Contro l’austerità, contro il TTIP. Di ritorno da Bruxelles

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di Michele CASALUCCI

Il clima atmosferico non è certo stato di particolare aiuto alla settimana di lotta contro la Povertà, contro l’ Austerità e per fermare il TTIP, il trattato transatlantico del “libero commercio”. La settimana di lotta era stata convocata dall’Alter Summit, a Bruxelles, a conclusione delle marce europee per costruire un’altra Europa.

Cielo grigio e pioggia battente si sono protratti per quasi tutti i giorni previsti dagli organizzatori del Camp No TTIP che si è tenuto dal 13 al 17 di ottobre.

Ci hanno pensato i simpatici e combattivi compagni spagnoli, con la colonna partita da Cadice il primo di ottobre e che ha attraversato l’intera Spagna e poi la Francia, per giungere, infine a Bruxelles, a riscaldare l’atmosfera fredda e grigia della giornata conclusiva dell’ Euromarcia.

Ci siamo infatti ritrovati il mattino del 15, verso le undici, sull’Avenue de la Joyeuse Entrèe, bagnati da una pioggia fine ed intensa, ed intirizziti dal freddo intenso di quella giornata. L’arrivo dei pullman spagnoli, la presenza di alcuni contadini con i loro trattori che protestavano contro le politiche agricole comunitari, un combattivo gruppo di donne, molti giovani, le delegazioni provenienti da altri luoghi interessati dalla euromarcia, hanno permesso al corteo di partire, riscaldato da canti, cori e canzoni di protesta.

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In corteo abbiamo percorso i lunghi viali di accesso alla capitale belga, attraversato il Parco del Cinquantenario e concluso la manifestazione alle spalle dell’edificio che ospita la Commissione Europea; tutto sotto una pioggia intensa e battente.

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Pablo Iglesias: sinistra o cambiamento?

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di Pablo IGLESIAS

[traduzione di Gianni Fabbris dell’articolo pubblicato sul quotidiano spagnolo El Pais dove Pablo Iglesias, leader di Podemos, spiega le ragioni dello scontro tra il suo partito e Izquierda Unida]

Sono cresciuto in una famiglia con la memoria, nella quale mia nonna non ha mai smesso di parlare dell’esecuzione di suo fratello, socialista, nel 1939. Sono nipote di un condannato a morte, anche lui socialista, la cui condanna è stata poi commutata a 30 anni dei quali ne ha scontati cinque. I miei genitori erano militanti comunisti, quando in Spagna era un crimine esserlo e mio padre ha conosciuto Carabanchel (ndt. Carabanchel è stato il carcere tristemente noto del regime franchista a Madrid chiuso dopo 55 anni nell’88) per aver distribuito materiale di propaganda. Nei miei primi ricordi d’infanzia mi vedo nella mano dei miei genitori nelle manifestazioni e raduni di Isquierda Unida contro la NATO a Soria, nel 1986, quando mio padre fu candidato provinciale al Congresso (si può immaginare con quale risultato) . A 14 anni mi sono iscritto ai Giovani Comunisti ed ho militato per anni nel movimento studentesco e nei movimenti contro la globalizzazione e la guerra. Quando ho finito il mio dottorato e ho vinto una cattedra, ero uno di quegli insegnanti non ortodossi che vanno alle manifestazioni con gli studenti e che inseriscono nelle bibliografie anche autori marxisti . Diversamente dalla maggior parte dei cittadini del mio paese, so a memoria l’Internazionale. Porto la sinistra tatuata nelle viscere con orgoglio e mi riconosco in essa, ma, forse per questo, conosco bene la sua miseria e,soprattutto, le sue incapacità.

In politica la forma e il tono contano più della sostanza e in una recente intervista mi sono sbagliato nella forma e nel tono, offendendo molte persone.Chiedo scusa ma chiedo anche che venga posta attenzione alla sostanza che, con tono e forma migliori, espongo qui.

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La speranza è l’ultima a gioire

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di Franz ALTOMARE

LA SPERANZA E’ L’ULTIMA A GIOIRE
ma la prima a dire di metterci in cammino.
Non giudico chi resta ancora fiducioso dopo mille delusioni
e si mette all’ascolto ancora nella stessa direzione.
Parole senza suono, concetti senza pensiero
cento sigle che vogliono diventare una
come se la somma di cento fallimenti
può per miracolo trasformarsi in un successo.

Non giudico chi ancora attende qualcosa dalle stesse persone di sempre
ma giudico quelle persone che non sanno giudicarsi
e ci chiedono ancora di seguirle nella nebbia.

Quelle persone in cui abbiamo avuto fiducia
ma che quando hanno potuto non hanno fatto
e non hanno neanche cercato di opporsi con forza a chi ci ha comandato
e ancora oggi ci comanda
perché sono sempre gli stessi quelli che hanno comandato.

Il segreto di ogni impresa di successo è nell’INNOVAZIONE.
Tutti sappiamo che è più facile a dirsi che a farsi
ma è inutile nascondersi che questa è l’unica strada.

Bisogna saper essere visionari e giocare in anticipo.
Occorre competenza, coraggio e a volte un pizzico d’incoscienza.
La passione sostiene la competenza che resta fondamentale.
La passione porta al cuore del problema
e la competenza mette in condizione di ascoltare e di capire.

Troppi cuori pulsanti sono restati inascoltati in questi anni
e nessun progetto avrà futuro se questi cuori resteranno inascoltati.
Per questa ragione non considero credibili le operazioni politiche costruite dall’alto.
Quell’altezza è solo un rischio per chi ha le ali tarpate
e per chi resta giù a guardare.

Chi ha invece passione e amore per la giustizia
sa in che direzione deve volgere lo sguardo
e non possiamo fingere di non vedere
dove abita chi subisce il torto di un tempo iniquo.
Là vorrei essere adesso
là vorrei che fossimo tutti noi
per dare un senso a questi cuori pulsanti
per avviarci insieme verso l’agognata meta
e scalzare dalle loro oscene poltrone i tiranni di sempre.

E se quando saremo stati capaci d’ascoltare
quando non ci ritroveremo più soli
e qualcuno più astuto sarà nei paraggi a osservare
cercando di cogliere qualcosa
mentre altri si limiteranno a schernire
col solito fare tronfio di chi è abituato a stare in campo senza aver mai giocato
noi sapremo di non essere più soli
e di essere sulla strada giusta.

 

 

(immagine dal web)

Non tiriamo le somme

somma

di Francesco GENTILINI GIANNELLI

[Dal suo blog Bereshit]

E’ ormai in atto l’operazione politica di Pippo Civati di lanciare un nuovo soggetto a sinistra del PD, che contribuisca alla casa comune della sinistra.

Non si sanno ancora bene i dettagli, ma si può leggere: “Possibile come nome, e come promessa che facciamo alle persone a cui ci rivolgiamo: quelli che non ci credono più, quelli che ci credono ancora, quelli che vorrebbero tanto credere in qualcosa di nuovo e diverso, se solo, appunto, venisse offerta loro una possibilità. Possibile, insomma, contro chi ci vuole rassegnati e da troppo tempo ci dice che non ci sono alternative”.

Pausa scenica.

Sembrerebbe, a dirla tutta, una riedizione di quella sinistra che non riesce proprio a mettere in fila due parole concrete. A dire il vero, in tutta la presentazione della nuova avventura politica si fa un po’ fatica a capire bene di cosa si parli, e per chi non fosse familiare alla recente storia della sinistra (sono molti di più di quelli che crediamo) non dev’essere facilissimo orientarsi. Probabilmente l’alone di mistero è voluto, dato che pare che maggiori dettagli saranno divulgati nei prossimi giorni.

Ciò detto, alcune piccole critiche:

– in primis, mi pare che Civati abbia dei problemi con le tempistiche. Non solo ha aspettato un anno e mezzo per fare un passo che tutti gli chiedevano da tempo e che sembrava naturale, come lui stesso rimarca, con un ritardo che ha buttato già via tante opportunità e forze utili, e questo sembra che nell’entusiasmo della sua uscita tutti se lo siano dimenticati. Adesso, dopo solo qualche settimana dal tanto atteso salto fuori dalla ditta, una settimana prima delle elezioni regionali, salta fuori con un soggetto che sembra tutto un cucciolo di partito (un altro???), che però è anche casa aperta della sinistra, che però è anche movimento, che però è anche…

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Scegliere o subire?

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di Andrea NOBILE

Elsa Lusso ha lanciato il sasso, con delle riflessioni, da me ampiamente condivise, sul perchè la vittoria schiacciante del Pd alle ultime elezioni, sia una vittoria che regala poco entusiasmo ad una fetta importante del suo elettorato.
Giuseppe Carella ha raccolto questo sasso e questo imbarazzo rilanciando una speranza legata a Pippo Civati e ai suoi. Una speranza di ravvedimento a sinistra di questo “partito mai partito”.

Ora, raccolgo il testimone e provo a pormi in una prospettiva diversa, ovvero in una riflessione sull’individualità esasperata dei nuovi “soggetti politici” e, per farlo, non posso nascondere da dove arriviamo.
Mi fa quasi orrore riparlare una volta ancora di Berlusconi, ma, temo, che il seme del ventennio da lui dominato, ci abbia lasciato un’eredità pesantissima nella capacità di scegliere a chi affidare i nostri sogni e le nostre speranze.
Per vent’anni, infatti, un uomo solo, “padrone” di un partito, ha attirato su se stesso l’attenzione delle persone e ha generato l’illusione di poter essere l’artefice unico del benessere di un popolo. Continua a leggere