Io dico OXI

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di Andrea PROVVISIONATO

Qualche tempo fa ho scritto un articolo per Essere Sinistra in cui ipotizzavo un’uscita della Grecia dalla zona Euro. In quel pezzo tentavo di analizzare le conseguenze che questo avvenimento avrebbe avuto sull’Europa tutta. Oggi, quella che allora era solo un’eventualità, è divenuta una concreta possibilità.

Il prossimo 5 Luglio la Grecia potrebbe decidere di dire Oxi alla Troika. Potrebbe avere quel moto d’orgoglio che chiediamo noi italiani ai commercianti taglieggiati a Palermo. I greci potrebbero dire: “Oxi! Non ci stiamo più. Noi non vi paghiamo e voi spiegate ai vostri elettori perché e come avete perso 150 miliardi di euro”. Un bel problema per i creditori Europei, Francia e Germania in primis, ma anche per l’Italia che sarebbe esposta per miliardi di euro. Ma, al contrario di quello che leggiamo oggi sui giornali è un’opportunità per i greci.

Ipotizziamo che domenica 5 luglio, le cose vadano come tutti si aspettano: Oxi vince con schiacciante maggioranza. A questo punto la Troika avrebbe due opzioni a disposizione: fare un passo indietro, prendendo atto politicamente che non sta trattando con un governicchio di Sinistra, ma con milioni di greci alquanto alterati; per usare un eufemismo. Oppure iniziare immediatamente la procedura di default.

La prima opzione creerebbe il famoso “precedente”: le banche si piegano al volere popolare e le trattative tornano a Bruxelles, spostandosi dalle scrivanie dei banchieri a quelle dei politici.

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Una prima analisi del voto. E poi, andiamo avanti

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di Riccardo ACHILLI

Sarò breve, come disse Pipino da piccolo.

Primo punto.
Evidentemente, siamo al punto di flesso del renzismo. Il Pd a trazione renziana è ancora molto forte nel Paese, ma non è più egemone. Anche laddove vince, perde una marea di voti. Anche dove vince in modo più facile: 400.000 voti persi rispetto alle Europee del 2014 ed alle Regionali del 2010 in Toscana, 150.000 voti persi in Puglia, fra i 150.000 ed i 300.000 in Campania, a seconda che si confronti con le Regionali o con le Europee, frai 28.000 ed i 100.000 voti persi in Umbria, ancora una volta a seconda del termine di confronto, fra i 40.000 ed i 175.000 nelle Marche, e così via.
Il fattore nazionale di chi governa c’entra, ovviamente, checché ne dica Renzi (basterebbe stare più in contatto con il Paese reale per sentire quanta gente che ha votato Pd l’anno scorso non abbia ripetuto la stessa scelta oggi) però le elezioni regionali sono guidate anche, e soprattutto, da fattori locali, e ciò significa che è sul territorio che gli elettori si sentono molto meno rappresentati da un partito che ha tagliato i servizi pubblici essenziali, ha fatto carne di porco degli enti regionali in cui ha governato, non ha difeso le prerogative delle Regioni, si è chiuso in una ristretta cerchia di potere, lontano dagli elettori, e si è reso protagonista di gravissimi episodi di corruzione ed inquinamento.

Serve a molto poco accusare Pastorino o la Bindi, questo risultato era nell’aria da settimane, l’estrema fatica con cui la Marini ha vinto dimostra che fa acqua l’intero Pd, non c’è dentro quel partito, se così lo possiamo ancora chiamare, un’area esterna al renzismo che è in grado di cogliere la protesta e la disaffezione dei cittadini.

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Essere e non subire

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di Andrea NOBILE

Assistere ogni giorno alla rissosità determinata da un senso malato di “appartenenza” a questo o quel gruppo, partito, leader o bandiera, diventa davvero fastisioso. Fastidioso e pericoloso.
Si sono scritti fiumi di parole sulla frammentazione della sinistra e, mentre si scriveva nasceva un nuovo leader o partito da seguire, abbandonando un’altra briciola del nostro spirito critico e di analisi.

Oggi, più di sempre, si parla della necessità di un nuovo soggetto che raccolga la istanze della sinistra, ma, pare, che la condizione prioritaria sia trovare il leader adatto a calamitare intorno a sè la maggior parte di consensi.
Ci stiamo preparando ad una nuova sonora e meritata batosta. Vorremmo di colpo che UNA persona sola ci restituisca ciò che abbiamo dimenticato, svenduto, banalizzato in vent’anni di berlusconismo, di consumismo becero, di globalizzazione e omologazione. Continua a leggere

C’è chi vive in un videogioco. E chi preferisce la vita.

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di Giuseppe CARELLA

Mi sto convincendo ogni giorno di più che a me toccherà la stessa sorte di mio nonno, comunista, deceduto nel 1976, di mio padre , comunista, ancora vivente, 90 anni: lasciare questa terra, il più tardi possibile, spero, senza poter affermare di aver visto almeno l’inizio della costruzione di uno stato sia pur vagamente socialista.

Ho letto pochi giorni fa da qualche parte che in un centro di ricerca americano, corrispondente al nostro CERN, la vita che crediamo di vivere sarebbe una sorta di illusione bi-dimensionale e che nulla di quanto crediamo accada in realtà accade. Speriamo sia veramente così, almeno avremo la possibilità che in altre dimensioni la realizzazione di una società veramente più giusta sia ancora possibile.

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Democrazia e Mercato: una questione di sovranità

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di Dina CUCCHIARO e Silvia CARDASCIA

 

Mentre i mainstream media italiani sono impegnati nelle interminabili e complesse liturgie politiche di casa nostra, la Commissione Europea e gli Stati Uniti hanno dato vita, nel 2013, ad un tavolo tecnico per la definizione di un Partenariato Transatlantico su commercio e investimenti (TTIP), altrimenti definito Accordo di libero scambio transatlantico (TAFTA).
Aspetto caratterizzante del negoziato, ancora in corso, è in primo luogo la segretezza: solo il team tecnico e, per la parte politica, il Governo Usa e la Commissione Europea hanno accesso ai termini degli accordi in discussione. Nemmeno i Parlamenti e i Governi degli Stati membri sono coinvolti e a conoscenza dell’andamento delle trattative, se pur, di tanto in tanto, qualche preoccupante indiscrezione trapeli.
In pratica, se perseguita questa modalità, il Parlamento Europeo si troverà ad aver diritto al solo voto di ratifica, senza possibilità di emendamento.
Prendere o lasciare, insomma. Continua a leggere

Scegliere o subire?

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di Andrea NOBILE

Elsa Lusso ha lanciato il sasso, con delle riflessioni, da me ampiamente condivise, sul perchè la vittoria schiacciante del Pd alle ultime elezioni, sia una vittoria che regala poco entusiasmo ad una fetta importante del suo elettorato.
Giuseppe Carella ha raccolto questo sasso e questo imbarazzo rilanciando una speranza legata a Pippo Civati e ai suoi. Una speranza di ravvedimento a sinistra di questo “partito mai partito”.

Ora, raccolgo il testimone e provo a pormi in una prospettiva diversa, ovvero in una riflessione sull’individualità esasperata dei nuovi “soggetti politici” e, per farlo, non posso nascondere da dove arriviamo.
Mi fa quasi orrore riparlare una volta ancora di Berlusconi, ma, temo, che il seme del ventennio da lui dominato, ci abbia lasciato un’eredità pesantissima nella capacità di scegliere a chi affidare i nostri sogni e le nostre speranze.
Per vent’anni, infatti, un uomo solo, “padrone” di un partito, ha attirato su se stesso l’attenzione delle persone e ha generato l’illusione di poter essere l’artefice unico del benessere di un popolo. Continua a leggere