Quelle insospettabili violenze

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di Ivana FABRIS

In questa giornata vorrei fermarmi a riflettere su come ci focalizziamo sempre e solo sulla violenza fisica, contro le donne, ma in realtà è della violenza che si annida nelle pieghe del perbenismo, del conformismo, del moralismo di un certo pensiero borghese che ci dovremmo occupare e preoccupare maggiormente.

Perchè spesso il sessismo e la discriminazione, ma anche le patologie peggiori, nascono e si nutrono avidamente proprio da questi modelli sociali.

In generale ognuno pensa di volere che le donne italiane e non, si emancipino definitivamente e vedano riconosciuti i loro diritti che, ci tengo a ribadirlo, non sono di genere, ma sono UMANI.
Ma nei fatti, poi, non è così.

Praticamente tutti cadiamo in piccole o grandi trappole comunicative, in modelli preconfezionati dalla cultura patriarcale che ancora ammorba la nostra società e che, come un veleno, si insinua nelle nostre vene sin da piccoli anche a causa di un’educazione in cui l’idea della donna è ancora legata a doppio filo ad un’icona cattolico-moralista che la vede comunque in una posizione di subalternità rispetto all’uomo.

Proviamo solo a pensare che nell’immaginario collettivo, per esempio, una donna che nella sua vita sceglie di non diventare madre o di sposarsi (sì, anche quello, specialmente nella provincia italiana che costituisce una larga fetta del tessuto sociale del paese) viene vista come qualcuna che ha negato se stessa, una donna incompleta, una che ha “ripiegato” e che usa l’alibi della scelta consapevole, secondo la vulgata, e che alla fine viene considerata, a tutt’oggi, come una donna che ha una “marcia in meno” rispetto a tante altre che invece hanno scelto di avere figli.

Oppure soffermiamoci sull’insulto: verso le donne, anche da parte di altre donne, la prima parola che viene pronunciata spesso è “puttana”.
Inezia? No, semmai indicatore di come venga percepita la donna: corpo sessuato, moralmente esposto a continuo giudizio e a prescindere dal motivo per cui viene giudicata.

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Pensiamo alla famiglia. Ma davvero.

Naturalmente infertile

Naturalmente infertile

dalla Redazione

In questi ultimi trenta anni abbiamo vissuto in una società occidentale governata da un pensiero egemone di destra. L’individuo, il desiderio narcisistico senza limiti, l’eliminazione delle tasse e della burocrazia, la vittoria a tutti i costi, il correre, correre, correre.
L’eliminazione del tempo libero. L’eliminazione della sfera comunitaria, affettiva, famigliare. L’eliminazione del tempo lento e denso dell’educazione, del dialogo, della comprensione.
La destra, si dice, è “Dio, Patria e Famiglia”. Questi tre totem sono stati infangati e vilipesi da legislazioni oscurantiste che hanno privato le famiglie dei contributi statali, che le hanno indebitate, che hanno impedito una genitorialità responsabile e consapevole. E l’hanno chiamata “bioetica”.
La Scienza è amica della famiglia, dell’umanità. La Scienza permette di avere una famiglia a chi è infertile.
E tutta la legislazione della destra su questioni biologiche cerca soltanto di bloccarne le possibilità di eliminare il dolore, e di dare speranza.
Per questo noi vogliamo parlare di un libro. Un libro bello e delicato. “Naturalmente infertile“, di Stefania Tosca e Lucia Musto. Perchè il diritto di scelta è la natura dell’essere umano.
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