Fermiamoli!

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di Giuseppe CARELLA

Sì, fermiamoli davvero.
I nuovi criminali di guerra, gli Obama, i Putin, le Merkel e anche i Renzi. Per quel poco che conta lui nello scenario internazionale.
E fermiamo tutti gli altri, che in zone diverse del pianeta, inscenano guerre ad uso e consumo di pochi, non certo delle migliaia di vittime, uomini, donne, bambini, bianchi, negri, gialli, cristiani, musulmani, sciiti, atei che ci rimettono la loro unica esistenza.

Fermiamo gli imbecilli. Fermiamo gli imbecilli che sostengono anche solo con un commento le azioni criminali. Non importa se a favore degli uni o degli altri, qualunque posizione assuma a favore della guerra rimane un imbecille. Perché non ha ancora compreso l’unica verità: ogni guerra, da sempre, nasconde solo l’avidità di pochi. Continua a leggere

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Il volare alto e la ferocia (Riflessioni, 1° parte)

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di Gianni MARCHETTO

Le foto dei ragazzi

• La foto del ragazzino che in Siria spara alla nuca dei prigionieri o le due ragazzine nere che si fanno esplodere in mezzo ad altre persone in un mercato in Nigeria mi hanno decisamente sconvolto per il loro intento feroce. Feroce evidentemente in chi li ha fatti fare, non nei ragazzi che materialmente li hanno fatti.

• Riflettendoci su, un momento dopo mi hanno fatto pensare a quanta ferocia ci sia in chi ha pensato all’utilizzo di “droni” per bombardare (tecnologicamente) siti nemici (arabi).

• Chi aveva iniziato erano stati gli americani nella guerra in Vietnam che, con i B52, volavano talmente alto che neanche la contraerea li raggiungeva. Per converso i vietnamiti quando catturavano gli americani come prigionieri non andavano molto sul tenero. Continua a leggere

Lettera da Gaza

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L’8 Luglio 1972, in un attentato incendiario in cui perse la vita anche una sua nipote sedicenne, moriva il più grande narratore, giornalista e attivista palestinese del Novecento, Ghassan Kanafani.
Quarantadue anni dopo, l’inizio dell’ennesima operazione di guerra israeliana, vorrebbe indurci a perdere la speranza, ma la lettura di questa lettera sembra negarlo, andando oltre gli odi del tempo.

Ringraziamo per questo importante e bellissimo documento Vincenzo Soddu e l’Associazione Sardegna-Palestina.

di Ghassan Kanafani

Caro Mustafa,
ho ricevuto la tua lettera, nella quale mi dici di aver fatto tutto il necessario per consentirmi di stare con te a Sacramento. Mi hanno comunicato di essere stato accettato al dipartimento di Ingegneria civile nell’Università della California. Devo ringraziarti per ogni cosa, amico mio. Ma quello che sto per rivelarti ti sorprenderà piuttosto inaspettatamente: non ho dubbi in proposito; non mi sento di esitare affatto; ne sono così convinto che non ho mai visto chiaramente le cose come le vedo adesso. No, amico mio, ho cambiato idea. Non ti seguirò “nella terra dove c’è vegetazione, acqua e facce attraenti”, come hai scritto.
No, sto qui, non partirò più.
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Non ho confini

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di Giuseppe CARELLA

Vera o falsa che sia la notizia che i capi di Hamas siano milionari e vivano nel lusso, non sposta di un millimetro l’idea che ogni guerra è voluta ed è funzionale solo all’interesse di pochi, e si basa sempre su interessi economici o per la conservazione di posizioni dominanti. Non vi è e non vi può essere alcuna altra ragione. Sono false, ipocrite le motivazioni ufficiali basate sulla difesa di identità culturali, religiose, territoriali e altro ancora.

Ho da tempo maturato l’idea che questo nostro piccolo mondo, suddiviso in centinaia di stati, in realtà gli unici confini che ha all’interno di esso sono quelli naturali , dei fiumi, dei monti, dei mari. E all’esterno, l’unico confine è quello della atmosfera terrestre. Negli infiniti universi che non conosciamo, la Terra è un pallino piccolissimo, insignificante, sia pur splendida, che l’avidità umana sta inesorabilmente distruggendo.

In questi giorni dell’estate 2014 assistiamo con un senso di impotenza che ossessiona il cervello, al massacro di vite umane, non importa se civili o meno. Sono esseri umani, adulti, vecchi, bambini. Uccisi mentre giocano o sono in ospedale a curarsi, mentre volano ignari nel cielo per lavoro, svago o per affari.

Quasi 600 morti ad oggi 22 luglio, nell’indifferenza generale.

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Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti…

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di Ivana FABRIS

“Che li ammazzino tutti, sono tutti terroristi”
“Il medio-oriente è sempre stato così”
“Gli arabi sono crudeli”
“Laggiù è sempre stato un ginepraio, è nella loro natura”
“Ma ti preoccupi per i palestinesi con tutti i problemi che abbiamo qui?”
“Se anche sparissero dalla faccia della terra non si accorgerebbe nessuno”
“Mandare soldi perchè non hanno fondi per i soccorsi? E a noi chi li dà i soldi quando abbiamo bisogno?”

∼∼∼

Ormai non hanno nemmeno più gli ospedali, a Gaza.
Lo hanno bombardato l’ospedale.
Chi è ancora vivo ha solo gli occhi per piangere, chi è ferito deve solo morire.

E oltre a quelli che addirittura quasi sostengono e parteggiano per questo vergognoso attacco contro la popolazione inerme, di fatto, all’occidente e alla massa del popolo italiano, importa se muoiono uomini, donne, vecchi e bambini?
In fondo loro sono là, distanti da noi e dalle nostre quotidianità così preziose. Continua a leggere

Il mio Primo Maggio

Mio padre

Al lavoro

di Ivana Fabris

Guardate bene questa foto e imprimetevela nella mente perchè racconta un pezzo di storia italiana, quella del lavoro, quella del sindacato, quella di un mondo che ha cambiato questo Paese rendendone più dignitosa la vita, quella che ha consentito a tutti noi di essere riconosciuti come persone e non solamente come forza lavoro, quella che l’ha fatto progredire non solo economicamente ma anche umanamente.

In questa immagine è ritratto mio padre (il primo a destra), qui fotografato coi suoi colleghi di lavoro in un cantiere della Metropolitana Milanese quando si apprestavano a realizzare il tratto della Linea 1, la linea rossa, all’altezza della fermata che poi fu ribattezzata “Amendola-Fiera”.
È particolarmente il giorno del 1º Maggio che il pensiero va a mio padre. Mio padre come lavoratore,  ma soprattutto come persona che si impegnò nel sindacato fino al suo ultimo giorno di lavoro, che partecipò attivamente alle lotte sindacali degli anni più difficili, quelli più caldi, quelli che cambiarono un intero Paese anche per le generazioni future, anche se cambiarlo costò un prezzo altissimo a molti di loro che, spesso, persero la loro stessa occupazione come ritorsione per il loro impegno sindacale e politico. Mio padre fu tra questi e non una sola volta.

La loro ‘coscienza di sfruttati’ li spinse a lottare credendo fermamente che una vita migliore potesse essere possibile.
Era una generazione di persone che avevano attraversato una guerra, che avevano vissuto la clandestinità per liberarsi dall’oppressione nazi-fascista ma tale era la loro volontà di costruire un mondo migliore, un mondo giusto, di luce e libertà, che malgrado quella sofferenza fosse appena dietro le loro spalle, non esitarono a lottare ancora, a dare tutto ciò che avevano e potevano e che significava, di nuovo, dare pezzi importanti di vita.

Oggi osserviamo questa immagine quasi come se fosse un pezzo di archeologia perchè questi ultimi trent’anni son serviti a smantellare un’altra volta il mondo del lavoro: prima contadini, poi operai, successivamente impiegati e ogni passaggio ha costruito una sua propria rimozione della memoria di ciò che siamo stati.
E oggi?
Oggi non sappiamo più chi siamo, non abbiamo più identità politica e quindi anche sindacale, fatto salvo alcune ‘sacche di Resistenza’ che ancora residuano ma a cui molti italiani guardano quasi con tenerezza.

Eppure proprio oggi ci sarebbe un estremo bisogno che quegli uomini qui ritratti, tornassero e ci raccontassero il loro tempo, che ci rendessero consapevoli di quanto il nostro percorso sia un cammino a ritroso verso le condizioni da cui erano partiti loro, che ci facessero ritrovare quella forza di alzare la testa e dire un NO fermo, inappellabile, al processo di annientamento che viene di continuo perpetrato nei confronti dell’occupazione e di tutti quei diritti conquistati col sangue e il sudore di chi li ha ottenuti. Che ci facessero ritrovare la coscienza di appartenere con orgoglio alla classe dei lavoratori.

Oggi, soprattutto oggi, 1º Maggio 2014, a mio padre e a tutte quelle donne e quegli uomini che ci han consentito di godere di una vita quanto più degna di definirsi tale, voglio dire grazie e affermare che non dimenticherò, che non dimenticheremo chi siamo e che la loro memoria non morirà mai.