Per i martiri di Bologna il dovere della memoria

stragebologna

di Luca SOLDI

Quella mattina, a Bologna, si volle uccidere, assassinare, scientemente.

Lo si volle fare per colpire intere famiglie, bambini, lavoratori, il popolo italiano. Persone semplici, gente qualunque.

Lo si volle fare per creare paura oltre che orrore. Per destabilizzare un Paese anche allora in difficoltà.

Ben ottantacique furono quei martiri, e oltre 200 feriti.

Con loro, insieme a loro, si volle colpire lo spirito democratico di una città simbolo e di un intero Paese.

La strage di Bologna, fu compiuta quella mattina del 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria, ed è stata il più grave atto terroristico avvenuto in Italia dal dopoguerra. Nel pieno di quel periodo storico indicato da molti come il tempo della strategia della tensione.

Un periodo con mandanti oscuri e con esecutori, individuati dalla magistratura, in nomi e volti di tristi figuri appartenenti all’estrema destra.

Con l’aggiunta dei soliti intrecci con i servizi deviati,  si sono conosciuti poi nuovi scenari che però non sono mai stati accertati da sentenze definitive. La verità storica la conosciamo. Quella giudiziaria non la conosceremo mai.

Le indagini sulla pista neofascista, ma solo dopo un lungo iter giudiziario, subirono numerosi depistaggi i cui autori videro condannati anche personaggi che più volte sono stati al centro di momenti destabilizzanti per il Paese.

Nomi come il venerabile maestro della Loggia P2 Licio Gelli, ma anche Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte ed il faccendiere Francesco Pazienza. Più altri nomi di neofascisti. Il tutto coperto da continue menzogne e dalle “facezie” di giornalisti e di un ex Presidente della Repubblica, come Francesco Cossiga.

Nomi le cui trame e il cui volere sono alla base delle trasformazioni politiche e sociali che stiamo vivendo. Nomi che stanno vincendo su quel sangue e sui quei morti.

Tutti uguali

Invidualità 2

 

 

 

 

 

 

di Andrea NOBILE


L’indice del degrado della rappresentanza in Italia sta tutto in questa frase priva di ogni valore, ma recitata come un mantra dalle persone che poi si affidano a quel qualcuno che è più uguale degli altri, al leader, all’uomo della provvidenza che con un colpo di bacchetta magica crea un milione di posti di lavoro, abolisce l’ICI o mette 80 euro in busta paga agli italioti che lo applaudono.
Tutti uguali è quel motto di disapprovazione che sistematicamente chiude la bocca a chi ha qualcosa di diverso da dire, qualcosa di migliore da proporre, qualcosa di più onesto da fare…Tutti uguali, e lo sono a prescindere.
Ci siamo cascati tutti come dei somari, anestetizzati dai media che ci hanno messi seduti a cuccia, ad abbaiare innocui intanto che ci svaligiano la casa. E a forza di dire che sono tutti uguali abbiamo lasciato libertà di azione in mano agli assassini dei diritti del lavoro, delle libertà democratiche, del diritto di essere rappresentati.
Diritto fondamentale e fondante in una democrazia, diritto calpestato e deriso in un paese al terzo governo di non eletti e che sta massacrando quanto conquistato quando non erano “tutti uguali”, quando la politica non era una cosa sporca, quando l’appartenenza era un valore culturale e non roba da ultras.
Tutti uguali e ciò che importa alla “ggente” è solo il loro costo o il loro numero, e allora avanti con le riforme costituzionali. Riforme scritte da un sindaco arrivista ed un pregiudicato, al di fuori del parlamento ormai esautorato e svuotato di ogni valore decisionale. Perché oggi, che sono tutti uguali, riscrivere la Costituzione è un must, fa figo.
Denis Verdini VS Pietro Calamandrei, roba da far venire il vomito, ma anche roba che assomiglia ai programmi di Licio Gelli, roba che sta arrivando a passi lunghi e ben distesi, tra l’indifferenza e le analisi estemporanee di chi trova la Carta “datata e inadeguata”, senza magari averci nemmeno dato una lettura veloce.
Calamandrei così esortava i giovani: “Dietro ogni articolo della Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta.”
Chi la vuol riscrivere oggi, oltre a frodare il fisco esorta i giovani a partecipare ai reality e ad evadere le tasse, magari a respingere gli immigrati…Ma sono tutti uguali…Sono tutti uguali, a Brunetta e Sacconi, o peggio ancora, a Razzi e Scilipoti?
Come sperare in un paese migliore continuando a ripetere che son tutti uguali? Perché se qualcuno canta fuori dal coro viene aggredito apparentandolo alle schifezze di questo o quel partito?
Privi di capacità critica e di analisi ci mordiamo tra simili. “Sono tutti uguali”.
Non ci sto proprio, non mi sento uguale a nessuno, non sono tutti uguali, non siamo tutti uguali. Uguali a quella roba lì, quella feccia che fa ombra al tanto di buono che c’è?
O riprendiamo possesso dei nostri neuroni oppure saremo definitivamente travolti. Un popolo lobotomizzato e senza memoria incapace di scegliersi una classe dirigente diversa.

 

(immagine dal web)