La scelta di Ignazio

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di Vincenzo G. PALIOTTI

E’ un principio di democrazia. Lo so che sto parlando di cose che ormai sembrano avvenute un secolo fa, visto il totale cambiamento del quadro politico, ma quando Prodi, che nel 2008 era Presidente del Consiglio, fu assediato dalle tante richieste di dimissioni rispose che solo l’aula poteva decidere se il suo governo doveva restare o no alla guida del Paese.

Voleva guardare bene in faccia chi gli avrebbe negato la fiducia: naturalmente si riferiva a quelli della sua coalizione. Oggi la storia si ripete a Roma con l’aggravante che decidere in un senso o nell’altro non significa solo confermare o sconfessare il sindaco: significa una presa di posizione rispetto a quanto si è verificato nella capitale. Sfiduciare il Sindaco Marino oggi significa sfiduciare quella parte che vuole sradicare il marcio che è venuto fuori negli ultimi tempi, il malaffare, la corruzione, la mafia che si è instaurata in Campidoglio e che sta propagandosi a livello nazionale.

Significa soprattutto sconfessare la volontà popolare che ha eletto Marino con elezioni democratiche e regolari. Quella volontà popolare di cui parla la Costituzione e che invece, ancora in spregio della stessa, un “sedicente” partito politico con a capo il premier/segretario vuole ignorare, anzi, umiliare costringendo il Sindaco a lasciare senza un motivo plausibile se non per le distanze che intercorrono tra il modo di concepire la politica del premier/segretario di quel partito e quella che intende invece il Sindaco Marino. Differenze che partono dalla diversa collocazione politica dei due, il Sindaco è per un centrosinistra di sistema, concordo, ma è il premier/segretario che è marcatamente di destra.

E poi voglio arrivare alla morale delle persone di cui i due si circondano: da una parte un gruppo di indagati, condannati, collusi con un numero di rinvii a giudizio da Guinness dei primati e dall’altra chi vuole combattere tutto questo. Per cui l’epilogo di questa “storia”, che pare senza fine, chiarirà, a chi ha ancora gli occhi chiusi, quale è la parte sana del Paese e quale quella da combattere.

Ossia, chi si schiererà al fianco di Marino sarà chi è vicino al popolo ed alla volontà di cambiare il Paese e di fare finalmente pulizia. Chi lo osteggerà è chiaro che implicitamente accetta il ripristino della situazione che ha determinato “mafia capitale” perché la contesa si è spostata su questo terreno: connivenza col malaffare e tentativo di dare una buona amministrazione pur all’interno di questo sistema tirannico finanziario europeo. Una scelta difficile e di grandi responsabilità che non riguardano solo Roma, ma il Paese che attende da questo responso tante risposte.

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L’analisi di Barca sul PD romano: quando la medicina è identica alla malattia

barcadeluca

di Riccardo ACHILLI

Mah, io davvero non capisco perché Fabrizio Barca presti la sua intelligenza a studi sui circoli del Pd a Roma, con il suo #mappailPd.

Quello che sta succedendo nel Pd romano è semplicemente pazzesco, e testimonia che siamo arrivati ai titoli di coda di una tragicommedia di guitti, dilettanti allo sbaraglio e rubagalline.

Un commissario politico, nominato per ristrutturare e restituire senso politico al partito, quindi per fare una operazione squisitamente politica, abdica alla sua funzione e si affida ad una sorta di consultancy  aziendale che, con tecniche di ricerca organizzativa e di business process reengeneering tipiche di realtà aziendali e non politiche, fa uno screening dell’organizzazione territoriale del partito.

Una della grandi differenze fra una realtà aziendale ed una realtà politica è che la prima ha un obiettivo fisso, imprescindibile e indipendente dalle ricadute che genera sul suo contesto esterno: questo obiettivo si chiama”redditività”.

Pertanto, i metodi di reengeneering aziendali sono facilitati dal fatto di non dover individuare un obiettivo generale da raggiungere. Quello è già dato in partenza. Si tratta di riorganizzare i processi e l’assetto organizzativo aziendale dalla situazione attuale a quella”to be”,  al fine di massimizzare l’obiettivo nelle condizioni date. Di conseguenza, anche i principi che guidano tale riorganizzazione sono dati, e sono condensabili, ad esempio nei famosi otto principi della qualità totale (orientamento al cliente, leadership, coinvolgimento del personale, approccio per processi, approccio gestionale sistemico, ecc.).

Tutto lo sforzo è quindi quello di adeguare le strutture organizzative dell’azienda, i singoli centri di costo, a partire di punti di produzione più elementari (ad es. le singole concessionarie sul territorio di una grande compagnia che vende automobili) agli otto principi di cui sopra. E come si fa? Si fa uno studio, una mappatura della situazione attuale, e si ricavano i punti di criticità da cambiare per arrivare alla situazione ideale.

Una organizzazione politica, invece, non ha un obiettivo generale prefissato. Poiché nasce e vive per cambiare il mondo, il suo obiettivo generale risiede nella sua piattaforma ideologica, cioè nel suo modo di vedere il mondo.

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La ramazza di Rosy servirà?

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di Vincenzo G. PALIOTTI

E’ stata pubblicata la lista degli impresentabili dalla Commissione Parlamentare antimafia.
Tutti contenti (?), però mi chiedo, e forse sbaglierò: a che serve una commissione del genere se stabilisce dei principi di non eleggibilità che non sono dei divieti perché poi a decidere chi votare deve essere l’elettore? Infatti nella conferenza stampa di presentazione di questa lista ho sentito la presidente Bindi dire che queste non sono limitazioni, né divieti aggiungo io per rendere più comprensibile il concetto: perché diversamente si potrebbe pensare che sia la Commissione stessa ad indirizzare il voto.
La commissione informa, l’elettore poi è l’elettore stesso che decide.
Ma allora se domani si presenta un mafioso riconosciuto, ma non ancora condannato in via definitiva, si applica lo stesso principio? Cioè: “noi vi informiamo su questa persona, sulla sua “moralità”, poi sta a voi decidere se votarlo o meno”.

Ma così non si arriva a nulla, si sa benissimo che chi si presenta di solito con queste “referenze” ha sicuramente un seguito elettorale, quasi certamente frutto di un’altra “virtù” che si accompagna spesso con quelle accertate: “il clientelismo”, così continueremo a candidare chiunque e anche fare liste come questa non servirà perché il “bacino” di elettori, specie per le elezioni locali, non farà mai mancare il suo appoggio a certa gente.

Ora, nel caso di De Luca pensate che il suo elettorato si farà influenzare da queste “informazioni”? Informazioni tra l’altro che già erano ampiamente note a tutti e nei dettagli.

Oltre tutto ciò bisogna prendere nota che nella lista non ci sono i rinviati a giudizio di ogni reato ed i condannati per peculato perché quelli dovrebbero, sì dovrebbero, essere messi fuori dalla legge Severino. Aggiungendo i nomi di questi la lista sarebbe stata composta da più di cinquanta “elementi”, che comunque godranno dell’anonimato da questo punto di vista e potranno “tranquillamente” candidarsi.
Un’altra occasione persa quindi per fare un po’ di pulizia.
Un’altra occasione persa per buttare fuori dai palazzi del potere le mafie, il malaffare e i disonesti che fiancheggiano queste attività. La solita cosa italiana. Sono sinceramente e profondamente deluso.

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E’ cominciato l’Esodo?

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di Vincenzo G. Paliotti

E quindi Pippo Civati ha “tratto il dado”: lascia il Partito Democratico, o se volete, quello che ne è rimasto.

Leggo i tanti commenti: c’è chi si compiace, c’è chi dice che è stato un gesto tardivo, chi adesso si aspetta che Civati riformi un partito, e chi come me ci va (ti) con i piedi di piombo.
E sì, perché la prima cosa da non fare è creare troppe aspettative, sarebbe sbagliato ed ingiusto pretendere da Civati soluzioni che devono essere collettive e non si possono pretendere da una sola persona, anche perché ricadremmo nel solito e pericoloso “mito” dell’uomo solo al comando.
Piuttosto io mi aspetto che Civati faccia mente locale, un giro di orientamento e cerchi la via migliore per poter concretizzare qualcosa che tutti noi ci aspettiamo: almeno il tentativo di ricostruire la sinistra, questo credo sia legittimo.

Badate bene ho parlato di ricostruire la sinistra, un movimento cioè e non un partito. Se fosse possibile io gli consiglierei di interfacciarsi con Landini e valutare se il suo progetto è condivisibile, è mia opinione personale che questa sarebbe la strada da percorrere primo per la “qualità” degli argomenti di Landini e poi perché questo progetto parla di riscatto civico e la parola partito è per il momento evitata, a giusta ragione visto il livello di degrado raggiunto dalla maggior parte di essi.

Senza contare la “bella compagnia” di cui gode Maurizio Landini: parlo di Stefano Rodotà, di Gustavo Zagrebelsky per fare qualche nome, personaggi che danno credibilità al progetto per il loro spessore morale e che hanno quale punto fisso di riferimento la nostra Costituzione. Se ci sarà qualcuno che lo seguirà in questa sua scelta sarà benvenuto, a patto però che non si crei quella conflittualità che distrugge, divide invece di unire. A mio avviso chiunque voglia partecipare, qualunque “transfugo” dovrà avere a mente un principio che per me è basilare: l’interesse comune ponendolo avanti a tutto, a partire dalle proprie ambizioni personali. Credo di poter dire questo perché ho capito questo nel seguire Landini e le sue idee. Per cui tirando le somme sono contento che Civati abbia fatto quel passo, che abbia preso le distanze da quel contenitore che si sta riempiendo sempre più di elementi indifendibili, contrari ai principi che hanno sempre animato la sinistra, ripeto sinistra per affermare che anche nelle divisioni la sinistra certi principi che Renzi ha calpestato li ha sempre tenuti ben presenti e rispettati, indipendentemente dal partito.

Soltanto un cenno sulla firma del presidente della repubblica che fa diventare legge l’italicum. Non mi piace dire: lo avevo detto!

Ma avevo già scritto che non mi aspettavo nulla di diverso dal signor “meno peggio”, ho anche detto che l’entrata a gamba tesa del presidente emerito Napolitano, entrata degna del miglior Nobby Styles e gli esperti di calcio lo conosceranno di certo, ha chiarito definitivamente le idee al signor “meno peggio” su come si doveva comportare sulle riforme del suo “pupillo” premier/segretario. Mi dispiace profondamente di averci preso in pieno.

In ultimo, non per importanza, la “barzelletta” del giorno che è la decisione di Renzi di mandare a trattare (?) con i Sindacati della Scuola due “funzionari” di partito, Guerini e Orfini, che oltre a non avere nessun titolo per dare risposte o prendere iniziative, dimostra come Renzi abbia confuso le sue due cariche, premier e segretario di partito, ma ancor di più è grave che invece di inviare un rappresentante governativo ad un incontro così importante ci manda due “funzionari” del partito che dopo di aver sostituito il Parlamento intende anche sostituirsi al governo, ed anche in questo caso potrei dire: “lo dicevo”. Infatti qualcuno mi ha detto che esageravo quando parlavo di “camera dei fasci e delle corporazioni”, con questa “manovra” Renzi mi ha dato ragione in pieno. Oltre al fatto che questo passo la dice lunga sul rispetto che il premier/segretario ha della scuola e delle sue funzioni.

E ora mi prendo tempo approfondire  quella che è un’altra “perla” di questo governo, quella delle pensioni, non perché ne sia responsabile, ma di come la sta affrontando in dispregio dei cittadini e della Consulta, cosa ormai diventata una costante.

Buona giornata.

de lo Papa, de lo Sotto-segretario, de lo turco

corrosivo 7bis2

 

Senza chiudere un occhio

Papa Francesco dice d’esser stanco.
Passerà notti insonni come Donna Flor,
pel non risucir troppo a tener banco
alla chiusura dei mille conti Ior?

 

Fatti sotto-segretario!

Crescesti coi tortelli da emiliano
e ad Ippocrate facesti giuramento.
Or segretario sotto al chierico toscano
già gridi: “A Lupi, A Lupi!” in Parlamento.
Come perdesti tosto la tua allure
al suon della parola: “infrastrutture”!



Risvegli

L’Italicum attacca e con dispetto,
anallegorico l’Ex Segretario DEM.
Destossi turcOrfini: “Ma l’ha riscritto!”
Poi ripiombò nella sua fase REM.

 

 

(di Gianluca FORESI)

 

 

I giovani in politica

giovani

di Massimo RIBAUDO

Avevo dodici anni e il gruppo rock di mio cugino era tra i diciotto ed i venti.
Organizzarono una serata di prova per tutte le famiglie dei componenti, e io partecipavo a due loro interpretazioni di brani splendidi, come tastierista: “Europa”, di Santana, e “Comfortably numb” e “Wish you were here”, dei Pink Floyd.
E quindi, ad essere accettato tra loro, e suonare, era più di aver vinto un gran premio di Formula 1.

Ad un certo punto mio padre, come al solito, chiese un ritorno al passato. “Bravi, siete bravi“, disse. “Ma la sapete suonare “Vitti na crozza“?
Potete immaginare la mia vergogna e il disappunto. Stavamo cantando e suonando il futuro, e lui chiedeva che fossero ascoltate le sue radici.

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Il Presidente Orfini ha risposto

lettera aperta
Quest’oggi il Presidente del Partito Democratico, On. Matteo Orfini, ha cortesemente risposto alla nostra lettera aperta dalla sua pagina Facebook.
Pur apprezzando la disponibilità dimostrataci, riteniamo la sua risposta inadeguata ed evasiva.
Abbiamo interagito col Presidente sulla sua pagina e vi postiamo lo scambio di commenti.
Per chi volesse, qui il link per poter intervenire nella discussione sulla pagina Facebook -che è pubblica- del Presidente Orfini.

***

Matteo ORFINI: Nell’intervista a cui fate riferimento mi si chiedeva se noi “proporzionalisti del pd” avremmo fatto sponda con il movimento 5 stelle e con la sua proposta di riforma della legge elettorale. A quella domanda ho risposto di no, perché non si poteva ricominciare da capo stravolgendo un testo che non è più “la proposta del pd”, ma una legge approvata da un ramo del parlamento. Proprio perché stiamo discutendo di una cosa seria, è indispensabile rispettare le istituzioni e le procedure della democrazia parlamentare. Se i grillini hanno cambiato idea e vogliono discutere, bene. Ma non possiamo buttare il lavoro di mesi solo perché si sono svegliati tardi. Questo sì sarebbe umiliare “passaggi intrisi di democrazia” come quelli parlamentari.
Non condivido la critica alla ricerca di un accordo con forza italia sulle riforme. Anche perché da subito il pd ha rivolto la richiesta di dialogo a tutte le opposizioni, fedele alla convinzione che le regole del gioco si debbano scrivere insieme. Forza italia si è subito resa disponibile, grillo no. Questa è la ragione per cui c’è stato l’incontro al nazareno.
Per quanto riguarda la mia elezione, sono stato votato da un’assemblea costituita da persone a loro volta elette da primarie. Persone libere che potevano votarmi o non votarmi. E verso le quali suggerirei di usare maggior rispetto.
Per quanto riguarda la democrazia interna al pd, no non credo vi sia un problema. Discutiamo di continuo, anche duramente. Ogni tanto siamo obbligati a decidere. In quei casi si sceglie a maggioranza, fermo restano il diritto costituzionalmente garantito a ogni parlamentare di comportarsi come ritiene nello svolgimento delle proprie funzioni. In un partito -almeno per come la vedo io- si discute, si da battaglia, ma se la si perde si rispetta disciplinatamente quanto deciso dalla maggioranza di quella comunità a cui si è volontariamente deciso di aderire. Io questa la chiamo democrazia. E non vedo bene quale possa essere l’alternativa.
Infine mi scuso per averci messo un po’ a rispondere, ma vi assicuro che le cose da fare sono assai superiori al tempo disponibile…

Noi abbiamo replicato così:

Giuseppe CARELLA: “A quella domanda ho risposto di no, perché non si poteva ricominciare da capo stravolgendo un testo che non è più “la proposta del Pd”, ma una legge approvata da un ramo del parlamento. “………. Scusa Presidente, (ti do del tu perchè potresti essermi figlio) Ma che significa? Se un ramo del parlamento vota una porcata bisogna portarla fino in fondo perchè siamo rispettosi delle istituzioni? E perchè ciurlare nel manico sull’incontro del Nazareno con Berlusconi definendolo come incontro tra PD e Forza Italia, mentre è stato solo un incontro tra due leader di partito  (uno dei due, dettaglio non trascurabile, pregiudicato) che si sono messi d’accordo fra di loro senza che nei rispettivi partiti (almeno nel PD) vi fosse stato uno straccio di discussione? Capisco tutto, ma arrampicarsi sugli specchi in modo così sfacciato non è esattamente una bella cosa. Poi magari in seguito potremo parlare di tante altre cose caruccie che questo PD sta facendo, come il regaluccio alle banche sull’anatocismo o il ripristino dell aimmunità parlamentare. Ma probabilmente si affermerà che è un errore e si correggerà nell’altro ramo del parlamento. Ma guarda un po’: e quando a votare sarà solo la Camera? E poi in questo caso l’errore lo si ammette, sulla legge elettorale no. Non ti pare sia tutto un pò strano? (P.S. per precisione: sono iscritto al PD e prima ancora al PCI-PDS-DS).

Massimo RIBAUDO: Presidente Orfini, nessuno mette in dubbio la correttezza di questo metodo per questioni di governo e di legislazione ordinaria. Anche se non è stato certo seguito dal Segretario e Presidente del Consiglio Renzi, il quale non sembra minimamente ascoltare e discutere – come qui ha fatto lei – le ragioni degli altri. Però continui a concederci il diritto di porre in discussione qualsivoglia disciplina di partito in relazione a questioni costituzionali. Sopratutto se imposte – senza margini di apertura al confronto – dal terzo Presidente del Consiglio il cui programma e la cui persona non è mai stata votata dagli elettori, e con il sostegno di un Parlamento eletto attraverso una legge incostituzionale. Democrazia è certamente rispetto delle decisioni delle maggioranza, ma, vorrei ricordarle, è anche, come ben sapeva il suo massimo teorico contemporaneo Robert. A. Dahl, rispetto dello Stato di diritto, rispetto delle minoranze e libera ed autonoma informazione (non certo le balle su Bruxelles che tutta la stampa italiana ha messo in prima pagina in questi giorni). Tutto deve essere contemplato. Altrimenti, non è più democrazia. Al limite, è plebiscito. Non credo voglia avvicinarsi a metodi plebiscitari sudamericani. Purtroppo, invece, con queste vostre modifiche imposte in modo autoritario, la strada ad essi sembra aperta.

Ivana FABRIS: Presidente Orfini, mi faccia capire, ma lei ci crede veramente a quello che ha scritto?
Perdoni se glielo chiedo ma rimango davvero basita a leggere frasi come “si sono svegliati tardi” e non capisco (mi domando) se lei sia davvero convinto, se creda in questa narrazione del correre e della fretta o se invece pensi che siamo davvero tutti scollegati dal ricordarci cosa significhino le parole democrazia e pluralismo, se pensi che la base del Pd ma anche quella fuori che ha sempre votato a sinistra prima di accorgersi che di sinistra il Pd non aveva più granchè e oggi non ha più rappresentanza politica nel Paese, possa essersi dimenticata tutta di cosa significhi fare politica in modo serio e credibile.
E’ dal 19 aprile 2013 che state prendendo in giro l’elettorato. Avete espresso ben TRE, dicasi TRE governi che nulla hanno a che vedere con il voto delle politiche dell’anno scorso e lei ci viene a parlare di svegliarsi tardi e di decidere a maggioranza?
Ma pensa realmente che non ci sia nessuno ad aver capito dove si voglia portare il paese e l’elettorato di sinistra con queste manovre?
Scusi, ma forse davvero ci prende per inetti o, peggio, stupidi.
La proposta di una legge elettorale seria e non pasticciata (ad arte come quella che volete imporci) c’era e c’era proprio dentro al Pd ma NESSUNO che sia NESSUNO, si è degnato di prenderla in considerazione.
Beh, sì, certo, era la proposta di una minoranza, mi rendo conto, ma se ben ricordo, in quello che era il mio partito, (il PCI) delle minoranze si teneva conto eccome e si discuteva fino a trovare una sintesi con le diverse anime.
Evidentemente il Pd è un partito molto meno democratico rispetto a quanto si definisca, perchè le minoranze o sono state fatte salire sul carro dell’A.D. (che è considerato pure azionista di maggioranza) o sono state schiacciate in un angolo.
Eh già, questo si chiama essere di sinistra.
Capisco, si vede che questa nuova era è stata geneticamente modificata in tutto, anche nella concezione di cosa significhi essere di sinistra, così come la intende il pregiudicato con cui vigono accordi ormai più che evidenti.
Ma sono io che ricordo male o i voti presi grazie ai quali sedete in Parlamento sono quelli ottenuti da Bersani che per tutta la campagna elettorale non ha fatto che dire, mai accordi con Berlusconi?
Bersani, dico, Bersani, ha presente, no?

Matteo ORFINI: la fonte di legittimazione di un governo è il parlamento, non il voto. Il fatto che gli ultimi tre governi siano nati in parlamento è pienamente costituzionale e legittimo. Sul resto evidentemente non siamo d’accordo. Ora scusate ma sono in commissione a discutete il provvedimento sulla cultura e devo staccare.

Ivana FABRISPresidente, si prenda tutto il tempo che le necessita, ci mancherebbe altro, noi non abbiamo fretta, è più di un anno che aspettiamo, quindi si immagini se non troviamo un altro po’ di pazienza.
In quanto a ciò che afferma qui, non discuto che formalmente lei abbia ragione ma mi permetta di dirle che quanto ha scritto è davvero la conferma che in questo Paese la democrazia è arrivata al suo fine corsa.
Si rilegga, cortesemente, perchè mi ha appena detto che della volontà degli elettori vi importa solo per ottenere uno scranno in Parlamento; mi ha appena detto che il nostro parere non conta nulla; mi ha appena detto che farete quel che deciderete di fare, a prescindere da quel che vorremmo noi.

Massimo RIBAUDO: Buon lavoro in Commissione, Presidente. Questa fa lei espressa è una doppia verità, per la quale quando si vota stiamo legittimando un programma (ce lo chiedete appositamente) ed un leader (e questo è un male) – e quando poi siete in Parlamento il nostro voto non conta più. Ripeto. E’ un concetto questo da lei espresso di democrazia plebiscitaria. Inoltre, va sempre ricordato come la legge elettorale – come anche quella che vuole Renzi – è incostituzionale. Non è che il virus di ventanni di berlusconismo ha ottenebrato anche le giovani menti del Left Wing?

Giuseppe CARELLA: Non voglio essere offensivo verso il mio Presidente, ma a scoprire l’acqua calda ci arrivo da solo. La lettera aperta pone dei problemi seri riguardo il PD, le sue politiche per il partito e per il Paese. Io mi auguro che da questa pagina riuscirai a trovare tempi e modi per avviare un confronto con iscritti ed elettori. Non basta dire che non siamo d’accordo, questo era evidente già da prima, altrimenti la lettera non avrebbe avuto granchè senso.

Andrea NOBILE: Onorevole Orfini, la ringrazio per aver risposto. Nel merito di quanto scrive sono a condividere sull’affermazione della legittimità di quanto avviene. Se ciò non fosse non avrebbe alcun senso una discussione politica. Ma ciò che è legittimo non è di conseguenza etico o politicamente opportuno. Ad esempio, una legge elettorale partorita in un incontro privato tra un pregiudicato per frode fiscale ed un segretario di partito non è illecita, ma disdicevole. Soprattutto se i due protagonisti si siano accordati tra loro prima di discuterne col loro partito e men che meno con i loro gruppi parlamentari. Tant’è che sia nel PD che in Forza Italia i malpancisti ci sono e non sono pochi. Questo accordo è stato votato in un ramo del parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale (rispetto delle istituzioni e delle procedure parlamentari, come dice lei). Tutto lecito, è vero, ma nei fatti Razzi e Scilipoti andranno a metter mano su ciò che scrissero Calamandrei e i padri costituenti. Quanto alla democrazia interna al PD, mi permetta, nutro qualche dubbio. Come lei dice “si discute di continuo, anche duramente. Ogni tanto siamo obbligati a decidere. In quei casi si sceglie a maggioranza”. Io aggiungo che ciò avviene fatto salvo 101 o più franchi tiratori che di fatto hanno completamente ribaltato la linea del partito che era stata decisa alle primarie e in segreteria.
Un’ultima cosa, dire che la fonte di legittimazione di un governo è il parlamento, non il voto, sarà anche lecito, ma con la sinistra che sbandiera le sue primarie ha poco a che fare
.

Celeste INGRAO: Io penso che Matteo Orfini, che è un politico accorto e non privo di ingegno, tante delle cose che quelli come noi gli rimproverano le sappia benissimo. Temo quindi che la discussione non tocchi il punto vero. Il punto è che Orfini a un certo punto ha ritenuto che la via da intraprendere fosse comunque quella di appoggiare Renzi, al di là dei contenuti da Renzi proposti e dei metodi da lui adottati. Continua a fare la sua rivista che civetta a sinistra, non risparmia le battutine per sottolineare la sua “diversità” (“sono l’unico proporzionalista”), si diverte con le magliette di Togliatti, ma sono ormai solo elementi di costruzione di un “personaggio”.
Io tendo, forse ingenuamente, a non pensare mai che le scelte politiche siano frutto di opportunismo personale e non lo penso quindi nemmeno in questo caso. Ci leggo però l’idea che in politica conti solo stare nei posti giusti, che solo stando vicino al potere si possano ottenere risultati, che la “manovra” sia la strada attraverso cui far passare le proprie idee. L’ombra dell’antico maestro D’Alema aleggia pesante.
Peccato: un altro giovane quadro che poteva essere e che non sarà.

 

 

(foto di Essere Sinistra)

Lettera aperta al Presidente del Pd Matteo Orfini

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di Andrea NOBILE, Ivana FABRIS, Massimo RIBAUDO

 

Onorevole Orfini,

leggiamo in questi giorni la sua opinione rispetto all’ impossibilità di riaprire una discussione con il Movimento 5 Stelle a proposito della riforma elettorale e, di conseguenza, la riforma della struttura del parlamento.

Lei dice, prima ancora di entrare nel merito della loro proposta, che non si può “ricominciare da capo”.

E’ un’affermazione che abbiamo sentito anche da altri esponenti del PD e sinceramente questo ci lascia allibiti. Che cosa vuol dire “non si può ricominciare da capo”? Stiamo parlando di una riforma epocale che vuole ridisegnare le regole della rappresentanza in Italia, non stiamo parlando dell’organizzazione di una sagra di paese. Non ci conforta, peraltro, il segretario che incontra i cinque stelle in streaming dopo che Boschi, Verdini e Romani hanno chiuso altrove le trattative per assicurarsi i voti necessari all’approvazione dell’Italicum. Ci pare lecito pensare che si sia voluta sbrigare una formalità più che affrontare una discussione con una parte politica rilevante.

Fu lei stesso che criticò queste modalità il 23 ottobre scorso ad una trasmissione televisiva (Omnibus) : “Se noi questa discussione la facessimo con meno fuffa di quella che ha messo in campo Renzi ieri, cercando di discutere nel merito sarebbe meglio“… “Intanto in questo paese il bipolarismo non c’è più, poi mi può anche piacere l’idea di ripristinarlo, ma dato che abbiamo preso gli stessi voti di Pdl e M5S e non possiamo mettere fuori legge uno dei tre poli, stiamo facendo una discussione surreale. E poi non si può parlare così della Germania, il paese che ha retto meglio la crisi…Se ragionassimo di queste cose con meno slogan e con più serietà sarebbe meglio“.

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