La variante turca

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di Vincenzo SODDU

Il post sulla necessità di trattare con l’IS? Ma io pensavo ad Hamas…
Queste le parole di Di Battista, dopo il polverone causato dal suo articolo sulla questione del Jihadismo radicale e dunque, se un parlamentare stimato come Di Battista può fare dietrofront dopo un simile inciampo, beh, allora posso tornare anch’io a parlare di Medio Oriente, che i giornali, almeno, li leggo con regolarità.

Così registriamo che, in questi due mesi, gli Stati Uniti hanno avviato l’organizzazione di una forza di intervento che possa limitare l’avanzata delle forze del Califfato in Siria, mentre le milizie curde hanno incassato l’indifferenza del presidente islamico-conservatore turco Erdogan nei confronti dell’altro fronte di avanzata dell’Isis, quello che porta alla Turchia, appunto, cittadina di Kobane, siriana a maggioranza curda, a ridosso della frontiera anatolica… qui, mentre l’Isis controlla ormai metà della città, i guerriglieri curdi non hanno più la possibilità di rifornirsi, dato che la Turchia ha chiuso loro il passaggio alla frontiera.

Quali siano i timori di Erdogan è facile da capire (impedire che le forze curdo-siriane si uniscano al fuorilegge PKK), ma di fronte a un possibile genocidio è difficile condividerne le scelte e rimanere fermi.

Così, mentre l’Isis si appresta a controllare la vasta provincia irachena di al-Anbar ai confini di Siria, Giordania e Arabia e il Jihadismo radicale raccolgono l’adesione di gruppi ormai isolati come i talebani pakistani, da parte loro, gli Stati Uniti chiedono un chiaro intervento a favore dei guerriglieri contro le truppe del Califfato, pur essendo allo stesso tempo coscienti che il gioco della politica internazionale, a maggior ragione in quello scacchiere, non può essere così lineare.

Ankara infatti non farà alcun passo concreto se non otterrà ciò che chiede, e cioè una zona cuscinetto e una no-fly zone in territorio siriano, mossa che le permetterebbe di raggiungere senza grossi sforzi le sue mire nazionalistiche.
Erdogan ancora una volta si è giocato bene le sue carte e d’altronde la posizione strategica della Turchia mai come in questo momento è favorevole a questo scopo.

Così lo fa costringendo gli Stati Uniti ancora una volta a cambiare obiettivo nel complicato conflitto siriano.
Pur consentendo agli aerei statunitensi l’utilizzazione delle basi turche, Erdogan vuole infatti ottenere due obiettivi: la ripresa dell’azione armata contro Assad e la normalizzazione del problema curdo.

Giovedì prossimo le richieste di Ankara saranno al centro del vertice tra l’inviato statunitense e i Turchi. E probabilmente gli Stati Uniti, ancora una volta d’accordo con l’Europa, cambieranno strategia nel difficile scacchiere Medio-Orientale.
Naturalmente il piano sarà descritto in termini umanitari (la protezione dei rifugiati e il respingimento dell’ISIS oltre i confini) ma tutti sanno che la creazione della zona cuscinetto sarà il preambolo dell’organizzazione di un’area dove saranno addestrati I ribelli pronti a rovesciare il governo di Damasco.

E l’Isis?
Beh, a loro ci si penserà dopo, il che significherebbe mai, perché tutto sommato il loro ruolo, quello voluto dagli Arabi e in fondo anche dalla Turchia, se lo sono giocati alla perfezione.
E se ci aggiungiamo che, secondo il quotidiano turco Milliyet, Ankara ha proposto al partito curdo-siriano, alleato del PKK, un aiuto militare concreto contro lo Stato Islamico se il partito rinuncerà all’autonomia del Kurdistan e interromperà i rapporti con Damasco, allora il quadro è completo.
E’ la conferma, triste purtroppo, che il Medio Oriente sia ormai nelle mani, ugualmente pericolose, quanto quelle dell’Isis, dei paesi islamici conservatori o apparentemente tali.

Non ho confini

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di Giuseppe CARELLA

Vera o falsa che sia la notizia che i capi di Hamas siano milionari e vivano nel lusso, non sposta di un millimetro l’idea che ogni guerra è voluta ed è funzionale solo all’interesse di pochi, e si basa sempre su interessi economici o per la conservazione di posizioni dominanti. Non vi è e non vi può essere alcuna altra ragione. Sono false, ipocrite le motivazioni ufficiali basate sulla difesa di identità culturali, religiose, territoriali e altro ancora.

Ho da tempo maturato l’idea che questo nostro piccolo mondo, suddiviso in centinaia di stati, in realtà gli unici confini che ha all’interno di esso sono quelli naturali , dei fiumi, dei monti, dei mari. E all’esterno, l’unico confine è quello della atmosfera terrestre. Negli infiniti universi che non conosciamo, la Terra è un pallino piccolissimo, insignificante, sia pur splendida, che l’avidità umana sta inesorabilmente distruggendo.

In questi giorni dell’estate 2014 assistiamo con un senso di impotenza che ossessiona il cervello, al massacro di vite umane, non importa se civili o meno. Sono esseri umani, adulti, vecchi, bambini. Uccisi mentre giocano o sono in ospedale a curarsi, mentre volano ignari nel cielo per lavoro, svago o per affari.

Quasi 600 morti ad oggi 22 luglio, nell’indifferenza generale.

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L’ombra dell’ISIS dietro il nuovo conflitto israelo-palestinese

Isis fighters, pictured on a militant website verified by AP.

 

di Vincenzo SODDU

Cosa c’è dietro il rapimento dei tre ragazzi israeliani da parte del fantomatico fronte Isis o le voci su una presunta alleanza tra questo e Hamas, che tanto ha allarmato Israele, sino a giustificare un intervento tanto crudo quanto violento come quello scatenato in questi giorni a Gaza?

Quando Bashar al-Assad arrivò in Siria, dopo la morte dell’anziano padre, in molti ritenevano che sarebbe stato manovrato dai vecchi collaboratori del Regime, e questo nonostante le rapide promesse di riforme politiche ed economiche del giovane ex-oftalmologo proveniente da Londra.

L’ambiguità del giovane delfino del fondatore dello Stato siriano crebbe in seguito all’alleanza di Bashar con Saddam, ai tempi della Guerra del Golfo, e con la stessa condotta tenuta nei confronti del partito degli Hezbollah libanesi, mai controllati e anzi spesso aiutati nel portare avanti attentati terroristici contro Israele.

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Israele contro Hamas. Un problema senza soluzione

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di Franz GUSTINCICH
(Fotoreporter e giornalista di Esteri, membro del comitato di redazione della rivista Limes)

Ayelet Shaked, deputata alla Knesset del HaBayt Hayehudì (Partito della Casa Ebraica, che rappresenta soprattutto gli ebrei dell’Europa dell’Est), ha detto: “Dietro ogni terrorista vi sono decine di uomini e donne senza il cui aiuto non sarebbe potuto diventare un terrorista. Sono tutti nemici combattenti e il loro sangue dovrà ricadere sulle loro teste”.

C’è da chiedersi quanti tranquilli “padri di famiglia” arabi, vedendosi distrutta la casa e sterminata la famiglia, non abbiano intrapreso il percorso di vendetta del terrorismo, dimostrando in questo modo che dietro molti terroristi palestinesi c’è la folle strategia, di indebolimento di Hamas attraverso il terrore, israeliana.

Di questi tempi, e da troppi anni – lo ribadiva alcuni giorni fa anche Edward Luttwak – chi è contro la politica israeliana è antisemita. Per molti questa affermazione appare un’ assurdità, e lo è.

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La terra degli aranci tristi

Free-Palestine

 

di Vincenzo SODDU

[Vincenzo SODDU è nato a Cagliari più di cinquant’anni fa. Da più di venticinque insegna materie letterarie nei licei cittadini. Da tre gestisce il blog http://libriedintorniblog.com/
Da due è apparso Eros in Sardegna, dove collabora con Giuseppe Pusceddu e Gianni Stocchino.
Lo scorso anno è uscito per Caracò il suo primo romanzo, La neve a Gaza. Ha in preparazione un nuovo numero della rivista Mieleamaro, Bacco in Sardegna, sempre con Giuseppe Pusceddu, Gianni Stocchino e Germano Orrù. Ha appena terminato un diario-romanzo sulla scuola.]

Era il 15 agosto del 2005 quando con l’ammainabandiera israeliana voluta a Gaza da Sharon e la conseguente evacuazione dei coloni dalla Striscia, il mondo per un istante si era illuso che Israele volesse cominciare a rispettare le risoluzioni firmate dodici anni prima a Oslo da Rabin e Arafat.

Fu necessario, invece, soltanto un anno per rendersi conto che quell’operazione voluta dal fiancheggiatore dei massacratori di Sabra e Chatila non era stata altro che un’enorme trappola studiata dal Falco sionista per trasformare quella che una volta era la Terra degli aranci, descritta magistralmente in una raccolta di racconti da Ghassan Kanafani, in una vera e propria prigione a cielo aperto… le restrizioni sulla pesca entro cinque miglia dalla costa, il divieto di superare la linea di confine con Israele e le alterne vicissitudini legate all’apertura del valico di Rafah con l’Egitto, unica porta all’ingresso di merci e uomini nel territorio palestinese, sono diventate con i mesi odiose realtà con cui convivere.
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In nome di Dio, basta!

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IL DOVERE DELLA SPERANZA (di David GROSSMAN)

 

 

(fonte: http://giacomosalerno.com/2014/07/09/il-dovere-della-speranza-david-grossman/ )

Speranza e disperazione. Ci sono stati anni in cui abbiamo oscillato fra le due. Oggi sembra che la maggior parte degli israeliani e dei palestinesi si trovi in uno stato d’animo nebuloso, piatto, privo di orizzonte. In un torpore ottuso, in un’auto-narcosi.

Al giorno d’oggi, in un Israele avvezzo alle delusioni, la speranza (sempre che qualcuno vi faccia cenno) è immancabilmente insicura, un po’ timida, sulla difensiva. La disperazione invece è disinvolta, risoluta. Pare che parli a nome di una legge della natura o di un assioma che stabilisce che questi due popoli saranno per sempre condannati alla guerra e non avranno mai pace. Agli occhi della disperazione chi ancora spera, o crede, in una possibilità di pace è, nella migliore delle ipotesi, un ingenuo o un visionario delirante, e, nella peggiore, un traditore che, irretendo gli israeliani con miraggi, ne indebolisce la capacità di resistenza. Continua a leggere