Quando serve, l’Europa non c’è mai

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di Roberto RIZZARDI

Ascoltando le prime battute di Omnibus sul problema immigrazione (volevo ascoltare Corradino Mineo, ma il tracimante interventismo oratorio di Osvaldo Napoli mi ha convinto a spegnere il televisore) io e mia moglie abbiamo tratto una conclusione collaterale al dramma umano dei profughi.

In Europa non è esisitito un “problema immigrazione” fino a quando il flusso di persone non è diventato folla ai confini francesi prima e a quelli britannici poi, e la “rotta balcanica”, vera e propria autostrada per la mitteleuropa, non è divenuta cronaca.

Per due anni Italia, Grecia e Spagna, le “cicale” europee con finanze già sfibrate, hanno dovuto gestire il problema.
Lo hanno fatto con accenti diversi e investite da consistenze di flussi differenti, ma in solitudine e con crescente affanno, nell’indifferenza generale.

Siamo Europa quando si deve aderire ai dogmi finanziari ed economici di una BCE che è filiale a Bruxelles della Bundesbank, quando si richiede la rimozione di leggi nazionali che escludono il latte in polvere nella lavorazione del formaggio, ma non quando c’è qualche problema che dovrebbe rimanere confinato nelle “marche esterne” dell’impero, dato che questo è il destino delle zone di frontiera.

Ora il profugo è un problema di tutti, ma ognuno lo affronta come gli pare, incolpando altri, e quando l’esecutivo europeo prova a emanare linee guida e provvedimenti, ma solo perché la cosa ha raggiunto il cuore dell’impero, emerge chiaramente la verità: l’Europa, semplicemente, non c’è.

Ne avremmo un gran bisogno, ma si è fermata da qualche parte, smistata su qualche binario di parcheggio dove non può danneggiare i maneggi dell’ideologia neoliberista.

Ne avrebbero un gran bisogno anche i profughi, ma questi non lo sanno ancora, paghi, per il momento, di non essere più sotto le bombe.

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Non abbiamo più bisogno di Frontex, di Triton, di nulla

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di Luca SOLDI

Non abbiamo davvero più bisogno dell’aiuto europeo di Frontex.
Neppure di Triton, della sua vergognosa ed inutile messa in pratica ed evoluzione.

Non abbiamo bisogno delle elemosine di chi offre un obolo solo davanti alle bare che riempiono la terra di Sicilia.
Non abbiamo bisogno di proteggere le nostre coste con tre barchette targate Europa
.

Occorre l’impegno e la volontà di chi ha a cuore la vita.
Le nostre “amate forze” bastano da sole.
Quelle navi della Guardia Costiera, della Marina, della Guardia di Finanza, della Capitaneria di Porto.
Ma anche i pescherecci di Mazzara e le navi mercantili. Ci sono solo loro.

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Renzi e il mare nostrum

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di Vincenzo SODDU

Ormai è deciso.
La Missione Mare Nostrum, iniziata il 18 ottobre 2013 per fronteggiare l’emergenza umanitaria nello Stretto di Sicilia, dovuta all’enorme afflusso in quelle acque di migranti dall’Africa, sarà presto sostituita da una nuova operazione finanziata con i fondi dell’agenzia europea Frontex.

Finora l’operazione Mare Nostrum, voluta dall’Italia e precisamente dal governo Letta, ha salvato centomila profughi dall’annegamento, arrestato ben 728 scafisti e sequestrato 8 imbarcazioni. Certo, non ha risolto il problema del traffico crescente dei profughi, però ha ridotto ampiamente il numero dei morti in quello stesso mare che ha rischiato di diventare un’unica tomba a cielo aperto. Continua a leggere

La terra degli aranci tristi

Free-Palestine

 

di Vincenzo SODDU

[Vincenzo SODDU è nato a Cagliari più di cinquant’anni fa. Da più di venticinque insegna materie letterarie nei licei cittadini. Da tre gestisce il blog http://libriedintorniblog.com/
Da due è apparso Eros in Sardegna, dove collabora con Giuseppe Pusceddu e Gianni Stocchino.
Lo scorso anno è uscito per Caracò il suo primo romanzo, La neve a Gaza. Ha in preparazione un nuovo numero della rivista Mieleamaro, Bacco in Sardegna, sempre con Giuseppe Pusceddu, Gianni Stocchino e Germano Orrù. Ha appena terminato un diario-romanzo sulla scuola.]

Era il 15 agosto del 2005 quando con l’ammainabandiera israeliana voluta a Gaza da Sharon e la conseguente evacuazione dei coloni dalla Striscia, il mondo per un istante si era illuso che Israele volesse cominciare a rispettare le risoluzioni firmate dodici anni prima a Oslo da Rabin e Arafat.

Fu necessario, invece, soltanto un anno per rendersi conto che quell’operazione voluta dal fiancheggiatore dei massacratori di Sabra e Chatila non era stata altro che un’enorme trappola studiata dal Falco sionista per trasformare quella che una volta era la Terra degli aranci, descritta magistralmente in una raccolta di racconti da Ghassan Kanafani, in una vera e propria prigione a cielo aperto… le restrizioni sulla pesca entro cinque miglia dalla costa, il divieto di superare la linea di confine con Israele e le alterne vicissitudini legate all’apertura del valico di Rafah con l’Egitto, unica porta all’ingresso di merci e uomini nel territorio palestinese, sono diventate con i mesi odiose realtà con cui convivere.
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