Il volare alto e la ferocia (Riflessioni, 1° parte)

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di Gianni MARCHETTO

Le foto dei ragazzi

• La foto del ragazzino che in Siria spara alla nuca dei prigionieri o le due ragazzine nere che si fanno esplodere in mezzo ad altre persone in un mercato in Nigeria mi hanno decisamente sconvolto per il loro intento feroce. Feroce evidentemente in chi li ha fatti fare, non nei ragazzi che materialmente li hanno fatti.

• Riflettendoci su, un momento dopo mi hanno fatto pensare a quanta ferocia ci sia in chi ha pensato all’utilizzo di “droni” per bombardare (tecnologicamente) siti nemici (arabi).

• Chi aveva iniziato erano stati gli americani nella guerra in Vietnam che, con i B52, volavano talmente alto che neanche la contraerea li raggiungeva. Per converso i vietnamiti quando catturavano gli americani come prigionieri non andavano molto sul tenero. Continua a leggere

La variante turca

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di Vincenzo SODDU

Il post sulla necessità di trattare con l’IS? Ma io pensavo ad Hamas…
Queste le parole di Di Battista, dopo il polverone causato dal suo articolo sulla questione del Jihadismo radicale e dunque, se un parlamentare stimato come Di Battista può fare dietrofront dopo un simile inciampo, beh, allora posso tornare anch’io a parlare di Medio Oriente, che i giornali, almeno, li leggo con regolarità.

Così registriamo che, in questi due mesi, gli Stati Uniti hanno avviato l’organizzazione di una forza di intervento che possa limitare l’avanzata delle forze del Califfato in Siria, mentre le milizie curde hanno incassato l’indifferenza del presidente islamico-conservatore turco Erdogan nei confronti dell’altro fronte di avanzata dell’Isis, quello che porta alla Turchia, appunto, cittadina di Kobane, siriana a maggioranza curda, a ridosso della frontiera anatolica… qui, mentre l’Isis controlla ormai metà della città, i guerriglieri curdi non hanno più la possibilità di rifornirsi, dato che la Turchia ha chiuso loro il passaggio alla frontiera.

Quali siano i timori di Erdogan è facile da capire (impedire che le forze curdo-siriane si uniscano al fuorilegge PKK), ma di fronte a un possibile genocidio è difficile condividerne le scelte e rimanere fermi.

Così, mentre l’Isis si appresta a controllare la vasta provincia irachena di al-Anbar ai confini di Siria, Giordania e Arabia e il Jihadismo radicale raccolgono l’adesione di gruppi ormai isolati come i talebani pakistani, da parte loro, gli Stati Uniti chiedono un chiaro intervento a favore dei guerriglieri contro le truppe del Califfato, pur essendo allo stesso tempo coscienti che il gioco della politica internazionale, a maggior ragione in quello scacchiere, non può essere così lineare.

Ankara infatti non farà alcun passo concreto se non otterrà ciò che chiede, e cioè una zona cuscinetto e una no-fly zone in territorio siriano, mossa che le permetterebbe di raggiungere senza grossi sforzi le sue mire nazionalistiche.
Erdogan ancora una volta si è giocato bene le sue carte e d’altronde la posizione strategica della Turchia mai come in questo momento è favorevole a questo scopo.

Così lo fa costringendo gli Stati Uniti ancora una volta a cambiare obiettivo nel complicato conflitto siriano.
Pur consentendo agli aerei statunitensi l’utilizzazione delle basi turche, Erdogan vuole infatti ottenere due obiettivi: la ripresa dell’azione armata contro Assad e la normalizzazione del problema curdo.

Giovedì prossimo le richieste di Ankara saranno al centro del vertice tra l’inviato statunitense e i Turchi. E probabilmente gli Stati Uniti, ancora una volta d’accordo con l’Europa, cambieranno strategia nel difficile scacchiere Medio-Orientale.
Naturalmente il piano sarà descritto in termini umanitari (la protezione dei rifugiati e il respingimento dell’ISIS oltre i confini) ma tutti sanno che la creazione della zona cuscinetto sarà il preambolo dell’organizzazione di un’area dove saranno addestrati I ribelli pronti a rovesciare il governo di Damasco.

E l’Isis?
Beh, a loro ci si penserà dopo, il che significherebbe mai, perché tutto sommato il loro ruolo, quello voluto dagli Arabi e in fondo anche dalla Turchia, se lo sono giocati alla perfezione.
E se ci aggiungiamo che, secondo il quotidiano turco Milliyet, Ankara ha proposto al partito curdo-siriano, alleato del PKK, un aiuto militare concreto contro lo Stato Islamico se il partito rinuncerà all’autonomia del Kurdistan e interromperà i rapporti con Damasco, allora il quadro è completo.
E’ la conferma, triste purtroppo, che il Medio Oriente sia ormai nelle mani, ugualmente pericolose, quanto quelle dell’Isis, dei paesi islamici conservatori o apparentemente tali.

Libia. Porta dell’Africa

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di Vincenzo SODDU

Libia porta d’Africa.
Libia terminale malinconico delle speranze di un intero continente.

Dopo l’esplosione della cosiddetta Primavera araba e l’intervento dell’Alleanza Atlantica con l’operazione Odissey Dawn, la Libia è tornata a essere una terra di aspri conflitti civili e di scafisti senza scrupoli.

La guerra civile fra le tribù interne alle tre grandi regioni storiche non fa che aumentare l’anarchia in un paese che veramente unito non lo è stato mai, se non negli anni fulgenti dell’era Gheddafi, ma che ha sempre potuto contare su quell’oro nero così tanto appetito dagli Occidentali.
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