E liberiamoci dal male…

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di Luca SOLDI

Con Libera, la battaglia di liberazione continua combattendo contro le illegalità e la corruzione.
Ma anche per il diritto al lavoro. Per un reddito di cittadinanza che restituisca la dignità.

70 anni sono molti per una società che corre frenetica, sempre in avanti, ma che diventa anche ben poca cosa quando andiamo a frugare in quella memoria che è la storia recente di una democrazia ancora incompiuta.

Una democrazia che si trova a confrontarsi con un potere segreto, diffuso ed impalpabile che si aggira in quelle stanze istituzionali che si vorrebbero sempre più arbitrarie, svincolate dai necessari controlli, verifiche e tutele. Fuori controllo da quelli che si considerano i lacci di una Costituzione che qualcuno ritiene ormai superata ma che in realtà propone una visione di Stato ben più “moderna” di quella dei suoi stessi detrattori.
Rendendo così inconciliabile ed incompatibile ogni tentativo di risollevare il destino di una nazione che perde di vista il bene comune della trasparenza e dell’etica del suo popolo.
Confinando l’esposizione di questi valori ad una qualche lezione universitaria.

Così, per riaffermare il diritto a questi principi che si pone, davanti a tutti, la questione di combattere una nuova guerra di liberazione.

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Verso il 25 Aprile. La Resistenza è coalizione sociale

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di Claudia BALDINI

C’è uno slogan che dice ‘Ora e sempre Resistenza‘.
Forse conviene riflettere su questa citazione. Sulla connotazione rivoluzionaria di quel periodo, connotazione che solo in occasione dell’omicidio Moro abbiamo ritrovato viva nelle forze più rappresentative della società.

E la connotazione è davvero grandiosa nella sua complessa semplicità. In che cosa consisteva allora, settanta anni fa, la complessità? Certamente nel dovere misurarsi con un potere politico e militare forte, compatto nel governo e popolare tra la gente. La semplicità del progetto stava nella comprensione che, pur nella diversità delle rispettive opinioni sul modello di società in cui ciascuno si riconosceva, su una cosa tutti convergevano , i combattenti e i politici del CLN: bisognava riportare in Italia libertà e democrazia. La libertà che è condivisione comune e spontanea del rispetto delle leggi, la democrazia che è partecipazione comune ed eguale alla decisione sulle stesse. Principi che da trecento anni non cambiano.

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La disintermediazione e il “capitale sociale”

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di Sil Bi

Il “capitale sociale” è un concetto introdotto in sociologia all’inizio del Novecento dallo statunitense L.J. Hanifan.
Una sua definizione è la seguente: «la somma delle risorse, materiali o meno, che ciascun individuo o gruppo sociale ottiene grazie alla partecipazione a una rete di relazioni interpersonali basate su principi di reciprocità e mutuo riconoscimento».

Il termine “capitale” si riferisce a una “riserva” alla quale l’individuo può attingere; “sociale” indica che esso è basato sulla solidarietà tra i membri di un determinato gruppo o, più in generale, dalla reciprocità entro “reti” di relazioni. Esso genera una “fiducia collettiva” che induce a comportamenti desiderabili (bassa criminalità, tendenza alla solidarietà e alla collaborazione, impegno nel sociale ecc.) e limita anche problemi individuali (isolamento sociale, alcoolismo, depressione, suicidi); pertanto, crea benefici per tutti gli individui coinvolti.

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Ho visto cose che voi umani… (Attenzione. Spoiler)

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di Sil Bi

Digito su Google: “statuto del Partito Democratico”.
Apro un documento del 2010 che è intestato proprio così: “Lo Statuto del Partito Democratico”, con la specifica: “Modificato dall’Assemblea Nazionale del 6 ottobre 2012” (se non sbaglio, fu quella che introdusse la deroga per permettere a Renzi di correre alle primarie di coalizione).
Leggo le prime righe:

2.Il Partito Democratico affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici e di tutti i suoi elettori le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico, l’elezione delle più importanti cariche interne, la scelta delle candidature per le principali cariche istituzionali.

L’indirizzo politico partecipato dalle elettrici e dagli elettori. Separato dall’elezione delle cariche interne: ciò significa che, secondo lo Statuto, la partecipazione degli elettori non è limitata all’elezione delle cariche interne (congressi), giusto?
Andiamo avanti.

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