Diecimila bambini sperduti, nella civile Europa, sono a rischio sfruttamento

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di Luca SOLDI

Europol denuncia la scomparsa di ben 10.000 bambini dal popolo dei migranti ch’è arrivato in Europa dagli scenari di guerra. Spariti da ogni controllo. Senza alcun familiare alle spalle da poterli proteggere.
Minori che potrebbero essere nascosti a tutto ed a tutti ma che potrebbero essere anche finiti nelle maglie di qualche organizzazione criminale che sicuramente non di farebbe scrupoli ad “utilizzarli” per i propri “interessi”.

Sono almeno 10.000 i migranti minorenni non accompagnati che risultano scomparsi dopo il loro arrivo in Europa. Lo ha denunciato l’Europol al quotidiano britannico Guardian, precisando che circa 5.000 bambini sono scomparsi in Italia, mentre altri 1.000 risultano non rintracciabili in Svezia.

Il funzionario dell’Europol, Brian Donald, ha quindi denunciato l’esistenza di una sofisticata “infrastruttura criminale” europea che prende di mira i migranti. “Non è assurdo dire che stiamo cercando 10.000 e più bambini. Continua a leggere

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L’ultima crociata ariana

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di Maria MORIGI

Non ne avevamo abbastanza di femminicidi autoctoni annidati nelle famiglie perbene, che arriva il Gad a spiegarci che “il rituale di umiliazione delle donne è una precedente intollerabile sul suolo europeo”. Il Gad vive evidentemente in una dimensione aliena.

Primo, perché considera che il rituale di umiliazione sia giustificabile su altro suolo che non sia quello europeo.
Secondo, perché dice che gli episodi di Colonia rappresentano un unicum nella storia di un’Europa popolata da Walkirie ma anche da Ofelie, Sante Giovanne, Ladies Macbeth, Cassandre, Medee, Antigoni, Pastorelle di Lourdes ecc….

E di fronte a ciò che sta succedendo sul suolo europeo, quanto a contromisure nei confronti dei pessimi e diffusi autori del pessimo delitto contro le donne, vorrei assicurare il variegato mondo delle donne (femministe e meno femministe) che non è in discussione se consentire o meno alla violenza. Non è in discussione il ruolo delle donne che vanno senz’altro sostenute e difese.

E’ in discussione il come – con la dismissione del Welfare – conviene allevare un sottoproletariato senza diritti.
E come la potenza europea sia tanto cieca da non riuscire a prevedere gli esiti delle sue politiche economicistiche di abbruttimento dei popoli, o gli esiti delle politiche di accoglimento.

E’ in discussione una Civiltà dei Diritti. Un’identità europea di garanzia dei Diritti. Del più povero, dell’ultimo arrivato, del migrante sfruttato dalle mafie, del nuovo schiavo, delle donne, dei bambini.
E’ in discussione la capacità dei tutori dell’ordine di prevenire e contrastare.

Le contromisure che si stanno adottando aprono l’autostrada al neo-nazismo razzista: muri, fili spinati, sospensione di diritti, stati di emergenza.

Perché è difficile liberarsi della propria passata etica coloniale che ha consentito di perpetrare massacri in tutto il mondo. E riconoscere che persino le donne afghane adottarono il burqa per sottrarsi allo sguardo dei colonizzatori britannici…

 

 

 

(immagine dal web)

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La manna dal cielo

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di Franco CAMERINI

Forse Merkel e altri leader di paesi culturalmente poco inclini all’accoglienza avevano fatto il passo più lungo della gamba, aprendo le frontiere all’immigrazione.

L’intento palese era di ottenere due effetti: riconquistare credibilità e dignità verso i popoli europei dopo aver mostrato la loro spietata anima usuraia nell’affaire Tsipras e mostrare a Renzi e a Tsipras stesso quanto le richieste di collaborazione che Italia e Grecia insistentemente pretendevano in quanto Paesi più esposti al fenomeno fossero esagerate, accogliendo in pochi giorni migliaia di richiedenti e mostrando alle tv di tutto il mondo quanto fossero buone, organizzate e solidali le popolazioni del nord Europa.

Ora, senza entrare nei meriti di chi sia più bravo o più efficace o più solidale, soffermiamoci ad osservare la cronaca.
Negli ultimi giorni dell’anno iniziano a trapelare nelle notizie il malcontento generale e la consapevolezza dei suddetti Leaders Europei che non potranno continuare a questi ritmi di accoglienza.

Gettano il sasso e attendono le reazioni per misurare l’elettorato e la sua pancia e notano che prevale il sentimento più becero: quello disumano.
Ora, magicamente, in contemporanea in più città europee e non nei paesoni, lontano dai riflettori, in quelle importanti, un piccolo esercito di perfetti imbecilli organizza questa esibizione di machismo e disprezzo del genere femminile come se fossero colpiti da un virus, contemporaneamente, a centinaia di km. di distanza un gruppo dall’altro, Salisgurgo, Colonia, ecc.

E la tattica aggressiva è la medesima, come fosse scritta sul manuale del perfetto coglione.
Questa Manna dal cielo, che Merkel e soci hanno colto al volo paventando l’immediata chiusura delle frontiere, non è sicuramente un dono di Dio, forse (a pensar male ci si azzecca) a qualcuno è venuta l’idea di usare il sistema berlusconiano, quello per riempire di fans le sue piazze: una borsina di viveri, 50 euro, per venderti l’anima con la promessa che la punizione non sarà esemplare.

 

 

 

(immagine dal web)

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Sinistra è amore

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di Antonio DITARANTO

Carissimi compagni,

è un mondo strano quello che stiamo vivendo: alla temuta vigilia di una guerra globale che potrebbe segnare in modo irreversibile il destino di questo nostro straordinario pianeta. E non solo per il disastro e le distruzioni che essa inevitabilmente causerebbe, ma anche per il progressivo imbruttimento, veramente già in atto da tempo, dei rapporti tra i popoli del mondo, tra le differenti culture e il divario sempre più incolmabile tra i ricchi e i poveri della terra.

Sembra quasi che tutti, e con tutti intendo anche noi che crediamo in valori universali di fratellanza e solidarietà, abbiamo perso la bussola della speranza che un mondo migliore possa essere possibile.

Ecco, la speranza, ossia quella grande forza interiore che ha spinto sempre milioni di uomini a guardare oltre i propri confini, verso un infinito dove l’amore per le cose belle della vita possa in qualche modo costituire quell’eden dove sia finalmente possibile una coesistenza armoniosa tra tutti gli esseri viventi, la natura e le infinite cose belle che ci è stato consentito poter ammirare durante questa nostra vita. Il più bel regalo che il destino potesse farci: consentirci di ammirare questo interminabile insieme di cose di straordinaria bellezza.

La speranza appunto, cosa se non la speranza spinge ancora oggi i migranti di terre martoriate dalla fame e dalle distruzioni ad affrontare viaggi senza una meta, viaggi che si perdono nel tempo e che per tanti, per troppi purtroppo, alla fine del viaggio altro premio non c’è se non il crudele destino della morte?

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Migranti: il vertice della vergogna

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di Riccardo ACHILLI

Si chiude a La Valletta il vertice sui migranti più vergognoso e fallimentare della storia europea.

Nessun accordo sulla redistribuzione dei migranti dai Paesi di prima linea, come il nostro, agli altri. Con Renzi, incapace di tutelare l’interesse italiano, che fa la consueta figura da cioccolataio, enunciando una teoria dello sviluppo dei Paesi africani da Expo 2015, basata cioè su agroalimentare e PMI.

Con Stati membri che prendono iniziative unilaterali, compresa la Svezia, nonostante il suo passato da Paese modello di accoglienza, che ripristina i controlli alla frontiera. Gli ungheresi che minacciano di dare fuoco ai migranti che la Germania dovesse respingere. La Slovenia che costruisce un nuovo muro.

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Lettera a chi non ama i migranti

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di Paolo SASSANELLI

Io sono cresciuto in mezzo a ragazzi milanesi che mi chiamavano “terrone che puzza”, e mi dicevano di tornare al mio paese.

I miei figli sono andati a scuola con bambini figli di migranti che fuggivano dalla fame e dalla miseria.

Ho conosciuto i genitori di questi bambini e dietro ad ognuno c’è una storia che mi ricorda le mie origini.

Nessuno viene per fotterci la vita, ma per avere un futuro per se e per i figli. Le chiacchiere stanno a zero e la politica, o meglio, squallidi politici cavalcano l’odio e l’intolleranza solo per avere consenso e voti che li porteranno a sedersi sulle poltrone che gli daranno il permesso di sentirsi impuniti, di vendersi al miglior offerente, di favorire i loro figli, amanti e quant’altro, anche se non lo meritano.

Togliendo, a chi invece ne avrebbe il diritto, la possibilità di mostrare il proprio talento che potrebbe essere un grande vantaggio per la nostra società. Ve lo dico io: Sveglia!! I migranti non sono il problema dell’Italia!

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Il problema dell’Europa si chiama denatalizzazione

Pensionati

di Luca SOLDI

Una parola brutta, difficile da pronunciare ma che esprime bene la radice dei mali del vecchio continente. Che esprime in un semplice concetto che la vera materia prima di cui ha necessità l’Europa, per sostenersi, è quello che si riassume nella necessità di “forza lavoro”.

Angela Merkel che parla di voler aprire le porte della Germania a 800 mila rifugiati, infatti, non esprime un concetto dirompente. Non è improvvisamente mossa da pietismo. Non lo fa per conquistare le simpatie del Papa. Non cerca consenso nel popolo socialdemocratico tedesco. Semplicemente applica qualche operazione matematica. Come ha fatto, ad esempio, Leonid Bershidsky, che su Bloomberg , calcola che l’Europa avrà bisogno di 42 milioni di nuovi europei entro il 2020 e di oltre 250 milioni di europei in più nel 2060.

O come e’ stato anche espresso da più commentatori nel convegno della “Rosa bianca” questo fine agosto, a Terzolas. La bassa natalità si esprime così come il problema per sopravvivenza del continente. E la cifra che corrisponde ai 42 milioni di europei in più, emerge dalla necessità di avere subito, il più possibile in equilibrio il “generoso sistema pensionistico”. Che è poi un sistema pensionistico generoso solo per le corporazioni protette dagli stati della vecchia, sempre più vecchia, Europa.

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La mia è una solidarietà militante. Contro i guerrafondai. Contro i razzisti. Sempre

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di Vincenzo G. PALIOTTI

Ho atteso qualche giorno per dire la mia sulla foto del piccolo Aylan raccolto senza vita sulla spiaggia di Bodrum in Turchia, che scappava dalla Siria per raggiungere il Canada dove il padre aveva deciso di trovare rifugio con tutta la famiglia.
La foto ha fatto il giro del mondo ed è stato tema di discussione l’opportunità di averla pubblicata.

Dico subito che io sono d’accordo, io voglio vedere queste scene, come quelle che ho impresse nella mente di donne anziane che rovistavano nella spazzatura per cercare qualcosa da riciclare e da mangiare. Non è scappando o chiudendo gli occhi che si risolvono queste questioni, non è evitando di vederle certe scene che se ne sminuisce la tragicità.

Contestualmente a questi pensieri mi sono detto che è tempo di “chiarire” il concetto di solidarietà, perchè c’è chi lo limita, lo ingabbia nei distinguo per giustificarne l’avversione ed è per questo che non dobbiamo accettare, da nessuno, che si discuta su quanti ne arrivano, se sono troppi o sono pochi, o peggio ancora se vanno “concentrati”: questa parola mi fa orrore, perchè sono un uomo di sinistra.

Come tanti altri valori anche la solidarietà è diventata qualcosa che certi personaggi, anche taluni che si definiscono di sinistra, credono di poter contestualizzare.

Io credo invece che su questi concetti, su questi principi primi, non ci sia nulla da relativizzare o contestualizzare. Non si deve concedere niente al nemico: al razzista, allo xenofobo. E qui non si tratta di opinioni diverse, qui si tratta di accettare senza riserve un concetto, nel nostro caso quello di essere dalla parte di chi fugge da guerre, dittature, colpi di Stato, fame e povertà, senza contestualizzare, senza trovare i ma, o i però, o i perché. Qui viene fuori una questione ideologica, che è anche di ordine pratico. Chi è contro questi “disperati” infatti, ricorre ad ogni genere di scusa, e/o di menzogna, per giustificare l’odio, per dimostrare a tutti quanto sia sbagliata questa solidarietà e quanto invece si debba fare per tenerli lontani da noi, dal nostro territorio. In questo caso, contestualizzare e permettere distinguo è come aprirsi alla discussione, che significa aprire dei varchi pericolosi per dare loro anche un briciolo di ragione.

Si. La mia è una guerra contro i guerrafondai. Sono intollerante contro gli intolleranti.

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Basta!

kobane

di Ivana FABRIS

Non riesco a non pensare a lui.
Non faccio che chiedermi se avrà sofferto, se si sarà reso conto, se avrà avuto paura.
Sì, parlo di Aylan, la cui immagine ha devastato tutti quelli che ancora provano una morsa dentro ogni volta che pensano alla disperazione del popolo siriano come a quella del popolo palestinese e a quella di ogni popolo che soffre una guerra che non ha voluto.

La guerra…non possiamo nemmeno pensarci senza provare angoscia, se non addirittura terrore.
Eppure siamo al sicuro, ci sentiamo fortunati ma il più delle volte non comprendiamo che non si possa volgere altrove lo sguardo e tirare un sospiro di sollievo solo perchè non ci investe direttamente il fatto che, in paesi lontani, vite umane si spezzano come fossero matite di carta che qualcuno accartoccia con ferocia tra le dita.

Abbiamo paura di renderci conto che nessuno è salvo, che nessuno si salva da solo.
Qualcuno si illude che sia così, qualcun altro addirittura gioisce di queste morti e su questi non entro nel merito, non sono neanche degni di avere la mia rabbia, posso solo compiangere la loro sconfitta, il loro assoluto fallimento come esseri umani.

No, a me importa riflettere su chi, tra noi, ancora prova dolore per quei bambini morti ma poi recita una parte, poi finge con se stesso che tanto non gli sta succedendo in prima persona, che tanto non può nulla contro tutto questo orrore.
Non siamo mostri e quelle immagini e quelle informazioni comunque dentro lavorano e la coscienza, la civiltà che diciamo di aver acquisito insieme a quel po’ di sensibilità e di empatia che ancora residuano, ci portano inevitabilmente a sentirci colpevoli.
Non di rimanere vivi, non di essere fortunati a non vivere in paesi che vedono fame, miseria, dolore e morte.
Ci sentiamo colpevoli di non reagire.

In giro per la rete si legge un po’ ovunque un moto di dolore collettivo per l’immagine del corpicino di Aylan riverso sull’arenile.
Sembrerebbe dormire come tutti i bambini della sua età, a pancia in giù, sereno.
Ma basta un attimo e gli occhi corrono all’acqua che lambisce il suo corpo e alla sabbia bagnata che sporca il suo faccino.
Ed è a quel punto che l’orrore allaga la mente.
Un orrore senza confini che in un attimo si tramuta in dolore, in una sorda disperazione.

Ed è a quel punto che il senso di impotenza si fa spazio, perchè è a quel punto che ognuno di noi, capisce che non abbiamo la capacità di raccogliere tutto il dolore collettivo e per farne uno strumento che possa gridare un BASTA! da ogni paese del mondo.

Così, il vuoto si appalesa nella mente.
Un istante di vuoto in cui molti sentono di avere il dovere di gridare quella semplice parola e la gridano, ma non contro quei governi che stanno provocando le migrazioni di questi popoli ormai alla disperazione assoluta, non contro chi foraggia l’ISIS, non contro chi genera morte a danno di un’umanità fatta di migliaia e migliaia di bimbi come Aylan.
Non la gridano contro l’ONU che si prende tutto il tempo che le comoda per porre fine ad un genocidio, non contro la UE che non solo finge che il problema non la riguardi ma che addirittura attraverso alcuni dei suoi paesi appartenenti, fa affari con i signori della guerra vendendo loro armi e soprattutto non lo gridano contro il capitalismo che col suo imperialismo sta trascinando milioni di innocenti verso una fine atroce.
No. La gridano, invece, contro chi mostra la foto di Aylan.

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Il cinismo

di Vincenzo G. PALIOTTI

Sono stato in vacanza pochi giorni a ritemprarmi, al mare, dove io considero di avere le mie radici. Sono nato a Napoli a 500 metri in linea d’aria ho quindi cominciato a respirare aria salmastra non appena ho aperto gli occhi e ritornare anche per poco in quei luoghi mi aiuta molto anche a ritrovare dei pezzi di me che non si sono di certo persi, ma forse assopiti, qualche volta, si.

Ma non è di questo che voglio parlarvi, anche se questo mio ritorno nella mia terra c’entra e ne capirete poi il perché. Sto leggendo quanto accade nel nostro Paese, la politica che si allontana sempre più dai bisogni della gente, un rigurgito del passato, un passato che ha privato per tanti anni il nostro popolo del bene più grande che possa esistere al mondo: la libertà.

Con il silenzio assordante del governo che somiglia tanto ad un “assenso”, fedeli al detto: “chi tace acconsente”.

Un’ondata di omofobia con conseguente razzismo e intolleranza verso qualsiasi diversità che sta cambiando quella che è sempre stata la nostra maggiore “virtù”: la solidarietà, ma anche lo spirito di appartenenza ad un Paese che aveva sempre aperto le porte a tutti e che oggi invece chiude gli occhi e le orecchie a spettacoli terribili come quei barconi che partendo da paesi distrutti da guerre, da dittatori che li opprimono portano uomini, donne e bambini verso quella che per loro è una speranza di vita, non certo di lusso, non certo agiata ma almeno che non metta a rischio la propria esistenza. E noi chiudiamo le porte a questi, cancellando in loro anche quella cosa che non deve mai essere negata a nessuno: la speranza. Come diceva Ghandi questo è il delitto più atroce che si possa commettere contro un uomo.

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