“Chi vince governa”, ha detto De Luca. Quando gli sceriffi sono come i banditi

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di Vincenzo PALIOTTI

Continua la polemica a distanza tra il neo eletto presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e Rosy Bindi sulla lista degli “impresentabili”. “L’iniziativa dell’onorevole Rosaria Bindi è grave sul piano umano, diffamatoria e gravissima sul piano politico – ha dichiarato De Luca ai microfoni del Tg1 – è chiaramente un tentativo di colpire il presidente del Consiglio”. De Luca, che ieri si è intrattenuto a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Matteo Renzi per più di un’ora, è tornato a parlare del suo inserimento nella lista degli “impresentabili” a due giorni dalle elezioni da parte della Commissione Antimafia presieduta dalla stessa affermando che quello della Bindi è “chiaramente un tentativo di colpire il presidente del Consiglio”.

Questa la dichiarazione di Vincenzo De Luca all’uscita dall’incontro avuto con Matteo Renzi, parole pesanti e gravissime, rappresntano una vera e propria dichiarazione di guerra a chi combatte contro l’illegalità, contro le organizzazioni criminali. Una dichiarazione di guerra allo Stato di diritto.

Naturalmente di questa dichiarazione è certamente al corrente il premier e se è stata data è anche perché questi approva e condivide.

Un Presidente del Consiglio, quindi, che si mette dalla parte di chi viola la legge e critica chi la legge la deve e la vuole far rispettare. Al di là della questione morale che ormai non interessa più a nessuno, se mai è stato così, questa presa di posizione è molto grave proprio nella giornata in cui è scoppiata in tutta la sua virulenza la questione di Roma: il cancro di Mafia Capitale.

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La ramazza di Rosy servirà?

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di Vincenzo G. PALIOTTI

E’ stata pubblicata la lista degli impresentabili dalla Commissione Parlamentare antimafia.
Tutti contenti (?), però mi chiedo, e forse sbaglierò: a che serve una commissione del genere se stabilisce dei principi di non eleggibilità che non sono dei divieti perché poi a decidere chi votare deve essere l’elettore? Infatti nella conferenza stampa di presentazione di questa lista ho sentito la presidente Bindi dire che queste non sono limitazioni, né divieti aggiungo io per rendere più comprensibile il concetto: perché diversamente si potrebbe pensare che sia la Commissione stessa ad indirizzare il voto.
La commissione informa, l’elettore poi è l’elettore stesso che decide.
Ma allora se domani si presenta un mafioso riconosciuto, ma non ancora condannato in via definitiva, si applica lo stesso principio? Cioè: “noi vi informiamo su questa persona, sulla sua “moralità”, poi sta a voi decidere se votarlo o meno”.

Ma così non si arriva a nulla, si sa benissimo che chi si presenta di solito con queste “referenze” ha sicuramente un seguito elettorale, quasi certamente frutto di un’altra “virtù” che si accompagna spesso con quelle accertate: “il clientelismo”, così continueremo a candidare chiunque e anche fare liste come questa non servirà perché il “bacino” di elettori, specie per le elezioni locali, non farà mai mancare il suo appoggio a certa gente.

Ora, nel caso di De Luca pensate che il suo elettorato si farà influenzare da queste “informazioni”? Informazioni tra l’altro che già erano ampiamente note a tutti e nei dettagli.

Oltre tutto ciò bisogna prendere nota che nella lista non ci sono i rinviati a giudizio di ogni reato ed i condannati per peculato perché quelli dovrebbero, sì dovrebbero, essere messi fuori dalla legge Severino. Aggiungendo i nomi di questi la lista sarebbe stata composta da più di cinquanta “elementi”, che comunque godranno dell’anonimato da questo punto di vista e potranno “tranquillamente” candidarsi.
Un’altra occasione persa quindi per fare un po’ di pulizia.
Un’altra occasione persa per buttare fuori dai palazzi del potere le mafie, il malaffare e i disonesti che fiancheggiano queste attività. La solita cosa italiana. Sono sinceramente e profondamente deluso.

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Chi di Legge Severino ferisce…

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Rubrica “IN BREVE”


 

di Riccardo ACHILLI

Surprise surprise!

La Cassazione potrebbe (il condizionale è d’obbligo, perché al momento è solo una indiscrezione giornalistica) aver stabilito la competenza del giudice ordinario, e non del Tar, sui ricorsi per sospensione dall’incarico legati alla legge Severino.

In pratica, se De Luca vince le elezioni e viene sospeso dal prefetto in base alla Severino (tramite un atto che deve essere firmato dal premier, con l’incalcolabile danno politico e di immagine di un Renzi che sospende De Luca pochi giorni dopo averne sostenuto la campagna elettorale), deve sperare di trovare un giudice che emetta un provvedimento cautelativo di sospensiva, atteso che c’è in sospeso un giudizio della Consulta sulla Severino.

Diversamente, in caso di sua vittoria, la Campania rischia di rimanere almeno per 18 mesi senza presidente, ed essere guidata dal vicepresidente della Giunta.

Certo è vero che la Severino è una legge immonda, a mio avviso incostituzionale ed addirittura contraria ai diritti dell’uomo (non si può sospendere qualcuno che è stato condannato solo in primo grado, e che potrebbe essere assolto nei gradi successivi di giudizio).

Ma il problema politico adesso c’è tutto per il PD.

Saltata la possibilità di farsi dare una immediata sospensiva dal TAR, andando avanti almeno sino ad una pronuncia della Consulta che sicuramente dichiarerà incostituzionale questa legge-porcheria, e se il giudice ordinario non concederà la sospensiva, rischia di aprirsi una Waterloo di immagine e credibilità politica di dimensioni non del tutto chiare. In questo Paese gli elettori ti perdonano tutto, anche gli scandali, purché tu sia in grado di governare, però. Diversamente, se non lo puoi fare, si mette male.

Il candidato ideale per la Campania: l’impresentabile

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di Vincenzo G. PALIOTTI

Ho letto l’articolo di Roberto Saviano sulla “squadra” che De Luca sta presentando in Campania per le regionali e questo mi ha fatto fare un salto all’indietro di circa 40 anni. Sono tornato a quando cioè vivevo ancora nella mia amata città partenopea e dovevo sbarcare il lunario, trovarmi un’occupazione per costruirmi un avvenire. Checché ne dica il nostro premier/segretario che plaude sia a De Luca che ai suoi accoliti, e parla di modernizzazione, io vedo in tutto questo un ritorno al vecchio. Un ritorno a quando con un diploma in tasca, tante speranze e tanta buona volontà se non univi a tutto questo una “buona conoscenza” politica dovevi dimenticarti di trovare lavoro e se lo trovavi lo trovavi alle solite condizioni, lettera di dimissioni in bianco. Vedo che a parte la lettera che non serve più, c’è il Jobs Act a “tutelare” i datori di lavoro, non è poi cambiato più di tanto rispetto al 1978, anno in cui fui “costretto” a lasciare Napoli.

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