Matrimonio all’italiana, bollito di famiglia naturale con contorno di unioni infedeli

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di Ivana FABRIS

Tolto l’obbligo di fedeltà all’unione civile perchè nessuno si confonda scambiandola per matrimonio naturale, punto di partenza dell’italica sacra famiglia naturale.
Bisogna riconoscere che questo è un governo profondamente attento alle tematiche ecologiste.
Dove c’è natura, c’è la Trimurti Renzi-Alfano-Verdini. Ed hanno un senso dell’umorismo mai visto prima.

Quindi, invece di togliere l’obbligo di fedeltà nel matrimonio, come sarebbe giusto per un paese che vuole definirsi evoluto e maturo, si toglie alle unioni civili.
Davvero, queste scelte scatenano un’ilarità incontenibile perchè se non sono paradossali sono proprio solo grottesche.

Il bello è che, secondo chi ci governa, così facendo la famiglia è protetta. E’ il festival della farsa, altro che Sanremo.
Trionfa l’amore, come ha dichiarato Renzi e siamo tutti felici dell’happy-end.
Perchè la cosa disperante è che c’è pure chi ci crede.

Eh sì, perchè le unioni omosessuali, l’adozione omogenitoriale sono contronatura e pertanto minacciano la naturalità della famiglia.
Quindi la famiglia è salva, la famiglia naturale è salva (poco importa se proprio questo concetto è contronatura, considerato che la famiglia così come la conosciamo è un’istanza sociale, determinata da modelli e bisogni sociali, NON naturali), con tutta l’ipocrisia che è contenuta nel modo di essere famiglia in Italia. Continua a leggere

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Quelle insospettabili violenze

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di Ivana FABRIS

In questa giornata vorrei fermarmi a riflettere su come ci focalizziamo sempre e solo sulla violenza fisica, contro le donne, ma in realtà è della violenza che si annida nelle pieghe del perbenismo, del conformismo, del moralismo di un certo pensiero borghese che ci dovremmo occupare e preoccupare maggiormente.

Perchè spesso il sessismo e la discriminazione, ma anche le patologie peggiori, nascono e si nutrono avidamente proprio da questi modelli sociali.

In generale ognuno pensa di volere che le donne italiane e non, si emancipino definitivamente e vedano riconosciuti i loro diritti che, ci tengo a ribadirlo, non sono di genere, ma sono UMANI.
Ma nei fatti, poi, non è così.

Praticamente tutti cadiamo in piccole o grandi trappole comunicative, in modelli preconfezionati dalla cultura patriarcale che ancora ammorba la nostra società e che, come un veleno, si insinua nelle nostre vene sin da piccoli anche a causa di un’educazione in cui l’idea della donna è ancora legata a doppio filo ad un’icona cattolico-moralista che la vede comunque in una posizione di subalternità rispetto all’uomo.

Proviamo solo a pensare che nell’immaginario collettivo, per esempio, una donna che nella sua vita sceglie di non diventare madre o di sposarsi (sì, anche quello, specialmente nella provincia italiana che costituisce una larga fetta del tessuto sociale del paese) viene vista come qualcuna che ha negato se stessa, una donna incompleta, una che ha “ripiegato” e che usa l’alibi della scelta consapevole, secondo la vulgata, e che alla fine viene considerata, a tutt’oggi, come una donna che ha una “marcia in meno” rispetto a tante altre che invece hanno scelto di avere figli.

Oppure soffermiamoci sull’insulto: verso le donne, anche da parte di altre donne, la prima parola che viene pronunciata spesso è “puttana”.
Inezia? No, semmai indicatore di come venga percepita la donna: corpo sessuato, moralmente esposto a continuo giudizio e a prescindere dal motivo per cui viene giudicata.

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Il Programma del Movimento Essere Sinistra

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[documento 003/2015/P]

IL PROGRAMMA del MovES

POLITICHE ECONOMICHE E DIRITTO AL LAVORO

 

1) ISTITUZIONE DI UN FONDO PER LA PIENA OCCUPAZIONE

a garanzia di un Programma Permanente per il Salario Sociale a favore di tutti i disoccupati involontari per restituire dignità e sopravvivenza a tutti coloro che sono stati lasciati ai margini del vivere sociale.

L’Obiettivo della piena occupazione andrà sostenuto anche attraverso una legge per la riduzione dell’orario settimanale di lavoro a parità di retribuzione.

2) CONGELAMENTO immediato dei fondi previsti per il FISCAL COMPACT, recesso dal medesimo trattato (Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance dell’Unione Europea del 2012) ed erogazione della spesa prevista a copertura del fondo per la piena occupazione, per l’adeguamento delle pensioni minime e per la riduzione del cuneo fiscale. Recesso dal MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) e richiesta di restituzione dei fondi già versati per un valore di oltre 14 miliardi di euro.

3) RIPRISTINO E AMPLIAMENTO DELLO STATUTO DEI LAVORATORI e del diritto alla libera rappresentanza sindacale contemporaneamente all’abrogazione dei contratti atipici a partire da quelli a tempo determinato, quando non giustificati dalla discontinuità del ciclo produttivo.

4) Avvio di un processo di RIPRISTINO DELLA MONETA STATALE contestualmente a un percorso programmato di uscita dall’Eurozona, dai diktat della Troika e dal sistema del debito sovrano gestito dalle banche private. È auspicabile favorire un’uscita consensuale e negoziata da organizzare preferibilmente insieme ad altri paesi dell’Eurozona ponderata sulla condivisione di un piano comune.

Tale processo, considerato in ogni caso necessario e irreversibile, si fonderà sia sulla ricerca di una collaborazione con le autorità della UE, sia sulla ricerca di una convergenza con le forze politiche anti austerity degli altri Paesi europei.

Saranno individuati e valutati tutti gli strumenti politici necessari per una transizione coordinata da un sistema monetario all’altro, compresa la possibilità dell’istituzione di una moneta complementare da affiancare all’euro durante il processo di avvio al ripristino della moneta statale, per consentire il finanziamento di politiche interne di ripresa economica e di ristrutturazione delle politiche sociali.

5) Ricostituzione di una BANCA CENTRALE PUBBLICA, non indipendente ma al servizio dello Stato e della collettività. Introduzione della separazione tra banche commerciali e banche d’investimento le cui attività andranno sottoposte a un rigido controllo da parte dello Stato.

6) SVILUPPO DI POLITICHE ECONOMICHE A TUTELA E SOSTEGNO di Agricoltura, Commercio, Artigianato, Libere Professioni, Piccola-Media Impresa e Cooperazione con sgravi fiscali e incentivi per la piccola e media impresa con particolare attenzione soprattutto nel settore del turismo; modifica della normativa per l’accesso alle libere professioni e valorizzazione dell’artigianato.

 

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Finché morte non vi separi

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di Ivana FABRIS

Vorrei una sinistra unita, chi più di me?
Ma unita che significa?
Per me, che ci sia un programma condiviso e che scardini quello che ci ha portati a questo stato di cose, quello che ha distrutto la sinistra in Italia.

Chiaro, ognuno ha la sua idea in proposito, ma curare la malattia con ciò che l’ha generata è a dir poco folle, perchè quantomeno ci vorrebbero dosi omeopatiche che stimolassero la capacità dell’organismo a reagire e non è questo il caso.
Qui, invece, si fa mucchio, si va all’ammasso per fare numeri. Numeri elettorali, naturalmente, e quindi la malattia si rafforza.

In primavera si vota in parecchie città, non ultima Milano e serve unirsi, dicono e diciamo tutti, peccato che non si voglia unirsi per fare della buona politica di sinistra, ma no, che, scherziamo?

Serve unirsi per sconfiggere i candidati della destra, ci dicono, infatti tanto per cambiare il nemico è alla porta (un altro) e quindi olè, tutti a combattere contro invece di pensare a costruire una politica che sia di sinistra davvero, unica vera arma contro la destra.

Mah, è davvero questa l’unità che volete?
Compagni io vi capisco ma dico anche di fare attenzione perchè siamo nel guado: per me o si comprende quale sia la verità storica oggi e cosa serva fare, o si fa il gioco di chi si garantisce e si vuole garantire rendite di posizione o piccoli e grandi poteri personali che però non sono il bene del paese, eh?

Ma ieri, al Teatro Quirino, pensate realmente che chi era presente, tra i vari nomi famosi, avesse in animo e a cuore i 15.000.000 (QUINDICI MILIONI) di poveri esistenti in Italia?

Se lo pensate, vi chiedo cortesemente di argomentare nel merito e se mi convincerete, vi sarò eternamente grata.

E vi sarò eternamente grata anche se riuscirete a convincermi che tutto quello andato in scena ieri, non sia solo marketing politico.

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…tu invece splendi

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di Ivana Fabris

Pier Paolo Pasolini è sempre stato una presenza importante nella mia vita.
Come ho già scritto in questo blog, ebbi modo, da ragazzina, di vivere in diretta il dolore della sua morte e, attraverso mio padre, anche di recepire un insegnamento che ha determinato la mia vita in modo inequivocabile: quello dell’avere il coraggio della verità.

Ma oggi non voglio parlare soprattutto di ciò che sia stato Pasolini come intellettuale marxista e finissimo pensatore, bensì vorrei parlare di lui come persona per quello che posso aver intuito attraverso le sue parole ma anche attraverso le sue espressioni, i suoi sguardi, i suoi sorrisi.
Era un essere umano incredibile ma viene troppo spesso definito visionario e anche profeta, concetti che non condivido affatto perchè ritengo che avere capacità di visione e di elaborazione, avere coraggio di vivere sino in fondo la tristezza che la consapevolezza lucida e persino aspra restituisce a chi ha la forza di guardare oltre ogni steccato, non rappresenti l’essere profeti ma semplicemente esseri viventi dotati sì, di grande intelligenza ma soprattutto di sensibilità.

Non mi riferisco a quel sentimento che spesso viene interpretato come una dominante femminile persino un po’ castrante, bensì a quella capacità di leggere ogni minimissimo aspetto della realtà, quella sorta di qualità che si affina nel tempo grazie all’intelligenza e grazie al saper amare ogni aspetto e forma della vita che ci circonda e ci appartiene. Ma soprattutto al saper elaborare ogni genere di vissuto, al saper essere sempre curiosi e attenti, al sapersi mettere in ascolto e in comunicazione attiva con tutto ciò che sta dentro e attorno a noi, al sapersi mettere in discussione e in relazione con quanto gravita nella nostra esistenza. Continua a leggere

Io sono il segretario dio tuo. Non avrai altro leader al di fuori di me

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di Franz ALTOMARE

[Documento politico 002-c/2015/A]

Abbiamo pubblicato due documenti come Movimento Essere Sinistra in cui si critica la scelta politica di Nichi Vendola approvata dall’Assemblea nazionale di SEL e dal quale prendiamo nettamente le distanze per le ragioni che abbiamo argomentato in maniera, a nostro avviso, sobria e ragionata.

Avere declinato l’invito di SEL a condividere un percorso unitario insieme al PD, benché con alleanze a macchia di leopardo per il governo nelle amministrazioni locali, ci ha attirato critiche garbate ma pur sempre severe e ingiuste di settarismo ed estremismo.

Per chi non li avesse ancora letti ed è interessato a farlo, i documenti in forma di articoli sono sul nostro blog ai seguenti indirizzi:

L’unità a sinistra secondo SEL

Sinistra dei bisogni e sinistra di governo. Con il PD

Nel merito dell’opportunismo vendoliano ci siamo già entrati quindi, e consigliamo di leggere gli articoli succitati per comprendere come la linea politica del MovES non prevede affatto di restare ghettizzati in un recinto di saggezza politica improbabile e di eterna opposizione: tutt’altro.

Il MovES intende competere per strappare spazi politici istituzionali a forze regressive e neoliberiste che stanno attuando la più stringente e assoluta tirannia possibile, quella mascherata da democrazia, e intendiamo farlo non come micro realtà politica, elitaria o autoreferenziale, ma impegnandoci per costruire percorsi unitari con altri soggetti della sinistra sulla base inequivocabile di obiettivi certi e condivisi e all’interno di una linea politica di autentica alternativa al presente sistema di dominio sulle classi lavoratrici sfruttate, disoccupate e precarie.

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Manifesto del Movimento Essere Sinistra – Seconda parte

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[La prima parte del Manifesto del Movimento Essere Sinistra è stata pubblicata qui]

[documento 001-b/2015/P]

ESSERE SINISTRA É UN MOVIMENTO ANTIFASCISTA E LIBERTARIO

Essere Sinistra si riconosce nei valori della Resistenza Partigiana e della lotta antifascista.

Ci consideriamo naturali eredi e continuatori di quello spirito autenticamente democratico e di quella lotta che oggi intendiamo riprendere per portare a compimento, poiché tale lotta non può considerarsi conclusa finché oltre il fascismo imposto con la repressione e la violenza delle armi, non sarà sconfitto anche il fascismo neoliberista che opprime i popoli con la violenza dei mercati globali esercitata tramite il ricatto finanziario legittimato dalle istituzioni democratiche ad esso asservite.

Allo stesso modo intendiamo portare a compimento gli intenti espressi nella Costituzione del 1948 cui ci ispiriamo per valorizzare il sacrificio e il sangue versato da chi ha lottato per la libertà e la giustizia nel nostro Paese.

La Costituzione della Repubblica Italiana è stata frutto di un inevitabile compromesso tra capitale e lavoro, compromesso che rifletteva i reali rapporti politici di forza in Italia alla fine del conflitto mondiale. Tali rapporti di forza, in parte legittimavano le pressioni delle nazioni allora vincitrici che ancora oggi esercitano una pesante egemonia e condizionamento sulla storia del nostro Paese.
La Costituzione, minacciata nel suo intimo da continue riforme regressive e liberiste, vaga oggi come uno spirito in cerca di incarnazione e al quale intendiamo dare corpo con modifiche e vincoli che la rendano attuativa soprattutto nel dettato in cui si richiama il diritto al lavoro e alle garanzie sociali.

Essere Sinistra è un Movimento Libertario e in quanto tale respinge e combatte con forza ogni sorta di fascismo politico, economico e culturale e ogni forma palese od occulta di autoritarismo e di violenza statuale ponendo al centro il valore assoluto dell’essere umano e il diritto alla sua libera determinazione contro ogni forma di violenza e limitazione derivanti da pregiudizi razziali, discriminazioni etniche, pretese identitarie di carattere religioso o nazionalistico, omofobia, sessismo.

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La sinistra che non c’è

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di Ivana FABRIS

Dice: “La sinistra oggi per vincere deve unirsi”.
Perfetto. Ma qualcuno, di grazia, vuole dirci SU COSA?

In queste ore molti si stupiscono che questa nuova sinistra di cui parlano Fassina, Civati e Fratoianni, si divida proprio mentre nasce.
Io, invece, no.
Non mi stupisco perchè non sanno cosa vogliono diventare da grandi, perchè sono più preoccupati delle posizioni da assumere per le elezioni comunali che del Paese.

La loro preoccupazione più pressante, oggi, è quale comitato elettorale diventare, se stare col PD a fasi alterne o non starci o, questa è la vera chicca, che futuro nome dare a quella che dovrebbe essere una sinistra di governo (!), che quasi mi viene da ridere.

Nel dire no al PD, Pippo Civati dimostra se non altro di avere le idee chiare ma il fatto di averle, giustamente lo porta a smarcarsi.

E intanto che loro se la cantano e se la suonano su varie leadership o sulle convenienze elettorali, rimane, persiste e cresce la gravità dei fatti.

Il paese sprofonda ogni giorno di più in una crisi nera, il sistema democratico è sotto un attacco pesantissimo (mai visto prima dal dopoguerra ad oggi), il 30% delle famiglie italiane (secondo gli ultimi dati) sono alla soglia della povertà, il che significa NON AVERE da mangiare, la disoccupazione è a livelli spaventosi e, dulcis in fundo, stiamo entrando in un nuova guerra per onorare il nostro ruolo di servi degli americani, invece di usare quel denaro per finanziare la sanità e il welfare per evitare la macelleria sociale che presto vedremo e vivremo.

Ecco, davanti a questo scenario, non sarebbe il caso di darsi una svegliata, di mettere al bando le questioni di lana caprina, di DIMENTICARSI di QUALUNQUE TORNATA ELETTORALE e scrivere invece un PROGRAMMA sui temi che accomunano la sinistra in nome di tutti quegli italiani che la crisi la stanno pagando e soffrendo amaramente?

Ma quando scrivete di sinistra, cari leader, quando parlate coi cittadini che non ce la fanno più, un po’ di vergogna proprio non la provate, eh?

 


 

Una sinistra non c’è ma un’altra, invece, si sta organizzando e ci sarà.

È una sinistra propositiva e costruttiva, che guarda al domani, forte delle sue idee e delle sue proposte, ed è quella che leggete nelle parole del suo Manifesto.

 

Manifesto del Movimento Essere Sinistra – Prima parte

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dal Movimento Essere Sinistra

 

[documento 001-a/2015/P]


 

PRESENTAZIONE

 

Spesso ci sentiamo dire che i manifesti e i programmi, a leggerli, sono tutti belli e pieni di buone intenzioni, ma oltre questo non riescono ad andare e restano strumenti inutili per l’azione politica.

 

É vero, ma quello che ci capita spesso di leggere sono solo delle dichiarazioni d’intenti, vaghe e ben lontane dall’offrire soluzioni comprensibili e praticabili.

 

Il Manifesto che si propone qui non è una mera dichiarazione d’intenti ma una fonte di riflessione sulla crisi del capitalismo nella sua fase più crudele, quella del neoliberismo.

 

Il neoliberismo altro non è che la fase in cui il capitalismo assume una nuova identità, quella finanziaria globale, per continuare ad opprimere e sfruttare soprattutto attraverso il sistema del debito.

 

Quella fase in cui riduce la partecipazione dei cittadini alle scelte riguardanti un Paese, ad una mera operazione di facciata esattamente come accaduto in Grecia.

Quella fase in cui esautora la democrazia per meglio imporre la sua volontà di dominio.

 

Questo Manifesto è la dichiarazione di un posizionamento politico nell’area della sinistra e la giustificazione teorica dell’azione politica del programma che stiamo elaborando, a partire dall’individuazione degli stretti spazi di manovra democratica sopravvissuti alla crisi e alla destrutturazione del sistema di rappresentanza.

 

C’è la volontà di cogliere i limiti del capitalismo e le contraddizioni che esso produce ma anche i margini di manovra, per quanto ridotti, nell’ambito delle istituzioni liberaldemocratiche che hanno ceduto la propria sovranità a enti sovranazionali progettati a garanzia del profitto e dell’interesse privato.

 

Questa azione politica, per avere una speranza di successo, per evolvere dalla protesta verso la proposta, non dovrà svolgersi esclusivamente nei palazzi del potere ma dovrà necessariamente essere praticata attraverso la mobilitazione pacifica e democratica dei lavoratori e dei disoccupati e coordinarsi con le libere associazioni di cittadini e con le rappresentanze sindacali che non intendono abdicare alla tirannia neoliberista.

 

L’intesa e il coordinamento con formazioni politiche della sinistra alternativa di altri paesi europei, non è solo auspicabile ma necessaria per rafforzare il consenso e dare intensità alla lotta politica oltre gli orizzonti nazionali dove oggi, prevalentemente, si svolge.

 

La critica del capitalismo è storica, specifica e mai generica, lontana dalle posizioni opportunistiche tanto in voga oggi in cui ci si affretta a dichiarare di non essere né di destra né di sinistra, perché il corollario di questa definizione è essere di centro, o peggio di centro sinistra, formula che smaschera il miglior contenitore a suprema garanzia delle politiche conservatrici della destra per il mantenimento di privilegi di classe nell’azzeramento della dialettica politica.

 

La nostra specificità è quella di voler organizzare un soggetto politico che si faccia partecipe e promotore di una unione dei lavoratori tutti, dei disoccupati, dei pensionati e di tutti coloro che pur partecipando con il proprio lavoro e con il proprio sacrificio alla ricchezza di un sistema riservato a pochi, non ne godono i frutti perché la sperequazione e la disuguaglianza non consentono una giusta redistribuzione delle ricchezze prodotte.

Una sinistra non solo di gestione quindi, ma di ideali e di trasformazione.

 

MANIFESTO DEL MOVIMENTO ESSERE SINISTRA

ESSERE SINISTRA è un movimento politico autonomo della sinistra popolare e democratica.

Nasce in rete con l’intento di contribuire al dibattito attraverso l’approfondimento dei principali temi politici nazionali e internazionali affinché il confronto a sinistra possa produrre una visione politica libera che sia il presupposto di un’azione politica comune e condivisa, volta a ristabilire la giustizia e l’equità sociale.

Lo scopo è quello di costituirsi come SOGGETTO COLLETTIVO attorno ad una visione politica condivisa e partecipata, in un programma di obiettivi chiari e realizzabili, attraverso un metodo autenticamente democratico all’interno dell’organizzazione, affinché la volontà maggioritaria della base coincida sempre con le iniziative politiche effettivamente promosse e praticate a tutti i livelli, fuori e dentro le istituzioni, sui territori come a livello nazionale e internazionale.

Il fallimento delle politiche socialdemocratiche in Europa e in Italia, la definitiva mutazione dei partiti della sinistra storica istituzionale e la loro acquiescenza alle politiche del capitalismo globalizzato e neoliberista, hanno sancito un vuoto di rappresentanza per le classi lavoratrici, precarie e disoccupate.

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Basta!

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di Ivana FABRIS

Non riesco a non pensare a lui.
Non faccio che chiedermi se avrà sofferto, se si sarà reso conto, se avrà avuto paura.
Sì, parlo di Aylan, la cui immagine ha devastato tutti quelli che ancora provano una morsa dentro ogni volta che pensano alla disperazione del popolo siriano come a quella del popolo palestinese e a quella di ogni popolo che soffre una guerra che non ha voluto.

La guerra…non possiamo nemmeno pensarci senza provare angoscia, se non addirittura terrore.
Eppure siamo al sicuro, ci sentiamo fortunati ma il più delle volte non comprendiamo che non si possa volgere altrove lo sguardo e tirare un sospiro di sollievo solo perchè non ci investe direttamente il fatto che, in paesi lontani, vite umane si spezzano come fossero matite di carta che qualcuno accartoccia con ferocia tra le dita.

Abbiamo paura di renderci conto che nessuno è salvo, che nessuno si salva da solo.
Qualcuno si illude che sia così, qualcun altro addirittura gioisce di queste morti e su questi non entro nel merito, non sono neanche degni di avere la mia rabbia, posso solo compiangere la loro sconfitta, il loro assoluto fallimento come esseri umani.

No, a me importa riflettere su chi, tra noi, ancora prova dolore per quei bambini morti ma poi recita una parte, poi finge con se stesso che tanto non gli sta succedendo in prima persona, che tanto non può nulla contro tutto questo orrore.
Non siamo mostri e quelle immagini e quelle informazioni comunque dentro lavorano e la coscienza, la civiltà che diciamo di aver acquisito insieme a quel po’ di sensibilità e di empatia che ancora residuano, ci portano inevitabilmente a sentirci colpevoli.
Non di rimanere vivi, non di essere fortunati a non vivere in paesi che vedono fame, miseria, dolore e morte.
Ci sentiamo colpevoli di non reagire.

In giro per la rete si legge un po’ ovunque un moto di dolore collettivo per l’immagine del corpicino di Aylan riverso sull’arenile.
Sembrerebbe dormire come tutti i bambini della sua età, a pancia in giù, sereno.
Ma basta un attimo e gli occhi corrono all’acqua che lambisce il suo corpo e alla sabbia bagnata che sporca il suo faccino.
Ed è a quel punto che l’orrore allaga la mente.
Un orrore senza confini che in un attimo si tramuta in dolore, in una sorda disperazione.

Ed è a quel punto che il senso di impotenza si fa spazio, perchè è a quel punto che ognuno di noi, capisce che non abbiamo la capacità di raccogliere tutto il dolore collettivo e per farne uno strumento che possa gridare un BASTA! da ogni paese del mondo.

Così, il vuoto si appalesa nella mente.
Un istante di vuoto in cui molti sentono di avere il dovere di gridare quella semplice parola e la gridano, ma non contro quei governi che stanno provocando le migrazioni di questi popoli ormai alla disperazione assoluta, non contro chi foraggia l’ISIS, non contro chi genera morte a danno di un’umanità fatta di migliaia e migliaia di bimbi come Aylan.
Non la gridano contro l’ONU che si prende tutto il tempo che le comoda per porre fine ad un genocidio, non contro la UE che non solo finge che il problema non la riguardi ma che addirittura attraverso alcuni dei suoi paesi appartenenti, fa affari con i signori della guerra vendendo loro armi e soprattutto non lo gridano contro il capitalismo che col suo imperialismo sta trascinando milioni di innocenti verso una fine atroce.
No. La gridano, invece, contro chi mostra la foto di Aylan.

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