Miseria del bipartitismo

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di Turi COMITO

Uno degli elementi (falso) sul quale si basa la retorica del renzismo – circa la riforma costituzionale e l’adozione dell’italicum – è dato dall’argomento del bipartitismo.
Il bipartitismo (che si differenzia dal bipolarismo in quanto dominanti nel sistema politico sono due partiti e non due coalizioni di partiti) è considerato una specie di panacea per tutti i problemi legati alla governabilità delle democrazie moderne e, segnatamente, per la democrazia italiana.

La retorica del bipartitismo offre, a sostegno di sé stessa, le seguenti motivazioni:

  • il bipartitismo offre chiarezza di posizioni. Da una parte c’è un partito che la pensa in un modo su un determinato tema (o meglio su un insieme di temi) e dall’altra parte un partito che la pensa in maniera alternativa;
  • il bipartitismo evita la frantumazione politica e con essa l’ingovernabilità di un sistema. Questo poiché la riduzione dei partiti porta con sé, evidentemente, la riduzione delle posizioni politiche eliminando il conflitto tra i partiti al governo o le lungaggini nel processo decisionale parlamentare dovuto, ad esempio, all’ostruzionismo dei piccoli partiti;
  • il bipartitismo garantisce la pluralità nell’unità poiché i due partiti alternativi assommano in sé una pluralità di posizioni che però sono, alla fine, riassunte in posizioni unitarie decise a maggioranza all’interno dei partiti stessi.

In realtà, l’Italicum non è detto che assicuri il bipartitismo. Ma non voglio entrare nel merito di questa questione: altri (molti altri) ne hanno già parlato e qui segnalo soltanto un articolo breve ma esaustivo di Raimondo Catanzaro.
Quello di cui voglio occuparmi è invece un altro aspetto, di fondo, e cioè contestare la “bontà” del bipartitismo come sistema di rappresentanza e di governo che assicura stabilità, rappresentatività e chiarezza di posizioni.

Bipartitismo o monopartitismo?
Il primo punto da tenere a mente è questo. Nelle democrazie europee e in quella statunitense non esiste, nei fatti, il bipartitismo. Non perché non vi siano due partiti dominanti ed esclusivi nella corsa al governo, ma perché le posizioni politiche, nei temi essenziali, tra i due partiti sono pressocché indistinguibili da almeno un trentennio. Il che crea un monopartitismo di fatto. Per cui potrebbe anche essere vero che le posizioni siano chiare, ma non sono due. E’ una.
Il caso tedesco, quello inglese, quello americano, quello francese (pure quello italiano, con le dovute differenze) testimoniano in tal senso.

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Se i Cinquestelle fanno oh

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di Massimo RIBAUDO

Se la serie di ricatti incrociati, di mercanteggiamenti dentro tutti i partiti per assicurare una sedia in un Parlamento di nominati, dovessero avere successo nell’arco di questa legislatura, il disegno presidenzialista (a Costituzione formalmente invariata) di Matteo Renzi  si realizzerà.

Non credo che le possibilità di referendum su una legge elettorale siano così semplici da attuare. Come ha ricordato il costituzionalista Gaetano AzzaritiNon è facile individuare le parti da sottoporre a questa procedura. La giurisprudenza costituzionale impone che l’abrogazione di una legge elettorale non comporti la “paralisi di funzionamento“. Ciò significa che si possa votare con una legge in vigore“. Si possono abrogare parti dell’Italicum mantenendone la funzionalità? Appare, al momento, molto complesso.

Più probabile, invece, che un ricorso alla Corte Costituzionale possa essere accolto e che prescriva con il suo annullamento (sarebbe il secondo per una legge elettorale) la non rispondenza ai principi ed alle norme della Carta. Ma i tempi per il ricorso saranno lunghi, e forse saremo costretti ad andare a votare con un sistema elettorale che annulla il principio di rappresentanza esaltando solo quello della governabilità. Con un monocameralismo che comprime fortemente le funzione dell’opposizione. Quattro i punti critici dell’Italicum, per Azzariti: il premio attribuito anche a una lista dalla scarsissima rappresentanza reale; i capilista che per i partiti piccoli e medi riguarderà il 100% degli eletti; le pluricandidature che rimetteranno nelle mani del partito la scelta dell’eletto; la diversità delle norme tra Camera e Senato che introduce non tanto una semplice differenza, quanto un’assoluta irrazionalità del sistema.

Ma, come è avvenuto per la precedente legge elettorale, la forza arbitraria del calcolo politico teso a far sopravvivere una classe politica incapace e collusa con gli interessi finanziari delle “famiglie” del capitalismo italiano, credo avrà la meglio sulle ragioni del diritto.

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Fiducia? L’arroganza non fa parte della democrazia

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Rubrica “IN BREVE”


di Lorenzo CIMINO

Vivere molti anni all’interno della CGIL mi ha permesso di capire il vero significato della parola “condivisione”.
Incontrare ogni giorno tante persone, confrontarsi, discutere, portare avanti un’idea e, a volte, vedere le stesse cose da un’altra prospettiva.
Mi è capitato qualche volta anche di cambiare idea e correggere il tiro.
Anche così si fa politica e si acquisiscono nuove certezze.
Questo non significa essere lenti, vecchi e inefficaci.
Significa semplicemente vivere la politica come un servizio, sentirsi parte di un tutto più grande.
Fatto questo arriva anche il momento di assumersi le responsabilità del caso.
Condividere, confrontarsi e arrivare ad una sintesi per poi decidere non significa essere deboli.
Significa essere democratici.
Non mi piace l’uomo solo al comando.
Non mi piace l’arroganza in politica.
Mi piace discutere e metterci la faccia. Ammettere di aver sbagliato quando è il caso.

Chiedere la fiducia per approvare l’Italicum è un atto di arroganza. È una modalità sbagliata di fare politica.
Quando dirigi un partito e governi un Paese non puoi usare continuamente il ricatto.
Anche per questo ritengo che sia necessario costruire un’alternativa che nasca da un’idea completamente diversa di come si fa politica.
Quella con la P maiuscola!

Leggi elettorali fasciste: Acerbo (1924) e Renzi (2015)

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di Ilda MARINO
[Ilda Marino – Il crocevia delle idee]

Legge elettorale Acerbo del 1923 e Italicum di Matteo Renzi: un parallelo irriguardoso ed esagerato? Non mi sembra.

La legge Acerbo del 18.11.1923 fu adottata in occasione delle elezioni politiche del 1924 e fu voluta in quei termini da Mussolini per assicurare al Partito Nazionale Fascista una solida maggioranza parlamentare.

Modificava il sistema proporzionale in vigore dal 1919 (4 anni) integrandolo con il premio di maggioranza a favore del partito che avesse superato il 25% dei voti, aggiudicandogli i 2/3 dei seggi; si votava a collegio unico nazionale suddiviso in 16 circoscrizioni elettorali.

A quell’epoca votavano solamente gli uomini.

L’opposizione tentò di modificare almeno i parametri chiedendo l’aumento del quorum dei voti al 40% o in alternativa l’abbassamento del premio ai 3/5 dei seggi.

Ma inutilmente: la legge passò con la maggioranza di 223 sì e 123 no. Votarono contro solo i socialisti, i comunisti, la sinistra liberale e i popolari che facevano riferimento a Don Sturzo, tra cui suppongo anche Alcide De Gasperi.

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La dittatura ai tempi del PD

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di Mario GALLINA

Credo che il mio metro di misurazione della democrazia forse sia sbagliato, perché mi chiedo come si possa sostenere una situazione che vede il PD sostituire ben dieci membri in commissione parlamentare, in quanto non d’accordo con quello che vuole il Presidente del Consiglio, in totale disprezzo della Costituzione, e senza che nessuno dei Deputati sostituiti si sia incatenato alla Camera!

Tutto scorre normale, i dirigenti PD vanno normalmente alle comparsate in tv, come se niente fosse.
Capisco che la questione Mediterraneo “tomba della solidarietà Europea”, si è trattato di un eccidio di massa sconvolgente, mediaticamente rubi la scena, ma non può assolutamente passare inosservato un vulnus così grave alla democrazia, alle regole che governano maggioranze e minoranze, insomma al cuore del sistema che per certi versi ci faceva stare tranquilli, nel mentre ci scontriamo sulle nostre idee, perché ci era assicurato che il sistema tenesse.

Niente è più sicuro, niente può più essere dato per scontato. Ci rubano la democrazia sotto i nostri occhi e non si solleva uno straccio di opposizione percepibile dalla cittadinanza.

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Partito di Renzi? Dacci un taglio

taglio

di Claudia BALDINI

Questo è il mio augurio sincero per Renzi, e soprattutto per il Paese.
Che si sfasci, si divida nettamente il suo partito personale. Subito.

I fatti interni del PD non possono non interessarci, perché la speranza dell’ Italia democratica deve essere quella che questa legge elettorale non passi.

Non deve passare per tre motivi chiarissimi. Il primo è che con la assurda riforma del Senato, fatta in questo modo, resta una sola Camera a decidere per il Paese. Sarebbe quindi necessario che quella Camera fosse altamente rappresentativa delle forze diverse del Paese. E non lo è.

Secondo: il premio alla lista e non alla coalizione soffoca le istanze della minoranza, non permette l’esprimersi della funzione di opposizione. L’entità del premio è sul modello della “Legge truffa” di Scelba: troppo alto. E porta un solo partito largamente al comando, ricalcando aspirazioni autoritarie preludio di rovina democratica. Appare, esattamente come quello del Porcellum, incostituzionale.

Il terzo: i Senatori sono dei meri emissari del potere locale dei partiti, così come la maggioranza della Camera è nominata dai partiti stessi. Si riduce moltissimo il livello di democrazia rappresentativa.

Tutte queste arroganti e prepotenti manovre prescindono dallo spirito Costituzionale su cui si basa la nostra Repubblica.

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Piazza grande!

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di Vincenzo G. PALIOTTI

La Manifestazione Fiom per la Coalizione sociale di Sabato scorso 28 Marzo è stato una conferma di quella dello scorso Ottobre: la “cosa” sta crescendo e cresce bene.
E questo non lo dico solo io, lo dice il numero dei “violini di spalla” del governo che si sono sentiti in dovere di replicare a Maurizio Landini con commenti anche ironici, come quello di un “tale” Rondolino che parla di morti viventi e di esorcisti, tipico frasario grillino stranamente parafrasato da un ex “comunista” venuto agli onori delle cronache per essere stato responsabile delle comunicazioni di Massimo D’Alema, ed oggi anche lui, appunto, “violino di spalla” di Renzi, con tutto quello che ne consegue.

Mi ha stupito Vittorio Zucconi che credevo affrancato dagli “ordini” editoriali: si vede che anche per lui vige il detto: “tengo famiglia”. C’è stato anche il commento di Francesco Piccolo, intellettuale di sinistra che se ne esce con un: “Per me le idee di Landini sono un ritorno all’indietro, un atto reazionario e in definitiva il male della sinistra”.

Io gli rispondo che prima di tutto è Renzi che ha fatto un salto indietro e di parecchio, parliamo di inizio secolo scorso quando cominciavano le lotte per i diritti dei lavoratori, diritti cancellati poi dal Jobs Act. E riferendosi sempre alla situazione attuale non è neppure paragonabile a quella di 20/30 anni fa se pensiamo che tutti quelli della mia generazione, sono del 1950, intorno ai trenta anni erano già sposati con figli ed avevano un posto fisso e mantenevano la famiglia senza affanni, la disoccupazione non aveva gli indici di oggi, mentre adesso è difficile trovare un trentenne che si trova nelle nostre stesse condizioni di quegli anni. Certo, tutto è cambiato. Ma c’erano alternative alla crisi, che non si sono volute prendere. Siamo stati gettati nella crisi proprio da quel modello che oggi Renzi trasforma in leggi.

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In politica, io sono un elettore ed un militante. Non un tifoso.

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di Nino CHILLEMI

Domenica scorsa mi è capitato di notare nella pagina Facebook del PD una foto del segretario-premier accanto a Javier Zanetti, il quale mostrava il retro di una maglia dell’Inter col numero “1” e sopra il nome “Renzi”, e, dopo un marcato disappunto iniziale (sono molto interista e decisamente poco renziano), ho preso spunto da questa immagine per fare una piccola riflessione sul rapporto tra il tifo calcistico e la militanza politica.

A dire il vero, sport e politica sono realtà lontanissime che andrebbero vissute in maniera antitetica, l’una con la leggerezza tipica di una qualsiasi forma di svago, l’altra con l’attenzione che meriterebbe un’attività che condiziona fortemente la qualità della nostra vita di tutti i giorni.

Tuttavia, in un Paese strano come il nostro, può avvenire che il tifo sportivo diventi quasi una ragione di vita, e che la politica venga invece considerata una cosa astratta e lontana da seguire di sfuggita al telegiornale mentre si consuma la cena. E’ così che ci si avvicina alle dittature sudamericane.
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Il silenzio di Mattarella genera mostri

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di Massimo RIBAUDO

Anche sul decreto Milleproroghe il Governo Renzi chiederà la fiducia. E la otterrà come sempre con il ricatto di andare ad elezioni che impauriscono ogni membro del Parlamento nominato dal proprio partito ed eletto tramite liste bloccate.

Il record del Presidente del Consiglio, che continua ad obbligare il Parlamento a votare con la fiducia più della metà dell’attività normativa provoca una ferita insanabile alla sovranità popolare che si esprime attraverso la centralità del Parlamento nel sistema politico. Continua a leggere

Sui gravi atti al Senato di queste ultime ore

dalla Redazione di ESSERE SINISTRA

 

Ieri sera, la senatrice Ricchiuti ha pubblicato sul suo profilo Facebook, un post nel quale racconta che i capigruppo di maggioranza e quello di Forza Italia hanno presentato alcuni maxiemendamenti alla legge elettorale che hanno, di fatto, “cancellato” tutti gli emendamenti presentati dai singoli senatori. A questi ultimi sono state concesse solo tre ore per presentare i propri subemendamenti, cosa assai difficile, visto che nessuno era stato preavvisato (e neppure i capigruppo dell’opposizione).

Noi di Essere Sinistra, troviamo questa scelta un atto gravissimo: come dice la Senatrice Ricchiuti, “se l’avesse fatto Berlusconi il Senato sarebbe stato preso d’assalto dal Pd” (dal Pd di un tempo… già…)
Non solo era già stata by-passata la Commissione (la riforma, infatti, è stata “incardinata” in aula, dove è arrivata senza neppure un relatore); ma oggi si sono voluti “zittire” i singoli parlamentari, che ormai sono considerati alla stregua di pigia-bottoni agli ordini del capogruppo. Poichè il tutto è stato attuato dalla maggioranza “nazarena”, l’arroganza ha come vittime soprattutto le opposizioni; ma è comunque un’umiliazione per tutti i Senatori e PER LA DEMOCRAZIA.

Non si capisce poi assolutamente il motivo di una tale fretta.
La nuova legge elettorale entrerà in vigore nel 2016 (Boschi dixit); verrà utilizzata solo nel 2018 (Renzi dixit) e comunque, non avendo alcun effetto positivo “diretto” sul bilancio nazionale, non verrà neppure presa in considerazione dalla Commissione Europea per concederci un po’ di “flessibilità” (UE dixit, nelle “linee guida” pubblicate ieri). L’impressione è che l’obiettivo sia, come sempre, il “ritorno di immagine” per il governo.

Pensiamo che ad una tale insensata prevaricazione i Parlamentari del Pd e delle opposizioni dovrebbero reagire con un gesto molto forte all’arrogante distorsione delle regole democratiche. Unendo a queste riserve “di metodo” quelle “di merito” (moltissimi esponenti della minoranza democratica hanno avanzato critiche pesanti ad alcuni aspetti dell’Italicum, come i capilista bloccati), c’è da augurarsi uno scatto d’orgoglio nell’aula del Senato.

Vedremo quanto accadrà. Per il momento, c’è da registrare il silenzio dei media sulla vicenda, che, insieme a quanto accaduto, non è un buon segnale per la nostra democrazia.

 

 

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