Giù le barriere

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di Elisabetta DESTASIO

Sono impopolare, lo so.

E me ne fotto.
Dopo il familyday, come incipit di questo solstizio, io scelgo la libertà di scelta.

Ieri, rispondendo ad un post straordinario del mio compagno, avevo dato la risposta che segue:  “… Io verrei a cena fuori con te anche non sapendo cosa indosseresti ed ancor di più non conoscendo la natura del tuo sesso. Amo la persona, senza genere di appartenenza. Il muro è nella testa ed in special modo, nella non condivisione e nella mancanza di laicità di uno Stato. In certi casi è proprio là, che ha luogo ed attecchisce la “cultura catto-fascio-maschio-cazzo dipendente” ed è proprio quella che, spesso, lascia indietro “la realtà dei sentimenti” e che si affida al pudicismo, al bigottismo, fino a giungere alla violenza per non condivisione. Viva pure la famiglia, sì. Ma la famiglia che mi pare e piace, anche col rossetto rosso e le scarpe alte di vernice e tra le gambe infinito Amore.”

Avevo scritto un brano, qualche anno fa, in merito alla questione di cui sopra.
Bene: siccome ognuno è libero di professare il proprio credo e di vivere in base alle proprie filosofie di vita, in egual misura mi sento libera anche io di esprimere la mia.
Puttane, trans e papponi, sono un po’ ovunque. E opportunisti e stronzi poi, non vi dico quanti! Magari anche potenti, politici, intellettuali.

E non comprendo sinceramente, dove sia il problema, visto che i più si nascondono proprio dietro altre identità.
Alcune signore che incontro lungo i viali hanno da raccontare storie più interessanti di chi prega un dio in chiesa e poi si traveste in gran segreto, per paura di far torto a qualcuno, di non essere adeguato.

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Sinistra, diritti e ipocrisie

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di Sil Bi

Una cosa che considero davvero poco di sinistra, è affrontare le questioni più delicate che riguardano la società utilizzando il velo dell’ipocrisia per celare i conflitti.
Qualche giorno fa, sollecitato dagli organizzatori del Roma Pride e da alcuni attivisti democratici, il Presidente del Consiglio ha impegnato il suo governo a promuovere, “a settembre”, una legge sulle civil partnership, cioè le unioni civili per le coppie omosessuali.

Secondo il ddl che il Pd intende presentare, queste coppie avranno “gli stessi diritti e gli stessi doveri delle coppie sposate”, tranne che per quanto riguarda l’adozione: sarà possibile, infatti, solo l’adozione dei figli naturali (o adottivi) di uno dei membri della coppia da parte dell’altro (la cosiddetta stepchild adoption).
Un primo aspetto problematico è la scelta di annunciare il provvedimento, ma di rinviarne il varo a dopo l’estate: è evidente l’intenzione di accontentare il mondo LGBT, che chiede conto a Renzi delle promesse da lui fatte in campagna elettorale e nelle prime settimane da Segretario del Pd, senza però mettere a rischio la stabilità del governo prima che esso abbia approvato i provvedimenti che stanno più a cuore al premier: su tutti, la legge elettorale.

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