Matrimonio all’italiana, bollito di famiglia naturale con contorno di unioni infedeli

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di Ivana FABRIS

Tolto l’obbligo di fedeltà all’unione civile perchè nessuno si confonda scambiandola per matrimonio naturale, punto di partenza dell’italica sacra famiglia naturale.
Bisogna riconoscere che questo è un governo profondamente attento alle tematiche ecologiste.
Dove c’è natura, c’è la Trimurti Renzi-Alfano-Verdini. Ed hanno un senso dell’umorismo mai visto prima.

Quindi, invece di togliere l’obbligo di fedeltà nel matrimonio, come sarebbe giusto per un paese che vuole definirsi evoluto e maturo, si toglie alle unioni civili.
Davvero, queste scelte scatenano un’ilarità incontenibile perchè se non sono paradossali sono proprio solo grottesche.

Il bello è che, secondo chi ci governa, così facendo la famiglia è protetta. E’ il festival della farsa, altro che Sanremo.
Trionfa l’amore, come ha dichiarato Renzi e siamo tutti felici dell’happy-end.
Perchè la cosa disperante è che c’è pure chi ci crede.

Eh sì, perchè le unioni omosessuali, l’adozione omogenitoriale sono contronatura e pertanto minacciano la naturalità della famiglia.
Quindi la famiglia è salva, la famiglia naturale è salva (poco importa se proprio questo concetto è contronatura, considerato che la famiglia così come la conosciamo è un’istanza sociale, determinata da modelli e bisogni sociali, NON naturali), con tutta l’ipocrisia che è contenuta nel modo di essere famiglia in Italia. Continua a leggere

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Potere esecutivo, legislativo e giurisdizionale: m’impadronisco dei primi due e abbatto il terzo

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di Cosimo D. MATTEUCCI

Questo è l’obiettivo, ed ogni tentativo di farlo comprendere all’italiano medio è vano, se tu italiano medio non ti sforzi di leggere prima e di riflettere poi.

Il Governo Renzi sta semplicemente proseguendo l’opera di quelli che l’hanno preceduto: sta abbattendo una delle tre funzioni fondamentali dello stato, quella di fare giustizia.

Lo strumento è sempre lo stesso: la falce reddituale e la tua ignoranza.
Si aumentano i costi di accesso ad un servizio per dissuaderne la richiesta, e questo vale per la giustizia, come per tutti gli altri servizi pubblici, tutto deve costarti di pù affinche tu possa essere indotto a rinunciarvi.
Capisci adesso, italiano? Continua a leggere

Siamo passati dal diritto alla salute al dovere di ammalarci

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di Mario GALLINA

Sono state rese note le 208 prestazioni sanitarie che, nel linguaggio burocratico, sono a rischio di erogabilità o a condizioni di adeguatezza prescrittiva. Le parole nascondono la realtà:  saranno a pagamento e quindi passano nella sanità privata, ed i medici che le prescriveranno in regime di mutuabilità saranno sanzionati. 

Ci si avvia alla costruzione di uno Stato in cui il diritto alla salute, costituzionalmente sancita, diventa un optional. Le prestazioni identificate riguardano cure odontoiatriche, esami di ricerca genetica, della fondamentale radiologia diagnostica, Tac e risonanza magnetica, dialisi e medicina nucleare, persino analisi di routine come il controllo del colesterolo, sono da ripetere solo dopo 5 anni: avete capito bene dopo 5 anni! Nonché, ed è un’immensa vergogna, viene anche resa un optional la terapia palliativa del dolore nelle metastasi ossee. 

Si taglia sulla sanità con l’accetta, anzichè avere il coraggio di applicare i costi standard dei quali si fa sempre un gran parlare e sparlare, per intenderci la famosa siringa che costa l’ira di dio da una parte e 3 centesimi dall’altra: ma in quel senso non si muove una piuma, perchè bisognerebbe avere il coraggio di toccare gli interessi delle case farmaceutiche. Molto più semplice, invece, prendersela col pensionato e con la famiglia monoreddito che più che bestemmiargli appresso non può fare!

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Un altro decreto pieno di menzogne

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di Vincenzo PALIOTTI

Ne sono state dette tante per una semplice assemblea sindacale, addirittura una sottosegretaria si è inventata un nuovo reato: “il reato in senso lato”. La stessa, insieme al sindaco Marino ha preso le difese dei turisti, quelli che arrivano oltre oceano e che, fanno capire loro, hanno perso l’occasione della vita per visitare il Colosseo per colpa del personale che, pensate un po’, pretende che gli venga retribuito il lavoro straordinario senza ringraziare Dio, e chi per esso, che prendono già quello ordinario.

Non fa nulla che la cosa si ripete da un anno e mezzo, non fa nulla che i media di “regime” si sono ben guardati di pubblicare il motivo dell’assemblea, e non fa nulla se la gente poi se la prende con quei “mascalzoni” che danno un’immagine sbagliata dell’Italia. Tragicomica la dichiarazione del ministro Franceschini: “la misura è colma”. Non ho capito se si riferiva allo schifo che questa faccenda andava avanti da un anno e mezzo, o che la misura è colma perché non hanno tagliato a sufficienza i diritti dei lavoratori. Ma forse quella misura è colma è la solita trita e ritrita solfa del qualunquista della strada che la gente vuole lavorare poco e guadagnare molto, cosa che avranno di certo, aggiungo io, appreso da chi rappresenta il Paese, compresa la signora Barracciu che con uno stipendio che richiederrebbe competenza e capacità non sa distinguere un reato da un diritto.

A parte il fatto che le cose si sono svolte nel modo più limpido e regolare possibile – lo sapevano tutti anche il premier/segretario, anche il “dormiente” del Quirinale -, mi meraviglio che tutti questi personaggi, e ci metto anche, e purtroppo, il sindaco di Roma, pensino con la loro mentalità e non con quella del turista. Parlano di visite di una città come Roma, piena di cose da vedere, come una tappa “mordi e fuggi”, impossibile anche agli italiani stessi, se vuoi vedere qualcosa a Roma ci devi stare almeno tre o quattro giorni, e non sono neppure sufficienti. Pensate ad uno che parte da New York e dice agli amici che gli chiedono dove vai: “faccio un salto a Roma a visitare il Colosseo”: spero però che non ci siano intoppi sennò ho buttato via i soldi del biglietto aereo ed il soggiorno in Hotel. Neppure un provinciale, con tutto il rispetto, tipo i fratelli Capone, Totò e Peppino, che si vestivano da milanesi con cappotto di pelliccia e colbacco in piena estate perché a Milano fa freddo, arriverebbero a questo. Ma chi ci crede?

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El pueblo unido

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di Vincenzo G. PALIOTTI

“El pueblo unido jamas serà vencido”. Non ho bisogno di tradurre il significato di questa frase titolo e verso della canzone degli Inti Illimani che il popolo cileno accolse come un inno per lottare contro la dittatura di Pinochet, e che tanti pronunciano, canticchiamo anche, con orgoglio e partecipazione.

Poi, quando è l’ora di metterla in pratica, escono fuori le deroghe, le precisazioni i distinguo.

Mi riferisco alle reazioni su quanto sta accadendo sul caso dell’assemblea al Colosseo. Ci sono tanti che si accomunano al disagio dei lavoratori e ne legittimano il comportamento, anche perché questo è stato ineccepibile dal punto di vista legale, che è una parola in disuso, ed anche corretto avendo avvisato chi di dovere dell’assemblea una settimana prima della data stabilita per essa. I disagi, ai turisti, li ha creati la dirigenza, come ormai tutti dovrebbero sapere.

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Il cinismo

di Vincenzo G. PALIOTTI

Sono stato in vacanza pochi giorni a ritemprarmi, al mare, dove io considero di avere le mie radici. Sono nato a Napoli a 500 metri in linea d’aria ho quindi cominciato a respirare aria salmastra non appena ho aperto gli occhi e ritornare anche per poco in quei luoghi mi aiuta molto anche a ritrovare dei pezzi di me che non si sono di certo persi, ma forse assopiti, qualche volta, si.

Ma non è di questo che voglio parlarvi, anche se questo mio ritorno nella mia terra c’entra e ne capirete poi il perché. Sto leggendo quanto accade nel nostro Paese, la politica che si allontana sempre più dai bisogni della gente, un rigurgito del passato, un passato che ha privato per tanti anni il nostro popolo del bene più grande che possa esistere al mondo: la libertà.

Con il silenzio assordante del governo che somiglia tanto ad un “assenso”, fedeli al detto: “chi tace acconsente”.

Un’ondata di omofobia con conseguente razzismo e intolleranza verso qualsiasi diversità che sta cambiando quella che è sempre stata la nostra maggiore “virtù”: la solidarietà, ma anche lo spirito di appartenenza ad un Paese che aveva sempre aperto le porte a tutti e che oggi invece chiude gli occhi e le orecchie a spettacoli terribili come quei barconi che partendo da paesi distrutti da guerre, da dittatori che li opprimono portano uomini, donne e bambini verso quella che per loro è una speranza di vita, non certo di lusso, non certo agiata ma almeno che non metta a rischio la propria esistenza. E noi chiudiamo le porte a questi, cancellando in loro anche quella cosa che non deve mai essere negata a nessuno: la speranza. Come diceva Ghandi questo è il delitto più atroce che si possa commettere contro un uomo.

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Prima di partire per un lungo viaggio…

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di Mario GALLINA

L’Italia di oggi vive una condizione politico-governativa più unica che rara, che possiamo definire senza sorridere, parafrasando Germi: ”all’italiana”.

Da quali segnali si può dedurre questo stato anomalo che non si registra in nessuna altra parte del mondo? Cerchiamo, dopo un ventennio e più di berlusconismo e di antiberlusconismo, di mettere in fila le nuove condizioni alle quali ci siamo praticamente assuefatti e che, quello che resta del popolo elettore vive ormai come dato normale: quello, in estrema sintesi, che si definisce da qualche tempo come il “comune sentire”:

  • sempre più serpeggia in Italia la convinzione, abilmente inculcata dai media,  che non esista più destra e sinistra;
  • chi si ostina a parlare di destra e sinistra viene tacciato di populista, vetero, arretrato, fuori dal tempo, nostalgico stupidamente inadeguato;
  • la sinistra-sinistra la si è praticamente fatta dissolvere;
  • la destra-destra si è praticamente auto-dissolta, ma è ancora fortemente presente sui media grazie all’inopinata pubblicità data ai Salvini ed alle Meloni;
  • l’autodefinitosi  centrosinistra, oggi al governo in Italia, viene rappresentato da un pingue partitone unico  – quello che in politologia viene chiamato “partito prenditutto” – che tende sempre più alla rappresentazione del cosiddetto “partito della Nazione”, nel senso che rappresenta le istanze di tutti, disoccupati e superburocrati, ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri, omofobi ed omosessuali, puttane e morigerate donne in carriera, imprenditori sfruttatori ed operai sfruttati, consumatori che non consumano più e produttori che non producono più, inquinatori ed ambientalisti, conservatori e riformisti, schiavi e padroni, insomma per farla breve: tutto ed il contrario di tutto.

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Sempre e solo propaganda

ipnosi

di Vincenzo G. PALIOTTI

E quindi la riforma elettorale è andata in porto: a meno di strascichi costituzionali, che sono certo ci saranno, Renzi ha portato a casa la seconda riforma del suo “impero” (basso). Anche questa ottenuta con lo strumento ricattatorio della fiducia.
A nulla sono serviti gli “appelli”, le argomentazioni delle opposizioni, anche di quelle interne al PD futuro Partito della Nazione: lui è andato avanti come un treno che ferma solo nelle stazioni principali, o quelle che lui ritiene tali. Questa volta ha saltato anche Arcore, almeno secondo quanto dichiarava Brunetta alle dichiarazioni di voto, dimenticandosi che al Senato la legge è passata solo per voti di Forza Italia.
Dopo il Jobs Act e l’Italicum, in questo suo gioco al massacro delle tutele del lavoro e delle istituzioni pubbliche, seguirà la riforma della scuola ed è quasi certo, viste le reazioni delle opposizioni ma anche delle bellissime piazze dello Sciopero Generale di oggi, finirà come al solito con un nuovo ricatto di fiducia. Verrà così eliminato ancora una volta il dibattito in Parlamento che ogni giorno che passa perde le sue funzioni. Si, certo. Dopo la folla oceanica di oggi, pare che finalmente il Presidente del Consiglio voglia ascoltare gli insegnanti. Ma io, visti i precedenti, non mi fido.

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Blowin’ in the wind

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di Vincenzo G. PALIOTTI

Quante strade deve percorrere un uomo
Prima che lo si possa chiamare uomo?
Sì, e quanti mari deve sorvolare una bianca colomba
Prima che possa riposare nella sabbia?
Sì, e quante volte le palle di cannone dovranno volare
Prima che siano per sempre bandite?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento

Questa è la prima strofa di una notissima canzone degli anni ’60 di Bob Dylan, “Blowin in the Wind”, che si pone tante domande che dovrebbero risuonare nelle coscienze di tutti.

Domande che si sono perse nel vento, come il senso di umanità, in questo inizio di nuovo millennio.

Chissà perché, rileggendo la tragedia di più di 700 anime perse nel “Mare Nostrum”, come lo chiamavano gli antichi, mi è venuta in mente questa canzone. Forse perché queste parole si rivolgono alle coscienze della gente, forse perché parlano di guerre che dovrebbero finire e con esse gli esodi di quei disperati che stanno trasformando il “Mare Nostrum” in una grossa tomba, qualcuno l’ha chiamata “fossa comune”, alla quale sappiamo opporci soltanto con l’indignazione, la pietà di chi dovrebbe e potrebbe invece fare molto di più.

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Il paese della cuccagna

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di Vincenzo G. Paliotti

Tutto quello che sta venendo fuori in queste ultime ore sull’Expo, sul “sistema” di Ercole Incalza e dei suoi sodali, ma non solo, mi fa pensare ai barconi che noi, secondo i vari Salvini dovremmo respingere, come e dove lo sanno solo loro, ed ai poveri cristi che rischiano la vita per arrivare da noi. Fanno paura, sempre ai Salvini e a quelli che la pensano come loro, perché tra quella gente disperata si ”annidano” fior di delinquenti, gente che viene nel nostro Paese per delinquere. Peccato però che tanta attenzione non ce l’abbiano ai transiti aeroportuali, ai valichi di frontiera della Svizzera, della Francia dove i delinquenti, quelli di alto bordo, transitano con i loro aerei ed elicotteri privati: quelli fanno meno paura dei profughi dei barconi che, come delinquenti – è una percentuale poi bassissima dicono le statistiche reali – al massimo si possono organizzare per scippi, i più arditi rapine o al massimo metteranno in pratica i loro intenti delinquenziali sulle spiagge italiane come “vu cumprà”.

Ma torniamo agli aeroporti, ai valichi di frontiera dove arrivano i “privilegiati”, quelli che entreranno nel giro degli affari sporchi con sei o nove zeri.
Per questi dobbiamo ringraziare il Governo del Paese, non solo quello in carica perché l’attitudine a delinquere a questi livelli da che era una funzione quasi “artigianale” è diventata, grazie agli ultimi vent’anni, un sistema vero e proprio, radicato e che regola ogni genere di opera che lo Stato mette in cantiere.
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