Sel a Bologna. Nessuna credibilità

bologna

di Claudio BAZZOCCHI

Come in altre parti d’Italia, anche a Bologna l’esperienza di Sinistra Ecologia e Libertà vide la marginalizzazione di tutti quelli che provenivano dal PCI o dai DS. Li si accusò di non capire il nuovo avanzante e persino di essere vecchi non solo ideologicamente, ma proprio di età, con quella retorica generazionale che connotava il vendolismo che procedeva dalla Puglia.

A quel punto, successe che tanti cosiddetti vecchi si accodarono al nuovo verbo per stare con la parte vincente, con il capo e il suo cerchio magico pugliese, e altri, invece, caparbiamente provarono a opporsi a quella retorica della modernizzazione in nome di una cultura che ancora voleva parlare di capitale e di lavoro, di liberazione del lavoro, di socialismo, di corpi intermedi, ecc…

Fu una resistenza che non ebbe grandi risultati, schiacciata dai sondaggi che dicevano che il capo di Bari poteva addirittura scalare il PD con le primarie (strategia sostanzialmente approvata al Congresso di Firenze, quello per cui non contava il partito ma la partita, cioè la scalata al PD).

Ora, succede che quel gruppo dirigente che seguiva il capo e le sue retoriche si spacca al proprio interno, dal momento che non ci sono più partite e neppure più il capo carismatico accreditato dai sondaggi. Ognuno prova a mettersi ai ripari come può: chi più a sinistra, chi più a destra.

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Sinistra italiana al teatro Quirino? Ennesima operazione di paracadutismo

paracadute

di Antonio DITARANTO

Strano, ma rivedere nuovamente uniti Nichi Vendola e Paolo Ferrero, mi riporta indietro nel tempo alla notte dei lunghi coltelli di Chianciano, quando al congresso di Rifondazione che doveva sancire l’ascesa di Vendola al posto di segretario nazionale, fu proprio Ferrero a togliergli la gioia con una rocambolesca operazione di altissima strategia, alleandosi con l’inimmaginabile al solo scopo di impedirne l’ascesa.

Vendola e Ferrero nuovamente insieme, e con loro i Fassina e i fuorusciti dal PD, quelli stessi cioè che dopo aver assistito inermi – o partecipandovi anche da protagonisti con il loro voto complice in Parlamento – alla demolizione della nostra carta costituzionale, oggi paventano ripensamenti al solo scopo, a  mio avviso, di ricrearsi delle posizioni di rendita su altri lidi diversi da quelli del PD nel quale negli ultimi anni si sono inesorabilmente chiusi i rubinetti dai quali si abbeveravano.

Sinistra italiana, sinistrati o trombati, quella del teatro Quirino, altro non è che l’ennesimo tentativo di calare (paracadutare) dall’alto un soggetto politico che serve solo a scopi ed interessi personali  che nulla hanno a che spartire con la necessità e la domanda del popolo di sinistra di potersi finalmente riconoscere, nuovamente, in una comune casa del popolo.

Da tempo sostengo che non si può rifondare un soggetto della sinistra se prima non si riscoprono e si fanno propri i due valori fondamentali del nostro popolo che sono solidarietà e fratellanza.

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Sel, la finzione dei due diversi PD e la contraddizione dell’avversario che è anche alleato

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di Giuseppe D’ELIA

Nei giorni scorsi Sel ha prodotto un documento politico che è stato approvato dall’Assemblea nazionale a larga maggioranza (nessun contrario; 2 astenuti).

Questo documento si fonda su una contraddizione di fondo che può essere evidenziata al meglio attraverso un raffronto diretto tra quattro passaggi chiave, che risultano fondamentali per una sua corretta interpretazione:

[1] «come già deciso nella assemblea di luglio, impegniamo Sel ad ogni livello nella costruzione di un soggetto politico che abbia l’ambizione di presentare al Paese una proposta di governo autonoma, e per questo alternativa e competitiva a quella di Matteo Renzi».

[2] «Oggi, sul piano politico, un’alleanza col Pd di Matteo Renzi non è neppure immaginabile, perché sarebbe la sconfessione delle nostre battaglie e proposte».

[3] «Vogliamo evitare gli errori del passato, il minoritarismo, il meccanicismo e la riproposizione di una equazione che accompagna, da una decina di anni, i fallimentari tentativi di riaggregazione a sinistra, quella fondata sulla idea di costruire un progetto politico per contrarietà, a partire da vicinanze o lontananze dal PD, come se, per battere la vocazione maggioritaria bastasse enunciare una sorta di predisposizione minoritaria. E vogliamo altresì batterci contro le derive opportunistiche e trasformistiche di quel governismo che non è cultura di governo ma solo ansia, spesso scomposta, di potere».

[4] «Il voto in molte città tra le quali alcune delle più grandi e importanti del Paese rappresenta un passaggio di particolare importanza. In quelle elezioni si deciderà della vita delle città e di chi le abita ma contemporaneamente un voto di queste dimensioni assumerà il senso di un voto sulle politiche di governo della crisi e sulle loro conseguenze locali e nazionali. Per noi non si tratta di stabilire regole astratte che da Roma calino sui territori in modo automatico e meccanicistico. Consideriamo necessario difendere e lavorare per dare continuità a quelle esperienze che nel governo concreto delle città hanno saputo guadagnare le caratteristiche di laboratori politici e amministrativi. Proprio per questo però è necessario che, ovunque non si verifichino queste condizioni, l’impegno di Sel sia rivolto alla costruzione di percorsi innovativi e autonomi che, a partire da qualificate proposte di governo locale e dalla definizione partecipata di percorsi plurali, mettano in campo un punto di vista alternativo e competitivo».

Come è evidente, Sel ha scelto di creare una finzione narrativa: da un lato, ci sono Renzi, le politiche del governo Renzi e il PD di Renzi a cui fare ferma opposizione; dall’altro, contemporaneamente, c’è la necessità di dare continuità alle esperienze di governo locali col PD.

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Io sono il segretario dio tuo. Non avrai altro leader al di fuori di me

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di Franz ALTOMARE

[Documento politico 002-c/2015/A]

Abbiamo pubblicato due documenti come Movimento Essere Sinistra in cui si critica la scelta politica di Nichi Vendola approvata dall’Assemblea nazionale di SEL e dal quale prendiamo nettamente le distanze per le ragioni che abbiamo argomentato in maniera, a nostro avviso, sobria e ragionata.

Avere declinato l’invito di SEL a condividere un percorso unitario insieme al PD, benché con alleanze a macchia di leopardo per il governo nelle amministrazioni locali, ci ha attirato critiche garbate ma pur sempre severe e ingiuste di settarismo ed estremismo.

Per chi non li avesse ancora letti ed è interessato a farlo, i documenti in forma di articoli sono sul nostro blog ai seguenti indirizzi:

L’unità a sinistra secondo SEL

Sinistra dei bisogni e sinistra di governo. Con il PD

Nel merito dell’opportunismo vendoliano ci siamo già entrati quindi, e consigliamo di leggere gli articoli succitati per comprendere come la linea politica del MovES non prevede affatto di restare ghettizzati in un recinto di saggezza politica improbabile e di eterna opposizione: tutt’altro.

Il MovES intende competere per strappare spazi politici istituzionali a forze regressive e neoliberiste che stanno attuando la più stringente e assoluta tirannia possibile, quella mascherata da democrazia, e intendiamo farlo non come micro realtà politica, elitaria o autoreferenziale, ma impegnandoci per costruire percorsi unitari con altri soggetti della sinistra sulla base inequivocabile di obiettivi certi e condivisi e all’interno di una linea politica di autentica alternativa al presente sistema di dominio sulle classi lavoratrici sfruttate, disoccupate e precarie.

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Sinistra dei bisogni e sinistra di governo. Col PD

selpd

Coordinamento politico MovES

[Documento politico 002-b/2015/A]

Vogliamo spendere qualche parola di più circa il nostro dissenso sulla linea politica emersa dall’ultimo documento approvato dall’Assemblea nazionale di Sel e relativamente a cosa, per noi, significa rappresentare una vera alternativa di sinistra e una sinistra popolare, capace di farsi carico dei bisogni delle persone che maggiormente pagano il prezzo della crisi, quelle che non trovano rappresentanza politica e che sono ormai chiuse nell’astensionismo, fenomeno che dovrebbe ricordare a tutti quanto la politica di una certa sinistra di sistema ha dimenticato in favore della propria autoreferenzialità.

In sintesi.

La differenza sulle politiche europee non era una novità e sinceramente non ci aspettavamo da Nichi Vendola una rottura con il conformismo politico di una parte della sinistra che non considera la moneta unica e il sistema del debito cause principali dell’austerity e dei problemi sociali derivanti.

Nonostante ciò, e pur sapendo che nel lungo periodo una divergenza su questo punto cruciale non sarebbe sostenibile, eravamo aperti a valutare la possibilità di convergenze con Sel sulle politiche nei territori.

Quella eventuale convergenza per una unione circoscritta e a tempo determinato (una sorta di “contratto atipico”) poteva fondarsi solo su una minima intesa che riguardava due punti base: linea politica e contenuti.

Considerando che il MovES prende le distanze dalla sinistra di sistema, quella che ha governato e continua a governare, e che Sel rientra oggi in questa nostra definizione, almeno per quanto riguarda le amministrazioni locali, una eventuale apertura sarebbe dovuta comunque passare non dal coordinamento politico di Essere Sinistra ma da tutto il gruppo che si riconosce e ha sottoscritto il Manifesto del MovES.

Perché questo è il nostro METODO, autenticamente condiviso e partecipato, per cui ogni documento politico non è il frutto esclusivo di questo o quel compagno che può apparire come leader e a cui dare o non dare consenso senza discussione.

E siamo sicuri, dopo aver conosciuto personalmente e dialogato con alcuni compagni di Sel che abbiamo incontrato a Livorno, in occasione dell’evento “Sì, Livorno a sinistra” e per i quali tutti noi proviamo stima e rispetto, che se insieme al documento di Vendola ci fosse stata anche solo un’altra mozione da discutere non nell’Assemblea nazionale ma tra tutti gli iscritti, le cose sarebbero andate diversamente.

L’UNICO VERO SCOGLIO che ci impedisce anche solo di aprire una discussione per valutare un percorso comune con Sel, per quanto circoscritto alle politiche sul territorio, è la linea politica delle alleanze possibili che non esclude la presenza del PD in quelle realtà locali dove questa può essere considerata accettabile.

Per noi di Essere Sinistra non è mai accettabile perché alla fine il PD cadrebbe sempre in piedi e questo, per noi che lo avversiamo a 360 gradi, non è possibile, sostenendo politiche di trasformazione e di cambiamento di più largo respiro. Se Sel dovesse cambiare idea ed escludere il PD da percorsi unitari circa le politiche territoriali, noi procederemmo nel seguente modo e diremmo:

“Cari compagne e compagni del MovES, in deroga a quanto scritto nel nostro Manifesto sulle politiche europee e sulle formazioni di sinistra che consideriamo di sistema, consapevoli che non potremmo mai rinunciare alle nostre posizioni su certi punti, si apre comunque la possibilità, per quanto riguarda le politiche sui territori, di condividere percorsi insieme a Sel e ad altri soggetti politici di sinistra per mirare al governo dei territori nell’interesse di tutti i cittadini. Vi invitiamo a discuterne e a prendere una decisione attraverso il voto.”

Non possiamo, quindi, dire altro che ci sarebbe piaciuto che fosse andata così.

Purtroppo il nodo PD – finché permane e finchè evidenzia come le scelte della dirigenza di SEL non tengono conto dei sentimenti e dei bisogni della società e dei suoi iscritti e simpatizzanti, in nome della propria autoreferenzialità – non può essere superato.

E dal cilindro, esce…

coniglio

di Vincenzo PALIOTTI

Ormai, il Presidente del consiglio – che non sa più come far crescere la domanda interna (con salari e pensioni bassissime fra un po’ impareremo come i panda a nutrirci solo di bambù), ci prova con nuove trovate “esilaranti”, che nuove non sono. Infatti è una proposta datata perché a tirarla fuori dal cilindro – sempre di illusionisti parliamo – fu Berlusconi nel corso di uno dei suoi “disgraziatissimi” governi. Il “nostro” premier, per far salire i consumi, intende innalzare l’usabilità del denaro contante da 1,000 a 3.000 euro, pensando sia questo uno dei motivi per i quali gli italiani non spendono.

Ma se la maggior parte degli italiani nemmeno li ha 1.000 euro da spendere, figuriamoci 3.000. E non si cura neppure che questo favorisce in parte gli evasori, ma sopratutto i riciclatori di denaro “sporco”: lo capirebbero anche i bambini. Favorisce chi utilizza denaro proveniente da corruzione, tangenti ed altre attività illegali, droga prostituzione etc…

Io non mi meraviglio affatto, mi posso solo indignare, perché da quando si è insediato a palazzo Chigi il nostro premier si è interessato di tutto, è vero: tutto ciò che può favorire i poteri forti, di come distruggere la Costituzione, ma nulla ha dedicato all’evasione fiscale, al lavoro nero, e di conseguenza alla corruzione, al malaffare, alla lotta alle mafie tutte “categorie” che si sono ormai insediate nel tessuto sociale. Salvo poi, per “moralizzare” Roma costringere alle dimissioni il sindaco che “gettava discredito” nel partito dei “democratici” mentre i lui, circondato da i vari De Luca, Faraone, Barracciu e tanti altri fanno “sforzi” inumani per dargli lustro.

Io intanto sogno sempre la mia “Piazza Grande”, quella che dovrebbe portare nel Paese una ventata di onestà e vera “lotta di classe”, quella che ci dovrà liberare da questa dittatura collusa con il peggio della società. Non mi aspetto più nulla dalla politica dei partiti attuali.

Liste civiche per le prossime amministrative, quindi, ma solo con un’impostazione di autentica sinistra: questo va detto soprattutto dopo la triste intervista di Vendola sul Manifesto di oggi.

Sulla stessa, che mi ha veramente preoccupato, riporto un interessante status di Claudio Bazzocchi su Facebook: “Leggo l’intervista a Vendola e penso: non è cambiato niente. Il territorio, i sindaci, i laboratori, l’innovazione, le primarie. La sinistra è morta nel nostro paese perché ha paura di mettersi attorno a un tavolo per produrre un dibattito – ed eventualmente uno scontro – sulle culture costitutive fondamentali. Se poi c’è solo quella retorica dell’innovazione e del territorio, allora sì, ha ragione Vendola e hanno ragione i nuovi giovani smart della sinistra. Non c’è bisogno di far niente. Basta solo l’accozzaglia per sistemare qualche parlamentare con tanto di cerchio e circo magico. Quindi, la domanda è: perché oggi dovrebbe essere diverso dal 2009-2010 quando nacque Sel?“.

Basta con chi ha spalancato le porte alla parte peggiore del Paese e basta anche con chi ha assistito a tutto questo senza opporsi, magari girando la testa altrove per non perdere il “calduccio” della poltrona. Aspetto dunque la mia “Piazza Grande” e sono certo che non sarò deluso, è solo questione di tempo.

Sinistra? Le decisioni dall’alto non funzionano

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Andrea BOSIO

La storia dovrebbe insegnare, ma è una maestra spesso inascoltata.

Il concilio di Firenze giunse alla ricomposizione dello scisma d’oriente e, con il decreto Laetentur coeli del 6 luglio 1439, riunificò la Chiesa d’occidente con quella d’Oriente, apparente conclusione di una separazione dettata da questioni disciplinari, politiche e teologiche.

Fu una riunificazione fallimentare, durata un ventennio: di fatto si trattava di una scelta dei vertici gerarchici, dell’episcopato, mai compresa dai fedeli.

Vent’anni dopo a Oriente – cioè in Grecia e Turchia, ciò che rimaneva dell’Impero bizantino – i fedeli ancora non percepivano ancora unità: i vescovi di allora, seguendo quel sensus fidelium oggi spesso dimenticato in area cattolica, ribadirono lo scisma, constatando la totale nullità degli accordi di Firenze. Quel concilio ecumenico è l’esempio di come una decisione presa dall’alto, non spiegata e non spiegabile al popolo e da questa non condivisa, sia destinata a fallire su tutta la linea. Oggi, infatti, lo scisma permane, nonostante i tavoli ecumenici e con non poche responsabilità dei cattolici.

L’insegnamento del concilio fiorentino del 1439 dovrebbe essere istruttivo in questa fase della costruzione di una nuova sinistra: grandi movimenti si intuiscono tra Vendola, Fassina e Civati, partiti che nascono ed esperienze che viaggiano verso la loro conclusione. Come a Firenze, anche nella sinistra italiana è tutto un lavorio di classe dirigente che non segue il suo popolo, che oggi è un vero e proprio elettorato abbandonato.

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L’unità della sinistra. Ovvero, la grande ammucchiata

disoccupati

di Franz ALTOMARE

Chi di noi non desidera l’Unità della Sinistra?
Ma quanti di noi sono capaci di spiegare cosa potrebbe essere questa unità, oltre il cartello elettorale utile a riciclare politici alle svendite da fallimento?
La sinistra d’apparato è il cancro della sinistra.

Se chiedi a uno qualsiasi dei sostenitori dei vari Civati, Vendola, Ferrero, Revelli quali potrebbero essere i primi tre obiettivi di una coalizione di sinistra degna di questo nome,
nessuno sa rispondere.
Nessuno!

Tutto il loro impegno è nel copia incolla fatto male di Syriza (che, dobbiamo confessarcelo, ha fallito), di Podemos ( che deve ancora passare il vaglio di una eventuale vittoria elettorale)… per il resto nessuna idea.

I presunti leader a loro volta fanno discorsi vaghi e non dichiarano nemmeno un obiettivo concreto di governo che dovrebbe costituire la base del consenso.
A loro basta essere eletti e ai loro sparuti elettori è sufficiente che i loro idoli vengano eletti.
Ma per fare cosa?
Resta un mistero.
Continuo a leggere documenti politici (se così si possono definire) e dichiarazioni astruse provenienti da quella parte che si dice di sinistra ma che è il vero ostacolo all’avvio di un processo di emancipazione politica.
Ci sono domande (poche) e piagnistei (tanti), ma non c’è una risposta.

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Non tiriamo le somme

somma

di Francesco GENTILINI GIANNELLI

[Dal suo blog Bereshit]

E’ ormai in atto l’operazione politica di Pippo Civati di lanciare un nuovo soggetto a sinistra del PD, che contribuisca alla casa comune della sinistra.

Non si sanno ancora bene i dettagli, ma si può leggere: “Possibile come nome, e come promessa che facciamo alle persone a cui ci rivolgiamo: quelli che non ci credono più, quelli che ci credono ancora, quelli che vorrebbero tanto credere in qualcosa di nuovo e diverso, se solo, appunto, venisse offerta loro una possibilità. Possibile, insomma, contro chi ci vuole rassegnati e da troppo tempo ci dice che non ci sono alternative”.

Pausa scenica.

Sembrerebbe, a dirla tutta, una riedizione di quella sinistra che non riesce proprio a mettere in fila due parole concrete. A dire il vero, in tutta la presentazione della nuova avventura politica si fa un po’ fatica a capire bene di cosa si parli, e per chi non fosse familiare alla recente storia della sinistra (sono molti di più di quelli che crediamo) non dev’essere facilissimo orientarsi. Probabilmente l’alone di mistero è voluto, dato che pare che maggiori dettagli saranno divulgati nei prossimi giorni.

Ciò detto, alcune piccole critiche:

– in primis, mi pare che Civati abbia dei problemi con le tempistiche. Non solo ha aspettato un anno e mezzo per fare un passo che tutti gli chiedevano da tempo e che sembrava naturale, come lui stesso rimarca, con un ritardo che ha buttato già via tante opportunità e forze utili, e questo sembra che nell’entusiasmo della sua uscita tutti se lo siano dimenticati. Adesso, dopo solo qualche settimana dal tanto atteso salto fuori dalla ditta, una settimana prima delle elezioni regionali, salta fuori con un soggetto che sembra tutto un cucciolo di partito (un altro???), che però è anche casa aperta della sinistra, che però è anche movimento, che però è anche…

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ESSERE SINISTRA INTERVISTA MARCO FURFARO


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In Liguria abbiamo dato vita ad un laboratorio per una nuova Sinistra più avanzato. Qui c’è una possibilità concreta di governo alternativo della Regione. Non vogliamo creare un nuovo soggetto politico, ma cambiare in meglio la vita dei cittadini.

Io ho aderito a SEL, sin dalla sua fondazione, non per far parte di un partito ma per far crescere l’ideale di un modello alternativo di società, di Italia.

Io respiravo da bambino l’idea di sinistra in Toscana. Una sinistra per quale a prescindere dalla condizione economica dalla quale partivi un’occasione ce l’avevi. Non esiste più questa sinistra, deve tornare a vivere.

Non importa a nessuno la ricostruzione o la difesa di un ceto politico. Si DEVE partire da un progetto, da una proposta di radicale cambiamento dell’esistente.

 


 

Ringraziamo Marco Furfaro e Nello Balzano, una delle nostre voci, per questa interessante intervista. Marco rivela qui la sua passione per la politica vista come una delle attività migliori per il cittadino consapevole. Un senso alto e bello che non può essere sporcato e svilito dai comportamenti dei profittatori e dei carrieristi.
E ci fa comprendere come riconoscere questi ultimi, da chi, come lui ha una concreta passione che vuole realizzare un modello di società diverso dall’attuale, dove a vincere non siano sempre gli stessi, e dove non conti il verbo vincere, ma emanciparsi, poter guardare al futuro senza bisogno di avere un cognome altisonante o l’aiuto del potente locale: lui sa come realizzarla.
Va ascoltato.

La Redazione