Un fiero e deciso NO alla guerra!

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di Michele CASALUCCI

Alcuni anni fa, a Foggia, una insipiente decisione, della quale mai nessuno ha osato assumersi pienamente la responsabilità, ha portato all’utilizzo di un aereo da combattimento (dismesso) dell’Aeronautica militare, quale elemento dell’arredo urbano.

L’aereo in questione svetta sulla rotatoria (rondò, roundabout, chiamatela come volete), tra Via Paolo Telesforo, via Mario Natola (le tre corsie insomma), e via Silvio Pellico e Tratturo Camporeale.

L’iniziativa provocò discussioni assai accese e le motivazioni addotte da quanti sostenevano il valore della localizzazione erano sostanzialmente risibili; ne ricordo una che metteva in connessione l’aereo con i bombardamenti subiti dalla città di Foggia durante la seconda guerra mondiale. Ma si sa, quando si parla di guerra, la stupidità impera e la logica va a farsi quattro passi da un’altra parte.

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Contro l’austerità, contro il TTIP. Di ritorno da Bruxelles

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di Michele CASALUCCI

Il clima atmosferico non è certo stato di particolare aiuto alla settimana di lotta contro la Povertà, contro l’ Austerità e per fermare il TTIP, il trattato transatlantico del “libero commercio”. La settimana di lotta era stata convocata dall’Alter Summit, a Bruxelles, a conclusione delle marce europee per costruire un’altra Europa.

Cielo grigio e pioggia battente si sono protratti per quasi tutti i giorni previsti dagli organizzatori del Camp No TTIP che si è tenuto dal 13 al 17 di ottobre.

Ci hanno pensato i simpatici e combattivi compagni spagnoli, con la colonna partita da Cadice il primo di ottobre e che ha attraversato l’intera Spagna e poi la Francia, per giungere, infine a Bruxelles, a riscaldare l’atmosfera fredda e grigia della giornata conclusiva dell’ Euromarcia.

Ci siamo infatti ritrovati il mattino del 15, verso le undici, sull’Avenue de la Joyeuse Entrèe, bagnati da una pioggia fine ed intensa, ed intirizziti dal freddo intenso di quella giornata. L’arrivo dei pullman spagnoli, la presenza di alcuni contadini con i loro trattori che protestavano contro le politiche agricole comunitari, un combattivo gruppo di donne, molti giovani, le delegazioni provenienti da altri luoghi interessati dalla euromarcia, hanno permesso al corteo di partire, riscaldato da canti, cori e canzoni di protesta.

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In corteo abbiamo percorso i lunghi viali di accesso alla capitale belga, attraversato il Parco del Cinquantenario e concluso la manifestazione alle spalle dell’edificio che ospita la Commissione Europea; tutto sotto una pioggia intensa e battente.

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(I’m) migrati

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di Michele CASALUCCI

Un interessante articolo di Alberto Ziparo pubblicato su “il Manifesto” dell’11 settembre (“Ridisegnare le città dell’accoglienza”), ha costituito lo spunto per alcune riflessioni, che si erano vagamente affacciate nella mia mente, e per le argomentazioni che seguono.

L’articolo prende in considerazione l’impatto (e avanza alcune specifiche proposte) che il gran numero di migranti hanno ed avranno sul patrimonio abitativo, sulla sua attuale dislocazione e individua alcuni possibili scenari di modifica e di intervento.

Mi ha colpito perché è un articolo, un intervento che, tralasciando la tematica generica dell’immigrazione, il prender partito rispetto alla questione dei migranti, a quanto sta avvenendo in Italia e in Europa, a quanto la cronaca di questi giorni riempie i giornali e le televisioni, affronta una questione specifica di merito, ed ipotizza alcune soluzioni concrete, di merito, rispetto ad una questione ben precisa come quella dell’urbanistica e del problema abitativo.

Ed io credo che sia proprio questa l’ottica che una posizione alternativa e radicalmente di sinistra debba assumere con decisione, oggi rispetto al problema dell’immigrazione. La capacità, cioè, di affrontare i problemi e le questioni conseguenti alla consistente quantità di persone che bussano alle frontiere dell’occidente, superando generiche prese di posizione, ed affrontando invece i problemi concreti e reali che essa pone, con tutto il suo carico di potenti contraddizioni e questioni.

Le forze politiche dominanti, i governi degli stati dell’europa, sono rimasti disarmati e confusi rispetto alla massa enorme di profughi che, sempre più massicciamente, si è presentata alle sue frontiere. Prima dal nord africa attraverso la frontiera spagnola; successivamente, affidandosi ad improvvisati barconi, navigando nel Mediterraneo è giunta in Italia per poi disperdersi, attraverso mille rivoli, verso l’europa del nord; dopo ancora attraverso la grecia e la turchia, utilizzando i paesi dell’est europeo per giungere ancor più rapidamente nelle zone ritenute più ricche e capaci di offrire migliori prospettive di sopravvivenza.

Che i governi europei e la stessa unione europea siano disarmati e confusi non è neppure un giudizio o una valutazione politica, ma la semplice osservazione delle continue e contraddittorie prese di posizioni da parte dei diversi governi o, addirittura, da parte di diversi rappresentanti di uno stesso governo!

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Il collasso dell’euro(pa)

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di Michele CASALUCCI

In questi giorni di torrido caldo non è difficile prevedere scenari di turbolenza in rapidissimo avvicinamento.

Non è solo il mio ginocchio “malato” che prevede modifiche climatiche anche a distanza di molto tempo.

E’ l’attenzione di qualsiasi persona dotata di buon senso che riesca a leggere notizie e informazioni, dopo averle depurate di quella propaganda mainstream nella quale si è trasformata l’informazione, decadendo a mera comunicazione di concetti ed informazioni dettate da quanti detengono il potere in rappresentanza del capitalismo finanziario dominante.

Pavento uno scenario preoccupante perché lo schiaffo dei greci impartito con il referendum di domenica scorso ai “dirigenti” di questa europa e ai rappresentanti dei singoli stati, assuefatti e addomesticati alla rigida disciplina della Merkel, sembra non aver sortito effetto alcuno se non il loro vano ripetere che Tzipras deve dimostrare ragionevolezza e, soprattutto, deve “rispettare gli impegni”.

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OXI vince!

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di Michele CASALUCCI

Ho avuto paura. Tutti coloro che comunque speravano e sperano nella possibilità di un rilancio della politica, di una politica alternativa rispetto a quella della austerità e del mero “pareggio di bilancio”, obbiettivo ambiziosamente mitico ed irraggiungibile, se non solo in misura minima e a prezzo (come stiamo verificando anche sulla nostra pelle) di incredibili sacrifici delle fasce più deboli della popolazione e di un ulteriore aggravamento delle condizioni economiche e sociali dei cittadini, hanno avuto paura. Abbiamo avuto paura.

Abbiamo avuto paura che il feroce e pesante ricatto dei dirigenti dell’Unione Europea, potesse vincere sulle ragioni di un popolo. Abbiamo avuto paura che le nostre ragioni e le speranza di rilanciare una ragione di speranza e di futuro diverso, si potesse infrangere sulle code davanti ai bancomat di centinaia di cittadini per ritirare poche decine di euro al giorno (in conseguenza della logica miserabilmente ricattatoria delle “istituzioni” europee); abbiamo avuto paura che i nostri sogni (se non i nostri progetti), i nostri orizzonti, potessero inciampare nelle code dei pensionati davanti agli sportelli bancari per ritirare una parte della loro già misera pensione, pensione sulla quale spesso vive una intera famiglia (se non addirittura due); abbiamo avuto paura che la speranza di un avanzamento della democrazia potesse bloccarsi di fronte ai ricatti spudoratamente cattivi (non trovo altra parola) del mastino Schauble e del segugio (di Schauble) Joeren Dijsselbloem.

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Italicum e dintorni

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di Michele CASALUCCI

Italicum, il nome potrebbe facilmente evocare quello di un amaro indigeribile. Invece è ormai una legge, una legge dello stato che stravolge un assetto costituzionale democratico e fondato sul bilanciamento dei poteri e sulla libera – diretta ed uguale, come vorrebbe la Costituzione – espressione del voto popolare.

“Abbiamo” una legge che è profondamente antidemocratica e, come ho scritto e come altri, con argomentazioni certo più ponderate ed autorevoli delle mie hanno affermato, costituisce un pericoloso “vulnus” alle istituzioni ed all’assetto democratico del nostro paese.

L’approvazione di questa legge mi pare l’atto conclusivo, il compimento di un disegno pericoloso e scientemente perseguito da Renzi e dai suoi “followers” (che di tali si tratta), cominciato all’indomani della conquista, realizzata su basi demagogiche e parolaie, oltre che sulla inconsistenza e sulla debolezza dei suoi avversari, della direzione del PD.

A quella soluzione si era arrivati dopo un progressivo logoramento di scelte politiche e di uomini, la cui iniziativa si era arenata sulle difficoltà di affrontare in termini propositivi ed originali, le contraddizioni che emergevano da tempo.

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Che fare?

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di Michele CASALUCCI

Non penso minimamente che queste brevi note possano essere paragonate al peso, al valore e al ruolo avuto dallo storico e fondamentale scritto di Lenin. Né penso di potermi neppur lontanamente paragonare al grande ed illustre “piccolo padre”. La coincidenza, anzi il titolo adottato di questo scritto, deve essere considerata una mera “copiatura lessicale”.

Tenterò di individuare alcune questioni che a mio modestissimo parere, potrebbero essere una traccia di una difficile ma necessaria, iniziativa politica sul territorio.

Il quadro istituzionale.

La prima questione credo sia quella relativa all’ordine e all’assetto democratico del paese che il novello (ormai non più tale) capo del partito della nazione ha preteso e pretende di realizzare, utilizzando metodi di flagrante offesa alle istituzioni parlamentari, forzando i tempi, inventando o interpretando nel modo più antidemocratico procedure che sono passate alla cronaca con i termini più strani (“canguro”, “tagliole”, oltre alle più consuete “sedute fiume”, ecc.), forzando il dibattito dentro il suo partito, con gli altri partiti, stabilendo e modificando per strada alleanze ed affiancamenti (“patto del Nazareno” in primis), mobilitando seguaci e mainstream prezzolati nella propaganda della vulgata che non si può perdere tempo, che bisogna fare in fretta, che da queste scelte dipendono i futuri destini della nazione in senso progressivo e risolutorio.
Che da queste scelte, ormai giunte purtroppo ai suoi capitoli finali senza aver trovato i necessari oppositori ad un disegno che si tinteggia di eversione della carta costituzionale, rischiano di trasformare il futuro della nazione, mi pare purtroppo vero. Ma non in senso positivo, anzi in senso fortemente negativo. E le preoccupazioni sono molto giustificate.

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Unions, unions, unions!

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di Michele CASALUCCI

Uno spettro si aggira per l’Italia: lo spettro della speranza. La speranza che questa sia infine la volta decisiva (e buona, al di là degli slogan governativi) per riuscire ad unificare in una unità di movimento diverse e specifiche anime del complesso firmamento che costellano l’universo disperso (e a volte disperato) di una possibile alternativa al sistema.

Al sistema globale, fatto di mercificazione delle risorse fondamentali dell’uomo, dei beni comuni, dell’acqua, della terra, ormai definitivamente preda di un sistema gestito da un pugno di multinazionali che determinano i processi fondamentali del dominio e dell’impoverimento progressivo di grandi masse di popoli, di gente, di uomini e donne che popolano, in condizioni sempre più misere e miserabili il pianeta; genti costrette a lavorare con salari di fame, ad accettare condizioni di lavoro pessime, al limite della schiavitù, esposte ai danni incalcolabili e irrecuperabili di produzioni e processi produttivi nocivi agli individui e alla sopravvivenza stessa del pianeta.

Al sistema europeo, dominato dalle logiche del capitale finanziario, asservito alle logiche dell’austerità e alle conseguenti scelte politiche che determinano quotidianamente l’arretramento di un welfare faticosamente raggiunto e costruito in decenni di lotte e di conquiste sociali e che oggi,vedono il loro progressivo appannamento (nei casi migliori) e la loro totale scomparsa, nella maggioranza dei casi, a favore dell’utile di ristrette oligarchie sociali che attraverso scelte monetaristiche a livello europeo e scelte nazionali miopi e subalterne, gravano sempre più prepotentemente sui livelli di vita e di reddito di una compagine sociale fortemente indebolita e disperatamente dispersa.

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