Approvate subito la legge per le unioni civili

di Luca SOLDI

IN QUATTROCENTO, INSIEME AL PAESE, LO CHIEDONO ALLA POLITICA

Il mondo della cultura, della musica, dello spettacolo, dell’arte, della moda e dell’editoria ha deciso di mobilitarsi a favore, in sostegno, della legge sulle unioni civili.

Chiedono insieme alla maggioranza del paese di non perdere l’appuntamento con la storia e riconoscere finalmente anche in Italia i diritti alle coppie omosessuali. È questo il senso della lettera rivolta ai parlamentari e firmata da più di quattrocento fra attori, registi, cantanti, ballerini, presentatori, giornalisti, musicisti, dj, stilisti, editori, scrittori, intellettuali e imprenditori.

L’appello, adesso è anche un appello a firmare la petizione, aperta a tutti, lanciata sulla piattaforma Change.org

Di seguito il testo della lettera:

Agli onorevoli membri del Parlamento italiano,

la legge Cirinnà rappresenta, oggi, l’occasione storica di fare un primo passo verso il riconoscimento di diritti civili e umani fondamentali.
È tardi per perdersi in strategie politiche, si sta parlando delle vite concrete di milioni d’italiani in estenuante attesa di esistere agli occhi dello Stato.
Siamo fuori tempo massimo, come hanno chiaramente indicato la Corte Costituzionale e la Corte Europea dei Diritti Umani.
La legge Cirinnà è già frutto di numerosi compromessi con un Parlamento che, in nome di una presunta difesa dell’infanzia, sceglie di ignorare i bambini italiani che oggi crescono privati dei loro diritti. Continua a leggere

La messa in scena di una democrazia senza popolo

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di Roberto RIZZARDI

[dal suo blog http://ilbloggerstagionato.blogspot.it/ ]

La confutazione più efficace alla pretesa renziana, e del PD da lui colonizzato, di essere di “sinistra” consiste nella constatazione che i cardini strategici del suo operato, anche senza voler scomodare agghiaccianti contiguità col famigerato “piano di rinascita democratica” di gelliana memoria, sono esattamente quelli che Berlusconi, dopo aver sistemato le sue più impellenti “necessità” personali, si provò a promuovere, senza mai riuscire a finalizzarli.

La sostanza della manovra renziana è abbastanza evidente, una volta sollevata la pesante coltre di mistificazioni copiosamente prodotte del nostro Primo Ministro. Si tratta delle tre “gambe” che sorreggono il suo ridisegno dello scenario:

  • sterilizzazione dello Statuto dei lavoratori ed arretramento di perlomeno cinquant’anni delle condizioni di confronto tra lavoratore ed imprenditore.

Missione compiuta tramite l’approvazione del mortale “job act”. Al di là, infatti, della ormai risibile definizione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato (nel senso che non è determinabile a priori quando si verrà licenziati liberamente e senza ambasce – per il datore di lavoro si intende) è del tutto evidente che chi vive, o cerca di vivere, di lavoro dipendente ora non è più sottoposto unicamente alle variazioni delle condizioni di mercato, ma anche alla valutazione del suo grado di “mansuetudine”. Il necessario prerequisito di instaurazione di una massiva forma di controllo e contenimento del dissenso popolare è così assicurato in maniera ottimale;

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Il giorno del “redde rationem”

Matteo Renzi

di Vincenzo G. PALIOTTI

Il governo, quindi, pone la questione di fiducia sulla legge elettorale.
Ci si può, ci si deve indignare ma ce lo dovevamo aspettare. Non c’è stato provvedimento, riforma che non sia finita in questo modo. Questo è un segno di debolezza che dovrebbe far pensare tutti, un segno di debolezza di un governo che vuole diventare forte perché forte non è, ci sono troppe “resistenze” e quelle interne – seppur minime – sono dannose, fastidiose all’immagine di Conducător di Renzi.

Allora si ricorre alla fiducia perché i “minoritari” sono sensibili alla “casa”, alla “ditta” ma noi cittadini oggi abbiamo tutto il diritto di aggiungere: “sono sensibili alla poltrona”.

E’ arrivato quindi il “momento della verità”, è arrivato il momento in cui ognuno deve interrogare la propria coscienza civica e scegliere il privilegio o il rispetto delle ideologie e dei valori che si sono, tra l’altro, sempre predicati.
Ora le chiacchiere stanno veramente a zero: quelli che conteranno saranno solo i fatti.

Non dico questo speranzoso in un “colpo di reni” da parte di chi ci ha delusi fino ad oggi, è solo un modo per ribadire il concetto che, di fronte a questioni così gravi e decisive per il Paese, ognuno deve interrogare la propria coscienza al di la di ogni ideologia, di ogni partito, di ogni “ditta” o “casa” che sia e lasciar approvare qualcosa che mina seriamente la nostra democrazia significa essere di fatto complici, lo dico per chi ancora in questi giorni ci voleva convincere che c’è rimasto del buono dal salvare in questo partito.

Io da tempo ho abbracciato la causa di Landini, di Don Ciotti, e da quella mi aspetto qualcosa di concreto non le solite chiacchiere, i soliti tatticismi che oggi sono alla resa dei conti.

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Come può uno scoglio…

fiume

di Alfredo MORGANTI

Lo dice anche il Segretario Generale della CGIL. Non io, non un ‘passante’ casualmente entrato in un circolo PD durante le primarie credendo che fosse una festa di compleanno.
Ma Susanna Camusso, il vertice del più grande sindacato italiano, l’unico organismo che ancora adotti il rosso come emblema. “Credo che alla lunga è una dinamica naturale. Lo spazio c’è, è evidente, il PD non è più un tradizionale partito di sinistra e da qui alle prossime elezioni immagino che qualcosa di importante succederà”. Un nuovo soggetto che, però, non deve essere promosso dal sindacato, dice ancora la Camusso. A lanciarlo deve essere “nel modo più naturale” la politica. Lo ripete due volte: “naturale”.
Da l’idea di un processo che è già partito, che corre lungo il binario quasi senza la necessità o la spinta di una volontà o di un artificio umano.

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Il decisionismo di chi non sa governare

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di Vincenzo PALIOTTI

Ho seguito la diretta in streaming della direzione del PD sul sito di Repubblica e mi sono cadute le braccia nel leggere i commenti di tanti che inneggiavano al “decisionismo” di Renzi.

Anche su queste pagine di FB si legge che “finalmente la vecchia classe politica è ormai in rotta” oppure frasi del genere: “finalmente sconfitto l’immobilismo della sinistra”.

Un po’ è vero e ce lo diciamo specialmente in questi giorni che la minoranza del PD stenta ad uscire allo scoperto, però le ragioni vanno oltre queste considerazioni che io trovo assurde, perché questo “decisionismo” della scelta individuale e personalistica del “capo”  sta sacrificando il concetto puro di Democrazia. Democrazia, che è il valore supremo per quale si è combattuta la II^ guerra mondiale e la “Guerra Fredda”, vincendole proprio contro le dittature.

Il “decisionismo” è figlio dell’assolutismo e l’assoluto, in politica, si può accostare solo ad una parola: “dittatura”. Era cosi nel ventennio in Italia e in Germania, era così in Cile per venire a tempi più recenti, era così in Argentina ed è ancora così in Corea e in tanti altri paesi. Non solo ma è anche un modo per smantellare lo Stato e le sue funzioni, questo “decisionismo” : inteso come quello di Renzi e Berlusconi, che anni fa ebbe a dire che il Parlamento come la Costituzione erano quegli “orpelli” che impedivano di legiferare in tempi brevi ed impedivano di conseguenza lo sviluppo del paese, legando le mani al governo, salvo poi essere smentito quando si trattava di mettere in cantiere ed approvare leggi che riguardavano i suoi problemi con la giustizia e la gestione delle sue aziende.

C’è poi da dire che in alcuni casi, e quello attuale è emblematico, si confonde il concetto di “governare” con il “comandare” che sono due cose distinte, ed anche qui Matteo Renzi ha avuto in Berlusconi un maestro dal quale prendere esempio.

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Anche gli italici mangiano fagioli

fasul alla carlo

 

Rubrica “TUTTO QUANTO FA SPETTACOLO”


Non lo si dice tanto in giro perchè non fa figo e non fa chic ma gli italiani, popolo di origini contadine, non ha mai abbandonato la tradizione gustosa del mangiar fagioli.
Si sa, questi hanno grandi proprietà nutritive e non mancano di allietare le notti e i giorni di tanti nostri connazionali, con sommo gaudio di chi sale in ascensore con loro, di chi se li ritrova a meno di 5 centimetri di distanza sugli autobus romani e milanesi nell’ora di punta, con esalazioni venefiche di portata cosmica.
Anche in Parlamento non si scherza, perchè di politici-scoregge-nell’universo ce ne sono a iosa, quindi l’aria è assai viziata e gli effetti della tossicità sono più che evidenti, a livello neurologico.
Deliri e deliranti, pertanto, specie in era Renzian-Berlusconiana, sono attribuibili soprattutto ad un eccesso di fermentazione intestinale.
Ma se i parlamentari patiscono tale sofferenza magari nobilitandola di veganesimo che fa tanto trendy, cosa dovrebbe dire la bassa plebe italica che, stanti le ormai rare pecunie, dei fagioli presto farà il piatto del giorno, un giorno dopo l’altro?
Occhio, Renzi, perchè di questo passo rischi di fare una fine assai ingloriosa.
Non per la dura battaglia dell’opposizione parlamentare, non perchè l’Europa dei banchieri ti darà il foglio di via, ma perchè una gigantesca, cosmica, incommensurabile, nauseabonda, tossica, puteolente, italica scoreggia ti seppellirà.

Firmato

NUCLEI DI SATIRA PROLETARIA “Bud Spencer e Terence Hill”

 

 

(immagine dal web)

Democrazia portami via

Group of people in shape of speech bubble

 

di Ivana FABRIS

Sin dall’adolescenza, ho sempre nutrito un’enorme simpatia verso gli Ateniesi e quando mi sono trovata a calpestare il suolo dell’Acropoli, ho provato un’emozione profonda, mi sentivo in quella che, per una persona laica, è la sua “Terra Santa” perchè
ero dove la democrazia è nata

Da diverso tempo rimugino su una questione che mi è sempre apparsa determinante: il ruolo del sistema elettorale in un paese come il nostro e sono arrivata alle conclusioni che leggerete qui di seguito e sulle quali mi piacerebbe avere il parere di molti.

I Padri Costituenti ci hanno consegnato un sistema democratico autentico dove, attraverso un sistema elettorale come quello proporzionale, ogni cittadino si poteva sentire equamente e democraticamente rappresentato.
Perchè di questo si tratta. Si tratta di democrazia e di rappresentatività.
Perchè sin dai suoi albori, il principio fondativo della democrazia moderna è proprio quello di consentire al cittadino di votare per eleggere un proprio rappresentante acchè porti in Parlamento le nostre istanze, quindi la democrazia è partecipativa proprio solo ed esclusivamente su queste basi. Continua a leggere

Il silenzio di Mattarella genera mostri

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di Massimo RIBAUDO

Anche sul decreto Milleproroghe il Governo Renzi chiederà la fiducia. E la otterrà come sempre con il ricatto di andare ad elezioni che impauriscono ogni membro del Parlamento nominato dal proprio partito ed eletto tramite liste bloccate.

Il record del Presidente del Consiglio, che continua ad obbligare il Parlamento a votare con la fiducia più della metà dell’attività normativa provoca una ferita insanabile alla sovranità popolare che si esprime attraverso la centralità del Parlamento nel sistema politico. Continua a leggere

Il presidente nazareno

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di Sil Bi

Addio crisi economica, jihadismo, disoccupazione: da qui alla fine del mese, i media saranno monopolizzati dall’attenzione spasmodica per la “partita del Quirinale” e dai retroscena spericolati ad essa connessi.

Fa un po’ tristezza che il momento istituzionale forse più alto per il Paese – l’elezione di colui che “rappresenta l’unità nazionale” (art.87 della Costituzione) – diventi l’oggetto dei pettegolezzi e delle illazioni più fantasiose: ma la causa di ciò sta nell’ambiguità del confronto tra i due principali partiti attivi in Parlamento (con la consueta insipienza, il M5S pare infatti intenzionato anche stavolta a non partecipare). Continua a leggere

Sui gravi atti al Senato di queste ultime ore

dalla Redazione di ESSERE SINISTRA

 

Ieri sera, la senatrice Ricchiuti ha pubblicato sul suo profilo Facebook, un post nel quale racconta che i capigruppo di maggioranza e quello di Forza Italia hanno presentato alcuni maxiemendamenti alla legge elettorale che hanno, di fatto, “cancellato” tutti gli emendamenti presentati dai singoli senatori. A questi ultimi sono state concesse solo tre ore per presentare i propri subemendamenti, cosa assai difficile, visto che nessuno era stato preavvisato (e neppure i capigruppo dell’opposizione).

Noi di Essere Sinistra, troviamo questa scelta un atto gravissimo: come dice la Senatrice Ricchiuti, “se l’avesse fatto Berlusconi il Senato sarebbe stato preso d’assalto dal Pd” (dal Pd di un tempo… già…)
Non solo era già stata by-passata la Commissione (la riforma, infatti, è stata “incardinata” in aula, dove è arrivata senza neppure un relatore); ma oggi si sono voluti “zittire” i singoli parlamentari, che ormai sono considerati alla stregua di pigia-bottoni agli ordini del capogruppo. Poichè il tutto è stato attuato dalla maggioranza “nazarena”, l’arroganza ha come vittime soprattutto le opposizioni; ma è comunque un’umiliazione per tutti i Senatori e PER LA DEMOCRAZIA.

Non si capisce poi assolutamente il motivo di una tale fretta.
La nuova legge elettorale entrerà in vigore nel 2016 (Boschi dixit); verrà utilizzata solo nel 2018 (Renzi dixit) e comunque, non avendo alcun effetto positivo “diretto” sul bilancio nazionale, non verrà neppure presa in considerazione dalla Commissione Europea per concederci un po’ di “flessibilità” (UE dixit, nelle “linee guida” pubblicate ieri). L’impressione è che l’obiettivo sia, come sempre, il “ritorno di immagine” per il governo.

Pensiamo che ad una tale insensata prevaricazione i Parlamentari del Pd e delle opposizioni dovrebbero reagire con un gesto molto forte all’arrogante distorsione delle regole democratiche. Unendo a queste riserve “di metodo” quelle “di merito” (moltissimi esponenti della minoranza democratica hanno avanzato critiche pesanti ad alcuni aspetti dell’Italicum, come i capilista bloccati), c’è da augurarsi uno scatto d’orgoglio nell’aula del Senato.

Vedremo quanto accadrà. Per il momento, c’è da registrare il silenzio dei media sulla vicenda, che, insieme a quanto accaduto, non è un buon segnale per la nostra democrazia.

 

 

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