L’ultima crociata ariana

aamorigi

 

di Maria MORIGI

Non ne avevamo abbastanza di femminicidi autoctoni annidati nelle famiglie perbene, che arriva il Gad a spiegarci che “il rituale di umiliazione delle donne è una precedente intollerabile sul suolo europeo”. Il Gad vive evidentemente in una dimensione aliena.

Primo, perché considera che il rituale di umiliazione sia giustificabile su altro suolo che non sia quello europeo.
Secondo, perché dice che gli episodi di Colonia rappresentano un unicum nella storia di un’Europa popolata da Walkirie ma anche da Ofelie, Sante Giovanne, Ladies Macbeth, Cassandre, Medee, Antigoni, Pastorelle di Lourdes ecc….

E di fronte a ciò che sta succedendo sul suolo europeo, quanto a contromisure nei confronti dei pessimi e diffusi autori del pessimo delitto contro le donne, vorrei assicurare il variegato mondo delle donne (femministe e meno femministe) che non è in discussione se consentire o meno alla violenza. Non è in discussione il ruolo delle donne che vanno senz’altro sostenute e difese.

E’ in discussione il come – con la dismissione del Welfare – conviene allevare un sottoproletariato senza diritti.
E come la potenza europea sia tanto cieca da non riuscire a prevedere gli esiti delle sue politiche economicistiche di abbruttimento dei popoli, o gli esiti delle politiche di accoglimento.

E’ in discussione una Civiltà dei Diritti. Un’identità europea di garanzia dei Diritti. Del più povero, dell’ultimo arrivato, del migrante sfruttato dalle mafie, del nuovo schiavo, delle donne, dei bambini.
E’ in discussione la capacità dei tutori dell’ordine di prevenire e contrastare.

Le contromisure che si stanno adottando aprono l’autostrada al neo-nazismo razzista: muri, fili spinati, sospensione di diritti, stati di emergenza.

Perché è difficile liberarsi della propria passata etica coloniale che ha consentito di perpetrare massacri in tutto il mondo. E riconoscere che persino le donne afghane adottarono il burqa per sottrarsi allo sguardo dei colonizzatori britannici…

 

 

 

(immagine dal web)

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Le riforme del paradosso e la tartaruga

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Zénon! Cruel Zénon! Zénon d’Êlée!
M’as-tu percé de cette flèche ailée
Qui vibre, vole, et qui ne vole pas!
(Paul Valéry, Le cimetière marin)

di Maria MORIGI

Festina Lente, Tempus edax Rerum” (Affrettati lentamente, il Tempo è divoratore)

“Ab esse ad posse valet, a posse ad esse non valet (consequentia)”. Principio logico che vuol dire: quello che esiste è possibile, quello che è possibile non è necessariamente esistente.

Questo invece è il paradosso di Zenone, V secolo a. C., riletto da Jorge Luis Borges.”Achille, simbolo di rapidità, deve raggiungere la tartaruga, simbolo di lentezza. Achille corre dieci volte più svelto della tartaruga e le concede dieci metri di vantaggio. Achille corre quei dieci metri e la tartaruga percorre un metro; Achille percorre quel metro, la tartaruga percorre un decimetro; Achille percorre quel decimetro, la tartaruga percorre un centimetro; Achille percorre quel centimetro, la tartaruga percorre un millimetro; Achille percorre quel millimetro, la tartaruga percorre un decimo di millimetro, e così via all’infinito; di modo che Achille può correre per sempre senza raggiungerla”.

Il paradosso matematico di Zenone mi auguro che sia stato risolto, perché anche se ci abbiamo provato a capirlo, poi avevamo rinunciato. Infatti se la nostra testa viene confusa quotidianamente dal problema dei migranti che ci tolgono il lavoro e da quello delle discoteteche assassine, ecco che la velocità fulminea che “tiene dietro al baleno” o “la procellosa e trepida gioia d’un gran disegno” diventano bagatelle.

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Ossimori: Famiglia naturale, Povertà francescana, Europa cristiana

francesco

di Maria MORIGI

E’ bello occuparsi di figure retoriche, specialmente di ossimori dove si accostano concetti opposti. L’attributo capovolge il significato del sostantivo, oppure aggiunge un segno che fa a pugni col buon senso comune.

La Famiglia, ci si creda o no, inventata dalla convenzione sociale e dalla tradizione, riconosciuta dal Diritto, costituita per contratto matrimoniale, non appartiene alla Natura. Appartiene a pieno titolo alla Cultura che può siglare accordi, stabilire tutele, regole e scioglimenti dalle regole. E non entro nel merito delle opzioni di genere, vocazione e possibilità genitoriale che continuano ad apparirmi come esercizi praticati per imbrigliare e codificare la Natura che di per sè è varia e multiforme.

E questo anche per cercare di non cadere nella trappola delle “bombe d’acqua”, nuove di conio: come noto, prima si chiamavano “grossi temporali”.

Sul secondo termine, quello della Povertà, siamo tutti d’accordo che non ci piace se deve servire ai numeri delle statistiche o se viene usata in modi di dire come “la soglia di povertà” oppure “le nuove povertà”.

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Il mito della Valutazione nell’età del Conformismo

conformismo

di Maria MORIGI

Sono un’insegnante pensionata che aspetta di essere risarcita. Quindi fortunata due volte, primo per aver potuto andare in pensione prima del fatale scioglimento del cervello, secondo perché – esente da sensi di colpa nei confronti dei giovani – riceverò ancora uno stipendio.

Non mi spetta, quindi, ma parlerò lo stesso di MERITOCRAZIA e di VALUTAZIONE, termini su cui si regge il sistematico lavaggio del cervello del popolo italico. Ogni giorno infatti viene proclamata la giustezza del Merito (rispetto alla raccomandazione o all’automatismo dello scatto di carriera) e in modo altrettanto convinto viene proclamata la necessità, ormai vissuta come inderogabile, di valutare l’insegnante per l’efficacia della sua azione educativa.

Sulla Meritocrazia affermo che chi ne parla tanto sembra ignorare:

1- il significato della parola Merito, cioè “Diritto alla stima, alla riconoscenza, alla giusta ricompensa acquisito in virtù delle proprie  capacità, impegno, opere, prestazioni, qualità, valore…”

2- Bisogna che ci sia qualcuno a riconoscerli pubblicamente, questi meriti. In caso contrario è un esercizio autoreferenziale di ipertrofia dell’ego. Insomma non bastano i fans che cliccano mi piace.  

3- Chi ha dei meriti reali o potenziali, forse non desidera affatto esercitare un potere, così come suggerisce “…crazìa”.

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