Siamo perfetti?

alterazioni

di Vincenzo G. PALIOTTI

Ci siamo chiesti molte volte quali sono i difetti degli italiani: a sentire tanti non ne abbiamo.

Quando poi si è messi di fronte all’evidenza, si cercano le giustificazioni che però, invece di migliorare le cose, le peggiorano perché è allora che vengono fuori tutti i difetti, primo fra tutti quello della totale mancanza di autocritica o se volete di ammettere di poter sbagliare. In questi giorni sta venendo fuori il peggio della nostra “razza”, per parafrasare un “totem” della “perfezione”: Salvini. Altro difetto, quindi, tra i tanti.

In questi giorni si discute sul destino dei migranti e qui si potrebbe, e si dovrebbe, scrivere un libro. Oltre alla lunga sequela di luoghi comuni ci sono appunto quelle “giustificazioni” che peggiorano le cose invece che migliorarle e trovare una soluzione. La più comune delle giustificazione è la nostra crisi economica e la disoccupazione, tirate fuori anche nei periodi delle immigrazioni interne: una volta erano i terroni che andavano al nord a togliere il lavoro a quelli del nord e a mangiare il “pane a tradimento”, poi c’è stata un’escalation e l’attenzione si è rivolta ai “clandestini” che arrivano da altri paesi.

Altra giustificazione meschina e falsa che si dà chi è contro l’accoglienza è quella della minaccia alla salute pubblica: pare che questi “clandestini” infatti siamo portatori di varie malattie, ultima delle quali è la scabbia, smentiti pubblicamente e puntualmente poi dagli addetti ai lavori.

Poi c’è quella di volerli aiutare in casa loro destinando aiuti economici ai paesi dai quali scappano ignorando che uno dei motivi principali delle fughe è la guerra. Quella guerra resa possibile dagli “aiuti” che il nostro Paese concede ai “potenti” vendendo loro armi invece che viveri, ma di questo nessuno si sente indignato.

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Iniziamo. Con il coraggio di agire

freedom

Dopo avere aperto il gruppo Proposta di Essere Sinistra, abbiamo avuto numerose adesioni e volontà di partecipazione di cui ci ha colpito la profondità e l’intensità della voglia di contribuire alla rinascita di una nuova sinistra.

Di questa partecipazione pubblichiamo, e continueremo a pubblicare sia sul nostro blog che sulla nostra pagina Facebook  le adesioni, i dubbi, le incertezze, le opinioni e le proposte che ci aiutano a migliorare nel configurare insieme un pensiero (e quindi un’ideologia) ed una prassi concreta dell’essere sinistra nel XXI secolo.

Grazie a tutti per il contributo a questo progetto comune e collettivo.

La Redazione


di Nico Max Weber

Ho sempre creduto in una libertà totale, qualsiasi ne fosse il senso in cui la vogliamo rappresentare, ma sempre nel rispetto delle libertà altrui. Quando si parla di Libertà si parla di scelta, quella scelta che tutti pensano di agire nel rispetto delle proprie opinioni e convinzioni.

Scegliere, significa prendere delle decisioni ma anche farci carico delle responsabilità che conseguono alle decisioni prese.

Ebbene, se mi guardo intorno non posso non aver paura del menefreghismo e del lassismo come conseguenza del senso di rassegnazione imperante nella massa, i dati dell’astensionismo ne sono una prova.

Come è possibile non percepire quel senso di sfiducia dilagante e che rende difficile se non impraticabile qualsiasi voglia di riscatto o qualsiasi proposta di un progetto di rinnovamento da parte del cittadino, la Politica intesa come potere ha creato danni enormi e non da ora, ha avvelenato tutti i pozzi dove restava quel goccio di acqua chiamata “fiducia”, quella fiducia che ha lasciato il posto alla sopportazione per poter riuscire a “campare”.

Chi avrebbe il coraggio, la forza, la tenacia di mettersi di nuovo in gioco, quando chi dovrebbe farlo non riesce nemmeno a dare una vita dignitosa alla propria famiglia, in più colpevolizzandosi? Ed è questo il bello [sic!] di questa finta democrazia che prima ti mette in ginocchio con le scelte scellerate, poi riesce a farti credere che è tua la colpa della situazione in cui ti trovi: davvero non c’è limite alla spudoratezza della Politica.

Aveva ragione Tito Livio quando diceva che le decisioni sono le situazioni ad imporle agli uomini, piuttosto che gli uomini alle situazioni. Sfido chiunque di voi a prendere decisioni senza essere condizionati dalla situazione di degrado economico e culturale in cui sopravviviamo, non è possibile farlo e questa la politica lo sa bene.

Avete quindi ragione ad iniziare un nuovo percorso fuori dalle logiche partitiche e di interesse personale: i cittadini hanno bisogno di aprire gli occhi e guardare la realtà in faccia e non vivere una realtà apparente basata sulla speranza (come insegna la chiesa cattolica) di realizzare qualcosa che non avverrà mai, questo senza cambiare il sistema di Potere.

Sappiate che il percorso che si andrà ad intraprendere sarà lungo, perché le ferite (disillusioni) sono profonde, ricreare il senso di fiducia nella politica e nelle istituzioni sarà quasi impossibile, occorre avere tenacia, forza e volontà, doti che non mancheranno di certo a persone come me che hanno iniziato a “disobbedire” manifestando nelle piazze, alle fine degli anni settanta.

Occorrono persone disposte a mettersi di nuovo in gioco per il bene degli altri, fra cui i propri figli, far capire a questi ultimi che esiste un nuovo modo di concepire la politica, quella politica che dovrebbe risolvere i problemi dei cittadini in difficoltà tramite la solidarietà e non quella che pensa esclusivamente a mantenere in vita se stessa per prendere ordini dai superiori Poteri sovranazionali.

In tutto questo non esiste il determinismo di Spinoza o Kant raccolto poi dalla Chiesa cattolica a fortificazione del proprio Dogma, per cui tutto accade perché deve accadere per volere dell’Assoluto. Al contrario, le cose accadono quando si ha il coraggio di agire per i propri pensieri e le proprie idee.

Un grande in bocca al lupo per questo nuovo progetto e un abbraccio a tutti voi.
Ciao.

La ferita del mare

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di Ivana FABRIS

Ci sono viaggi che intraprendiamo con entusiasmo per la voglia di andare ‘al di là del mare’ a scoprire nuove terre e nuovi mondi, a scoprire nuove culture, per riempirci gli occhi e la mente di nuove esperienze.
Ci sono viaggi che, invece, nemmeno ci sfiorano i pensieri, che non faremmo mai.

Sono i viaggi ‘della speranza’ in cui, per tutta un’Umanità dolente, i nuovi mondi rappresentano la possibilità di sfamarsi, di trovare una casa per ripararsi e far crescere i propri figli lontani dalle atrocità delle guerre, quelli in cui le nuove terre assumono il significato di maggiori possibilità di sopravvivenza.

Ma non c’è essere umano che salga su quelle imbarcazioni senza sapere che stia per solcare immense mareggiate di dolore.

Un dolore assoluto, universale, quello che il Mediterraneo racconta con l’urlo che sale dalle sue profondità in cui sono sepolti migliaia di cadaveri.
Poche ore fa un’altra immane tragedia di cui il mare custodirà il ricordo, serberà il dolore per centinaia di vite spezzate.
Poche ore fa, quell’urlo ha squarciato nuovamente il silenzio, nel silenzio delle coscienze di tanti, troppi italiani.
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Tutti uguali

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di Andrea NOBILE


L’indice del degrado della rappresentanza in Italia sta tutto in questa frase priva di ogni valore, ma recitata come un mantra dalle persone che poi si affidano a quel qualcuno che è più uguale degli altri, al leader, all’uomo della provvidenza che con un colpo di bacchetta magica crea un milione di posti di lavoro, abolisce l’ICI o mette 80 euro in busta paga agli italioti che lo applaudono.
Tutti uguali è quel motto di disapprovazione che sistematicamente chiude la bocca a chi ha qualcosa di diverso da dire, qualcosa di migliore da proporre, qualcosa di più onesto da fare…Tutti uguali, e lo sono a prescindere.
Ci siamo cascati tutti come dei somari, anestetizzati dai media che ci hanno messi seduti a cuccia, ad abbaiare innocui intanto che ci svaligiano la casa. E a forza di dire che sono tutti uguali abbiamo lasciato libertà di azione in mano agli assassini dei diritti del lavoro, delle libertà democratiche, del diritto di essere rappresentati.
Diritto fondamentale e fondante in una democrazia, diritto calpestato e deriso in un paese al terzo governo di non eletti e che sta massacrando quanto conquistato quando non erano “tutti uguali”, quando la politica non era una cosa sporca, quando l’appartenenza era un valore culturale e non roba da ultras.
Tutti uguali e ciò che importa alla “ggente” è solo il loro costo o il loro numero, e allora avanti con le riforme costituzionali. Riforme scritte da un sindaco arrivista ed un pregiudicato, al di fuori del parlamento ormai esautorato e svuotato di ogni valore decisionale. Perché oggi, che sono tutti uguali, riscrivere la Costituzione è un must, fa figo.
Denis Verdini VS Pietro Calamandrei, roba da far venire il vomito, ma anche roba che assomiglia ai programmi di Licio Gelli, roba che sta arrivando a passi lunghi e ben distesi, tra l’indifferenza e le analisi estemporanee di chi trova la Carta “datata e inadeguata”, senza magari averci nemmeno dato una lettura veloce.
Calamandrei così esortava i giovani: “Dietro ogni articolo della Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta.”
Chi la vuol riscrivere oggi, oltre a frodare il fisco esorta i giovani a partecipare ai reality e ad evadere le tasse, magari a respingere gli immigrati…Ma sono tutti uguali…Sono tutti uguali, a Brunetta e Sacconi, o peggio ancora, a Razzi e Scilipoti?
Come sperare in un paese migliore continuando a ripetere che son tutti uguali? Perché se qualcuno canta fuori dal coro viene aggredito apparentandolo alle schifezze di questo o quel partito?
Privi di capacità critica e di analisi ci mordiamo tra simili. “Sono tutti uguali”.
Non ci sto proprio, non mi sento uguale a nessuno, non sono tutti uguali, non siamo tutti uguali. Uguali a quella roba lì, quella feccia che fa ombra al tanto di buono che c’è?
O riprendiamo possesso dei nostri neuroni oppure saremo definitivamente travolti. Un popolo lobotomizzato e senza memoria incapace di scegliersi una classe dirigente diversa.

 

(immagine dal web)