La crediamo innocenza ma è ancora violenza

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di Serena CORTI

Faccio parte di alcuni gruppi su Facebook, come la maggior parte di noi.

In uno di questi ieri un giovane uomo ha asserito che noi donne non dobbiamo fare un dramma se non abbiamo un bel fisico o una pancia piatta perché in fondo la cosa più importante per una donna è che quella pancia verrà riempita da un figlio, che una donna realizza pienamente se stessa solo quando è incinta e poi diventa madre. Che addirittura in quel momento raggiunge l’apice della sua bellezza.

Io sono madre. Amo mia figlia profondamente. Ho adorato tenerla dentro di me per 9 mesi.
Ma sono rimasta decisamente senza parole quando ho letto queste affermazioni benché fatte, immagino, in buona fede.

Ho trovato violento il commento.

Violento sottilmente perché il ragazzo in questione non si è reso nemmeno conto di aver rimandato un immagine sessista delle donne, un’immagine che ci “ autorizza” ad essere belle e realizzate solo ed esclusivamente nel momento in cui ci riproduciamo popolando il mondo di altri uomini.

Violento perché non ha tenuto minimamente conto di tutte quelle donne che per volere o per impossibilità non saranno mai madri, che di questo soffrano o ne facciano un punto di forza.

Violento perché pensare che tutto il mondo di una donna si riduca all’essere madre e che questo ci debba bastare è come sentirsi dire tutti i giorni che non valiamo abbastanza per avere altro nella vita o come venire schiaffeggiate quotidianamente.

Violento perché non considera che nessuna donna ha bisogno del benestare di un uomo per sentirsi realizzata, nessuna di noi ha bisogno che siano gli uomini a dirci quali sono i motivi per cui dobbiamo essere serene e sicure di noi stesse.

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L’operaia e la FIOM: Daniela, e il significato di questi ricordi

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di Claudia BALDINI

Quest’ultima testimonianza la voglio dedicare alla mia amica Daniela. Operaia, 40 anni di servizio in FIAT. Una figlia che ha tirato avanti con successo e onore. Splendida amica mia che hai passato una vita a fare turni massacranti e ad impegnarti nella FIOM per tutti.
Battagliera, politica, ragionatrice. Ma non bisogna farla arrabbiare.

Sempre in prima fila per i diritti, per la pace, per la scuola, per ogni cosa dove bisognava lottare. Era molto meglio la RSU FIAT a Modena quando c’era ancora lei. Era tutto meglio il sindacato quando c’erano questi compagni nelle fabbriche.
Brava Dani, ora sei andata in pensione. Come me. Continua a livello volontario a lavorare per la CGIL. E io la consulto spesso come lei, è un Landini al femminile.
E’ un onore per me avere un’amica così che mi è rimasta sempre vicina, a cui ricorro sempre. Ed anche ora mi sta vicina. Non ha fatto carriera nel sindacato, non ha fatto carriera da capetto in Fiat. Ha fatto la RSU, la più bella carriera ed esperienza al servizio dei lavoratori. Grazie Dani.

E in questi ricordi personali che ho riportato di donne ed amiche, devo dire una cosa importante: queste donne, a mio avviso, hanno fatto carriere, sono diventate qualcuno, ma sono rimaste donne, non sono diventate ‘stronze come un uomo’ per dirla alla Vecchioni e credo che nemmeno io che una certa carriera l’ho fatta sia diventata così.

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Valorizzare le donne è conveniente

Leggete e analizzate le slide proposte da questo interessantissimo progetto di studio, in modo molto chiaro attraverso semplicissimi e brevi flash, ci fa capire quanto sia sbagliato non valorizzare il lavoro femminile. Il cosiddetto FATTORE D.
Un’economia alla ricerca di una valida ripresa dovrebbe investire proprio sul rapporto maternità-donna lavoratrice con investimenti pubblici e privati appropriati.
Ma molteplici fattori, sociali, politici ed economici della storia di questo paese hanno influito negativamente sulla valorizzazione del ruolo femminile e quanto sia difficile modificarne ancora oggi la percezione.

La Redazione di ESSERE SINISTRA


“Valorizzare le donne conviene”, Silvia Pasqua, Università di Torino, ChilD e Collegio Carlo Alberto. Presentazione slide.
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Il Marchese del Grillo (returns)

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di Ivana FABRIS

 

Effettivamente il bonus di 80 euro per tre anni alle neomamme mancava.
Soprattutto ne sentiva la necessità il paese.
Eh sì, perché ogni famiglia stia crescendo un bambino sa bene che quegli 80 euro saranno determinanti, incideranno considerevolmente sul bilancio famigliare.

Non l’utilizzo di quelle risorse finanziarie che verranno impiegate nel bonus per il rafforzamento del welfare, non la certezza di avere un impiego, non il sostegno alle donne che lavorano nel metterle in condizione di non dover ricorrere a dispendiose tate e baby-sitter, a rette costosissime dei nidi pubblici, non il controllo del prezzo del latte artificiale che in Italia è vergognosamente molto più alto che nel resto dell’Europa, non una rete di aiuti sociali che sostengano e favoriscano la maternità.
No, un bonus di 80 euro. Continua a leggere