Bersani e la sindrome di Stoccolma

bersanibirra

di Vincenzo PALIOTTI

“Se io resto nel PD non lo faccio per una nostalgica passionaccia per la ditta, per motivi sentimentali. Lo faccio perché senza il PD il centrosinistra non esiste più, perciò mi chiedo come fanno altri a pensare di costruirlo al di fuori del PD. La mia idea dell’Italia sta qui. E se gli elettori abbandoneranno il partito, temo finiscano nelle braccia di Grillo piuttosto che in quelle di una sinistra che non è nel PD”.

Questo è quanto dichiara Bersani a La Repubblica a chi gli chiede perché resta nel PD. Come si fa a dire che senza PD non esiste il centrosinistra se il PD è più a destra di Forza Italia? Questo non lo dico io, lo dicono le riforme, i decreti che Renzi ha messo in atto e che Bersani stesso ha criticato, anche se poi “per disciplina di partito”, sue testuali parole, ha votato. Non una di queste è stata pensata guardando ai bisogni dei più deboli, si è andati in una sola direzione: compiacere la troika, la CONFINDUSTRIA le classi più protette che con questo governo lo sono ancora di più proprio grazie alle riforme che anche lui ha votato.

Continua a leggere

Italicum: indietro tutta

cubarenzi

di Vincenzo PALIOTTI

Non capisco perché il premier/segretario si infervori tanto contro la minoranza del suo partito, visto che se ne stanno ormai andando quasi tutti.  Capisco che in un partito di destra è dura sopportare “focolai” di resistenza pseudosinistrorsa – veramente minimal -, ma il suo “potere” è arrivato ad un punto tale che si può permettere anche di delegittimare un popolo intero che ha votato un programma contrario a quello da lui posto in essere. Che forse non gli basta? Purtroppo scopriamo che è proprio così: non gli basta. La prova?

La sua marcia indietro sull’italicum, una pessima legge in ogni caso, che potrebbe cercare di provvedere ai “pericoli” di cui i sondaggi gli danno avviso. E allora, sotto a cambiarla per renderla inattaccabile alle opposizioni, e al volere dell’elettore, in modo da garantirsi la continuazione del potere che il premier/segretario dà per scontato, fissando il termine della suo mandato nell’anno 2023, quando forse non ci saranno che macerie da amministrare.

E tutte le manifestazioni di soddisfazione? I discorsi, più che altro twitt, che inneggiavano alla “bellezza” ed “utilità” di quella riforma? Gli abbracci e i baci dispensati dalla Boschi in Parlamento? Le critiche ai “gufi” e ai “professoroni”? Tutto falso? Si, tutto falso come lui, il premier/segretario, che nasconde la sua “brama” di potere assoluto, suo e dei poteri forti ma anche quelli “oscuri” e illegali, dietro alle necessità del Paese.

Necessità che disattende puntualmente perché la situazione socio/economica è sempre la stessa di quando è arrivato a “salvare la nave dal naufragio”, anzi forse è peggiorata perché oltre ai disastri programmatici si sta riducendo sempre di più la democrazia e la libertà, quella ci è rimasta.

Ma quella però di cui parlava Sandro Pertini: quando non c’è sintonia tra libertà e giustizia sociale l’unica libertà che ti resta è quella di morire di fame. Beh, ci siamo molto vicini.

Senato: era possibile fare peggio di Renzi? Ci sono riusciti i sinistri-Dem

minoranza

di Riccardo ACHILLI

Gli emendamenti sui quali la minoranza del partito democratico ha fatto la lotta della vita (la sua vita) sono addirittura peggiorativi rispetto al testo-base della riforma del Senato. Non è vero che i senatori saranno eletti dai cittadini. Essi saranno infatti designati dai consigli regionali fra i propri membri, tenendo conto degli esiti elettorali.

Tradotto, saranno presi da quelli che hanno preso il maggior numero di preferenze alle amministrative, aumentando il fenomeno del mercato delle vacche sul territorio. Cioè esattamente lo stesso esito voluto dal duo Renzi-Boschi, espresso con parole diverse. Tra l’altro, questi incapaci della sinistra Dem, perché difficilmente si possono qualificare diversamente, per farsi eleggere al Senato adesso dovranno candidarsi alle amministrative, cioè farsi paracadutare nelle regioni “sicure”, dove il Pd può prendere la maggioranza nel Consiglio regionale, e farsi dare una montagna di preferenze, combattendo contro i baroni del voto locali, che sul territorio sono molto forti.

Vedremo torme di disperati aspiranti senatori della sinistra Dem paracadutarsi in regioni nelle quali non necessariamente sono residenti, su territori che non conoscono affatto, come avveniva con il mattarellum.

Continua a leggere

Leggere, ascoltare, capire. Altrimenti è inutile fare politica

progetto

di Claudia BALDINI

Chi pensa di ricostruire un soggetto di sinistra, basato sulla lotta all’ineguaglianza e sulla giustizia sociale (conoscete ancora il valore di queste parole?) guardando a Sel, Rifondazione, Alba, Altra Europa e minoranza Pd sbaglia.
Ci vuole pazienza e occorre ricostituire nel Paese un pensiero di sinistra. A livello istituzionale abbiamo assistito alla chiusura dei canali comunicativi tra politica, mondo della cultura, cittadini: ciò si è palesato durante la riforma costituzionale.
Come negli anni ’60-’70, per il cambiamento istituzionale, deve tornare la rielaborazione culturale e civile. Nelle scuole, nelle università e tra la popolazione. Altre strade non ce ne sono. Questo, per me, è il primo punto. La prima opportunità da cogliere e sviluppare.

Tre le dichiarazioni importanti della scorsa settimana ve ne segnalo tre.

La politica non e’ proprietà privata. Questo convincimento deriva dalla nostra Costituzione che promuove esplicitamente la partecipazione alla vita pubblica e sostanzia la democrazia con la centralità della cittadinanza“. Sono queste le parole contenute nella lettera con cui il segretario della Fiom, Maurizio Landini, invita associazioni, simpatizzanti e iscritti alla Fiom a fondare “una coalizione sociale” alternativa a quella dei partiti esistenti.

Esco dal gruppo del Pd. Per coerenza con quello in cui credo e con il mandato che mi hanno dato gli elettori, non mi sento più di votare la fiducia al governo Renzi. La conseguenza è uscire dal gruppo”. Questa è stata la scelta di Giuseppe Civati.

Sel è troppo piccola per reggere l’impatto di questo popolo ogni giorno umiliato – sono pronto a mettere insieme tutte le forze che pensano che la parola sinistra non vada archiviata“. Queste le parole di Nichi Vendola.

Continua a leggere

Sempre e solo propaganda

ipnosi

di Vincenzo G. PALIOTTI

E quindi la riforma elettorale è andata in porto: a meno di strascichi costituzionali, che sono certo ci saranno, Renzi ha portato a casa la seconda riforma del suo “impero” (basso). Anche questa ottenuta con lo strumento ricattatorio della fiducia.
A nulla sono serviti gli “appelli”, le argomentazioni delle opposizioni, anche di quelle interne al PD futuro Partito della Nazione: lui è andato avanti come un treno che ferma solo nelle stazioni principali, o quelle che lui ritiene tali. Questa volta ha saltato anche Arcore, almeno secondo quanto dichiarava Brunetta alle dichiarazioni di voto, dimenticandosi che al Senato la legge è passata solo per voti di Forza Italia.
Dopo il Jobs Act e l’Italicum, in questo suo gioco al massacro delle tutele del lavoro e delle istituzioni pubbliche, seguirà la riforma della scuola ed è quasi certo, viste le reazioni delle opposizioni ma anche delle bellissime piazze dello Sciopero Generale di oggi, finirà come al solito con un nuovo ricatto di fiducia. Verrà così eliminato ancora una volta il dibattito in Parlamento che ogni giorno che passa perde le sue funzioni. Si, certo. Dopo la folla oceanica di oggi, pare che finalmente il Presidente del Consiglio voglia ascoltare gli insegnanti. Ma io, visti i precedenti, non mi fido.

Continua a leggere

Il giorno del “redde rationem”

Matteo Renzi

di Vincenzo G. PALIOTTI

Il governo, quindi, pone la questione di fiducia sulla legge elettorale.
Ci si può, ci si deve indignare ma ce lo dovevamo aspettare. Non c’è stato provvedimento, riforma che non sia finita in questo modo. Questo è un segno di debolezza che dovrebbe far pensare tutti, un segno di debolezza di un governo che vuole diventare forte perché forte non è, ci sono troppe “resistenze” e quelle interne – seppur minime – sono dannose, fastidiose all’immagine di Conducător di Renzi.

Allora si ricorre alla fiducia perché i “minoritari” sono sensibili alla “casa”, alla “ditta” ma noi cittadini oggi abbiamo tutto il diritto di aggiungere: “sono sensibili alla poltrona”.

E’ arrivato quindi il “momento della verità”, è arrivato il momento in cui ognuno deve interrogare la propria coscienza civica e scegliere il privilegio o il rispetto delle ideologie e dei valori che si sono, tra l’altro, sempre predicati.
Ora le chiacchiere stanno veramente a zero: quelli che conteranno saranno solo i fatti.

Non dico questo speranzoso in un “colpo di reni” da parte di chi ci ha delusi fino ad oggi, è solo un modo per ribadire il concetto che, di fronte a questioni così gravi e decisive per il Paese, ognuno deve interrogare la propria coscienza al di la di ogni ideologia, di ogni partito, di ogni “ditta” o “casa” che sia e lasciar approvare qualcosa che mina seriamente la nostra democrazia significa essere di fatto complici, lo dico per chi ancora in questi giorni ci voleva convincere che c’è rimasto del buono dal salvare in questo partito.

Io da tempo ho abbracciato la causa di Landini, di Don Ciotti, e da quella mi aspetto qualcosa di concreto non le solite chiacchiere, i soliti tatticismi che oggi sono alla resa dei conti.

Continua a leggere

Come può uno scoglio…

fiume

di Alfredo MORGANTI

Lo dice anche il Segretario Generale della CGIL. Non io, non un ‘passante’ casualmente entrato in un circolo PD durante le primarie credendo che fosse una festa di compleanno.
Ma Susanna Camusso, il vertice del più grande sindacato italiano, l’unico organismo che ancora adotti il rosso come emblema. “Credo che alla lunga è una dinamica naturale. Lo spazio c’è, è evidente, il PD non è più un tradizionale partito di sinistra e da qui alle prossime elezioni immagino che qualcosa di importante succederà”. Un nuovo soggetto che, però, non deve essere promosso dal sindacato, dice ancora la Camusso. A lanciarlo deve essere “nel modo più naturale” la politica. Lo ripete due volte: “naturale”.
Da l’idea di un processo che è già partito, che corre lungo il binario quasi senza la necessità o la spinta di una volontà o di un artificio umano.

Continua a leggere

Gli scatoloni della sinistra

weremoving1

di Alfredo MORGANTI

Prima ancora che la minoranza PD decida il proprio futuro, Renzi ha già deciso il suo.
Ieri 30 marzo in Direzione è nato il Partito della Nazione, o almeno i suoi prodromi.
Senza la ‘zavorra’ della sinistra il partito democratico è ormai pronto a spiccare il volo verso i verdiniani e verso quel mondo politico profondamente anticomunista che ha visto come manna piovuta dal cielo l’assunzione al trono dell’attuale premier.

Sarà un partito né di destra né di sinistra, ma piazzato là in mezzo come un grande carrozzone su cui possono salire tutti a partire dai passanti, ma meno i comunisti (a meno che non siano pronti a fare tappezzeria in streaming).
Rosy Bindi oggi su Repubblica è più precisa. Lo chiama ‘il partito unico della nazione, che avrà alla sola Camera una maggioranza pigliatutto di 340 deputati e avrà intorno 4 o 5 partiti in lotta tra loro”. “È la fine del bipolarismo nel nostro Paese”, aggiunge.

Continua a leggere

I pesci del Pd. Dall’Acquario alla brace?

pesce-rosso

di Alfredo MORGANTI

Renzi sente l’odore del sangue, e allora indice in fretta una direzione del PD per affrontare il nodo dell’Italicum adesso che il ferro dell’Acquario – la riunione delle minoranze PD – è ancora caldo.

Vuole imprimere il colpo definitivo a una vicenda interna che si trascina da tempo senza esiti se non l’insoddisfazione di tutti, sia di chi detiene il bastone del comando, sia di chi fa il pontiere e intravede strapuntini all’orizzonte, sia di chi si oppone in varie forme (moderate o più radicali) al disegno renziano.

Sapete che vi dico? Ben venga l’idea di fare la direzione. È uno step che obbligherà a delle scelte tutti, nessuno escluso. E voglio vedere di cosa saranno capaci, a partire dalla minoranza. Tutti, ma proprio tutti: padri e figli, moderati e radicali, dialoganti e incazzati.

Continua a leggere

Nazareno, mon amour

renzi-6754

di Ivana FABRIS

Passo dopo passo, in Parlamento e al governo, si consumano atti di un’oscenità assoluta. L’Italicum di oggi (curioso che proprio in questo giorno si voti un’altra legge truffa, oggi che ricorre l’anniversario della nascita del PCI), è solo uno dei tanti che già sono avvenuti e di tanti ancora che verranno. Però, dai, si sapeva, no?

Non credo ci volesse una laurea in scienze politiche per capire che tipo di operazione si fosse deciso di fare e i segnali c’erano tutti che se solo mi mettessi ad elencarli qui ne uscirebbe un rosario. Continua a leggere