Ricorda con rabbia

lee_j_cobb

di Vincenzo G. PALIOTTI

Sono alcuni giorni che seguo il dibattito su diverse pagine di Facebook, tutte quelle che si dichiarano di sinistra, senza intervenire però, perché a volte è utile ascoltare: lo si fa di solito quando si vuole imparare, me lo dicevano infatti quando ero un giovane pieno di speranze ed agli inizi della mia carriera. Verrà il tempo in cui potrai anche parlare, dicevano, adesso ascolta e metabolizza.
E così ho fatto in questi giorni. Il risultato è stato sinceramente deludente perché mi ha confermato che il nostro popolo di sinistra ha la memoria corta, ma neppure per cattiva propensione all’analisi: forse perché volta pagina troppo in fretta, magari non l’ha neppure finita di leggere e gira per aprirne un’altra senza aver immagazzinato nella memoria quanto quella pagina conteneva.

Mi riferisco alle considerazioni sulla nuova coalizione sociale: è a quella di Landini che mi riferisco. Dopo l’entusiasmo del 28 marzo e dei tre, quattro giorni successivi sono cominciate, giustamente, le “costruzioni”, le proposte, e quant’altro.
Questo è positivo perché significa che c’è fermento, c’è attenzione intorno a qualcosa che potrebbe continuare a crescere e diventare una vera identità: ora è un progetto appena messo in cantiere.
E’ cominciato però, contestualmente a tutto questo, anche qualcosa di cui io mi lamento in generale in relazione al comportamento dell’elettore italiano: “la memoria corta”.

Continua a leggere

Essere o non essere (Sinistra)

mirror

di Chiara CASASOLA

Ma chi è la sinistra oggi? No, non cos’è, proprio chi è.
Chi incarna, che persone – badate bene, non che numeri, percentuali, dati Istat- rappresenta?

Io credo ci siano due dimensioni a cui attingere per rispondere a questa domanda: la prima riguarda i rappresentanti e la seconda i rappresentati (o viceversa).

I rappresentanti sono diversi, non concentrati in unico partito o in un’unica riconoscibile entità sociale, appartengono a partiti diversi e sempre più spesso sono esterni a queste forze politiche. Trovo errato che il PD si arroghi la qualità di fulcro della sinistra italiana, perché di fatto non lo è. Per esserlo dovrebbe avviare un più deciso dialogo con le parti sociali deboli, deboli perché non portatrici di interessi economicamente rilevanti, ed anche con quella parte riconducibile alla “Coalizione sociale” di Landini, ma non solo.

Per essere tale dovrebbe levarsi la patina di pressapochismo e menefreghismo che fanno il paio con egoismi e arroganza – elementi troppo pressanti al punto da renderli pressoché distintivi. Trovo sbagliato però, dal lato opposto, ritenere anche il PD, almeno finora, come un partito forzatamente di centrodestra poiché esiste una forza al suo interno che tira tenacemente la corda per riportare in piedi la baracca. Questa forza è la minoranza interna, ma attenzione: per minoranza interna non intendo i vari Cuperlo o Bersani; intendo piuttosto chi sta dietro le quinte, quei militanti che “si fanno il mazzo” nel silenzio, ma avviano di fatto già un dialogo con altre realtà, ben lontane dal lustro dei palazzi, con realtà che conoscono da vicino, talmente da vicino da finire essi stessi, con loro, nel cassetto, quello che i rappresentanti – più o meno eletti – lasciano chiuso.

Continua a leggere

Inclusivo sarà lei!

altan andrea

 

 

di Andrea NOBILE

 

Se c’è una parola che mi sta qui, sullo stomaco, è il termine “inclusivo”.
È uno dei vocaboli ‘trendy’ nella discussione politica. E più lo si pronuncia, più l’aggressività e la derisione dell’altro aumentano.
È un’inclusività a senso unico: “ti includo se fai quello che dico io”, pure Renzi è inclusivo, infatti sono diventati tutti renziani.

Sono inclusive anche le cosiddette minoranze Pd che cercano punti di incontro con SEL, sindacato ed elettori delusi del Pd.
Ma se per caso qualcuno non riconosce la loro leadership allora giù botte.
Sono inclusivi quelli che vogliono riprendersi la “ditta”, ma che mollano per strada gli alleati di sinistra per governare con Alfano e non irritare Renzi. Continua a leggere