Il mito della Valutazione nell’età del Conformismo

conformismo

di Maria MORIGI

Sono un’insegnante pensionata che aspetta di essere risarcita. Quindi fortunata due volte, primo per aver potuto andare in pensione prima del fatale scioglimento del cervello, secondo perché – esente da sensi di colpa nei confronti dei giovani – riceverò ancora uno stipendio.

Non mi spetta, quindi, ma parlerò lo stesso di MERITOCRAZIA e di VALUTAZIONE, termini su cui si regge il sistematico lavaggio del cervello del popolo italico. Ogni giorno infatti viene proclamata la giustezza del Merito (rispetto alla raccomandazione o all’automatismo dello scatto di carriera) e in modo altrettanto convinto viene proclamata la necessità, ormai vissuta come inderogabile, di valutare l’insegnante per l’efficacia della sua azione educativa.

Sulla Meritocrazia affermo che chi ne parla tanto sembra ignorare:

1- il significato della parola Merito, cioè “Diritto alla stima, alla riconoscenza, alla giusta ricompensa acquisito in virtù delle proprie  capacità, impegno, opere, prestazioni, qualità, valore…”

2- Bisogna che ci sia qualcuno a riconoscerli pubblicamente, questi meriti. In caso contrario è un esercizio autoreferenziale di ipertrofia dell’ego. Insomma non bastano i fans che cliccano mi piace.  

3- Chi ha dei meriti reali o potenziali, forse non desidera affatto esercitare un potere, così come suggerisce “…crazìa”.

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L’orgoglio di essere un insegnante

bentornati

di Luca SOLDI

Sono i giorni dell’orgoglio degli insegnanti. Della ritrovata passione per la formazione. Della presa di coscienza che quanto impegna, ed occupa, i nostri maestri ed i nostri professori, non è il semplice mestiere, la fonte di uno stipendio, da modesto impiegato pubblico. Si, perché quello di cui abbiamo compreso, letto ed ascoltato è tutto fuorché un risveglio che nasce dalla necessità di rivendicazioni economiche.

Quello dei soldi, in busta paga, non è assolutamente il tema del momento. Quello economico è un argomento, è una rivendicazione che probabilmente arriverà in un secondo tempo. Oggi, c’è un’emergenza che sembra causata dal tradimento di quella sinistra che si credeva ancora presente nel PD, ed era considerata da sempre portatrice principale dei valori primari legati alla didattica, all’insegnamento, alla cultura libera da fini particolari.

Oggi, quello che preme trasmettere e portare alla conoscenza del Paese, è l’assunto che le persone curano i nostri figli, non sono dei semplici dispensatori di giudizi. Non sono e non devono essere, i freddi esecutori del “programma didattico”. Così, quello che muove il ritrovato orgoglio del mondo dell’insegnamento è dunque la considerazione che si stia compiendo un’assurda previcaricazione, in nome dell’aziendalizzazione della scuola, della politica, di ogni funzione che deve restare pubblica. Ispirata a valori generali, e non soffocata dal mero calcolo economico.

La scuola non è “profit”.

Un forzatura che ha risvegliato un sentimento che sembrava dimenticato. Allentato dalle frenesie di un mondo che sembrava voler trasformare gli insegnanti in semplici burocrati che timbrato il cartellino e poi assolvono alla corretta “procedura” – standardizzata – di formazione dei giovani affidati a loro.

Va reso così merito [sic!] al premier ed al Ministro Giannini, che con il loro tentativo di azione “riformatrice”, se non altro hanno risvegliato l’animo nobile di un corpo insegnante che si sarebbe voluto prono ai voleri del più cupo dirigismo verticistico.

Ottenendo, peraltro, una reazione decisamente forte ed unitaria come mai era accaduto. In un risultato decisamente opposto a quello che si sarebbe voluto da parte del governo. Il quale ora, tenta maldestramente, un’operazione di comunicazione diversa, confondendo le acque. Cercando soprattutto la strada di non perdere la faccia. Mentre la vera anima della scuola, il corpo (ed il cuore) degli insegnanti, trovano, ritornando alla radice della loro missione, la forza per andare avanti.

Il talento del dolore

amici
di Monica NOBILE

Giorgio, lo chiamerò così, ha tredici anni. E’ stato adottato all’età di quattro anni. E’ in perenne tumulto, fisico ed emotivo. Con la scuola fa fatica. O meglio, gli insegnanti fanno fatica con lui. Disturba, ha improvvisi attacchi di aggressività verso i compagni, interviene a sproposito.
Gli insegnanti, in questi anni, hanno sovente telefonato ai genitori, chiedendo di venire a riprenderselo perché non sapevano come tenerlo.
In quinta elementare tanta era la difficoltà che la famiglia è stata caldamente invitata a ritirarlo da scuola, così Giorgio ha seguito un percorso di educazione parentale e ha fatto gli esami da privatista. Quando è arrabbiato vede rosso, spacca, alza la voce, cerca lo scontro fisico.
Sta meglio con gli adulti, forse perché i coetanei sono spaventati dalle sue modalità irruente e bizzarre.
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Un progetto: scuola oggi. I percorsi della poesia.

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di Vincenzo SODDU

Sono tempi complessi, che privilegiano il calcolo, la valutazione, la programmazione e si dice che gli studenti non amino la poesia a scuola: tranne poche eccezioni, è un fatto.

C’è una poetessa e scrittrice straordinaria, oggi, e si chiama Elena Mearini, ma è difficile da proporre, nonostante i suoi versi siano splendidi, arrivino direttamente all’animo; sulle antologie non c’è e le LIM – le lavagne attive multimediali – non sono state ancora collaudate.

Elena ha scritto un bellissimo racconto in forma di versi su: “Siria. Scatti e parole“, che quest’anno ho scelto come sfrontato libro di testo, un racconto che parla di tre bambini prigionieri di uno scantinato durante uno dei tanti bombardamenti in Siria. Amir, il fratello più grande, esce allo scoperto a cercare l’acqua, ma rimane incantato di fronte al crollo del negozio di falafel di Omar. Ricorda i loro momenti felici in quel luogo, dinanzi ai vassoi colmi di falafel, e allora decide di cercarne almeno uno, superstite, che possa fare la felicità della sorellina, incurante degli spari che gli piovono accanto…

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