L’anno che ha indebolito i lavoratori

piazza_cgil

di Nello BALZANO

25 ottobre 2014, la CGIL e la UIL in piazza, una piazza meravigliosa, per manifestare contro il JOBS ACT, più o meno in contemporanea all’interno della stazione della Leopolda, un tal Davide SERRA rispose alla manifestazione dicendo che bisognava abolire lo sciopero.

Tutti hanno stigmatizzato quell’affermazione, compresa la “potente” sinistra PD, che era un po’ schizofrenica, come sappiamo: intanto votava a favore del JOBS ACT. Bene, siccome non credo ai benefattori, soprattutto quando guadagnano soldi, trasferendo i capitali alle isole Cayman, oggi ad un anno di distanza dico che il suo finanziamento alle iniziative del premier stanno vedendo il rendimento. L’apatia che regna nei lavoratori è ai suoi massimi, oggi inoltre abbiamo parecchie centinaia di migliaia di lavoratori che non conosceranno più il significato di lotta sindacale, anzi di più non sapranno nemmeno cosa sono i sindacati, perché nominarli in regime di assunzione con il JOBS ACT, significa ricevere la lettera di licenziamento. Ha vinto Davide SERRA, ha vinto il cinico trasferimento, i miei complimenti.

Ma, come se non bastasse, in questi giorni le varie anime della sinistra stanno dibattendo, partito sì, partito no, alleanze sì, alleanze forse, alleanze no, dimenticandosi che c’è un pezzo di Paese che ha deciso di abbandonare il suo diritto di voto, o ancora peggio votare M5S e Lega.

Questi forse hanno un torto: non hanno letto Marx, si ricordano a malapena di Berlinguer, a qualcuno di loro se gli poniamo la dimanda: “sai chi è Antonio GRAMSCI?”, probabilmente in minoranza ti dirà che il fondatore dell’UNITÀ. Già perché voi che oggi vi perdete nei vostri sofismi, nelle vostre teorie, nelle vostre orgogliose prese di posizione, dimenticate che c’è un pezzo enorme di Paese, che non vota e vorrebbe votare per un partito che con sincerità e sacrificio difenda i suoi diritti. Esiste, fatevene una ragione: le vostre chiacchiere stanno a zero.

Oggi, l’unico risultato certo, lo ripeto, è che sta vincendo Davide SERRA.

Annunci

C’era una volta il sindacato

scioperofiat

di Nello BALZANO

C’era una volta un sindacato che si chiamava CGIL che si diceva essere legato al Partito Comunista Italiano, ma anche la Democrazia Cristiana per non sentirsi inferiore aveva il suo sindacato di riferimento ed era la CISL, in mezzo ci stavano i Socialisti che scelsero di legarsi alla UIL: poi venne un giorno che questi tre partiti decisero di unire i loro valori (è una fiaba, chiaramente) e fondarono un partito che si chiamava Democratico.

Cosicché non si poteva più pensare ad una cinghia diretta di trasmissione con tutti e tre i sindacati, ma non cessò un riconoscimento della loro importanza sociale, e si cercò il più possibile di mantenere un rapporto di collaborazione, tanto da accogliere a braccia aperte tra le loro fila esponenti di spicco dei sindacati stessi.

Ma i democratici, ubriacati dalla loro bramosia di potere, capirono che questa vicinanza stava stretta ed era di impiccio rispetto ai rapporti, che lentamente diventavano privilegiati, con i gruppi di comando dell’economia del Paese.

Continua a leggere

Denudiamo chi ci opprime

manager

di Nello BALZANO

I lavoratori di AIR FRANCE, per la mia personale opinione, sono gli autori della prima vera battaglia contro il capitalismo, contro il liberismo che non rispetta più niente e pensa di sottomettere le persone sparando le cartucce dei loro freddi numeri.

Sì, questi lavoratori hanno fatto qualcosa, a mio giudizio se ben interpretato, di eccezionale. Non so se consapevolmente o no, ma io propendo per la prima ipotesi.

Hanno agito, pur se con la ragione accecata dalla rabbia di dover essere tra i 2900 da licenziare, secondo la compagnia aerea, ma non hanno usato la violenza fisica che facilmente poteva diventare l’arma che chiunque poteva aspettare di vedere.

Hanno compiuto un gesto altamente simbolico: hanno strappato di dosso la divisa di qualche soldato del piccolo, ma forte esercito finanziario comandato da pochi generali senza scrupolo, quelli vestiti in giacca, camicia e cravatta che con le loro armi del denaro, non uccidono il fisico, ma annichiliscono le menti.

Li hanno denudati e lasciati scappare, senza infierire, ma ferendoli nella dignità.

Io voglio dare questa lettura, perché può essere l’inizio di una nuova storia, che forte delle violenti lezioni del passato, fa comprendere come non si deve uccidere, ma umiliare.

Sbaglia il presidente Hollande a giudicare questo episodio, come un appannamento della democrazia francese, non è così. La democrazia francese l’ha offesa lui lasciando sola la Grecia contro il terrorismo dell’Eurogruppo e della BCE. L’ha offesa Schultz volendo mistificare il valore del referendum greco. Invece, per me, siamo di fronte a una grande lezione di civiltà, perché alla Potenza del denaro, si risponde con l’intelligenza della forza della ragione. Che denuda chi ci opprime.

VIVA LA FRANCIA, VIVA I LAVORATORI FRANCESI, VIVA I LAVORATORI DI TUTTA EUROPA

E che, c’ho scritto Jo Condor?

Jo-Condor-e-il-Gigante1

di Nello BALZANO

Molti di noi che siamo stati bambini negli anni ’70 ricordiamo con piacevole malinconia la sequenza dei cinque lunghi spot pubblicitari del “Carosello”, che andava in onda dopo quello che era il Telegiornale per antonomasia, trasmesso sul primo canale della RAI. Ce n’era uno in particolare, che non so per quale motivo, mi è immediatamente comparso davanti mentre guardavo l’intervista del presidente/segretario Renzi, concessa al direttore del TG3 Bianca Berlinguer.

Ho subito ricostruito la scena di quello spot che riguardava una marca che non posso nominare, in quanto ancora presente sul mercato alimentare, era un cartone animato, i protagonisti erano un gigante buono, che proteggeva con la sua imponenza i cittadini di un paesino di montagna, dai fastidiosi scherzi di un avvoltoio, Jo Condor.

Continua a leggere

Colpo di Stato? Noi, peggio della Grecia

colpodistato

– Qual è l’umiliazione più forte che subisce il lavoratore?

‘Che si decida senza che lui possa aprire bocca e discutere’.

Bruno Trentin risponde a Enzo Biagi, Dicono di lei, 1978

di Nello BALZANO

L’argine da superare era l’art. 18, da lì in avanti è stata, per il governo, una passeggiata.

Il “Totem” – la destra lo definiva così, ma era il baluardo di diritti e tutele concrete – da demolire per conto della Confindustria era quello. Ricordiamo quanti annunci e smentite, palleggi da una parte all’altra, Renzi che smentiva Alfano, Poletti, che confermava Alfano, Renzi che confermava entrambi, la vecchia guardia che osservava senza reagire, il Sindacato che non poteva immaginare che ciò sarebbe successo e viaggiava in ordine sparso: solo la CGIL ha provato una reazione un po’ più dura. Poi, la totale vittoria degli interessi dell’impresa e la totale sconfitta dei lavoratori.

Ripeto, risolta quella questione tutto il resto è una passeggiata. Dopo lo zuccherino degli 80 euro con il doppio obiettivo di acquistare voti alle europee e calmare i lavoratori, già duramente provati dalla crisi, gli ostacoli da superare erano sempre meno: dall’abolizione dell’art. 18 in avanti ha preso forma quello che possiamo definire il cantiere principale, la cessione di sovranità al sistema capitalistico senza freno.

Chi studierà in futuro questo periodo, non riuscirà a capire l’identità del protagonista principale, perché nessuno vorrà assumerne la paternità, perché gli effetti positivi propagandati, la mitologica “ripresa”, non saranno mai realizzati.

Pensate che stia esagerando? Forse, ma fate mente locale senza guardare ai nomi, alle appartenenze politiche: chi di voi dopo le elezioni del 2013, poteva immaginare uno sviluppo del genere? Nessuno dei candidati aveva in programma simili progetti, perché tutti ricordiamo che le indigeste ricette del governo Monti, hanno provocato ferite a destra e sinistra, l’impegno che tutti si erano presi era rimediare all’austerità, agli attacchi subiti dai pensionati e dai lavoratori che si sono trovati senza colpo ferire più lontano dai loro progetti futuri. Ognuno di noi ha perso riferimenti: il sistema imprenditoriale è stato facilmente liberato dai sindacati, il sistema scolastico adeguato al potere politico, l’informazione pubblica, idem: ma per questa non era necessario mettere in campo molte energie per evitarlo, era già forgiata e schierata da tempo.

Riflettete: abbiamo discusso tanto della Grecia, ma ciò che lì ha richiesto il pugno duro, con l’umiliazione continua dei suo governanti, da noi è stato fatto senza provocare nessun trauma sociale e politico: le lotte e gli scioperi diventano semplici azioni di disturbo, quando nessuna parte politica ne rappresenta gli interessi.

Continua a leggere

Diamo i numeri. Ma non siamo pazzi!

colosseo

Ieri, in singolare coincidenza con l’assemblea sindacale in alcuni siti, è arrivato lo sblocco dei fondi per pagare i salari accessori di tutti lavoratori del Mibact per il 2014 e per il 2015.

Evidentemente la mobilitazione è servita a prescindere da quanto accaduto al Colosseo

Claudio Meloni, coordinatore CGIL – Mibac (ANSA)

di Nello BALZANO

Quando si parla di diritti del lavoro e di sindacati, nel governo e nel Pd cominciano a dare fuori di testa.

Un po’ di follia, infatti, aleggiava ieri sera su Twitter dove il sottosegretario ai Beni culturali Barracciu ha cominciato a parlare di “reato” per l’assemblea sindacale indetta secondo tutte le regole dai lavoratori del Mibac al Colosseo.

“L’assemblea sindacale che danneggia centinaia di turisti paganti che dedicano un giorno di ferie al Colosseo e decine di guide turistiche è un reato!”.

Si è poi corretta.

reatobarracciu

Ivan Scalfarotto non è voluto essere da meno. Gli scioperi potranno essere indetti ma solo se notificati dal New York Times.

scalfarotto

 

E allora ho pensato che è bene dare un po’ di numeri a chi se li è dimenticati.

33; 34. Tutti siamo cresciuti, ci siamo educati e formati fin da piccoli, grazie alla scuola ed alle università.

32. Abbiamo anche imparato a stare attenti alla nostra salute, con le visite o gli esami necessari, ma pur con le tante attenzioni che uno dedica alla propria salute, chi di noi non ha avuto bisogno di recarsi in un ospedale, per un’urgenza o una necessità non programmata?

16. Ci siamo abituati, tanto da non rendercene conto, che sentiamo il bisogno di muoverci liberamente e ci crea malumore, quando questo diritto ci viene ostacolato.

24. Possiamo poi fare a meno di sentirci tutelati e difesi da pericoli o da situazioni che mettono in discussione la nostra incolumità? Ma non solo, sappiamo che tutto ciò che riguarda la salute è usufruire di servizi che dobbiamo considerare indispensabili, come acqua, luce, gas.

21. Credo di non esagerare se dico che sentiamo la necessità di essere informati, può succedere per situazioni particolari, che questo ci venga impedito. Beh credo che capiti a molti di soffrire questo disagio, anche chi mostra apparentemente indifferenza alle notizie che lo circondano.. ..

3. Sappiamo anche che di fronte alla legge tutti siamo uguali e per permettere che questo si realizzi, sappiamo che lo Stato ci fornisce tutti gli strumenti idonei, fin nel supporto legale minimo per la nostra difesa da qualsiasi accusa veniamo colpiti.

Continua a leggere

Non contate più nulla, minoranza PD. Ora, solo il popolo potrà dire NO

bersanidalema

di Nello BALZANO

Bene così.

Alla fine, tra il soccorso del compagno Verdini e la determinazione del presidente del consiglio, passerà la riforma del Senato così come è stata partorita dal governo, in barba a tutte le prerogative costituzionali che dispongono la centralità del Parlamento.

È colpa di Renzi? NO.

E’ colpa di chi ha fondato le sue tattiche di potere sulla base di un’elezione primaria che ha visto la partecipazione di un ventesimo della popolazione italiana, sulla base di una decisione dei partiti che hanno scelto, senza nessun riguardo ai principi rappresentativi, chi dovesse essere il presidente del consiglio, ovvero colui che aveva perso le precedenti primarie che avevano indicato a chi dovesse competere il ruolo di legittimo candidato a elezioni generali. Elezioni politiche generali mai affrontate.

Ergo, è colpa di una parte di un Partito che si sottomette alla decisione di una minoranza  per disciplina nei confronti dello stesso, dimenticando la più “bella Costituzione del mondo”, come spesso dice, che dispone la sovranità popolare.

Ora voi, minoranza della minoranza, comprenderete che siete fermi al capolinea da tempo, che non avete nessuna credibilità e non vi è permessa nessuna arroganza nel dispensare lezioni.

Siete finiti, a meno di uno scatto d’orgoglio dovuto, altrimenti, se volete, continuate a parlare da soli di fronte allo specchio, per convincervi di essere in tanti.

Per quanto riguarda le riforme, i cittadini avranno l’ultima parola, nessun consiglio potrà essere accettato da voi che l’avrete votata in nome di una responsabilità che non vi compete: quel voto sarà un NO pieno, l’ennesima dimostrazione che voi non contate niente.

 

(immagine dal web)

Credergli? No, non ce la posso fare

boschitg

di Nello BALZANO

Sono dappertutto, su ogni tg, talk show, programma sportivo: fra poco inseriranno loro proclami anche nei film. Cercano in tutti i modi di farmi diventare renziano.

“Dai, dai. Convinciti anche tu”, con una voce ipnotica. Sembra di stare in “1984” di Orwell.

E come puoi restare indifferente di fronte al ministro Maria Elena Boschi che dice: “I sindacati hanno contribuito a bloccare il Paese”, saranno i suoi occhi azzurri, la sua “semplicità”, le sue origini da famiglia “operaia”, forse, però, la cosa che condiziona di più, sarà la sua appartenenza al più grande partito di “sinistra”, vero?

Ma la sua timidezza forse le ha impedito di andare oltre, perché a quel punto avrei anche detto: “cari lavoratori che siete stati assunti con il Jobs Act, se per caso avrete un problema con il vostro padrone (non è un errore, mi sto adeguando al nuovo linguaggio dei tempi odierni), non bussate la porta di quegli sfaticati di sindacalisti, prendete appuntamento con il professor Ichino, solo lui è in grado di spiegarvi che: licenziato è bello”.

Continua a leggere

Donarsi

donarsi

di Nello BALZANO

Ci sono momenti della vita che lasciano un segno, possono essere traumatici, ma possono arrivare anche da opportunità che si presentano per caso.

Quei momenti, quei periodi passano, ma ti possono cambiare, come quello che ho vissuto io, quando, dopo aver deciso di iscrivermi all’albo dei donatori di midollo osseo (ADMO), risultai identico ad un paziente in attesa di ricevere questa possibilità di cura, non sempre il risultato è la guarigione, ma la speranza che si possa risolvere la malattia ti dà la forza.

Non è di questo che voglio parlare, ma dei due giorni che ho trascorso in ospedale in attesa dell’espianto, due giorni non da sofferente, ma da persona in grado di osservare tutto ciò che ti accade intorno, in un reparto di malati di leucemia o di gravi malattie del sangue, per la maggior parte bambini e ragazzi giovani. Non c’è spazio per spensieratezza e sorrisi, se non per quelli che il personale medico e paramedico, con la sua professionalità, riesce a strappare.

Due episodi mi hanno colpito, il rancore di una bambina verso la madre, da mesi al suo capezzale, stanca del dolore, riversava la sua disperazione verso il genitore, voleva vedere altri familiari, voleva che se né andasse, è chiaro che ciò non erano le sue reali intenzioni, ma solo un modo di sfogare la sua rabbia verso qualcosa che la rendeva inerme nel letto.

Poi ci fu un secondo episodio che mi colpì e mi riguardò direttamente. Ero nella mia stanza poche ore dal ricovero entrò un infermiere insieme ad un paziente, il primo gli spiegò perché ero lì e lo sguardo del ragazzo si fece cupo: poco dopo uscì e l’infermiere, comprendendo quel momento di disagio,  mi disse che il suo comportamento era dovuto al fatto che anche lui in attesa di trapianto, non ha potuto godere della possibilità, che gli poteva arrivare dal fratello, che accettava di sottoporsi solo in cambio di una cospicua cifra economica che non era nelle sue possibilità.

Continua a leggere

Non credete agli arruffapopolo che hanno indebolito lavoratori e sindacati. Esattamente come Renzi

grillosalvini
di Nello BALZANO

Se siamo arrivati al punto che Matteo Salvini chiama in piazza il “popolo”, chiedendo a Grillo di scendere in piazza con lui, significa che non c’è più speranza.
Se diamo alla destra questa opportunità perdiamo ogni possibilità di combattere in futuro per i nostri diritti.

Siamo di fronte alla disperazione del popolo usata per fini elettorali da coloro che non hanno mai avuto rispetto per chi soffre, da coloro che governano in Lombardia con chi, per la prima volta, ha parlato di eliminazione dell’art. 18 (ministro leghista Maroni), provocando la giusta reazione dei 3 milioni un piazza con Cofferati, da colui (Grillo) che ha sputato veleno sui pensionati e sui sindacati, ogni volta che elencava i mali d’Italia.

È chiaro che nessuno ostacolerà questo triste evento, perché credo sarà un prevedibile flop, perché per organizzare tutto ciò occorre essere radicati negli ambienti di lavoro, nei territori, non è sufficiente il passaggio su qualche inutile trasmissione televisiva o in rete.

Continua a leggere