12 febbraio 1924. Primo numero de l’Unità.

unita_primo_numero

Il primo editoriale.

La via maestra.

di Antonio Gramsci

La tragica esperienza compiuta dagli operai e dai contadini d’Italia in questi ultimi anni non deve essere perduta, essa può costituire anzi la taglia che essi hanno pagato e pagano per raggiungere la capacità politica necessaria a portare a termine lo sviluppo della loro rivoluzione. Il martirio subito può passare all’attivo della classe proletaria, se rimarrà a debellare definitivamente le illusioni che le hanno fatto segnare il passo negli anni 1919-1920. Occorre per ciò impedire che il fascismo, come già la guerra mondiale, passi senza aver trasformato radicalmente lo spirito delle masse, occorre che sotto l’assillo delle sofferenze e per l’anelito alla riscossa, non siano realizzate formule, stati d’animo e pregiudizi atti a sabotare ogni possibilità di ripresa proletaria, a precludere ogni seria prospettiva di rivincita.

Il nostro giornale si propone a tale scopo di sondare metodicamente le cause che hanno piegato i lavoratori sotto il peso di una gravissima sconfitta e di farne pesare gli insegnamenti nella loro coscienza militante. L’unità a cui noi facciamo appello non è quindi un richiamo di ordine sentimentale e decorativo; non è il fiotto fangoso e torbido dei consensi stagnanti e senza sbocco; essa tende a forgiare lo strumento idoneo per la lotta del proletariato, ed ha alla sua base una concezione politica ben definita e coerente, che vi circola come sangue vivo, che la genera e la rinsalda.

Quali sono le prospettive che si aprono oggi ai lavoratori? Qual è la natura e la consistenza del regime fascista? Quali sono i mezzi, quali le risorse, per una opposizione efficace? Per un certo tempo i riformisti, specie dirigenti confederali hanno atteso una conversione a sinistra di Mussolini; hanno sperato nel contrasto tra i fascisti della prima e quelli dell’ultima ora; hanno contato sulle pressioni degli industriali… intelligenti contro le «esagerazioni» del regime. Oggi ancora tutta la loro attenzione, tutte le loro speranze sono rivolte alla opposizione costituzionale, dalle cui file sperano di veder saltare fuori il cavaliere senza macchia e senza paura, che giunga a rompere l’incanto, a strappare i denti del drago fascista ed a togliere dall’orrido carcere la giovinetta libertà che vi sta piuttosto malconcia.

Una tale speranza e la politica che se ne ispira, lungi dall’essere un modello di avvedutezza o di abilità politica, dimostrano il totale disorientamento dei socialisti, l’assenza in loro di ogni fiducia nel movimento operaio. Essi si aggrappano alla corrente borghese e democratica perché i consensi delle masse sono venuti loro a mancar. Oggi la classe lavoratrice ha scarsa possibilità di muoversi e di riunirsi: il lavorare con essa e per essa implica grandi difficoltà, metodi nuovi di lavoro, e l’abbandono di tutte le abitudini di comodità e di parassitismo che i facili successi del passato avevano nutrito. Raggruppare dieci operai in una sezione politica, centro in un sindacato richiede oggi un dispendio di energie morali che i dirigenti socialisti sono ben lungi dall’aver accumulato. Essi sono ancora oggi per la soluzione più facile, quella che permette di continuare il gioco ristretto a cui hanno per trent’anni affidata la loro fortuna e perciò hanno spostato il campo della loro azione verso i praticelli meno calpestati, della democrazia e della costituzione.

Noi crediamo invece che la lotta di classe, la lotta cioè del proletariato contro i capitalisti, sia la sola capace di battere in pieno il fascismo. È perfettamente vero che la cosiddetta fraseologia del fascismo, o meglio le varie forme che sono state inalberate volta a volta dal fascismo, riecheggiano di affermazioni e principi che furono in altre situazioni, adoperati nelle lotta contro le classi dominanti. Ma ciò non fa che confermarne da un lato l’incapacità assoluta della piccola borghesia a darsi una dottrina peculiare ed omogenea, dall’altra la sua incapacità a portare a termine da sola uno Stato.

L’antitesi tra il programma fascista del 1919 e quello dell’attuale governo non sono affatto il prodotto di una… degenerazione, di una specie di tradimento ai «sacri principi»; essa dimostra al contrario che gli ideali della tribù piccolo borghese non hanno resistito che pochi mesi, crollando, ad uno ad uno, di mano in mano che il movimento fascista prendeva maggior contatto con la grande borghesia, di cui accettava a poco a poco mezzi e programmi, ed in cui trovava la consistenza che senza di essa non avrebbe mai avuto.

Per lottare contro il fascismo la strategia più intelligente è quella che costituisce i suoi piani, che cerca le sue risorse unicamente nelle classi lavoratrice, che non permetterà manovre molto brillanti, ma porterà dei risultati positivi.

Come raggiungere lo scopo di mobilitare gli operai e i contadini in una unione di difesa dei loro interessi politici ed economici? Noi pensiamo che i margini dell’azione possibile siano ancora abbastanza ampi. Occorre soltanto sapere adattare la forma di resistenza e di lotta alla situazione. La tattica del fronte unico degli operai e dei contadini che noi ardentemente propugniamo, può creare nuove possibilità. Già a tale scopo mirava il programma delle sinistre sindacali che può essere utilmente ripreso e rinnovato! Se i sindacati di mestiere sono immobilizzati dal terrorismo fascista, dalla complice passività dei dirigenti confederali, dalla vecchia e nuova tutela prefettizia, essi possono rispondere col rifugiarsi nelle fabbriche, nelle aziende. Le fabbriche devono diventare i fortilizi del sindacalismo rosso, i fortilizi che il fascismo non potrà incendiare e dove il manganello ed i «decreti» devono arrestarsi davanti al blocco dell’operaio e delle sue macchine, strumenti insopprimibili della produzione.

La politica interna del fascismo offrirà al fronte unico operaio occasioni frequenti di agitazione e di lotte sul terreno concreto degli interessi della classe proletaria. Dalla applicazione del decreto per il lavoro straordinario, alla disoccupazione, dai gravami sui consumi, alla libera contrattazione degli affitti, dalle falcidie dei salari, al sabotaggio delle previdenze sociali; tutti i momenti della vita degli operai e dei contadini hanno subito il contraccolpo dell’offensiva capitalista. Piantando le sue radici e traendo le sue ragioni di essere nelle condizioni stesse di esistenza dei lavoratori, l’azione politica e sindacale per cui si attuerà il fronte unico non accorcerà il suo respiro, né limiterà i propri orizzonti…Nella situazione italiana odierna le lotte ingaggiate per gli obiettivi più modesti impegnano a fondo, pongono ad ogni passo il problema del regime, collegano il duro travaglio delle classi italiane a quello del proletariato internazionale.

Per cui il fronte unico che si salda in tale lotta non vive alla giornata, non si spezza dopo i primi passi in comune. Quello che oggi si costruisce sta alla base del lavoro di domani, perché una stessa smania ci cresce dentro a mano a mano che si fanno i muscoli ed i nervi al duro cimento. I lavoratori italiani troveranno in esso i quadri efficienti della milizia a cui la loro coscienza di classe imperiosamente li chiama.

(Si ringrazia per la trascrizione il sito Senza Tregua)

Annunci

Stampa di sinistra, occultamento di cadavere

scena crimine

 

di Giuliana SIAS

Questa è la storia di un imprenditore che per mesi ha assicurato agli operai di una fabbrica il suo ingresso nella società e la salvaguardia degli undici posti di lavoro, salvo rimangiarsi tutto sotto Natale.
E’ la storia di un imprenditore che prima si è tirato indietro e poi, all’insaputa dei dipendenti, ha presentato un’offerta d’acquisto.

Il marchio è salvo ma gli impiegati perdono il lavoro, sostituiti nell’arco di una settimana da altri operai non contrattualizzati, che lavorano alla produzione da esterni e che nel migliore dei casi riceveranno i loro compensi a 90 giorni, senza diritti e privi di rappresentanza sindacale. Continua a leggere

Per la difesa e il rilancio dell’Unità

Ultima chiamata per l’Unità? Speriamo di no, è una storia che non può spegnersi.
Essere Sinistra vuole rilanciare il sostegno a l’Unità dando visibilità all’evento odierno.

 

.

giubberosse

Domani giovedì 27 novembre alle ore 15.30 presso la sala stampa della Camera dei Deputati (ingresso in via dell’Impresa) iniziativa pubblica a sostegno dell’Unità e della lotta dei lavoratori per il ritorno in edicola del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Meglio non mancare. Ecco l’appello del Comitato di Redazione:

L’Unità ancora appesa ad un filo

Dopo 4 mesi di chiusura i giornalisti de l’Unità aspettano ancora un’offerta solida che rilevi la testata e garantisca l’occupazione.

Avevamo accolto con soddisfazione l’offerta presentata dall’editore Guido Veneziani assieme alla Fondazione Eyu del Pd. L’offerta tuttavia è stata giudicata dai liquidatori non adeguata in alcuni suoi profili, e sono state chieste garanzie sull’impegno finanziario e sui tempi di pagamento, garanzie che dovranno arrivare entro la prossima settimana.

Sette giorni per salvare il giornale di Gramsci e la sua redazione. In questo momento così importante i giornalisti chiedono al Partito Democratico un impegno formale a…

View original post 214 altre parole

L’Edicola di Essere Sinistra del 17 agosto 2014

screenshot-www nichivendola it 2014-08-17 11-40-03

Ottimismo inconsistente, come dimostra la realtà, di Nichi Vendola

screenshot-www ilfattoquotidiano it 2014-08-17 12-48-27

Elezioni europee: Università Estiva della Sinistra Europea, un resoconto sardo, di Enrico Lobina

 

screenshot-www comunivirtuosi org 2014-08-17 11-19-10

 Condivisione, di Associazione dei Comuni Virtuosi
screenshot-www lindro it 2014-08-17 11-27-43

Cos’è la sinistra, oggi?, di Giorgio Cavagnaro

 

screenshot-www left it 2014-08-17 11-34-27
Sergio Staino: “Serve un giornale con la lettura di sinistra del mondo”, Donatella Coccoli

 

L’Edicola di Essere Sinistra del 3 agosto 2014

www esseblog it 2014-08-03 17-35-37

Caro compagno Gramsci, di Mattia Milani

 

La boutique degli schiavi, di Paola Mirenda

 

screenshot-www reset it 2014-08-03 17-37-14

Gli effetti del pluralismo culturale sulla cittadinanza e sulla politica, di Michael Walzer

 

screenshot-gilioli blogautore espresso repubblica it 2014-08-03 17-39-19

La Diaspora. La classe operaia va in movimento, di Alessandro Gilioli

 

screenshot-www giovanicomunisti it 2014-08-03 17-41-03

 

La Sinistra Europea con la Palestina, di Redazione Giovani Comunisti

 

screenshot-www spaziodemocraticomaglie it 2014-08-03 18-13-52

Intervista a Enrico Deaglio, di Sergio Telaroli

Qualcuno E’ ANCORA di SINISTRA

Unità 2

 

di Ivana FABRIS e Massimo RIBAUDO

Difficile pensare che la scelta di non salvare l’Unità non contenga un preciso simbolismo.
In questo passaggio della nostra storia repubblicana, chiudere il giornale fondato da Antonio Gramsci -che è sempre stato l’organo di stampa del Partito Comunista Italiano e della sinistra storica- ci appare come un chiaro e inequivocabile messaggio.

La sinistra italiana, così come l’abbiamo sempre conosciuta, a tutti gli effetti non esiste più e chiaramente non esiste più il suo partito.

A questa argomentazione qualcuno (anzi, più di qualcuno) oppone che siano cambiati i tempi, che quel modo di essere sinistra è superato, che una sinistra concepita come la impostò Bordiga prima e fino a Berlinguer poi, non avrebbe senso oggi.
E in virtù di questo, una volta di più, si cede alla narrazione che induce a buttare il bambino insieme all’acqua sporca. Uno sport molto praticato nel nostro Paese che della manipolazione è vittima e complice.

E’ indubbio che la sinistra di Enrico Berlinguer oggi non avrebbe significato, ma alienare progressivamente, nell’immaginario degli italiani, cosa voglia dire essere di sinistra ed essere una sinistra di azione oltre che di governo (non ci stiamo confondendo, oggi ci riteniamo una sinistra di governo ma nell’azione siamo altro) è una scelta voluta e determinata da tempo, proprio per scardinare una forma mentis esistente nella base elettorale e militante della sinistra stessa da quasi un secolo.

Guardando i fatti, difficile non pensare che esista un progetto preciso che mira ad un cambiamento antropologico e ci teniamo a sottolineare, anche, che sia ora di smettere di tacciare di complottismo chiunque osi fare un minimo di analisi dei fatti.
Occuparsi di politica seriamente, richiede soprattutto analisi e visione e spacciare per complottista chi si permette di farla, significa prestare il fianco a chi vuole che nella massa non ci sia pensiero critico.

A nostro modo di vedere, il Pd sta sistematicamente dimostrando che si vuole a tutti i costi una gestione condivisa del potere, che si vuole instillare a goccia lenta, affinchè rimanga scolpito per sempre nella mente degli italiani, il concetto che destra e sinistra siano uguali.
Domandarsi il perchè non solo è il minimo richiesto quando ci si occupa di politica, ma è doveroso.
Quindi ci rivolgiamo a tutti voi: perchè si vuole annullare una differenziazione così essenziale e oggettivamente presente tra l’essere di destra e l’essere di sinistra?

Ma non solo. In un paese democratico, la presenza di una forza di destra e di una di sinistra, è connaturata al processo democratico.
Perchè si vuole con ogni mezzo alterare questo equilibrio annullando le differenziazioni e andando continuamente verso un Partito Unico della Nazione, come sta accadendo ormai da anni?

Ci preme molto che si apra un dibattito in merito tra di noi.
Ognuno può dare un suo contributo. Ovunque: tra la gente, in famiglia, con i propri amici e conoscenti, nei circoli Pd, in rete, in qualunque luogo esista uno spazio di discussione e, laddove non ve ne sia, crearlo.

E’ il momento di parlare e parlarne senza avere più paura delle parole, se non vogliamo essere complici di questo progetto.
E’ il momento del coraggio, quel coraggio che ha sempre contraddistinto la gente di sinistra.
Chiunque si ritenga ancora tale, a questo punto sa quale sia il suo dovere civile e politico.

(foto dal web)