Approvate subito la legge per le unioni civili

di Luca SOLDI

IN QUATTROCENTO, INSIEME AL PAESE, LO CHIEDONO ALLA POLITICA

Il mondo della cultura, della musica, dello spettacolo, dell’arte, della moda e dell’editoria ha deciso di mobilitarsi a favore, in sostegno, della legge sulle unioni civili.

Chiedono insieme alla maggioranza del paese di non perdere l’appuntamento con la storia e riconoscere finalmente anche in Italia i diritti alle coppie omosessuali. È questo il senso della lettera rivolta ai parlamentari e firmata da più di quattrocento fra attori, registi, cantanti, ballerini, presentatori, giornalisti, musicisti, dj, stilisti, editori, scrittori, intellettuali e imprenditori.

L’appello, adesso è anche un appello a firmare la petizione, aperta a tutti, lanciata sulla piattaforma Change.org

Di seguito il testo della lettera:

Agli onorevoli membri del Parlamento italiano,

la legge Cirinnà rappresenta, oggi, l’occasione storica di fare un primo passo verso il riconoscimento di diritti civili e umani fondamentali.
È tardi per perdersi in strategie politiche, si sta parlando delle vite concrete di milioni d’italiani in estenuante attesa di esistere agli occhi dello Stato.
Siamo fuori tempo massimo, come hanno chiaramente indicato la Corte Costituzionale e la Corte Europea dei Diritti Umani.
La legge Cirinnà è già frutto di numerosi compromessi con un Parlamento che, in nome di una presunta difesa dell’infanzia, sceglie di ignorare i bambini italiani che oggi crescono privati dei loro diritti. Continua a leggere

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Diecimila bambini sperduti, nella civile Europa, sono a rischio sfruttamento

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di Luca SOLDI

Europol denuncia la scomparsa di ben 10.000 bambini dal popolo dei migranti ch’è arrivato in Europa dagli scenari di guerra. Spariti da ogni controllo. Senza alcun familiare alle spalle da poterli proteggere.
Minori che potrebbero essere nascosti a tutto ed a tutti ma che potrebbero essere anche finiti nelle maglie di qualche organizzazione criminale che sicuramente non di farebbe scrupoli ad “utilizzarli” per i propri “interessi”.

Sono almeno 10.000 i migranti minorenni non accompagnati che risultano scomparsi dopo il loro arrivo in Europa. Lo ha denunciato l’Europol al quotidiano britannico Guardian, precisando che circa 5.000 bambini sono scomparsi in Italia, mentre altri 1.000 risultano non rintracciabili in Svezia.

Il funzionario dell’Europol, Brian Donald, ha quindi denunciato l’esistenza di una sofisticata “infrastruttura criminale” europea che prende di mira i migranti. “Non è assurdo dire che stiamo cercando 10.000 e più bambini. Continua a leggere

Ieri, anche il cielo è sceso in piazza

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di Luca SOLDI

Ieri, anche il cielo e’ sceso in piazza. Si è fatto aiutare da un arcobaleno di colori che solo lui riesce a fare. Ed insieme a lui, un milione di persone.
Insieme, in tutte quelle piazze d’Italia. Con la gioia, con il sorriso sulle labbra. Senza paura.

A dirlo, subito, Gabriele Piazzoni, per Arcigay: “Un milione di persone nelle piazze italiane a favore della legge sulle unioni civili.
Una giornata storica per questo Paese, una mobilitazione vastissima che si è nutrita del desiderio e dell’entusiasmo di tante e tanti che hanno a cuore il valore dell’uguaglianza”.

Il mondo arcobaleno è sceso in piazza a favore del ddl Cirinnà e non proprio contro quel Family Day che si terrà a Roma sabato prossimo.
In migliaia, in centinaia di migliaia hanno sfilato, cantato non certo per una battaglia a a distanza. Continua a leggere

Pare un castigo “divino”, ma quelle morti pesano solo sui potenti del mondo

Un profugo siriano porta suo figlio in braccio mentre nuota al largo dell’isola di Lesbo, in Grecia, dopo che il gommone su cui viaggiavano è naufragato

Un profugo siriano nuota con suo figlio piccolissimo in braccio al largo dell’isola di Lesbo, in Grecia, dopo che il gommone su cui viaggiavano è naufragato

 

di Luca SOLDI

Ancora morti, mentre ognuno di loro cullava la speranza di arrivare in Europa.
Questa volta quarantacinque esistenze distrutte in tre naufragi avvenuti nelle ultime ore.
E fra di loro ben venti bambini, sono morti.

Il primo naufragio è avvenuto nella notte, intorno all’1.30.
Un’imbarcazione si era arenata sugli scogli al largo dell’isola di Farmakonissi: 48 le persone tratte in salvo dalla Guardia costiera che però ha recuperato i corpi di sei bambini e di una donna.

Qualche ora più tardi, è avvenuto il secondo naufragio, al largo dell’isola Kalolimnos.
La polizia portuale ha recuperato 14 corpi (due bambini, 9 donne e 3 uomini); sono state salvate 26 persone. Continua a leggere

É unione civile quella di Verdini per il governo Renzi

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di Luca SOLDI

Il presidente del consiglio Matteo Renzi ha sofferto non poco prima del voto.
Al termine della discussione nell’aula del Senato sul ddl Boschi ha preso la parola per la replica. É rimasto soddisfatto delle sue parole.

Dopo l’intervento le dichiarazioni di voto e quindi la votazione: il disegno di legge è stato approvato in terza lettura con 180 sì, 112 no e un astenuto. Il testo adesso dovrà tornare ora alla Camera, che fra tre mesi potrà votare in via definitiva.

Un margine ampio: 19 voti in più dei 161 richiesti dalla maggioranza assoluta prevista dall’articolo 138 della Costituzione per il secondo voto sulle riforme costituzionali. Continua a leggere

I fratelli Cervi. Martiri per la democrazia e la libertà

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di Luca SOLDI

“Le nuore mi si avvicinarono, e io piansi i figli miei. Poi, dopo il pianto, dissi: Dopo un raccolto ne viene un altro. Andiamo avanti”.

Il 28 dicembre di settantadue anni fa i sette fratelli della famiglia Cervi conclusero le loro giovani esistenze al poligono di tiro di Reggio Emilia.

I fascisti li misero al muro e li fucilarono. Il loro impegno, la storia e la loro fine rappresentano uno degli episodi che più è rimasto scolpito nella storia dell’antifascismo italiano. Un richiamo ancora attuale e vivo al valore della democrazia. Erano stati arrestati un mese prima. Ma nominare la parola “arrestati” è un’offesa all’intelligenza umana ed anche alla pur minima parvenza di governo che allora i nazisti e repubblichini avevano messo in piedi.

Diciamo pure in modo crudo, ma reale, che furono “strappati” ai loro cari, alla loro terra, ai sogni di una vita migliore. La famiglia Cervi, in quel podere di Praticello di Gattatico pieno di avvallamenti, aveva lavorato duramente. Avevano le mucche, allevavano piccioni ed anche le api che producevano un finissimo miele.

Addirittura, avevano comperato il primo trattore della zona ed inoltre avevano piantato per la prima volta in Emilia, l’uva americana.

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Quella strage di Natale, nel 1984

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di Luca SOLDI

Era la domenica di quello che può sembrare un anno lontano. Una di quelle giornate che prima di Natale si vivono di corsa, prima di rilassarsi in mezzo ai propri cari.

A quel tempo non esisteva l’Isis, ben altri terrori, bel altre paure affliggevano ed avrebbero afflitto il nostro Paese.

Quella domenica del 23 dicembre 1984, il treno con quel numero, il “904” che resterà per sempre impresso nella storia, lasciò la stazione di Santa Maria Novella. Si avventurò nel tragitto della direttissima, che lo avrebbe dovuto condurre fino a Bologna e poi su al nord. Per molti di quelli che erano a bordo, il viaggio era iniziato da Napoli.

E come ogni vigilia di Natale quei vagoni erano carichi di persone, di famiglie che andavano a ricongiungersi con i loro cari o più semplicemente avrebbero voluto trascorrere le feste in serenità.

Qualche istante avanti che il convoglio lasciasse i marciapiedi della stazione di Fierenze, un signore forse sulla cinquantina, era sceso. Stranamente era salito poco prima sulla nona carrozza con due borsoni e senza chiedere permesso aveva li aveva appoggiati con delicatezza sulla griglia portapacchi. Quei bagagli però non contenevano i suoi vestiti. Non c’erano i regali di Natale. Neppure qualche prodotto tipico da mangiare per il pranzo delle feste, insieme alla famiglia. Quel signore “distinto” aveva lasciato uno strumento di morte destinato ad uccidere bambini e adulti. In quelle borse c’erano ben 16 chilogrammi di esplosivo collegati a un sistema di trasmissione radiocomandato.

Alle 18,35 il treno partì, con il suo carico di vita e sogni, per il suo ultimo viaggio. Il fischio del capostazione Fabio Ottimini, 35 anni, barba lunga, e tanta stanchezza negli occhi, diede il via al Rapido 904 dalla stazione. Superate le stazioni di Prato, Vaiano e Vernio, esattamente alle 19,02, il treno entro’ nella Grande Galleria dell’Appennino della «Direttissima» Firenze-Bologna. Quella che gli attentatori si aspettavano come una trappola senza uscita lunga 18 infiniti chilometri. Appena e sei minuti dopo, si sentirono due esplosioni dalla terzultima e la quart’ultima carrozza del convoglio. Una a pochi istanti dall’altra. Qualcuno attivò il freno di emergenza e il treno si blocco quasi subito.

Il convoglio era letteralmente spezzato a metà insieme a tante esistenze che gli si erano affidate. Il fumo, lo spavento avvolse tutti quelli che erano rimasti illesi. Non esistevano ancora i telefoni cellulari e bisognava chiedere aiuto e dare l’allarme. Qualcuno scese. Un viaggiatore ebbe la prontezza e l’intuito di chiamare aiuto dal telefono di emergenza che si trova dentro la galleria appenninica. Il treno era fermo al chilometro 45,889 nel tratto Vernio-San Benedetto Val di Sambro, a circa 8 chilometri dall’ingresso sud e a 10 da quello nord. Avevano proprio calcolato bene il luogo dell’esplosione. Anche simbolicamente. Un passeggero ebbe a dire: “Mi ricordo solo il fuoco che entrava dai finestrini rotti. Non capivamo se avevamo avuto un incidente, se ci eravamo scontrati con un altro treno. Poi dopo un bel po’ il treno riesce a fermarsi e ovviamente nel buio ci siamo catapultati, senza pensare che dall’altro lato potesse arrivare un altro treno. E ci siamo buttati dalle porte sventrate. E lì poi c’era un capotreno, che ci urlava di non scendere e di stare attenti perché sui binari c’erano pezzi di corpi”. Partirono i soccorsi dal lato bolognese e da quello di Vernio.

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Una tragedia del lavoro, a Prato. Due anni dopo, dobbiamo cambiare insieme

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di Luca SOLDI

pace alle anime dei 7 operai cinesi di Prato ( primo dicembre 2013)
悼念2013年12月1日普拉托火灾中丧生的7名华工同胞

Erano pratesi i sette lavoratori che quel 1 dicembre 2013, all’interno di uno di tanti capannoni del Macrolotto industriale, morirono fra il fumo ed il fuoco. In pochi hanno il coraggio di dirlo ma quelle povere persone erano pratesi.
La ditta di cui erano dipendenti e schiavi si chiamava Teresa Moda.
E’ facile immaginare che sulle etichette degli abiti che produceva si potesse leggere l’indicazione “Made in ITALY”.
Avevano tutti nomi che tradiscono una origine lontana ma le loro vite, le speranze, i drammi erano tutti pratesi. Erano esistenze affidate alla nostra comunità, al nostro Paese.
Dovevano essere pratesi, perché italiane erano le norme e le leggi da rispettare e da far rispettare.
Ed invece Xue Xieqing, 34 anni, Zheng Xiuping di 50, Ling Guangxing di 51 anni, Rao Zhangjian di 42, Su Qifu di 43 e Wang Chuntao di 46 anni ed infine Dong Wenqui sono morti di lavoro nero, di sfruttamento per quel cottimo che invece di liberarli dalla schiavitù degli uomini e della miseria gli ha rubato vita per sempre.

Ora sono passati due anni esatti. Il modo migliore per ricordarli può essere solo sapere e dire che qualche cosa è cambiato, che qualche passo avanti è stato fatto.

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Un invito al Ministro Poletti: venga a Prato passando da Barbiana

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di Luca SOLDI

L’uscita del Ministro Giuliano Poletti sulla necessità di rivedere il modo di corrispondere un salario, lo stipendio la dice lunga su quello che può essere l’obbiettivo. Quello che però propone il Ministro, nonostante alcune precisazione, e’ il rischio di un ritorno al passato che in pratica, senza una profonda attenzione, può ridurre ogni possibilità di tutela. E’ l’individualizzazione del rapporto. E’ il cottimo istituzionalizzato al tempo del mondo 2.0.

E il cottimo costituisce già una delle possibile forme di retribuzione previste dall’art. 2099 cod. civ. e, dopo la retribuzione a tempo (che è la forma più diffusa), rappresenta il sistema retributivo più utilizzato dalla prassi aziendale.

In sostanza, il lavoratore è retribuito a cottimo quando il compenso che percepisce è commisurato alla quantità di lavoro prodotto e non invece – come normalmente avviene – sulla base della durata della prestazione lavorativa.

Il sistema in esame era nato come forma di corrispettivo tipicamente destinata al lavoro autonomo ma in realtà trovava e trova ancora forme di applicazione anche nei confronti del lavoro straordinario. A Prato e’ stato spesso applicato purtroppo anche abbinato ad una sorta di compenso in “nero”.

Utilizzare il cottimo nelle rifinizioni, nelle filature, nelle tessiture era l’abc per sfruttare al massimo la produttività agli albori dell’età dell’oro. Era il modo di gonfiare le buste quando l’economia tirava, quando il dipendente poteva lasciare un’azienda per entrare il giorno dopo in un’altra, senza alcuna soluzione di continuità. Ma mentre nel lavoro autonomo il cottimo è caratterizzato dall’assoluta considerazione del risultato finale del lavoro compiuto, nell’ambito del lavoro subordinato la determinazione della retribuzione mediante questo sistema non può che utilizzare il parametro relativo al rendimento del singolo lavoratore.

La valutazione di un rendimento che diventa fatto soggettivo di valutazione è il rischio ( la tragedia) in cui si può incorrere quando il parametro non è ben definito.

Rischi ed effetti concreti che erano stati oggetto della contrattazione collettiva, che in un primo momento (e in particolar modo fra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70) aveva tentato di ridurne l’applicazione al fine di limitare al minimo le possibilità di deterioramento delle condizioni lavorative e l’insorgenza di disuguaglianze fra i trattamenti ricevuti dai lavoratori.

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A Milano stanno arrivando i cowboy

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di Luca SOLDI

I delinquenti a Milano possono cominciare a tremare. Stanno arrivando i nuovi cowboy.

Il tema della legalità, di come affrontare le fragilità di fronte ad una recrudescenza generalizzata della paura (non confermata dalle statistiche sulla criminalità, ma solo da una percezione sapientemente alimentata dai media) sale prepotente come la principale fra tutte le istanze (e ce ne sarebbero di molto più importanti) che dovranno essere affrontate dai partiti, al prossimo turno elettorale, per le amministrative del 2016.
E la destra si prepara al confronto proponendo dei candidati alle comunali che faranno “missione” (impossible?) della loro scesa in campo anche nel nome del contrasto ad ogni “mollezza” del passato.
Il loro motto sarà guerra senza quartiere, armi in pugno, contro il disordine e l’illegalità.
In puro spirito da far west.

Tanti sceriffi che, proclamata in modo plebiscitario l’incapacità dello Stato, a loro volta, investiranno un popolo di loro vice.
Ed uno dei candidati più chiacchierati e ricercati degli ultimi tempi che aveva già deciso di scendere in campo con le idee chiare è quel signor Francesco Sicignano, il pensionato 65enne, indagato per omicidio volontario per aver sparato, uccidendolo, all’interno della sua proprietà il 22enne albanese Gjergj Gjoni.

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