Cry for you, Argentina

macri

di Riccardo ACHILLI

Finisce il kirchnerismo.

Vi sono dei fattori di fondo da considerare per comprendere la fine di questo ciclo politico.

A prescindere dagli errori, dalla corruzione del cerchio magico della presidenta, dell’inflazione strisciante che, insieme al carico fiscale, ha fatto pagare ai ceti medi i progrmmi sociali per i meno abbienti, al di là delle nubi di crisi economica iniziati dagli annunci di fine del tapering, ed aggravatisi con il rallentamento della domanda di materie prime agricole causata dal rallentamento cinese, al di là delle sanzioni dei mercati finanziari, affamati di debito nazionale, che hanno costretto Cristina Kirchner ad un default tecnico, e poi pagato la campagna elettorale scintillante di uno squallido Macri.

Al di là di tutto questo, due importanti elementi vanno evidenziati.

Il primo, interno al Paese. Torna ciclicamente, nella tragica storia argentina, quando ci sono motivi per temere il futuro, come reazione, lo spirito del piccolo borghese italian-galiziano, fatto di amore per il caudillo che mette a posto tutto, deresponsabilizzando una vita fatta di piccolo cabotaggio fra parrilla domenicale, la partita allo stadio, l’automobile comprata a debito e la vacanze a Bahia Blanca. Questa è la visione tranquillizzante, deresponsabilizzante ed ipnotica che ha già costituito la base psicologica di massa del peronismo.

Il secondo fattore riguarda la sinistra latinoamericana, che vive una crisi di crescita fra i successi nello strappare i Paesi amministrati alla miseria più nera ed al neocolonialismo, e la difficoltà di dare rappresentanza a quei ceti medi emergenti che essa stessa ha favorito.

Un nodo potenzialmente esiziale per tutto il progressismo latinoamericano.

In difficoltà

poveri

La Redazione

ANSA: “Le famiglie italiane “in difficoltà” con il pagamento delle spese per la casa sono circa 3 milioni, l’11,7% del totale. E’ la stima dell’Istat, secondo cui tanti sono i nuclei familiari che nel 2014 si sono ritrovati in arretrato con il pagamento delle rate del mutuo, dell’affitto o delle utenze domestiche. […]”

“In difficoltà”.

Noi siamo un virgolettato. Una citazione che non vale nulla.

3 milioni di nulla. 3 milioni di comunità famigliari che non sono rappresentate da nessuno, che non vengono ascoltate, alle quali domani si chiederà con supponenza un voto.

Quel voto “utile” che non cambierà la vita a nessuna di quelle 3 milioni di famiglie, e che al contrario manterrà al caldo le posizioni di chi si ritiene sicuro.

Ma non guardiamo solo alle famiglie.

Come dicono le stesse statistiche sono quindici milioni gli italiani che vivono in disagio economico. E aumentano sempre di più i bambini che non godranno di una vacanza, o per i quali i genitori devono scegliere se e come farli curare per una malattia.

Sono i più colpiti dalla crisi e il continuare a realizzare politiche che privatizzano welfare e servizi costituirà l’innesco della prossima crisi.  

Ma non c’è bisogno di incrociare dati e statistiche. Basta guardarsi intorno. Lì, dove chi ancora gode di una posizione sicura, o i ragionieri delle banche, voltano lo sguardo. 

Secondo voi chi voteranno?

L’obnubilamento

acustico

di Immacolata LEONE

Mentre le nebbie del sistema informativo, con la sua schiavitù spontanea, ci fanno fare ricreazione sugli ultimi accadimenti del marito della Mussolini – e sono quindi atte alla distrazione di massa – , ricordiamoci che è in atto una catastrofe sociale: le famiglie italiane , quelle che vivono la crisi si intende, non si riprenderanno mai più.

Quando un povero diventa più povero, nessuno se ne accorge, ma quando dottori, ingegneri, professionisti improvvisamente perdono il lavoro, e dopo 6/7 anni si accorgono che le loro speranze di riaverlo sono destinate a spegnersi, che non riavranno più la loro vita indietro, allora di solito arrivano i signori con giacca e cravatta, senza arte nè parte, senza più coscienza nè reputazione, ma solo tanti soldi e potere, e promettono il vuoto pneumatico per prendere voti.

Le politiche sociali e il Welfare sono promesse della consistenza e del sapore del brodo riscaldato più volte.

Ormai anche l’attuale governance – un’ammistrazione fredda delle cose (dove le cose siamo noi esseri umani) –  platealmente sopita a cominciare dal Presidente della Repubblica (che si sta candidando a essere tra i peggiori che la storia ricordi), non si gira indietro a guardare la scia di cadaveri che avrà sulla coscienza all’indomani di scelte politiche economiche atte a salvare solo i ricchi e le banche.

Perchè si sa, i poveri danno un po’ fastidio.

 

Non fidatevi del “pacificatore” Enrico Rossi

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di Riccardo ACHILLI

Il ciclo di Renzi si avvia, inevitabilmente, verso la sua involuzione.

Quando avrà riformato, nel senso militare del termine, ovvero dichiarati inabili ed inutili, i sindacati, quando avrà fatto la riforma fiscale per tagliare detrazioni e deduzioni ai redditi bassi, quando si sarà fatto incensare da un referendum sulle riforme che potrebbe vincere, in un Paese esausto, Renzi perderà la sua ragion d’essere politica.

Senza l’azione frenetica, senza l’attivismo manicomiale, senza una cultura politica ed una visione a sorreggerlo, Renzi non può trasformarsi nel grigio amministratore dell’Italia da lui “riformata”.

Servirà, per il dopo, un “pacificatore”, cioè una figura che impedisca che sorga una reazione alle riforme renziane, quando esse inizieranno a produrre i loro effetti tangibili, ed il popolo italiano potrebbe uscire dal bovino torpore in cui tende a crogiolarsi per lunghi periodi della sua storia.

Il pacificatore non dovrà rimettere in discussione la ristrutturazione – o distruzione – renziana del Paese.

Dovrà dare un canale di gestione del malcontento sociale, dichiarando una tregua, amministrando le riforme fatte, limandone magari alcuni aspetti secondari, e spacciando queste innocue limature come conquiste sociali.

Dovrà cioè, al contempo, imbrigliare la rabbia sociale che sfocia nel voto ai grillini o a Salvini, ed impedire che nasca una sinistra di classe, che rimetta in discussione il sistema, iniziando dall’euroidiotismo.

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A Berlino c’è un popolo. Centinaia di migliaia contro il TTIP. Il trattato che uccide il diritto

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di Luca SOLDI

Centinaia di migliaia di persone, 250mila sembra una cifra decisamente realistica, sono scese in piazza sabato a Berlino, in Germania, per protestare contro il Ttip.

Contro il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti in corso di negoziato dal 2013 tra l’Unione europea e gli Stati Uniti.

Il governo di Berlino appoggia il trattato, ma i manifestanti, organizzati nella Confederazione dei Sindacati tedeschi (Dgb) e da tante associazioni, temono che l’accordo faciliterebbe l’ingresso di alimenti con OGM difficili da rintracciare, un maggiore utilizzo di pesticidi, riduzione dei diritti dei lavoratori e la concentrazione delle produzioni nelle mani di pochi.

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Manifesto del Movimento Essere Sinistra – Seconda parte

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[La prima parte del Manifesto del Movimento Essere Sinistra è stata pubblicata qui]

[documento 001-b/2015/P]

ESSERE SINISTRA É UN MOVIMENTO ANTIFASCISTA E LIBERTARIO

Essere Sinistra si riconosce nei valori della Resistenza Partigiana e della lotta antifascista.

Ci consideriamo naturali eredi e continuatori di quello spirito autenticamente democratico e di quella lotta che oggi intendiamo riprendere per portare a compimento, poiché tale lotta non può considerarsi conclusa finché oltre il fascismo imposto con la repressione e la violenza delle armi, non sarà sconfitto anche il fascismo neoliberista che opprime i popoli con la violenza dei mercati globali esercitata tramite il ricatto finanziario legittimato dalle istituzioni democratiche ad esso asservite.

Allo stesso modo intendiamo portare a compimento gli intenti espressi nella Costituzione del 1948 cui ci ispiriamo per valorizzare il sacrificio e il sangue versato da chi ha lottato per la libertà e la giustizia nel nostro Paese.

La Costituzione della Repubblica Italiana è stata frutto di un inevitabile compromesso tra capitale e lavoro, compromesso che rifletteva i reali rapporti politici di forza in Italia alla fine del conflitto mondiale. Tali rapporti di forza, in parte legittimavano le pressioni delle nazioni allora vincitrici che ancora oggi esercitano una pesante egemonia e condizionamento sulla storia del nostro Paese.
La Costituzione, minacciata nel suo intimo da continue riforme regressive e liberiste, vaga oggi come uno spirito in cerca di incarnazione e al quale intendiamo dare corpo con modifiche e vincoli che la rendano attuativa soprattutto nel dettato in cui si richiama il diritto al lavoro e alle garanzie sociali.

Essere Sinistra è un Movimento Libertario e in quanto tale respinge e combatte con forza ogni sorta di fascismo politico, economico e culturale e ogni forma palese od occulta di autoritarismo e di violenza statuale ponendo al centro il valore assoluto dell’essere umano e il diritto alla sua libera determinazione contro ogni forma di violenza e limitazione derivanti da pregiudizi razziali, discriminazioni etniche, pretese identitarie di carattere religioso o nazionalistico, omofobia, sessismo.

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Denudiamo chi ci opprime

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di Nello BALZANO

I lavoratori di AIR FRANCE, per la mia personale opinione, sono gli autori della prima vera battaglia contro il capitalismo, contro il liberismo che non rispetta più niente e pensa di sottomettere le persone sparando le cartucce dei loro freddi numeri.

Sì, questi lavoratori hanno fatto qualcosa, a mio giudizio se ben interpretato, di eccezionale. Non so se consapevolmente o no, ma io propendo per la prima ipotesi.

Hanno agito, pur se con la ragione accecata dalla rabbia di dover essere tra i 2900 da licenziare, secondo la compagnia aerea, ma non hanno usato la violenza fisica che facilmente poteva diventare l’arma che chiunque poteva aspettare di vedere.

Hanno compiuto un gesto altamente simbolico: hanno strappato di dosso la divisa di qualche soldato del piccolo, ma forte esercito finanziario comandato da pochi generali senza scrupolo, quelli vestiti in giacca, camicia e cravatta che con le loro armi del denaro, non uccidono il fisico, ma annichiliscono le menti.

Li hanno denudati e lasciati scappare, senza infierire, ma ferendoli nella dignità.

Io voglio dare questa lettura, perché può essere l’inizio di una nuova storia, che forte delle violenti lezioni del passato, fa comprendere come non si deve uccidere, ma umiliare.

Sbaglia il presidente Hollande a giudicare questo episodio, come un appannamento della democrazia francese, non è così. La democrazia francese l’ha offesa lui lasciando sola la Grecia contro il terrorismo dell’Eurogruppo e della BCE. L’ha offesa Schultz volendo mistificare il valore del referendum greco. Invece, per me, siamo di fronte a una grande lezione di civiltà, perché alla Potenza del denaro, si risponde con l’intelligenza della forza della ragione. Che denuda chi ci opprime.

VIVA LA FRANCIA, VIVA I LAVORATORI FRANCESI, VIVA I LAVORATORI DI TUTTA EUROPA

Manifesto del Movimento Essere Sinistra – Prima parte

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dal Movimento Essere Sinistra

 

[documento 001-a/2015/P]


 

PRESENTAZIONE

 

Spesso ci sentiamo dire che i manifesti e i programmi, a leggerli, sono tutti belli e pieni di buone intenzioni, ma oltre questo non riescono ad andare e restano strumenti inutili per l’azione politica.

 

É vero, ma quello che ci capita spesso di leggere sono solo delle dichiarazioni d’intenti, vaghe e ben lontane dall’offrire soluzioni comprensibili e praticabili.

 

Il Manifesto che si propone qui non è una mera dichiarazione d’intenti ma una fonte di riflessione sulla crisi del capitalismo nella sua fase più crudele, quella del neoliberismo.

 

Il neoliberismo altro non è che la fase in cui il capitalismo assume una nuova identità, quella finanziaria globale, per continuare ad opprimere e sfruttare soprattutto attraverso il sistema del debito.

 

Quella fase in cui riduce la partecipazione dei cittadini alle scelte riguardanti un Paese, ad una mera operazione di facciata esattamente come accaduto in Grecia.

Quella fase in cui esautora la democrazia per meglio imporre la sua volontà di dominio.

 

Questo Manifesto è la dichiarazione di un posizionamento politico nell’area della sinistra e la giustificazione teorica dell’azione politica del programma che stiamo elaborando, a partire dall’individuazione degli stretti spazi di manovra democratica sopravvissuti alla crisi e alla destrutturazione del sistema di rappresentanza.

 

C’è la volontà di cogliere i limiti del capitalismo e le contraddizioni che esso produce ma anche i margini di manovra, per quanto ridotti, nell’ambito delle istituzioni liberaldemocratiche che hanno ceduto la propria sovranità a enti sovranazionali progettati a garanzia del profitto e dell’interesse privato.

 

Questa azione politica, per avere una speranza di successo, per evolvere dalla protesta verso la proposta, non dovrà svolgersi esclusivamente nei palazzi del potere ma dovrà necessariamente essere praticata attraverso la mobilitazione pacifica e democratica dei lavoratori e dei disoccupati e coordinarsi con le libere associazioni di cittadini e con le rappresentanze sindacali che non intendono abdicare alla tirannia neoliberista.

 

L’intesa e il coordinamento con formazioni politiche della sinistra alternativa di altri paesi europei, non è solo auspicabile ma necessaria per rafforzare il consenso e dare intensità alla lotta politica oltre gli orizzonti nazionali dove oggi, prevalentemente, si svolge.

 

La critica del capitalismo è storica, specifica e mai generica, lontana dalle posizioni opportunistiche tanto in voga oggi in cui ci si affretta a dichiarare di non essere né di destra né di sinistra, perché il corollario di questa definizione è essere di centro, o peggio di centro sinistra, formula che smaschera il miglior contenitore a suprema garanzia delle politiche conservatrici della destra per il mantenimento di privilegi di classe nell’azzeramento della dialettica politica.

 

La nostra specificità è quella di voler organizzare un soggetto politico che si faccia partecipe e promotore di una unione dei lavoratori tutti, dei disoccupati, dei pensionati e di tutti coloro che pur partecipando con il proprio lavoro e con il proprio sacrificio alla ricchezza di un sistema riservato a pochi, non ne godono i frutti perché la sperequazione e la disuguaglianza non consentono una giusta redistribuzione delle ricchezze prodotte.

Una sinistra non solo di gestione quindi, ma di ideali e di trasformazione.

 

MANIFESTO DEL MOVIMENTO ESSERE SINISTRA

ESSERE SINISTRA è un movimento politico autonomo della sinistra popolare e democratica.

Nasce in rete con l’intento di contribuire al dibattito attraverso l’approfondimento dei principali temi politici nazionali e internazionali affinché il confronto a sinistra possa produrre una visione politica libera che sia il presupposto di un’azione politica comune e condivisa, volta a ristabilire la giustizia e l’equità sociale.

Lo scopo è quello di costituirsi come SOGGETTO COLLETTIVO attorno ad una visione politica condivisa e partecipata, in un programma di obiettivi chiari e realizzabili, attraverso un metodo autenticamente democratico all’interno dell’organizzazione, affinché la volontà maggioritaria della base coincida sempre con le iniziative politiche effettivamente promosse e praticate a tutti i livelli, fuori e dentro le istituzioni, sui territori come a livello nazionale e internazionale.

Il fallimento delle politiche socialdemocratiche in Europa e in Italia, la definitiva mutazione dei partiti della sinistra storica istituzionale e la loro acquiescenza alle politiche del capitalismo globalizzato e neoliberista, hanno sancito un vuoto di rappresentanza per le classi lavoratrici, precarie e disoccupate.

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Unità per cosa, unità di chi?

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di Riccardo ACHILLI

L’unità è un valore molto sbandierato, e da sempre, a sinistra. In particolare, la tradizione comunista ha esaltato, sempre, la priorità unitaria, per cui in un centralismo democratico ben applicato si discute, ma poi si sostiene lealmente la tesi maggioritaria, anche quando non si è d’accordo. Ma, per l’appunto, questa priorità dell’unità, anche a costo di sacrificare un pò la diversità delle opinioni (un elemento che per esempio è difficile da digerire per chi viene da una cultura libertaria e socialista), avveniva dentro un contesto in cui, con lealtà e franchezza, ci si misurava dentro congressi pluralistici, dove tutte le mozioni avevano pari dignità, e dove a tutti, sottolineo a tutti, da Amendola fino a Secchia, era ben chiara l’idea di rappresentare gli interessi di una classe sociale ben precisa, i lavoratori e chi doveva entrare dentro il mercato del lavoro, e chi ne doveva uscire con la dignità di una pensione e di un welfare. In questa chiarezza di politica di classe e di rispetto reciproco, l’idea dell’unità al di sopra delle diversità poteva avere un senso, una nobiltà e una ragione anche tattica.

Oggi il Pd non rappresenta il mondo del lavoro. Il Jobs Act è solo uno, forse il più clamoroso, tra gli esempi. Non è nemmeno equiparabile al blairismo, perché Blair accettò di guidare un partito che, nel suo statuto, si autodichiarava ancora “socialista”. E che con la vittoria di Corbyn dimostra quanti anticorpi di sinistra abbia ancora.

Oggi il Pd è una associazione politica di tipo anfibio, interclassista, che si adatta camaleonticamente ai cambiamenti della società italiana, indotti da forze esterne, essenzialmente di tipo finanziario e geopolitico, proponendosi come forza di “gestione” di tali cambiamenti, e non di governo, perché, per parafrasare Juan Bautista Alberdi, “governare è indirizzare”, e non adeguarsi e gestire.

Una metamorfosi che passa per un ruolo necessariamente rafforzato del leaderismo personalistico, alle spese del dibattito interno (inutile, se ci si acconcia ad input di cambiamento esogeni) e quindi della struttura di un partito (che serve essenzialmente per sintetizzare un dibattito e tradurlo in una strategia d’azione) che si liquefà.

Facendo del male anche all’opposizione: se la maggioranza da forza di governo divente forza di gestione di input esterni, l’opposizione diventa, per contrappasso, forza di distruzione cieca e di contrapposizione, senza idee, alla “casta”. Donde i grilismi.

Per cui lo scenario politico non si divide più in interessi di classe, ma in due fronti: i “responsabili” che gestiscono e gli “irresponsabili” che distruggono. Un ritorno indietro ad assetti pre-1789: un Primo Stato che governa con il suo partito-tecnocratico che si occupa della gestione, come fosse una sorta di Colbert collettivo, ed un Tiers Etat indistinto, privo di guida illuministica, che coltiva il rancore dell’antipolitica come riflesso della sua esclusione.

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La mano invisibile ora la vediamo. E’ un artiglio

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di Cosimo D. MATTEUCCI

C’è crisi, vero?
Una crisi amarissima, devastante, globalizzata, che sta erodendo non solo i patrimoni e i salari, ma anche credenze, dogmi, privilegi, idee radicate, tante speranze, e tanti diritti, specialmente quelli delle persone che stanno là, in fondo alla scala sociale.

E’ una crisi che ha investito gli Stati, che ha investito l’Italia e tutti i suoi comparti economici: dall’industria al commercio, dal lavoro dipendente al lavoro autonomo, sia manuale che intellettuale, colpendo innanzitutto i più deboli di ciascuna di esse; tuti gli altri infatti hanno sicuramente un reddito sufficiente per resistere ed attendere congiunture economiche più favorevoli, salvo non stiamo traendo profitto proprio da quelle attuali..

Ma perchè? Quali sono le sue cause di questa crisi? Ci avete mai pensato?
La risposta viene da sé: basti pensare che di fatto stiamo vivendo in una società modellata in base alle esigenze del mercato.

Quella “MANO INVISIBILE” E’ DIVENTATA VISIBILE e governa la politica, la morale, ed anche il diritto.

Quella mano opera in quello Stato, e poi in quell’altro, si inframmette in quel rapporto e in quell’altra relazione perchè deve prendere, deve prendere sempre, deve prendere il tuo lavoro, deve prendere i tuoi soldi, deve prendere la tua energia, deve prendere la tua vita, e deve prenderla per alimentare la sua.

Quelle che noi stiamo vivendo sono le conseguenze del liberismo, del libero mercato, delle libertà economica, che è solo arbitrio del più forte, in cui tutto è subordinato al profitto, a cominciare dai diritti delle persone.
E’ un sistema che non dovrebbe far stare tranquillli nemmeno i capitalisti, perche c’è sempre un capitale più grande di un altro.

E adesso prova ad alzare la testa: la vedi quella mano?