La Primavera di Atene – 1. Uno spettro si aggira per l’Europa. Lo spettro della democrazia

fetedelarose

[Abbiamo tradotto integralmente il discorso di Yanis Varoufakis alla Festa della Rosa di Frangy-en-Bresse. E ve lo presentiamo diviso nelle sue varie parti.

E’ un documento straordinario per comprendere il colpo di Stato antidemocratico che l’Eurogruppo ha perpetrato nei confronti della Grecia, la condizione di protettorato politico ed economico in cui versa la Grecia oggi e colpirà chiunque si opporrà ai diktat relativi all’austerità dei Signori dell’Euro. E’ una guerra contro la democrazia. E la stiamo perdendo]

___________________________

Lasciate che vi dica perché sono qui con le parole che ho preso in prestito da un famoso vecchio manifesto. Sono qui perché:

Uno spettro si aggira per l’Europa – lo spettro della democrazia.

Tutte le potenze della vecchia Europa si sono riunite in una santa alleanza per esorcizzare questo spettro: i banchieri sponsorizzati dallo stato e l’Eurogruppo, la troika e il dottor Schäuble, gli eredi spagnoli del lascito politico di Francisco Franco e la leadership dell’ SPD di Berlino, i governi baltici che hanno sottoposto le loro popolazioni a una terribile e non necessaria recessione e la risorta oligarchia della Grecia.

Io sono qui di fronte a voi, perché una piccola nazione ha scelto di opporsi a questa santa alleanza. Per guardarli negli occhi e dire: “La nostra libertà non è in vendita“. La nostra dignità non è all’asta. Se noi abbandonassimo la libertà e la dignità, come ci chiedete di fare, l’Europa perderà la sua integrità e perderà la sua anima.

Io sono qui di fronte a voi, perché nulla di buono succede in Europa, se non parte dalla Francia.

Io sono qui di fronte a voi, perché la Primavera di Atene che ha unito i Greci e ci ha ridato

• il loro sorriso

• il loro coraggio

• la loro libertà dalla paura

• la forza di dire NO all’irrazionalità

• NO alla mancanza di libertà

• NO a una sottomissione che, alla fine, non beneficia anche l’Europa dei forti e dei potenti,

quella magnifica Primavera di Atene, culminata in un 62% che afferma un maestoso NO all’irrazionalità e alla misantropia, la nostra Primavera di Atene, possa essere anche l’occasione per una primavera di Parigi, di Frangy, di Berlino, di Madrid, di Dublino, di Helsinki, di Bratislava, una primavera di Vienna.

Sono qui perché la nostra Primavera di Atene è stata schiacciata, proprio come la Primavera di Praga prima di essa. Naturalmente non è stato schiacciata con i carri armati. E’ stato schiacciata con le banche. Come disse una volta Berthold Brecht: “Perché inviare assassini quando possiamo impiegare gli ufficiali giudiziari?”.

Perché organizzare un colpo di stato quando è possibile inviare a un governo appena eletto il presidente dell’Eurogruppo per raccontare al nuovo ministro delle Finanze, tre giorni dopo il suo insediamento, che si trova di fronte una scelta: il programma di austerità preesistente, che ha portato alla Grande Depressione del suo paese, o la chiusura delle banche della nazione? Perché mandare truppe nel Paese quando si possono avere visite della Troika mensili con l’esplicito  scopo della presa in consegna di ogni ramo del governo e la scrittura di ogni atto legislativo di una nazione?

Le elezioni non possono cambiare nulla

Quando nel mio primo incontro dell’Eurogruppo, a febbraio, ho suggerito ai ministri delle Finanze un compromesso tra l’attuale programma di austerità della troika e il nostro programma di riforme del governo appena eletto, Michel Sapin ha preso la parola d’accordo con me – per discutere in modo eloquente a favore di un terreno comune tra il passato e il futuro, tra il programma della Troika e il programma elettorale del nostro nuovo governo che il popolo greco aveva appena approvato.

Il Ministro delle Finanze tedesco intervenne subito: “Le elezioni non possono cambiare nulla”, ha detto. “Se ogni volta che c’è un’elezione cambiano le regole, la zona euro non può funzionare.”

Continua a leggere

Yanis Varoufakis: la democrazia greca si è dissolta, a tutti gli effetti abbiamo subito un colpo di stato

varoufakisradio

[Intervista a Yanis Varoufakis rilasciata alla trasmissione El Búho, diretta da Mariano Alonso Freire su Radio 4G. Traduzione di Gianni Fabbris]

Nella sua prima intervista radiofonica ai media spagnoli, il controverso economista greco, prestigioso professore negli Stati Uniti, saggista, e per un breve periodo, ministro delle finanze Yanis Varoufakis non delude. Senza mezzi termini, il parlamentare di SYRIZA  parla dopo il suo breve ma intenso passaggio da Ministro delle Finanze greco, del suo ritiro dal gabinetto guidato da Alexis Tsipras e descrive in un linguaggio semplice le ragioni delle sue dimissioni e del perché non può funzionare il sistema “piramidale” del debito greco che la Troika insiste a voler applicare sotto l’eufemismo di “salvataggio”.

Varoufakis si addentra nei reali motivi della crisi dell’euro e li espone sia a Wolfgang Schäuble che a Luis de Guindos [Ministro delle Finanze spagnolo ndt] e sembra che voglia dare un consiglio a Podemos, il partito spagnolo per il quale esprime simpatia: le dimensioni contano.

Di seguito è riportata l’intervista completa fatta a Yanis Varoufakis durante il programma El Búho , diretto da Mariano Alonso Freire per Radio 4G, che è stato rilasciata la scorsa notte, 20 luglio.

_________________________

Mariano Alonso: Buonasera, signor Varoufakis, grazie mille per averci raggiunto qui a El Búho, come sta?

Yanis Varoufakis: Molto bene, e sono personalmente sollevato rispetto agli ultimi cinque mesi, anche se politicamente e collettivamente siamo di fronte ad una situazione molto complicata come greci e, soprattutto, come europei.

Mariano Alonso: Due settimane fa, dopo che si è dimesso dal governo greco, era necessario il referendum se poi la Grecia sta accettando il salvataggio, una volta respinto?

Yanis Varoufakis: Beh, questa è una domanda molto buona. Il 25 giugno ci hanno presentato un terribile ultimatum. Non abbiamo avuto il mandato di accettare a tutti i costi perché abbiamo pensato che fosse un accordo catastrofico per l’economia greca, e inoltre abbiamo ritenuto che fosse un male per l’Europa. D’altra parte, il modo in cui è stato presentato a noi, solo quattro o cinque giorni prima della fine del programma di aiuti greco, rifiutarlo avrebbe significato una rottura della zona euro, il che significava che la Grecia sarebbe restata senza un programma di aiuti e quindi, in pratica un chiaro caso di conflitto tra la Grecia e l’Eurozona. Non abbiamo avuto questo mandato. Il 25 gennaio siamo stati eletti con un programma di proseguire i negoziati all’interno della zona euro.
Così abbiamo fatto quello che qualsiasi democratico farebbe, consultare il popolo greco. Il nostro consiglio è stato quello di votare “no”. Semplicemente perché siamo stati eletti per non perpetuare il ciclo di debito e deflazione che aveva condannato la Grecia a cinque anni di umiliazione e una massiccia crisi economica e sociale.

Ci hanno messo con le spalle al muro, e non abbiamo avuto altra scelta che chiedere ai Greci. Ci hanno dato un “NO”, un “no” clamoroso molto coraggioso. Io dico che è stato coraggioso, prima di tutto, perché erano terrorizzati dai media che hanno mostrato il “no”  come una situazione per la Grecia che conosciamo, e allo stesso tempo, naturalmente, di essere stati terrorizzati dalla chiusura delle banche che era presentata come misura per il bene dell’Eurogruppo.

Hanno sollevato questo manto di terrore e hanno votato un sonoro “no”.

Sentivo che questo “no” doveva essere usato per darci energia e tornare in Europa, per dire ai nostri colleghi europei e alla troika che avevamo avuto un mandato per ulteriori negoziati, per continuare nella zona euro, con un accordo praticabile e, che se volevano continuare a imporre un accordo irrazionale e contrario ai diritti umani, che lo facessero.

Il Primo Ministro non era d’accordo con la mia opinione su questo, e ha deciso, nel suo ragionamento, con il quale io non concordavo, che come responsabilità di governo non poteva permettere che le banche fossero completamente distrutte. Ho perso la votazione nel Consiglio dei Ministri e quindi la decisione di ritirarmi era praticamente presa. Non potevo accettare questo, e quindi mi sono dimesso.

Luis Martin: Salve, Varoufakis, parla Luis Martin.

Yanis Varoufakis: Ciao Luis.

Luis Martin: Guardando negli ultimi cinque mesi in prospettiva, vorrei il suo parere su tutto ciò  che non andava o avrebbe fatto in modo diverso.

Yanis Varoufakis: Oh, certo. Chiunque abbia attraversato un processo di negoziazione come questo e che sostiene che non ha sbagliato nulla o non avrebbe dovuto fare le cose in modo diverso è un pazzo pericoloso. Naturalmente abbiamo commesso degli errori.

L’errore più grande è stato quello di immaginare che una solida argomentazione ci avrebbe portato al successo. Saremmo stati in grado di intenderci con le istituzioni e di convincere l’Eurogruppo, con la base di una potente ragione come la ristrutturazione del debito, che ci avrebbe permesso di ridare più soldi ai nostri creditori, e di far crescere l’economia greca permettendo riforme possibili. 

Questo è stato un errore di calcolo da parte nostra e, mentre avanzavano i negoziati, è diventato sempre più chiaro che gli argomenti ragionevoli non avrebbero attirato l’attenzione dei nostri creditori. Essi reclamavano indietro i loro soldi e chiedevano riforme dalla Grecia. 

Ma fu subito chiaro che né volevano i loro soldi indietro né volevano riforme in Grecia, volevano soltanto umiliare un governo che ha osato dire “no” al loro programma che è fallito.

A quel punto, combattiamo, penso molto bene e molto duramente, per mantenere l’accordo dell’Eurogruppo del 20 febbraio, che era composto essenzialmente di norme rivoluzionarie. Se leggete la dichiarazione dell’Eurogruppo del 20 febbraio vedrete qualcosa di molto importante, la parola “programma” non è usata e le iniziali del “memorandum d’intesa” (MoU) neppure. L’Eurogruppo ha precisato che il governo greco doveva essere giudicato in base alla lista delle riforme avviate dall’esecutivo, in modo da sfuggire, anche se solo per pochi giorni, al secondo piano di salvataggio che stava uccidendo l’economia greca. Non è stato un errore, anzi è stato un grande successo.

Gli errori iniziano due o tre giorni dopo, durante una conference call in cui le istituzioni tornano a enfatizzare di nuovo la questione sul tavolo del MoU [del salvataggio]. Ho risposto con decisione che non vedevo perchè si sarebbe dovuto tornare a un accordo di salvataggio dopo il 20 febbraio. Ma nel tentativo di trovare un terreno comune con la troika, le istituzioni e l’Eurogruppo, siamo caduti nella trappola di avviare negoziati nel contesto di un salvataggio non riuscito; lasciandoci trascinare di nuovo nella negoziazione di un processo di salvataggio fallito. Un processo noto anche come una revisione globale in cui tecnocrati ci hanno chiesto di parlare di tutto, il che ovviamente significava parlare poco o nulla.

Così, per molte settimane abbiamo avuto questa “super” trattativa senza fine in cui ci è stato chiesto cosa volevamo fare di ogni cosa, e ogni volta che dicevamo loro che non eravamo d’accordo, loro non presentavano alcuna proposta alternativa, ma hanno insistito per continuare con un altro tema come la privatizzazione, o il mercato del lavoro e un altro problema e un altro problema. Era un processo senza nessuna convergenza. Non ci rendevamo conto, lo sospettavamo ma non eravamo sicuri di ciò che stavano facendo; e si è scoperto che era vero che stavamo cercando di mandare tutto in fumo. Stavano cercando di mantenere una conversazione senza fine e senza accordi per liquidare le risorse della Grecia, per esaurirle completamente, e dopo che le nostre banche sarebbero state chiuse, mettere una pistola una sopra le nostre teste. Certo che questo è stato un errore.

Ed è stato anche un errore essere troppo permissivi. Abbiamo ceduto troppo in fretta su alcuni fronti importanti come quello di accettare l’austerità. Ero d’accordo con questo, ma la nostra squadra negoziale, alla fine di aprile, si era accordata su avanzi primari sicuri, che io ho considerato troppo elevati, e se l’idea doveva essere invece quella di cambiare la situazione attraverso una migliore ristrutturazione del debito, io non ero d’accordo perché una volta che si offrono delle eccedenze superiori poi non si hanno argomenti per una migliore ristrutturazione.

Fondamentalmente, mi pento, ci pentiamo, di essere stati troppo compiacenti, troppo permissivi e di aver concesso all’altra parte di chiuderci in un processo senza fine che in nessun caso ci avrebbe condotto ad un accordo reciprocamente vantaggioso.

Luis Martin: Pensi che avete perso un’occasione in quel momento?

Yanis Varoufakis: Certo, certo, ma abbiamo combattuto bene. E siamo arrivati alla fine di giugno con il popolo greco che stava affrontando la chiusura delle banche, essendo terrorizzato, e ci ha risposto con un magnifico referendum. Come dire che in ogni guerra puoi perdere battaglie, ma sperando di non perdere la guerra.

    Si tratta di un accordo impraticabile, e non è solo la mia idea, il primo ministro è completamente d’accordo con me su questo 

 

Luis Martin: Hai manifestato categoricamente la tua opposizione contro l’accordo firmato dal primo ministro Tsipras il 13 luglio e che voi stessi battezzato come “i termini della resa greca”. Se avete ragione circa la devastazione che questo accordo porterà nell’economia del suo paese, dato che anche il suo primo ministro non crede in quello che ha firmato, pensa davvero che il terzo programma di salvataggio sarà attuato nei prossimi tre anni o siamo davanti a un accordo condannato al fallimento?

Yanis Varoufakis: Certo, non è un accordo praticabile, e non è solo la mia idea, come lei ha detto, il Primo Ministro è d’accordo con me su questo completamente. Si tratta di un accordo impossibile, una nuovo “extend and pretend” addirittura peggiore del primo piano di salvataggio del 2010 e del seconda nel 2012, questo è peggio. E il tipo di accordo che si scrive se si vuole umiliare l’altra parte, non se si desidera consentire al debitore di crescere e recuperare. E io non ho dubbi, in ogni caso, che questo accordo passerà alla storia molto, molto presto. Non dovete credere a me o ad Alexis Tsipras: è proprio Wolfgang Schäuble che ha detto recentemente al Bundestag che non crede in un tale accordo, e Christine Lagarde e il FMI hanno detto che è un accordo ridicolo che spingerà il debito greco a circa il 200%. E non ho dubbi, anche se non ha fatto alcuna dichiarazione al riguardo, che la Commissione europea non ci crede. Mario Draghi è un uomo molto intelligente, non riesco a immaginare che veda bene questo accordo.

Quindi questo è ciò che sta accadendo in Europa: Abbiamo un accordo impossibile imposto allo stato membro più debole, semplicemente perché nessuno vuole ammettere che gli errori sono stati fatti in ragione del programma di austerità imposto ai nostri paesi negli ultimi anni.

Luis Martin: In un’intervista a gennaio, ha detto che lo scenario della “Grexit” non era né auspicabile né una merce di scambio. Tuttavia, mi ha anche detto che, anche se preferivi che la Grecia avesse continuato all’interno della moneta unica, i Greci non dovrebbero perdere testa a fare quello che dicono; in fondo non si dovrebbe aderire all’Unione monetaria a qualsiasi prezzo. Abbiamo raggiunto un punto in cui il prezzo è troppo alto?

Yanis Varoufakis: Beh, le due cose non vanno necessariamente insieme, possono, ma non devono andare insieme. La sospensione dei pagamenti e la “Grexit”, voglio dire. Eravamo in difetto: un mese o più fa, abbiamo sospeso i pagamenti al Fondo monetario internazionale. Penso che sia stato necessario, al momento: questa fu la mia raccomandazione al governo quando ero il Ministro delle finanze, nel momento in cui siamo stati minacciati con la chiusura delle banche poiché siamo entrati in amministrazione controllata dalla Banca centrale europea. I buoni della BCE hanno un valore nominale di 27 miliardi, che dovevano essere pagati. Si tratta di obbligazioni di diritto greco e la limitazione imposta dalla BCE era illogica: la Banca centrale greca, che è come la Banca di Spagna o giù di lì, aveva dichiarato solventi le banche che hanno dovuto sospendere le loro attività . Questo è stato un atto di aggressione massiccia, e si sarebbe dovuto assumere il prezzo dell’ inadempienza sulle obbligazioni da parte della BCE.

Penso che sarebbe stato una minaccia molto credibile, e che saremmo rimasti nella zona euro, perché, in ultima analisi, nessuno vuole una uscita della Grecia, tranne forse il Dr. Schäuble. Ma sono sicuro che la BCE, il cancelliere Merkel, il presidente Hollande, anche Mariano Rajoy non vogliono che la Grecia venga espulsa perché il costo sarebbe enorme e, soprattutto, perché l’Unione non sarebbe un ente unico, ma sarebbe diventato solo un regime di cambi fissi dove creditori, debitori, i cittadini, gli elettori e gli investitori cominciano a chiedersi e speculare su chi è il prossimo a uscire.

Continua a leggere

Sostiene Varoufakis. Le vere ragioni del no di Berlino alle offerte di accordo di Atene

duo

Yanis Varoufakis si è dimesso da ministro del governo greco. Ora è ancora più libero di dire la verità. Come ha sempre fatto. Nel suo blog ha introdotto così il suo articolo pubblicato sul quotidiano inglese The Guardian:

Il Vertice UE di domani porrà il suo sigillo sul destino della Grecia nell’Eurozona. Mentre scrivo queste righe, Euclid Tsakalotos, mio ​​grande amico, compagno e successore come Ministro greco delle Finanze si sta dirigendo verso una riunione dell’Eurogruppo che determinerà se sia possibile raggiungere un ultimo accordo per superare la trincea tra la Grecia ed i nostri creditori e se questo accordo contiene il grado di riduzione del debito che potrebbe rendere l’economia greca praticabile all’interno dell’Area Euro.
Euclid sta portando con sé un ben congegnato e moderato piano di ristrutturazione del debito che è senza dubbio nell’interesse sia della Grecia ei suoi creditori. (I cui dettagli ho intenzione di pubblicare qui Lunedi, una volta che la polvere delle polemiche si sarà posata).

Se queste proposte di ristrutturazione del debito saranno considerate modeste, come il ministro delle finanze tedesco ha prefigurato, il vertice di UE di domenica deciderà tra sbattere fuori dalla zona euro la grecia ora o trattenerla per un po’, in uno stato di profonda indigenza, fino a che non sarà lei a uscire in futuro.
La domanda è: perché il ministro tedesco delle finanze, Wolfgang Schäuble, sta resistendo a una possibblità di ristrutturare il debito reciprocamente vantaggiosa? Il seguente articolo appena pubblicato oggi [10 luglio 2015 ndr] su The Guardian offre la mia risposta.

Leggiamola.

La redazione

________________________________________

Il dramma finanziario della Grecia ha dominato i titoli dei giornali per cinque anni per un motivo: l’ostinato rifiuto dei nostri creditori a offrire un’essenziale riduzione del debito. Perché, contro il buon senso, contro il verdetto del FMI e contro le pratiche quotidiane dei banchieri di fronte a debitori stressati, resistono a una ristrutturazione del debito? La risposta non può essere trovata in economia perché risiede in profondità nella labirintica situazione politica dell’Europa.

Nel 2010, lo Stato greco è diventato insolvente. Due opzioni compatibili con il continuare a essere membri della zona euro si presentavano: quella razionale – che ogni banchiere decente consiglierebbe – ristrutturazione del debito e riformare l’economia; e l’opzione tossica – estendere nuovi prestiti a un’entità in bancarotta fingendo che resti solvibile.

L’Europa ufficiale ha scelto la seconda opzione, ponendo l’interesse al salvataggio delle banche francesi e tedesche esposte al debito pubblico greco al di sopra della vitalità socio-economica della Grecia. Una ristrutturazione del debito avrebbe perdite implicite per i banchieri nelle loro quote del debito greco.
Desiderosi di evitare di confessare ai parlamenti che i contribuenti avrebbero dovuto pagare di nuovo per le banche per mezzo di insostenibili nuovi prestiti, i funzionari dell’UE hanno presentato l’insolvenza dello stato greco come un problema di mancanza di liquidità, e giustificato il “salvataggio” come un caso di “solidarietà” con i greci.

Continua a leggere

OXI vince!

syntagmaoxi02

di Michele CASALUCCI

Ho avuto paura. Tutti coloro che comunque speravano e sperano nella possibilità di un rilancio della politica, di una politica alternativa rispetto a quella della austerità e del mero “pareggio di bilancio”, obbiettivo ambiziosamente mitico ed irraggiungibile, se non solo in misura minima e a prezzo (come stiamo verificando anche sulla nostra pelle) di incredibili sacrifici delle fasce più deboli della popolazione e di un ulteriore aggravamento delle condizioni economiche e sociali dei cittadini, hanno avuto paura. Abbiamo avuto paura.

Abbiamo avuto paura che il feroce e pesante ricatto dei dirigenti dell’Unione Europea, potesse vincere sulle ragioni di un popolo. Abbiamo avuto paura che le nostre ragioni e le speranza di rilanciare una ragione di speranza e di futuro diverso, si potesse infrangere sulle code davanti ai bancomat di centinaia di cittadini per ritirare poche decine di euro al giorno (in conseguenza della logica miserabilmente ricattatoria delle “istituzioni” europee); abbiamo avuto paura che i nostri sogni (se non i nostri progetti), i nostri orizzonti, potessero inciampare nelle code dei pensionati davanti agli sportelli bancari per ritirare una parte della loro già misera pensione, pensione sulla quale spesso vive una intera famiglia (se non addirittura due); abbiamo avuto paura che la speranza di un avanzamento della democrazia potesse bloccarsi di fronte ai ricatti spudoratamente cattivi (non trovo altra parola) del mastino Schauble e del segugio (di Schauble) Joeren Dijsselbloem.

Continua a leggere