É unione civile quella di Verdini per il governo Renzi

AARenzi-Verdini

 

di Luca SOLDI

Il presidente del consiglio Matteo Renzi ha sofferto non poco prima del voto.
Al termine della discussione nell’aula del Senato sul ddl Boschi ha preso la parola per la replica. É rimasto soddisfatto delle sue parole.

Dopo l’intervento le dichiarazioni di voto e quindi la votazione: il disegno di legge è stato approvato in terza lettura con 180 sì, 112 no e un astenuto. Il testo adesso dovrà tornare ora alla Camera, che fra tre mesi potrà votare in via definitiva.

Un margine ampio: 19 voti in più dei 161 richiesti dalla maggioranza assoluta prevista dall’articolo 138 della Costituzione per il secondo voto sulle riforme costituzionali. Continua a leggere

Gli onanisti della Leopolda

leopoldaboschi

di Vincenzo G. PALIOTTI

Non c’è tanto da girarci intorno alla Leopolda per darle una definizione. Sic et simpliciter si può definirla “una enorme masturbazione mentale”, alla quale ammettono solo chi vive di queste pratiche.

Egli, il premier/segretario, la definisce sogno e invece è proprio l’espressione più chiara di chi si autocompiace con la pratica onanista. Woody Allen definisce l’autoerotismo “un modo di fare l’amore con la persona alla quale si vuole più bene”. Ed è esattamente così.

Si riuniscono tutti insieme come ad un congresso di “cultori della pratica” ed alla fine tirando le somme hanno goduto da soli senza coinvolgere che il loro ego, le loro enormi figure retoriche di un conservatorismo dei più scellerati ed antiquati possibili perché non conoscono ostacoli ai loro “sogni”.

Camminerebbero su un tappeto di cadaveri di amici e parenti pur di arrivare all’orgasmo dell’autocompiacimento narcisistico.

Ed è così perché sanno che al di fuori di quel contesto non si gode, si soffre della più grave crisi del mondo occidentale negli ultimi cento anni, si lotta per volerli sradicare dai loro posti, questi ignoranti di democrazia, di politica: affamati solo di potere, di benefici, di soldi.

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Sel a Bologna. Nessuna credibilità

bologna

di Claudio BAZZOCCHI

Come in altre parti d’Italia, anche a Bologna l’esperienza di Sinistra Ecologia e Libertà vide la marginalizzazione di tutti quelli che provenivano dal PCI o dai DS. Li si accusò di non capire il nuovo avanzante e persino di essere vecchi non solo ideologicamente, ma proprio di età, con quella retorica generazionale che connotava il vendolismo che procedeva dalla Puglia.

A quel punto, successe che tanti cosiddetti vecchi si accodarono al nuovo verbo per stare con la parte vincente, con il capo e il suo cerchio magico pugliese, e altri, invece, caparbiamente provarono a opporsi a quella retorica della modernizzazione in nome di una cultura che ancora voleva parlare di capitale e di lavoro, di liberazione del lavoro, di socialismo, di corpi intermedi, ecc…

Fu una resistenza che non ebbe grandi risultati, schiacciata dai sondaggi che dicevano che il capo di Bari poteva addirittura scalare il PD con le primarie (strategia sostanzialmente approvata al Congresso di Firenze, quello per cui non contava il partito ma la partita, cioè la scalata al PD).

Ora, succede che quel gruppo dirigente che seguiva il capo e le sue retoriche si spacca al proprio interno, dal momento che non ci sono più partite e neppure più il capo carismatico accreditato dai sondaggi. Ognuno prova a mettersi ai ripari come può: chi più a sinistra, chi più a destra.

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Firenze: l’aeroporto delle nebbie

firenzenebbia

di Luca SOLDI

Ci sono delle nebbie che sembrano addensarsi sul nuovo aeroporto di Firenze. Non sono le solite foschie che siamo abituati a vedere certe mattine d’autunno percorrendo la nostra Piana.
Sono ben altre. Sono quelle che all’inizio della settimana hanno “imposto” il via libera alla risoluzione presentata dal gruppo di maggioranza e approdata al Consiglio Regionale e che mercoledì 25 novembre, ha affrontato di nuovo la questione del nuovo aeroporto di Firenze.

Si tratta di una risoluzione importante che impegna la Giunta del presidente Enrico Rossi ad orientare nel rispetto di indirizzi precisi la propria attività sia sul processo di qualificazione dell’infrastruttura che sull’integrazione societaria tra gli scali di Firenze e Pisa.

Indirizzi che richiamano la necessità di fissare nero su bianco, tra le altre cose, rassicurazioni sul futuro della Piana con il Parco agricolo e garanzie sulla sostenibilità della pista monodirezionale. Per riassumere in modo molto stringato ci sono adesso quattro pagine del documento Pd che certificano una difficoltà a raggiungere il traguardo del nuovo aeroporto.
E che constata che se non ci si allontana dalla Piana diventa certamente la realizzazione del nuovo aeroporto diventa più difficile da raggiungere.
E la politica, o meglio certi politici di mestiere, accorgendosene, devono necessariamente mettere in atto le strategie per il proprio salvataggio personale.
Si, il proprio salvataggio personale nel caso il “destino” imponga il blocco di un progetto che comincia a mostrare di fare acqua nel suo punto principale.
Quello della reperibilità dei fondi pubblici.
Saltate alcune opportunità, persa l’occasione di cavalcare il passaggio del G7 a Firenze, emerso che la nuova pista non serve, pare ormai che l’ordine di scuderia sia di andare in ordine sparso.
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Sono in ruolo e sciopero!

insegnanti

di Matteo SAUDINO

“Ma come prof, è appena entrato in ruolo e domani sciopera?”

Certamente ragazzi e vi spiego anche il perché.
1. Venerdi 13 novembre sciopero perché i docenti neo-immessi in ruolo finiranno in albi territoriali da cui saranno scelti, in modo arbitrario, dai dirigenti scolastici senza nessuna graduatoria dai criteri chiari e razionali. Ciò favorirà clientelismo e servilismo.

2. Venerdì 13 sciopero perché i neo-immessi in ruolo rischiano di diventare tappabuchi al servizio di una scuola progettificio, dove studiare, leggere, confrontarsi e discutere sembra essere ormai una vetusta eccezione.

3. Venerdì 13 sciopero perché la scuola gelmin-renziana si sta trasformando velocemente in una succursale di supermercati, fondazioni bancarie e imprese che vogliono plasmare lavoratori e consumatori e non formare uomini liberi e cittadini critici.

4. Venerdi 13 sciopero come atto di solidarietà nei confronti di tutti quei docenti precari di seconda fascia, che la buona scuola ha abbandonato a se stessi.

5. Venerdì 13 sciopero perché la lotta contro la pessima scuola azienda-autoritaria deve continuare, per il diritto allo studio, per il bene della democrazia e della nostra Costituzione.

presidesceriffo

Per questo spero di vedere in piazza anche voi.

Bersani e la sindrome di Stoccolma

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di Vincenzo PALIOTTI

“Se io resto nel PD non lo faccio per una nostalgica passionaccia per la ditta, per motivi sentimentali. Lo faccio perché senza il PD il centrosinistra non esiste più, perciò mi chiedo come fanno altri a pensare di costruirlo al di fuori del PD. La mia idea dell’Italia sta qui. E se gli elettori abbandoneranno il partito, temo finiscano nelle braccia di Grillo piuttosto che in quelle di una sinistra che non è nel PD”.

Questo è quanto dichiara Bersani a La Repubblica a chi gli chiede perché resta nel PD. Come si fa a dire che senza PD non esiste il centrosinistra se il PD è più a destra di Forza Italia? Questo non lo dico io, lo dicono le riforme, i decreti che Renzi ha messo in atto e che Bersani stesso ha criticato, anche se poi “per disciplina di partito”, sue testuali parole, ha votato. Non una di queste è stata pensata guardando ai bisogni dei più deboli, si è andati in una sola direzione: compiacere la troika, la CONFINDUSTRIA le classi più protette che con questo governo lo sono ancora di più proprio grazie alle riforme che anche lui ha votato.

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Sel, la finzione dei due diversi PD e la contraddizione dell’avversario che è anche alleato

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di Giuseppe D’ELIA

Nei giorni scorsi Sel ha prodotto un documento politico che è stato approvato dall’Assemblea nazionale a larga maggioranza (nessun contrario; 2 astenuti).

Questo documento si fonda su una contraddizione di fondo che può essere evidenziata al meglio attraverso un raffronto diretto tra quattro passaggi chiave, che risultano fondamentali per una sua corretta interpretazione:

[1] «come già deciso nella assemblea di luglio, impegniamo Sel ad ogni livello nella costruzione di un soggetto politico che abbia l’ambizione di presentare al Paese una proposta di governo autonoma, e per questo alternativa e competitiva a quella di Matteo Renzi».

[2] «Oggi, sul piano politico, un’alleanza col Pd di Matteo Renzi non è neppure immaginabile, perché sarebbe la sconfessione delle nostre battaglie e proposte».

[3] «Vogliamo evitare gli errori del passato, il minoritarismo, il meccanicismo e la riproposizione di una equazione che accompagna, da una decina di anni, i fallimentari tentativi di riaggregazione a sinistra, quella fondata sulla idea di costruire un progetto politico per contrarietà, a partire da vicinanze o lontananze dal PD, come se, per battere la vocazione maggioritaria bastasse enunciare una sorta di predisposizione minoritaria. E vogliamo altresì batterci contro le derive opportunistiche e trasformistiche di quel governismo che non è cultura di governo ma solo ansia, spesso scomposta, di potere».

[4] «Il voto in molte città tra le quali alcune delle più grandi e importanti del Paese rappresenta un passaggio di particolare importanza. In quelle elezioni si deciderà della vita delle città e di chi le abita ma contemporaneamente un voto di queste dimensioni assumerà il senso di un voto sulle politiche di governo della crisi e sulle loro conseguenze locali e nazionali. Per noi non si tratta di stabilire regole astratte che da Roma calino sui territori in modo automatico e meccanicistico. Consideriamo necessario difendere e lavorare per dare continuità a quelle esperienze che nel governo concreto delle città hanno saputo guadagnare le caratteristiche di laboratori politici e amministrativi. Proprio per questo però è necessario che, ovunque non si verifichino queste condizioni, l’impegno di Sel sia rivolto alla costruzione di percorsi innovativi e autonomi che, a partire da qualificate proposte di governo locale e dalla definizione partecipata di percorsi plurali, mettano in campo un punto di vista alternativo e competitivo».

Come è evidente, Sel ha scelto di creare una finzione narrativa: da un lato, ci sono Renzi, le politiche del governo Renzi e il PD di Renzi a cui fare ferma opposizione; dall’altro, contemporaneamente, c’è la necessità di dare continuità alle esperienze di governo locali col PD.

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Difendere la piana di Firenze – Prato – Pistoia da chi vuole distruggerla parlando di progresso

aerea

di Luca SOLDI

Abbiamo ascoltato in questi giorni l’affermazione del diritto dei cittadini ad una parola “contraria” contro la violenza perpetrata in Val di Susa. Abbiamo ascoltato, per bocca di un esponente della cultura italiana, lo scrittore Erri De Luca, uno strenuo ed orgoglioso atto di difesa che si è trasformato in atto di accusa contro la violenza della Tav, dei potenti, alla “bellezza” di un territorio e di chi ci vive: “Ciò che è costituzionale – ha detto nel corso del processo, che poi lo ha visto assolto – si decide e difende in luoghi pubblici come questo, come le scuole, le prigioni, i luoghi di lavoro, le frontiere attraversate dai richiedenti asilo. Si decide al piano terra della società”.

E’ proprio dalla rivendicazione del poter includere chi vive “al piano terra della società” nelle decisioni sulla sorte di un territorio, la nostra Piana appunto, prendo spunto e occasione per spendere qualche parola sulla incombente violenza del progetto di costruire nella Piana, dentro la nostra bellissima Firenze, un’opera indegna ed oltraggiosa.

Il nuovo aeroporto di Peretola.

Di fronte a qualche autorevole e nascosto capannello di interessi che critica “il becero comportamento” di chi si mette di traverso contro certe decisioni, viene da ricordare che si dovrebbe coltivare la cultura della “bellezza” ancor prima di quella del profitto di pochi sulla testa dei molti. In particolare offende quello che non si riesce a dire apertamente da parte di quella politica che ben dovrebbe conoscere il valore del “bene comune” ed il senso della propria “missione” all’interno delle istituzioni. Politica che, rinnegando le proprie intime convinzioni, demanda le responsabilità ad altri, ad entità impercettibili ed irraggiungibili. Sperando così di salvare la propria immagine pubblica con qualche inutile distinguo.

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Una piazza grande tira l’altra

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di Vincenzo PALIOTTI

Giusto un anno fa la “Piazza Grande” di Maurizio Landini lanciava una sorta di appello a riprendersi il Paese da chi lo aveva letteralmente “trafugato”, assaltato, depredato insediandosi non eletto alla guida di un governo che già nei suoi primi passi mostrava di aver cambiato, non solo verso, ma programma mettendosi a “disposizione” della troika europea e dei poteri forti in Italia e prendendo di fatto la fisionomia  di un governo conservatore di destra: la legge di stabilità lo conferma come lo confermano tutte le riforme messe in atto.

Ad un anno giusto di distanza da quella giornata un’altra “Piazza Grande” rivendica il rispetto della volontà popolare, quella piazza di persone che vuole Ignazio Marino sindaco di Roma, a dispetto del suo stesso partito di appartenenza, a dispetto del premier/segretario che gli si è schierato contro.

La “Piazza Grande” di oggi a Roma conferma il desiderio della gente di “aria pulita”, in contrapposizione a “mafia capitale”. Il desiderio della gente di aprire porte e finestre dei palazzi del potere per spazzare la polvere che ormai ricopre con uno strato spesso i principi con i quali amministrare una città, una Provincia, una Regione, il Paese.

Sotto quello strato spesso di polvere c’è l’onestà, la legalità, la giustizia sociale, la solidarietà che gli interessi privati degli amministratori precedenti avevano seppellito e che Ignazio Marino ha tentato di rimuovere (peccando a volte di ingenuità e di cattiva comunicazione, va detto).

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E dal cilindro, esce…

coniglio

di Vincenzo PALIOTTI

Ormai, il Presidente del consiglio – che non sa più come far crescere la domanda interna (con salari e pensioni bassissime fra un po’ impareremo come i panda a nutrirci solo di bambù), ci prova con nuove trovate “esilaranti”, che nuove non sono. Infatti è una proposta datata perché a tirarla fuori dal cilindro – sempre di illusionisti parliamo – fu Berlusconi nel corso di uno dei suoi “disgraziatissimi” governi. Il “nostro” premier, per far salire i consumi, intende innalzare l’usabilità del denaro contante da 1,000 a 3.000 euro, pensando sia questo uno dei motivi per i quali gli italiani non spendono.

Ma se la maggior parte degli italiani nemmeno li ha 1.000 euro da spendere, figuriamoci 3.000. E non si cura neppure che questo favorisce in parte gli evasori, ma sopratutto i riciclatori di denaro “sporco”: lo capirebbero anche i bambini. Favorisce chi utilizza denaro proveniente da corruzione, tangenti ed altre attività illegali, droga prostituzione etc…

Io non mi meraviglio affatto, mi posso solo indignare, perché da quando si è insediato a palazzo Chigi il nostro premier si è interessato di tutto, è vero: tutto ciò che può favorire i poteri forti, di come distruggere la Costituzione, ma nulla ha dedicato all’evasione fiscale, al lavoro nero, e di conseguenza alla corruzione, al malaffare, alla lotta alle mafie tutte “categorie” che si sono ormai insediate nel tessuto sociale. Salvo poi, per “moralizzare” Roma costringere alle dimissioni il sindaco che “gettava discredito” nel partito dei “democratici” mentre i lui, circondato da i vari De Luca, Faraone, Barracciu e tanti altri fanno “sforzi” inumani per dargli lustro.

Io intanto sogno sempre la mia “Piazza Grande”, quella che dovrebbe portare nel Paese una ventata di onestà e vera “lotta di classe”, quella che ci dovrà liberare da questa dittatura collusa con il peggio della società. Non mi aspetto più nulla dalla politica dei partiti attuali.

Liste civiche per le prossime amministrative, quindi, ma solo con un’impostazione di autentica sinistra: questo va detto soprattutto dopo la triste intervista di Vendola sul Manifesto di oggi.

Sulla stessa, che mi ha veramente preoccupato, riporto un interessante status di Claudio Bazzocchi su Facebook: “Leggo l’intervista a Vendola e penso: non è cambiato niente. Il territorio, i sindaci, i laboratori, l’innovazione, le primarie. La sinistra è morta nel nostro paese perché ha paura di mettersi attorno a un tavolo per produrre un dibattito – ed eventualmente uno scontro – sulle culture costitutive fondamentali. Se poi c’è solo quella retorica dell’innovazione e del territorio, allora sì, ha ragione Vendola e hanno ragione i nuovi giovani smart della sinistra. Non c’è bisogno di far niente. Basta solo l’accozzaglia per sistemare qualche parlamentare con tanto di cerchio e circo magico. Quindi, la domanda è: perché oggi dovrebbe essere diverso dal 2009-2010 quando nacque Sel?“.

Basta con chi ha spalancato le porte alla parte peggiore del Paese e basta anche con chi ha assistito a tutto questo senza opporsi, magari girando la testa altrove per non perdere il “calduccio” della poltrona. Aspetto dunque la mia “Piazza Grande” e sono certo che non sarò deluso, è solo questione di tempo.