Libertà di stampa. La vittima sacrificale di ogni regime

liberta-stampa

di Luca SOLDI

Siamo di fronte all’ennesima alleanza trasversale che spinge verso la richiesta di una resa incondizionata, all’arbitrio del potere politico e finanziario, delle tutele alla garanzia di un diritto fondamentale: la libertà di stampa.

Un diritto, uno dei baluardi della libertà, che possiamo annoverare ancora fra i pochi che ci consentono di considerarci parte nel consesso delle comunità democratiche di questo povero mondo.

Un diritto sancito con forza da quella cara e vecchia Costituzione che in molti vorrebbero riformare per renderla coerente con i tempi.
Renderla, purtroppo, coerente con l’andazzo del momento che spesso mira a “disturbare” il meno possibile il quieto vivere dei poteri forti.
E si vuole intaccare, svilire, sopprimere quell’Articolo 21 della Costituzione che recita, con forza e senza alcuna ombra di dubbio che:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure“.
Questa volta, però la richiesta del bavaglio alla libertà di stampa non è arrivato da qualche potente politico di turno, ma bensì da due autorevoli voci della Magistratura alle quali, con qualche distinguo, se ne sono aggiunte subito altre.
Facendo pensare, in vista della ormai prossima riforma, ad una partita che sembra venga a giocarsi su più fronti.
Partita nella quale sembrerebbe di intravedere una non nuova alleanza fra il potere politico ed una parte consistente della Magistratura stanca della troppa curiosità del giornalismo d’inchiesta.
Dunque non ha sorpreso più di troppo l’uscita di Edmondo Bruti Liberati e Giuseppe Pignatone.
I capi degli uffici inquirenti di Milano e Roma, hanno proposto alla Commissione Giustizia della Camera di approntare un testo definitivo nel quale si renderebbe pubblicabili solo le ordinanze di custodia cautelare, con un divieto assoluto di far finire invece nelle pagine di cronaca giudiziaria tutto il materiale che solitamente un giudice per le indagini preliminari ha nella sua disponibilità.

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Perdere il Lupi, ma non il vizio.

conferenzaLupi

di Vincenzo G. Paliotti

Adesso che Lupi si è dimesso il premier/segretario ed il suo governo pensano di aver messo le cose a posto e di essersi rifatti una “verginità” etica.

Niente di tutto questo perché è caduto Lupi, uno dei tanti, ma il sistema è rimasto in piedi, gli uomini passano e la corruzione rimane, purtroppo.

Fa quasi un senso di pena vedere il volto di Lupi segnato dal “sacrificio” e dal dispiacere che la “cuccagna” sia finita, “sacrificio” che ha dovuto ingoiare per dare altro ossigeno ad un governo che se fossimo in un paese veramente civile avrebbe dovuto fare le valigie e dimettersi in blocco. Ad un governo che per bocca del suo premier/segretario ha attaccato i magistrati più di una volta per quel loro “vizietto” di indagare, così come ha cercato anche di spuntare le armi con il decreto sulla loro responsabilità civile.

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La democrazia minacciata e gli attacchi alla Magistratura

magistratura

di Nello BALZANO

Sta succedendo qualcosa in questi giorni, che in modo velato viene trasmesso all’opinione pubblica: un racconto che (a mio giudizio) mina uno dei fondamenti della struttura della nostra Repubblica: si sminuisce il ruolo del potere giudiziario. È noto che la nostra Costituzione è stata costruita calcolando ogni minimo particolare per ottenere il bilanciamento tra i 3 sistemi di potere:
Il potere esecutivo, che si riferisce al sistema di Governo e tutte le sue derivazioni;
Il potere legislativo, che disciplina la composizione e i compiti delle due camere elettive, quella dei Deputati e quella del Senato;
Il potere giudiziario, che in forma autonoma verifica e controlla che ogni atto della vita politica, amministrativa e civile del Paese si sviluppi nel rispetto delle leggi a partire da quella fondamentale: la legge costituzionale.

Quali sono gli elementi che mi portano ad una riflessione che può apparire a molti “pesante”? Per comprenderla occorre sviluppare una cronistoria di eventi che si sono succeduti durante questo anno di Governo Renzi. Nel mese di settembre del 2014 la Procura di Genova apre un fascicolo per bancarotta fraudolenta a carico del padre del premier, che vede implicato il figlio, ma senza conseguenze penali; tutto ciò ha scatenato le normali e dovute polemiche, da ambo le parti, chi la vedeva come un aspetto negativo che assimilava il presidente e segretario del PD alle vicende del passato, che prevalentemente riguardavano esponenti del centrodestra, chi invece lo giudicava come una atto mirato ad interferire le attività governative, insomma la classica ridda di notizie stile tifo calcistico, che però ponevano discussioni inutili verso ciò che invece dovrebbe riguardare la normale attività investigativa.
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Le minacce della mafia e della politica alla Magistratura

giudici

di Luca SOLDI

Sono ore particolari queste, che – mentre da un lato vedono il susseguirsi di autorevoli dichiarazioni sinceramente accalorate verso una maggiore attenzione sui temi legati alla lotta verso le illegalità, la corruzione ed ogni sorta di mafia – dall’altro evidenziano che i percorsi politici e legislativi corrono il rischio di andare in direzioni diametralmente opposte. Ed il riassunto dei pericoli riservati proprio al delicato lavoro di una Magistratura impegnata nel difficile lavoro contro le mafie, lo vediamo in quanto avvenuto nelle scorse ore nei palazzi della politica.

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Ad nutum (Io so e ho anche le prove)

handsworker

di Gianni MARCHETTO

Era prima della Legge 300 del maggio ’70 (Statuto dei diritti dei lavoratori) e bastava un cenno (“ad nutum”) del “caporale” perché il bracciante dovesse lasciare il campo. Bastava una “soffiata” al capo per aver partecipato ad una riunione di partito o di sindacato per dover lasciare il posto di lavoro.

• Io so chi fece finire questa storia: un giovane magistrato di nome Guariniello nel 1969
• Io so che l’art. 18 è un pretesto
• Io so che Marchionne mente, perché ha chiuso lo stabilimento di Termini Imerese dicendo che è troppo lontano dai luoghi di vendita, dopo di che tra due anni a Mirafiori ha intenzione di produrre due SUV da commerciare..negli Stati Uniti!
• Io so che la libertà di pensiero, la libertà sindacale, non è la vera minaccia per lo sviluppo del paese e Barozzino, Lamorte e Pignatello dovrebbero rientrare in fabbrica alla FIAT di Melfi così come ha deciso il giudice
• Io so che non riconoscere il valore del lavoro come possibilità di trasformazione e di ricchezza, è la vera minaccia
• Io so che è anticostituzionale cacciare fuori dalle fabbriche della FIAT la FIOM che è il più grande sindacato industriale, solo perché non è d’accordo con Marchionne
• Io so che la corruzione, è la vera minaccia
• Io so che non fare ricerca impedisce la crescita
• Io so che la “tecnica” se non affiancata all’esperienza concreta della vita, è impotente
• Io so che rinunciare alla qualità della scuola, dell’Università, della cultura, della salute, è la vera minaccia
• Io so che puntare tutto sulla sola finanza, è la minaccia
• Io so che rinunciare al futuro di quelli che verranno, è la vera minaccia
• Io so che rinunciare all’uguaglianza, ai diritti di uomini e donne, è la vera minaccia
• Io so che l’ignavia e l’arroganza del potere, in qualunque forma si presenti, è la vera minaccia
• Io so che la volontà di potenza senza progetto, è la vera minaccia
• Io so che stiamo andando verso il tramonto di quel pensiero occidentale per cui si produce solo per continuare a consumare
• Io so che devo ripartire dall’imparare le categorie della rigenerazione
• Io che mentre Valletta (ai miei tempi) guadagnava 40 volte più di me (operaio FIAT) lui, il Marchionne, guadagna 400 volte più dei suoi operai
• Io so che mentre i lavoratori messi in CIG dovranno tirare a campare con ca. 800 euro/mese il sig. Marchionne ha comperato all’inizio di Febbraio due case nella contea di Oakland a nord di Detroit, costo complessivo: ca. 5 milioni e mezzo di dollari. La prima abitazione è di 9.300 mq. È costata quasi 4 milioni di dollari. La casa ha 6 stanze da letto, 6 soggiorni con camino e un garage per 4 vetture. Nel giardino di 2 acri (ca. 8.000 mq.) vi è una piscina.
• “fino a quando una persona potrà girare la testa da un’altra parte per non sentire, per non vedere”?
• Io so che non si possono trattare le persone: “come vuoti a perdere”
Io so che è tempo di rivolta, che ribellarsi è sempre giusto

Senza soluzione al conflitto d’interessi non ci sarà nessuna crescita. Nessuna politica. Nessuna Sinistra.

(I bari - Michelangelo Merisi detto il Caravaggio)

(I bari – Michelangelo Merisi detto il Caravaggio)

di Massimo RIBAUDO

Sembra che il presidente del Consiglio Matteo Renzi voglia mettere mano al settore Giustizia. Sembra: per ora ci sono i soliti punti delle slide aziendali di cui è tanto fiero.

E’ un’azione importante ed improrogabile se mantiene due punti fermi: eliminazione di procedure e modelli che fanno allungare i processi in sede civile, istituzione di arbitrati per quante più vertenze possibili in ambito commerciale, forte tutela giudiziaria in materia di diritti, interessi legittimi e tutela dei beni diffusi e comuni e revisione dei tempi di prescrizione per rendere efficaci le condanne, non per annullarle d’imperio. Si chiama certezza del diritto. Crea fiducia, e quindi, crescita economica.

I giudici devono avere PIU’ potere, non meno potere. E giustamente deve aumentare il controllo sui loro possibili errori nell’adempiere ai propri compiti, fino ad arrivare anche alla previsione di una responsabilità individuale per danno ingiusto, ma senza che questo ne limiti spazi e poteri di autonomia e libero ed insindacabile giudizio.
La responsabilità è per dolo. E sempre nell’esercizio di atti: mai per mero comportamento, se non quello omissivo, e, in ogni caso, sempre qualificato dal dolo.

Non vedo però nessun accenno, neppure minimo, al reale grande problema italiano. Il conflitto di interesse tra sfera privata e sfera pubblica. Le persone private, ancora più dei partiti, si sono appropriate di sfere di competenze pubblica favorendo il proprio interesse personale. Grazie a questo comprano voti (o hanno possibilità di campagne elettorali dispendiose e diffusive), si fanno eleggere e continuano a soddisfare, contro ogni principio di libera e leale concorrenza, le proprie aziende e quelle del proprio clan di appartenenza.

Ritengo che questo non possa piacere agli investitori.

Qui non voglio parlare del Re del Conflitto d’Interessi con il quale sta amabilmente colloquiando il Presidente del Consiglio. Da anni ormai, le revolving doors, le porte girevoli tra banche, imprese e incarichi pubblici sono diventate la normalità. Ed io ritengo che proprio questa anomalia sia all’origine di ogni crisi: politica, culturale, economica.

Anche un bambino comprenderebbe che se un Ministro è a capo di un’industria (ed anche se lo resta un famigliare diretto per pura finzione formale) cercherà in ogni modo di tutelare l’interesse della stessa a scapito della concorrenza. Ed io ritengo sia giusto. E’ che non dovrebbe diventare Ministro. Oppure vendere la sua azienda, se proprio ci tiene tanto. (Non mi fido degli imprenditori che entrano in politica. Se sei un bravo imprenditore continui a fare il tuo lavoro).

Le banche sono imprese. E quindi, chi entra in politica non dovrebbe più avere la possibilità di fare il banchiere, dopo.

E, per tornare al discorso sulla Magistratura, anche un giudice dovrebbe compiere una scelta definitiva, al momento della sua elezione politica.
Il mondo perfetto non esiste, e non si può violare la libertà personale di esercizio delle professioni (si possono tutelare le funzioni pubbliche con forme di controllo “terzo” amministrativo, però). Certamente, si possono creare fondi fiduciari “ciechi” (in cui non si conosca il nome delle società che gestiscono il fondo) per il patrimonio e la gestione di imprese in cui il politico possa esercitare forme di controllo.

E senza indugiare.

Se continueremo a privatizzare lo Stato vedremo solo larghe intese, la solita e truffaldina “pappa” che ha creato la frustrante decadenza italiana. Perché queste intese non hanno nulla di politico: non sono altro che contratti privati tra interessi personali di aziende allo sfascio od obsolete che sopravvivono soltanto grazie a tutele di favore ed appalti garantiti (i quali, certo, salvano anche posti di lavoro, ed ecco perchè sono tollerati).

Credo che il conflitto d’interesse contribuisca a generare corruzione. Se al gioco vincono sempre gli stessi a qualcuno verrà voglia di barare pur di riuscire a giocarsi la sua partita. Gli autentici bari sono coloro che fanno da arbitri, giocatori e segnapunti.
Ecco, forse uno dei motivi della scarsa crescita. Perchè, se devi diventare ladro, pur di competere, arrivi a pensare: “Non gioco più”.

#democraziastaiserena

renzi

La Redazione

Giornata nera per la democrazia, ieri, in Italia.

Segnatevi la data. L’11 giugno 2014, a trent’anni dalla morte di Enrico Berlinguer (!), il PD, partito che ancora viene definito da qualcuno come il più grande partito della sinistra italiana, compie una serie atti in profondo spregio della Costituzione, del ruolo e della dignità dei propri parlamentari e del loro compito istituzionale.

Atto primo. Alla Camera dei Deputati – e ricordiamo che il Partito Democratico alla camera detiene la maggioranza – viene votato, con l’apporto determinante di un nutrito drappello di “franchi tiratori” del PD l’emendamento leghista che inasprisce le pene per la responsabilità civile dei magistrati. Un atto oggettivamente intimidatorio nei confronti delle toghe che indagano su l’Expo e sul Mose.

Atto secondo. Il senatore Corradino Mineo viene escluso d’imperio dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato. La mattina Mineo aveva scritto sul “Manifesto”:
A questo punto il governo ha solo due strade. La prima è di muovere un passo verso le posizioni sostenute da Chiti, da me, da altri senatori del Pd e poi sottoscritte da SEL e dai senatori che hanno lasciato il Movimento 5 Stelle. Magari senza neppure darci ragione apertamente, ma facendo propria la proposta Quagliariello, non troppo diversa dalla Chiti. La seconda strada è di chiedere aiuto a Berlusconi, ma non oso immaginare cosa B. pretenderebbe in cambio“.

Il PD ha evidentemente scelto la seconda strada: non accettare mediazioni e procedere con l’ipotesi Boschi, che trasformerebbe il Senato in una dependance istituzionale per gli Enti Locali e null’altro. Un monocameralismo “de facto”, dove alla Camera potranno passare museruole per i magistrati e per chissà cos’altro ancora. Mineo era un ostacolo? Nessun problema, basta rimuoverlo, e serva da monito per tutti coloro che vorrebbero mantenere vivo anche dentro al PD uno spirito critico.

“Rottamare” il vecchio partito è forse risultato più difficile del previsto per la dirigenza renziana e neo-renziana, ma si può sempre passare alla rottamazione del dissenso.

 

Contro la corruzione. Subito.

justice
di Massimo RIBAUDO

Ieri, Giuseppe Civati dal suo blog ha invitato il Segretario del suo partito e Presidente del Consiglio Matteo Renzi ad andare a votare, a rinnovare il Parlamento – ricordiamolo, eletto tramite una legge incostituzionale – a vincere davvero (non primarie od elezioni europee), e dimostrarsi così in grado di porre mano alla necessaria e non più prorogabile trasformazione dell’impianto giuridico, economico, sociale italiano.
A nessun parlamentare conviene andare a votare (più della metà non verrebbero rieletti), mentre l’Italia affonda per lo sperpero di denaro pubblico ad uso privato – la politica è privatizzata da venti anni – dei tanti MOSE sparsi per la penisola.

Nel proclamare il fondamento di nuove elezioni politiche, Civati giustamente sottintende la necessità di un programma. Non più un votare per CHI (come fatto negli ultimi disgraziati venti anni), ma un votare per un COSA ed un COME. E di fronte a quel programma gli elettori, i giornalisti, la classe dirigente italiana, devono tutti farsi delle domande. DEVONO. Altrimenti non ci sarà nessuna ripresa economica. “chi sostiene chi? Chi è portato da questo o da quello? Chi sono i sostenitori e i finanziatori di quella fondazione? A quali gruppi è legato quel politico?“.

E questo COSA non è un cambiamento genericamente enunciato, e neppure un’inutile eliminazione di una fantomatica “Casta”, ma un autentico programma di mutamento dei rapporti corporativi, clientelari e familistici – quando non criminali – che costituiscono la cappa di piombo su ogni possibilità di ripresa economica. La corruzione conduce il sistema verso la catastrofe. Premia i peggiori, esclude i capaci.

Non si fa sviluppo con la riforma elettorale e quella del Senato. Si cincischia. Attività in cui Matteo Renzi sembra bravissimo.
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Cattivi maestri

Manifestazione Tribunale di Milano

 

di Andrea NOBILE

Succede una volta ancora, succede per un fatto scabroso, indecente, imperdonabile.
Succede di veder ridicolizzata una sentenza definitiva, che dovrebbe rendere giustizia a chi ha subito un grave torto.

Vedere, per l’ennesima volta, il volto della madre di un ragazzo ammazzato dalle legnate degli uomini in divisa, mi provoca un dolore vero.
Vedere il viso di quella madre, in ragione dell’applauso ai carnefici di suo figlio, mi provoca sofferenza.

Se alcuni poliziotti abusano del loro potere e picchiano fino ad ammazzare un giovane ragazzo è raccapricciante.
Se i loro colleghi, riuniti in corporazione, li applaudono a scena aperta, è disgustoso. Chi ci dovrebbe difendere ci ammazza di botte e applaude anche a questo orribile abuso.
Se la mano violenta della polizia è, purtroppo, qualcosa già avvenuto in passato, la standing ovation è una pericolosa novità.
Una pericolosa e fascista novità.

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