Un fiero e deciso NO alla guerra!

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di Michele CASALUCCI

Alcuni anni fa, a Foggia, una insipiente decisione, della quale mai nessuno ha osato assumersi pienamente la responsabilità, ha portato all’utilizzo di un aereo da combattimento (dismesso) dell’Aeronautica militare, quale elemento dell’arredo urbano.

L’aereo in questione svetta sulla rotatoria (rondò, roundabout, chiamatela come volete), tra Via Paolo Telesforo, via Mario Natola (le tre corsie insomma), e via Silvio Pellico e Tratturo Camporeale.

L’iniziativa provocò discussioni assai accese e le motivazioni addotte da quanti sostenevano il valore della localizzazione erano sostanzialmente risibili; ne ricordo una che metteva in connessione l’aereo con i bombardamenti subiti dalla città di Foggia durante la seconda guerra mondiale. Ma si sa, quando si parla di guerra, la stupidità impera e la logica va a farsi quattro passi da un’altra parte.

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Ma stavolta, chi è il nemico?

siria

di Vincenzo PALIOTTI

E’ accaduto anche in passato che l’Italia abbia scelto un partner sbagliato pagandone poi dure conseguenze perché sconfitta. Non sono bastati due tragici precedenti per farci riflettere. Ci mettiamo sempre in mani sbagliate, salvo poi cambiare schieramento – cosa che gli altri chiamano “tradire” – e passare alla parte opposta. Lo abbiamo fatto nelle due guerre mondiali: un “cambiaverso ante litteram”.

Oggi nella questione della Siria e dell’ISIS, ed il ritorno sullo scenario ormai distrutto dell’Iraq, ci troviamo a “scegliere” tra la politica dei russi di Vladimir Putin e quella americana di Barack Obama e ancora una volta ci mettiamo, a parere mio, con l’alleato sbagliato. Gli USA a differenza dei russi, sono piuttosto restii ad intervenire contro l’ISIS (e vorrebbero solo colpire il governo di Assad) forse perché hanno già degli uomini tra i “ribelli” impegnati su quel territorio e temono per la loro incolumità, come hanno “candidamente” confessato/accusato: “I caccia con la stella rossa «hanno colpito i ribelli dell’Esercito libero siriano, armati e addestrati dalla Cia», ha denunciato il presidente della commissione Difesa al Senato americano, il repubblicano John McCain” (di Si.Spe. – Il Sole 24 Ore).

E questo significa anche che hanno un disegno diverso dai russi. E’ probabile che abbiano deciso di esportare la democrazia come in Iraq anche in Siria, facendo cadere Assad alla faccia dell’autodeterminazione dei popoli che è scritto anche nella loro Costituzione. E noi? Noi scodinzoliamo dietro di loro che ci chiedono anche più impegno militare, e non vediamo l’ora, come governo, di “menare le mani” per dimostrare all’alleato, ed agli altri, la nostra “potenza militare”, naturalmente in spregio alla nostra Costituzione, articolo 11 che dice: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

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Cos’è crollato con quel Muro

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di Vincenzo PALIOTTI

E se avessimo sbagliato tutto in quel lontano 1989?
E se avessimo preso un abbaglio comune?
Mi riferisco alla caduta del Muro che riunì le due Germanie e che contestualmente vide la fine dell’URSS.

Da come sono andate le cose da quel giorno verrebbe da pensare che sarebbe stato meglio lasciare tutto come stava. In fondo, la Germania fu divisa perché “protagonista” di due guerre a distanza di pochi anni e per quanto male aveva fatto a l’umanità intera.

La fine dell’URSS poi ha sbilanciato nettamente gli equilibri dando agli Stati Uniti quel ruolo di “guida” e di “sceriffo del mondo” che gli USA non solo non meritano, ma che non hanno saputo in nessun modo valorizzare. Comportandosi da potenza imperiale “ignorante” della storia e delle dimensioni culturali dei popoli.

In poche parole chi pensava che il ruolo dell’URSS fosse inutile, anche orribile, dovrebbe riflettere sul fatto che grazie all’equilibrio che c’era tra i due sistemi probabilmente avremmo evitato il caos nell’ Iraq, In Siria, nello Yemen, in Libia, e avremmo uno Stato d’Israele meno aggressivo nei confronti della Palestina.

Insomma, questa “esportazione della democrazia” non sta andando a buon fine. La democrazia, lo vediamo, sta finendo stritolata dalla dittatura del debito anche da noi, e non se ne vede nessun effetto in Medioriente.

Va detto, poi, principalmente, che l’Europa sarebbe potuta crescere senza dover agire sotto dettatura del capitalismo statunitense, come avviene oggi. Con la caduta dell’URSS, gli USA si sono impossessati del mondo, hanno egemonizzato un po’ tutto avendo le mani libere e senza lo spauracchio “oltre cortina”.

Non a caso la crisi finanziaria mondiale, oggi trasformatasi in crisi del debito sovrano, è partita proprio da quelle latitudini, con la caduta di tanti colossi della finanza ai quali l’Europa aveva dato credito e investimenti.
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L’albero delle sigarette

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di Francesco GENTILINI GIANNELLI

C’è un albero che fiorisce mozziconi di sigarette. L’ho visto, giuro che esiste.
Si trova in un paesino a pochi chilometri da Bruxelles, in direzione di Louvain-la-Neuve, nel cortile di un centro per richiedenti asilo.
Ho lavorato per un anno in quel centro, ma ho notato quella strana fioritura nicotinica solo di recente, in una mia visita da ormai ex-lavoratore.

L’albero si trova proprio sotto ad una terrazza dove alcuni rifugiati armeni (che di sigarette ne fumano tante) passano il tempo a conversare con una bevanda calda, e intercetta quindi quasi tutti i lanci dei mozziconi ormai terminati che volano oltre la ringhiera.

Il corollario di filtri arancioni che addobba il platano, un po’ come fosse sempre il natale dei tabagisti, è visibile solo dall’alto, da sopra la terrazza.

Una pianta che inconsapevolmente diventa il monumento delle infinite ore attese in non-luoghi che da transito diventano precarietà permanente per centinaia di migliaia di migranti. Tempi eterni tramortiti ma non del tutto ammazzati che comunque precludono spesso altri problemi futuri, e a volte definitivi.

IL TREND DEL RIFUGIATO

In questi giorni il tema della migrazione e dei rifugiati è assurto a “trending”, ovvero è diventato uno di quei temi che non solo compare sulle prime pagine di tutto il mondo, ma sfonda pesantemente anche nei social network, spinto dall’onda di una massa di utenti che pubblica, commenta, condivide notizie e video.

Come mai adesso? Perché non prima, quando le immagini di migranti accampati intorno alla Stazione Centrale di Milano, annegati o recuperati nel Mediterraneo, lasciati morire nel deserto o respinti da muri illegali (già, Orbàn, il primo ministro ungherese, non s’è inventato niente) riuscivano comunque ad arrivare sui nostri telegiornali?

Non può essere grazie alle migliaia di volontari e operatori dei vari servizi che dedicano le loro giornate (spesso sottopagati, i secondi) a queste opere di soccorso e di bene. Quelli c’erano già, da anni e decenni.
Ma adesso sono molti di più. O meglio, a loro si affiancano molti cittadini che cercano di fare la loro parte in quella che concepiscono essere una battaglia di civiltà.

Come mai, quindi, questo sviluppo?

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La morte: fermo immagine assoluto e totale

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di Franz ALTOMARE

 

Abbiamo due tipi di morale fianco a fianco:

una che predichiamo, ma non pratichiamo,

e un’altra che pratichiamo, ma di rado predichiamo.
(Bertrand Russell)

La morte assume sempre la forma e il colore di un corpo.
Certo che conta il contesto dove un’immagine viene pubblicata ma conta soprattutto il profilo e le finalità di chi la pubblica.
E vedo che su  Essere Sinistra si sta discutendo,  tra le altre cose, di guerre e di immigrazione.

Vorrei che si arrivasse a documentare sempre di più il legame causa-effetto tra la predazione delle risorse in Africa perpetrata dalle multinazionali con l’avallo esplicito dei governi cui fanno riferimento (compreso quello italiano),
la complicità delle oligarchie governative africane corrotte e indebitamente arricchite, la destabilizzazione politica del continente nero costruita a tavolino nelle stanze del Pentagono e della Casa Bianca che fomentano guerre per nutrire I’Impero dove interessi geostrategici e business,  compreso quello delle armi, coincidono sempre.

Se poi non si colgono queste relazioni consequenziali e infernali, e non si vuole vedere che persino l’ipocrita Unione Europea, “della pace e dei popoli”, forte anche,e soprattutto, per la propaganda di una sinistra di sistema asservita al neoliberismo e ai dominatori del mondo,  è anche l’altra faccia della NATO che sostiene e combatte guerre d’affari per il suo alleato americano;

se gli USA vengono visti da certi che ancora hanno l’impudenza di dichiarsi di sinistra come il migliore dei mondi possibili, e versano lacrime di coccodrillo ma dimenticano che anche soldati italiani sono stati attori in diversi ruoli in questo film dell’orrore, in Iraq, Afganistan, Libia, nei bombardamenti su Belgrado nel 1999 durante un governo di sinistra a guida Massimo D’Alema, in Ucraina sempre a diverso titolo in un’altra guerra creata a tavolino,
guerra strategica e di trivellazione voluta sempre dal premio nobel per la pace Obama;

se la democrazia americana per certa gente (di sinistra?) diventa addirittura un modello cui ispirarsi;

se in tutti questi anni si è preferito voltare lo sguardo dall’altra parte per non vedere, per non capire, perché non conviene e non è remunerativo, capire, se ancora oggi di fronte ad una foto cruda, terribile ma maledettamente reale perché la morte diventa reale nel preciso istante in cui un corpo cessa di vivere, si preferisce polemizzare sull’opportunità o meno di rappresentare la morte per quello che è,
un FERMO IMMAGINE ASSOLUTO E TOTALE,

se chi obietta perché non si parla del fenomeno e critica chi sceglie di far vedere, li mette sullo stesso piano di chi con tutte le immagini, di vita o di morte fa sciacallaggio;

se queste persone poi, per misteriose ma intuibili ragioni non riescono a trarre la conclusione politica più logica e coerente che implica una messa in discussione più generale del sistema con tutto quello che consegue;

se queste persone criticano le scelte di chi rappresenta queste immagini proprio perché inguardabili ma utili per mettere di fronte a una scelta che deve essere etica e politica insieme;

se tutto questo accade forse è perché per certe persone queste immagini di dolore e di morte sono davvero insostenibili…. oppure riflettono la falsa coscienza non di chi è cieco ma di chi non vuol vedere.

Unità Popolare. Una presentazione: cosa vuole per la Grecia

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[traduzione dell’articolo del 21 Agosto 2015 di  “Introducing Popular Unity]

Questa mattina presto, venticinque deputati di Syriza hanno lasciato il gruppo parlamentare del partito per creare un nuovo gruppo con il nome di “Unità Popolare.” La maggior parte di questi parlamentari sono membri della piattaforma di sinistra, ma anche alcuni altri si sono uniti come Vangelis Diamantopoulos e Rachel Makri, stretta collaboratrice di Zoe Kostantopoulou.

Si tratta di uno sviluppo importante nella politica greca, ma anche per la sinistra radicale, in Grecia e a livello internazionale.

Tre cose devono essere sottolineate.

La prima è che “Unità Popolare” è il nome del nuovo fronte politico, che consiste nel riorganizzazione di tredici gruppi della sinistra radicale – coloro che hanno firmato il testo emesso il 13 agosto chiedendo la costituzione del Fronte del No. Questo elemento è quindi il primo risultato tangibile di una ricomposizione all’interno della sinistra radicale greca – ricomposizione che acquisisce le lezioni degli ultimi cinque anni e, naturalmente, l’esperienza di Syriza in carica e della catastrofe risultante.

Ma l’obiettivo del fronte è ancora più ampio. E’ quello di fornire un’espressione di forze sociali che non necessariamente si riconoscono come parte della sinistra, ma vogliono combattere l’austerità, il memorandum, e la “la legge troika reloaded” del nuovo memorandum.

La seconda è che l’obiettivo del fronte è quello di costituire l’espressione politica del “no” come è stato espresso sia nelle elezioni di gennaio che nel referendum del 5 luglio.

Le principali linee programmatiche sono la rottura con l’austerità e il memorandum, il rifiuto di ogni privatizzazione, e la nazionalizzazione sotto il controllo sociale dei settori strategici dell’economia (a partire dal sistema bancario), la cancellazione della maggior parte del debito greco (iniziando con l’interruzione immediata del suo rimborso), e, più in generale, una serie di misure radicali in grado di spostare l’equilibrio delle forze a favore del lavoro e delle classi popolari e di aprire un percorso per la ricostruzione progressiva del paese, della sua economia e delle sue istituzioni.

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Syriza: una coalizione politica. La sua forza e le questioni aperte

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di Franz ALTOMARE

La Coalizione della Sinistra Radicale (Synaspismós Rizospastikís Aristerás), nota con l’acronimo SYRIZA (ΣΥΡΙΖΑ) è il partito greco, unico in Europa, che è riuscito là dove tanti finora hanno fallito: riunire sotto un’unica sigla e programma diversi partiti e movimenti della sinistra radicale e alternativa.

La necessità di contrapporsi in maniera decisa a quella sinistra ormai fusa e confusa nel conformismo neoliberista trova le ragioni di fondo nella grave crisi economica e sociale che la Grecia sta attraversando da circa sei anni. All’origine di questa coalizione nata nel 2004 troviamo quindi un elemento congiunturale che privilegia in prima battuta la necessità di partecipare alle elezioni politiche che si terranno in quella data e in cui otterrà il 3,3% dei consensi.

La seconda caratteristica senza precedenti storici è l’eterogeneità ideologica delle sue componenti. Partiti e movimenti che vanno dell’area socialista democratica, gruppi ambientalisti di sinistra, maoisti, trotskisti e organizzazioni eurocomuniste connotano subito questa coalizione, oltre le apparenti contraddizioni e incompatibilità, come prevalentemente anticapitalista e di ispirazione socialista democratica.
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Nessuna speranza di pace in Ucraina

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di Giuseppe MASALA

Per come la vedo io non vi è alcuna speranza di pace in Ucraina.

Se si va a vedere un po’ di dati economici e finanziari si vede che le riserve in valuta estera della banca centrale ucraina sono ridotte al lumicino, meno di 7 miliardi di dollari. La moneta locale, la Ghryvna sta letteralmente sprofondando, in un paio di giorni ha perso oltre la metà del suo già infimo valore. In questa situazione è evidente che il collasso finanziario è questione non di mesi ma di settimane. Collasso finanziario che porterebbe ad un collasso istituzionale, politico e sociale del paese.
Al vertice di Monaco per la sicurezza gli ucraini infatti si sono spinti a dire che occorrono urgentemente altri 20 miliardi di dollari per andare avanti. Ovvio che per l’Unione Europea e per gli USA l’avventura ucraina, già politicamente folle, si sta dimostrando finanziariamente insostenibile.

In questo contesto le attuali trattative non possono essere un tentativo di ricerca equa di una pace possibile, ma solo il tentativo – da un lato – di guadagnar tempo per riuscire a circoscrivere l’attuale ennesima catastrofe militare in corso e dunque il tentativo di tirar fuori dalla “sacca di Debaltsevo” i circa 8000 militari ucraini destinati a morte certa. Dall’altro lato vi è il tentativo europeo di crearsi un alibi di fronte alle proprie opinioni pubbliche sostenendo di aver cercato la pace con tutti i mezzi. Continua a leggere

Storie di uomini e Presidenti

In questi giorni è materia di discussione un po’ ovunque, l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, e sui social dilaga il parlarne.
Cogliamo l’occasione per fare un po’ di storia dei Presidenti anche nel nostro blog anche a beneficio di chi, per questioni anagrafiche, non ha conosciuto tutte queste figure di cui ormai non parla nemmeno più nessuno, neanche la scuola italiana, anche se solo per un breve ripasso e per un minimo di conoscenza.

La Redazione di ESSERE SINISTRA


ENRICO DE NICOLA 1874 -1961

La guerra è finita, il Re e la Monarchia lasciano il Paese. E’ il 1946 L’Italia ha scelto, diventa una Repubblica Democratica Costituzionale. Enrico De Nicola è il Primo Presidente della Repubblica Italiana.
Il 9 gennaio 1948 il Presidente dell’Assemblea Costituente Enrico De Nicola firma la Costituzione della Repubblica Italiana.

 


LUIGI EINAUDI 1874 – 1961

E’ il 15 maggio del 1948 Luigi Einaudi, Liberale, diventa il secondo Presidente della Repubblica Italiana, resterà in carica fino al 1955.
“Voce del Parlamento, voce del Popolo…voce del Popolo, voce di Dio”

 


GIOVANNI GRONCHI 1887 – 1978

Giovanni Gronchi viene eletto Presidente della Repubblica Italiana il 3 maggio 1955, resterà in carica fino al 1962.
Soprannominato ‘il Peron di Pontedera’, fu il primo Presidente Democristiano della Repubblica, colui che iniziò la marcia di avvicinamento e apertura agli ideali socialisti. Si spese nella ricerca continua di una equidistanza politica fra i due blocchi continentali assumendo talvolta posizioni molto criticate dal suo partito.
“Lavora per vivere in un’industria di colori” questo il testamento del Presidente Gronchi.

 


ANTONIO SEGNI 1891 – 1964

Antonio Segni, Democristiano, viene eletto presidente della Repubblica Italiana il 10 maggio 1962 e resterà in carica solo fino al 1964 per gravi problemi di salute che gli impediscono di proseguire il suo mandato.
Fu un conservatore, insensibile alle esigenze di quella parte più progressista, anche del suo stesso partito, che si spingeva nella ricerca di riforme sociali e strutturali per la rinascita del Paese.
Rimase affascinato dalla personalità del Generale De Lorenzo, principale autore del ‘Piano Solo’ che prevedeva l’individuazione di 731 uomini politici e sindacalisti di sinistra e il loro trasferimento in Sardegna in una base militare NATO, il presidio della RAI-TV, l’occupazione delle sedi dei giornali di sinistra e l’intervento dell’Arma in caso di manifestazioni filo-comuniste, con il bene placito dell’allora Presidente che forse non intendeva appoggiare il Golpe, ma voleva servirsene per ridimensionare l’apertura a sinistra delle alleanze di Governo tanto auspicate da Aldo Moro.
Le trattative politiche posero un ridimensionamento dell’ala Socialista, e la situazione si riequilibrò, anche se non senza strascichi. Il 7 agosto 1974, fu colpito da trombosi cerebrale e pochi mesi dopo si dimise volontariamente.

Storia di un golpe tutto italiano – Il ‘Piano Solo’ del Generale De Lorenzo

 


GIUSEPPE SARAGAT 1898 – 1988

Il 28 dicembre del 1964, Giuseppe Saragat viene eletto Presidente della Repubblica Italiana, resterà in carica fino al 1971.
E’ il primo Presidente Socialista della Repubblica.

La sua storia.

 


GIOVANNI LEONE 1908 – 2001

Giovanni Leone venne eletto Presidente della Repubblica Italiana il 24 dicembre del 1971 e restò in carica fino al 1978. Si dimise 14 giorni prima dell’inizio del semestre bianco in seguito alle rivelazioni giornalistiche del giornale L’Espresso sul suo presunto coinvolgimento nello scandalo Lockheed e alle pressioni del PCI.

 


 

 

(continua…)

 

Libia. Porta dell’Africa

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di Vincenzo SODDU

Libia porta d’Africa.
Libia terminale malinconico delle speranze di un intero continente.

Dopo l’esplosione della cosiddetta Primavera araba e l’intervento dell’Alleanza Atlantica con l’operazione Odissey Dawn, la Libia è tornata a essere una terra di aspri conflitti civili e di scafisti senza scrupoli.

La guerra civile fra le tribù interne alle tre grandi regioni storiche non fa che aumentare l’anarchia in un paese che veramente unito non lo è stato mai, se non negli anni fulgenti dell’era Gheddafi, ma che ha sempre potuto contare su quell’oro nero così tanto appetito dagli Occidentali.
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