polemiche, da ambo le parti, chi la vedeva come un aspetto negativo che assimilava il presidente e segretario del PD alle vicende del passato, che prevalentemente riguardavano esponenti del centrodestra, chi invece lo giudicava come una atto mirato ad interferire le attività governative, insomma la classica ridda di notizie stile tifo calcistico, che però ponevano discussioni inutili verso ciò che invece dovrebbe riguardare la normale attività investigativa.
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Grazie. E ora lavoro, uguaglianza, giustizia. Subito.

pact

 

dalla Redazione di ESSERE SINISTRA

Prima di tutto, grazie.
Della vostra partecipazione, qui sul blog, sui social network, nei commenti. Grazie delle critiche, delle valutazioni, degli incitamenti. Grazie per aver capito che abbiamo, che tutta la sinistra italiana ha bisogno di voi. Delle vostre opinioni, di cosa percepite nella vostra realtà quotidiana ed in quella globale, delle vostre necessità immediate.
Abbiamo raccolto tutto. E cercato di rispondere a tutti.

Ora abbiamo i risultati davanti, e subito ci colpisce un dato. Volete un paese diverso da questo. Volete, vogliamo voltare pagina. Ai primi tre posti vi sono le cose che cambierebbero tutto. Le avete identificate.

Lavoro, equità fiscale – chi ha di più dà di più – lotta alla corruzione ed alle mafie. Sono tre richieste, bisogni, imperativi che, collegati, non rappresentano soltanto una riforma epocale, ma una vera rivoluzione.

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Le minacce della mafia e della politica alla Magistratura

giudici

di Luca SOLDI

Sono ore particolari queste, che – mentre da un lato vedono il susseguirsi di autorevoli dichiarazioni sinceramente accalorate verso una maggiore attenzione sui temi legati alla lotta verso le illegalità, la corruzione ed ogni sorta di mafia – dall’altro evidenziano che i percorsi politici e legislativi corrono il rischio di andare in direzioni diametralmente opposte. Ed il riassunto dei pericoli riservati proprio al delicato lavoro di una Magistratura impegnata nel difficile lavoro contro le mafie, lo vediamo in quanto avvenuto nelle scorse ore nei palazzi della politica.

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Pensieri di Sinistra (a pugno chiuso)

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di Giuseppe CARELLA

Non si fa alcuna fatica a riconosce l’autore di queste riflessioni, scritte oltre un trentennio fa. Ho
solo cambiato la parola “comunista” con “Sinistra”. E sembrano scritte oggi.
Ma allora, se sono ancora valide, perché sono cadute nell’oblio?

Da ragazzo c’era in me un sentimento di ribellione. Contestavo,se vogliamo usare una parola di moda, tutto. La religione, lo Stato,le frasi fatte e le usanze sociali [..] Penso che la mia migliore qualità sia quella di non aver abbandonato gli ideali della mia gioventù e di essere
ancora oggi di sinistra, smentendo il percorso per cui si è rivoluzionari a 20 anni, socialdemocratici a 30, moderati a 40 anni, fino ad arrivare con l’età ad essere reazionari e rinnegare gli ideali della propria gioventù
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Contro la corruzione. Subito.

justice
di Massimo RIBAUDO

Ieri, Giuseppe Civati dal suo blog ha invitato il Segretario del suo partito e Presidente del Consiglio Matteo Renzi ad andare a votare, a rinnovare il Parlamento – ricordiamolo, eletto tramite una legge incostituzionale – a vincere davvero (non primarie od elezioni europee), e dimostrarsi così in grado di porre mano alla necessaria e non più prorogabile trasformazione dell’impianto giuridico, economico, sociale italiano.
A nessun parlamentare conviene andare a votare (più della metà non verrebbero rieletti), mentre l’Italia affonda per lo sperpero di denaro pubblico ad uso privato – la politica è privatizzata da venti anni – dei tanti MOSE sparsi per la penisola.

Nel proclamare il fondamento di nuove elezioni politiche, Civati giustamente sottintende la necessità di un programma. Non più un votare per CHI (come fatto negli ultimi disgraziati venti anni), ma un votare per un COSA ed un COME. E di fronte a quel programma gli elettori, i giornalisti, la classe dirigente italiana, devono tutti farsi delle domande. DEVONO. Altrimenti non ci sarà nessuna ripresa economica. “chi sostiene chi? Chi è portato da questo o da quello? Chi sono i sostenitori e i finanziatori di quella fondazione? A quali gruppi è legato quel politico?“.

E questo COSA non è un cambiamento genericamente enunciato, e neppure un’inutile eliminazione di una fantomatica “Casta”, ma un autentico programma di mutamento dei rapporti corporativi, clientelari e familistici – quando non criminali – che costituiscono la cappa di piombo su ogni possibilità di ripresa economica. La corruzione conduce il sistema verso la catastrofe. Premia i peggiori, esclude i capaci.

Non si fa sviluppo con la riforma elettorale e quella del Senato. Si cincischia. Attività in cui Matteo Renzi sembra bravissimo.
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