Zerocalcare e quella stella troppo grande

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di Luca SOLDI

Quella stella rossa era troppo grande. Quel murale aveva spaccato il paesino di Montanaro, nel torinese.

L’idea iniziale era di rendere onore alla memoria di un giovane partigiano ucciso, fucilato, nella guerra di liberazione. E così, grazie alla disponibilità di Zerocalcare, il noto autore di graphic novel, si è voluta realizzare un’opera che racchiudesse la memoria nel richiamo al nostro tempo. La stella rossa era stata dipinta da Zerocalcare per simboleggiare l’appartenenza di Giuseppe Prono alla Brigata Garibaldi. Fin dal mese di giugno, dopo averlo visto realizzato, l’amministrazione aveva puntualizzato delle critiche circa la presenza della stella rossa che sul bozzetto originale non era presente. Il Sindaco, Giovanni Ponchia, eletto con una lista di centro-sinistra, facendosi interprete della protesta, aveva richiesto la rimozione della stella.

Adesso qualcuno ha pensato bene di anticipare le decisioni del comune e tentare di cancellarla. Ha gettato il contenuto di un bidone di vernice bianca sul murales disegnato da Zerocalcare per onorare la figura del giovane partigiano.

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Italicum e dintorni

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di Michele CASALUCCI

Italicum, il nome potrebbe facilmente evocare quello di un amaro indigeribile. Invece è ormai una legge, una legge dello stato che stravolge un assetto costituzionale democratico e fondato sul bilanciamento dei poteri e sulla libera – diretta ed uguale, come vorrebbe la Costituzione – espressione del voto popolare.

“Abbiamo” una legge che è profondamente antidemocratica e, come ho scritto e come altri, con argomentazioni certo più ponderate ed autorevoli delle mie hanno affermato, costituisce un pericoloso “vulnus” alle istituzioni ed all’assetto democratico del nostro paese.

L’approvazione di questa legge mi pare l’atto conclusivo, il compimento di un disegno pericoloso e scientemente perseguito da Renzi e dai suoi “followers” (che di tali si tratta), cominciato all’indomani della conquista, realizzata su basi demagogiche e parolaie, oltre che sulla inconsistenza e sulla debolezza dei suoi avversari, della direzione del PD.

A quella soluzione si era arrivati dopo un progressivo logoramento di scelte politiche e di uomini, la cui iniziativa si era arenata sulle difficoltà di affrontare in termini propositivi ed originali, le contraddizioni che emergevano da tempo.

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La verità, il coraggio e la nostra Resistenza

partigiani

 

di Ivana FABRIS

Quando parliamo di Resistenza, di partigiani, di lotta, noi, gente di sinistra, non riusciamo a non provare un moto di commozione.
I nostri detrattori ci sberleffano tacciandoci di essere nostalgici, di voler rimanere ancorati ad un passato che non è più e che non tornerà mai più.

Vabbè, tocca rassegnarsi a queste pochezze perchè altri argomenti non ne hanno e si attaccano all’unica meschineria che hanno a portata di mano, considerato che chi fa queste affermazioni di politica evidentemente sa davvero poco per non dire niente.

Il punto però, che a me interessa valutare per farci una riflessione, è un altro.
In questi giorni, per il 70° Anniversario della Liberazione, nella nostra pagina Facebook, abbiamo raccontato molto della Resistenza e di come si sia articolata nel corso di almeno 50 anni di storia repubblicana, proprio perchè volevamo far capire a quante più persone possibili, che la Resistenza non si è fermata col 25 Aprile del 1945, ma è proseguita anno dopo anno, attentato dopo attentato, strage dopo strage, ingiustizia sociale dopo ingiustizia sociale, conquista dopo conquista. Ed è proprio su questo dato storico che si smentiscono tutte le amenità sul nostro essere nostalgici. Continua a leggere

Un anno insieme

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La Redazione

Cominciammo a scriverci e leggerci su questo blog un anno fa.
Sì, avete letto bene.
Questo è un blog dove siamo tutti noi a parlare, voi che ci leggete, e ci mandate le vostre impressioni, i commenti, che vivete e volete una sinistra italiana degna di esserlo e di rappresentarci, e noi che pubblichiamo i vostri e i nostri pensieri, i progetti, le invettive, la rabbia, la volontà di esistere nella società e nelle istituzioni. Siamo lì, dall’altra parte dello schermo, insieme.

E’ uno stare insieme che è cresciuto in questo anno e vogliamo pensare che sia un modo di essere sinistra e di fare politica.

Se hai cose da dire e proporre, sei il benvenuto. Se vuoi difendere il tuo guru, a cui appartieni, ci sono altri blog e luoghi adatti a te.

Non abbiamo mai pensato che si possa creare una sinistra in Italia partendo dai nomi, ma da quello che c’è da fare. E, per fare bene, bisogna riconoscersi, prima.
Sapere che vogliamo la pace in Medio Oriente e quindi ci devono essere due Stati sovrani: che si chiamano, già da ora, Israele e Palestina. Che vogliamo un’azione politica contro il terrorismo, e non guerre che uccidono solo i popoli e creano ancora maggiore odio. E poi credere di poter realizzare un’Europa diversa. Quella della moneta, poiché è basata solo sulla sovranità bancaria, è fallita.
Vogliamo che le Chiese, tutte, abbiano il diritto di parlare ai loro fedeli, ma non quello di intromettersi nella politica e negli affari dei cittadini.

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1942-1994: cronistoria di 50 anni di Resistenza

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Abbiamo reperito questo straordinario documento che con un ordine cronologico preciso, percorre qualcosa di più di 50 anni di storia delle trame fasciste eversive del nostro Paese e ci porta a capire come si siano succeduti i fatti ma anche come siano stati organizzati, come si concatenino agli scenari politici mondiali.
Qui troverete, SOLO, le trame nere di cinquant’anni. Non ci sono riferimenti, invece, agli anni del brigatismo, ma è un documento straordinario perchè restituisce la misura di cosa l’Italia e soprattutto gli italiani, abbiano dovuto vivere e contro cosa abbiano lottato strenuamente.
Ed è questo che ha permesso la tenuta democratica: la risposta che ogni persona che si sentisse democratica e che tenesse alla libertà e ai valori della Resistenza, ha dato insieme a centinaia di migliaia d’altre e per molti anni, senza mai smettere di lottare.
Il testo è ovviamente lungo anche se scorrevolissimo e vi invitiamo sentitamente a leggerlo.
Tutte queste informazioni, messe così in sequenza e lette una dopo l’altra, forniscono un quadro persino impressionante di tutti i peggiori accadimenti che hanno attraversato il Paese ma sono altrettanto chiarificatrici della realtà che viviamo ancor oggi e i perchè la viviamo.

N.B.: le parti interamente in corsivo o interamente in grassetto nell’elenco, sono quelle che, a nostro modo di vedere, sono rilevanti e particolarmente rilevanti relativamente a ciò che è stata tutta la nostra storia Repubblicana.

La Redazione di ESSERE SINISTRA


1942

1942 – Marzo = L’OSS (Office of Strategic Service, servizio segreto statunitense, progenitore della CIA) ingaggia Lucky Luciano, boss mafioso, per liberare il porto di New York dalle spie tedesche.

1942 – Settembre = Nasce in Sicilia il Movimento Indipendentista, la sinistra è guidata da Antonio Canepa, la destra è legata ai latifondisti e alla mafia.

1943

1943 – Febbraio = Un gruppo di una dozzina di agenti dell’OSS reclutato tra agenti americani di origine siciliana, diretto da Earl Brennan, comprendente fra gli altri Max Corvo, Victor Anfuso e Vincent Scamporino, inizia ad Algeri la preparazione dello sbarco in Sicilia con la collaborazione di elementi di spicco della mafia italo-americana fra cui Lucky Luciano. Agenti speciali reclutati fra gli italo-americani vicini alla mafia vengono infiltrati in Sicilia nei mesi precedenti lo sbarco.

1943 – Luglio = Americani e inglesi sbarcano in Sicilia il 9 Luglio 1943. La mafia facilita lo sbarco e riceve, in compenso il potere locale. I mafiosi sono nominati sindaci (il 90% dei comuni siciliani è governato da boss mafiosi) assicurando l’ordine alle spalle delle truppe alleate che avanzano verso nord. Con tale alleanza la mafia recupera rapidamente le posizioni che aveva perduto con il fascismo. Si consolida anche il già stretto rapporto fra delinquenza siciliana e gangsterismo italo-americano. Famosi gangster italo-americani quali Vito Genovese e Lucky Luciano si vedono circolare in uniforme dell’esercito americano ed esercitare funzioni pubbliche di rilievo nell’amministrazione alleata d’occupazione. Come prima “operazione speciale” dei servizi strategici americani in Sicilia, un gruppo degli agenti segreti di origine siciliana, con alla testa Max Corvo e Vincent Scamporino, sbarca sull’isola di Favignana per rimettere in libertà i mafiosi imprigionati.
Calogero Vizzini diventa capo della Mafia.
Max Mugnani, noto trafficante di stupefacenti, è nominato depositario dei magazzini farmaceutici americani in Italia.

1943 – 25 Luglio = Destituito Mussolini, Badoglio capo del Governo.

1943 – Settembre = Un gruppo di SS comandato da Otto Skorzeny libera Mussolini dalla prigione del Gran Sasso.

1943 – 8 Settembre = Armistizio con gli alleati, l’esercito italiano si sfalda, il re fugge a Brindisi e costituisce il “governo del Sud”.

1943 – Ottobre = Si organizza nelle regioni meridionali una rete di informatori della RSI (Repubblica Sociale Italiana) coordinata dal principe Valerio Pignatelli (sedi Napoli, Bari, Taranto, Cosenza, Catania).

1943 – 6 Dicembre = Riunione dei capi separatisti a Palermo, cui partecipa anche Calogero Vizzini in rappresentanza della Mafia. Continua a leggere

Ribelli sempre!

 


Settant’anni fa, quei volti radiosi erano orgogliosi e felici di aver liberato il Paese dall’oppressore nazifascista.
Avevano lottato perchè credevano nel loro sogno. E lo avevano realizzato.
Volevano un Paese libero, democratico e capace di costruire un futuro con responsabilità, passione, speranza ed entusiasmo.
Mai avrebbero immaginato che sarebbe andata così come leggerete nelle prossime immagini.
Malgrado tutto, malgrado avessero combattuto, però, non esitarono: al fascismo che rialzava la testa, risposero fermamente anno dopo anno, attentato dopo attentato, strage dopo strage.
Ribelli della montagna SEMPRE.
Ora e sempre, Resistenza.

La Redazione di ESSERE SINISTRA


 

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(fonte: http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fgiorgio.cadorini.org%2Funi%2Fprezentace%2Fstoria2stragismo.pdf&h=fAQFE-7OZ)

 

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Partigiani ancora

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da La Redazione di ESSERE SINISTRA

A 70 anni dalla Liberazione, la Redazione di Essere Sinistra ha scelto di festeggiare per il ricordo di quel 25 aprile del 1945, di onorare i morti, gli eroi, il popolo italiano che riconquistò la democrazia e la libertà debellando la dittatura nazifascista.
Ma non ci fermiamo a quel 25 Aprile.

Ogni giorno di questi settanta anni è stato un giorno di Resistenza.
Contro attentati alla nostra sovranità, contro una guerra alla democrazia, al principio dell’alternanza tra una destra ed una sinistra, alla nostra Costituzione. Contro la libertà del popolo italiano conquistata il 25 Aprile.
Mediante stragi, disinformazione, paure indotte, terrorismo nero e rossi nemici del popolo e dello Stato.

Oggi tocca a noi. Per tutto quanto sta accadendo, per come le conquiste di 70 anni vengono intaccate e smantellate, per questa nuova forma di fascismo alle porte.
Quindi, riprendiamo la via della montagna. La strada della lotta. Ideale, culturale e politica.
Per Essere Sinistra.
Contro il fascismo, mai stato ‘neo’, ma sempre lo stesso oppressivo e totalitario, contro i reazionari, gli assolutisti e gli autoritaristi legati agli interessi delle destre angloamericane.
Contro gli interessi degli oligarghi del capitalismo straccione italiano.

E per i nostri valori. Concreti, reali.
La realizzazione, mai compiuta della nostra Costituzione.
L’uguaglianza e la giustizia sociale.
La democrazia della partecipazione, del coraggio, dell’onestà, della competenza.
La libertà di scegliere. Che in questi 70 anni è stata più volte negata o manipolata in modo subdolo o sordido.
Per proporre nuove strade, orizzonti, scenari, futuro da bere e da mangiare, ed uscire da questo immobile e grigio presente che sta di nuovo per farci finire sotto il tallone di ferro della più strisciante, subdola e silente delle dittature: quella delle tecnocrazie che ci vogliono numeri e merce con il cartellino del prezzo al collo.
Siamo donne e uomini. Italiani e Partigiani. Oggi, domani e sempre per costruire il futuro di questo Paese.

 

 

(immagine dal web)

Landini e il cuore della Sinistra

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di Ivana FABRIS

In questi ultimi due anni ho avuto modo di confrontarmi, sui social, con una quantità davvero rilevante di commentatori sullo stato di salute della sinistra e tutti convenivano e convengono, con me, che versi in gravi condizioni.
Altresì, tutti reclamano – e proclamano – a gran voce, che sia necessaria, indispensabile, vitale (!) una terapia e che possibilmente sia d’urto.

Insomma, guardando la sinistra ci rendiamo tutti conto che siamo dinnanzi all’arresto del suo cuore e quindi occorre adrenalina, occorre defibrillare per riavviare la funzionalità del muscolo cardiaco così che riprenda il suo ritmo costante, così che il battito si faccia inarrestabile, addirittura animale, così che il sangue riprenda a circolare tumultuoso nelle vene e nelle arterie della sinistra.

Bella questa immagine, vero?
Bella sì, bella l’idea ma come diceva Giorgio Gaber, finchè resta un’idea è soltanto un’astrazione.
E aveva ancora ragione nell’affermare che, se si potesse mangiare un’idea, ognuno di noi avrebbe fatto la sua rivoluzione.
Mangiarla che per me significa interiorizzarla, digerirla, assimilarla, farla entrare nel circolo del sangue di ciascuno di noi.

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Ora e sempre, Resistenza

Erano tantissimi e in ogni regione d’Italia.
Erano ovunque e lottavano per ciò in cui credevano e per costruire un Paese migliore.
Dovremmo ricordarli tutti e tutti insieme non dimenticare che in migliaia hanno dato la vita per ciò che noi abbiamo, la libertà.
Vinsero perchè avevano una passione incrollabile ma soprattutto perchè erano uniti in quella battaglia.

 

Partigiani in Sicilia

Partigiani in Sicilia

Partigiani nelle Marche

Partigiani nelle Marche

Partigiane in Piemonte

Partigiane in Piemonte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Partigiani in Lombardia (Brescia)

Partigiani in Lombardia (Brescia)

 

Partigiane in Emilia-Romagna

Partigiane in Emilia-Romagna

 

 

 

 

 

 

 

 

Partigiani a Fondi (Latina)

Partigiani nel Lazio (Fondi, Latina)

Partigiana in Val d'Aosta

Partigiana in Val d’Aosta

Partigiani sardi

Partigiani in Sardegna

Partigiani a Venezia

Partigiani nel Veneto (Venezia)

Runione partigiana sull'Appennino Ligure

Riunione partigiana sull’Appennino Ligure

 

20110912103404001_2partigianiInCarnia

Partigiani in Carnia (Friuli Venezia-Giulia)

Partigiani a Napoli

Partigiani a Napoli (Campania)

 

 

 

 

 

 

 

Partigiani a Matera

Partigiani a Matera (Basilicata)

Partigiani in Umbria

Partigiani in Umbria

 

Partigiani abruzzesi della Brigata Maiella

Partigiani in Abruzzo, Brigata Maiella

 

 

 

 

Partigiani toscani

Partigiani in Toscana

 

Partigiano morto in Val di Fiemme

Partigiano morto in Val di Fiemme (Trentino Alto-Adige)

Partigiani dal Molise (Mario Brusa Romagnoli)

Partigiani dal Molise (Mario Brusa Romagnoli)

Partigiani dalla Calabria

Partigiani dalla Calabria

 

 

 

 

 

Partigiani In Puglia

Partigiani in Puglia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(foto dal web)

Domani

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di (ma)nu


Dedicato a coloro che il 25 aprile tornarono a vivere.

Gli si leggeva negli occhi tutto l’orrore che aveva vissuto.
Occhi che erano stati spalancati perché ogni rumore, ogni battito, ogni passo che si avvicinava dietro la porta serrata, poteva essere una minaccia.
Occhi che alla fine si erano chiusi per allontanarsi da tutto quello schifo, dalle grida straziate dei compagni, dalle furiose voci del nemico.
Nemico.
Occhi che si erano serrati su quel buio della cella.
Non servivano a nulla. Non erano lì. Lui, non era lì.
E le mani, ora tremanti, stringevano quelle della moglie, delicatamente, ma con avidità, nella paura che si sperdessero al primo alito di vento.

Ogni cosa di lui raccontava una ferita.
Tranne la voce.
La voce e le parole che in quella voce prendevano forma.
Il suono e le cose che quel suono disegnava nell’aria. Le potevi quasi toccare.
Pareva così.

Non raccontava nulla di quei giorni infiniti, di quei mesi, forse anni.
Dimenticato, il tempo. Lento, troppo lento.
Quello che raccontava erano invece sogni, immagini che si erano fatte strada squarciando la più profonda tenebra. Così lui l’aveva potuta abbracciare ogni volta desiderasse, tenere a sé, pelle sulla pelle, dopo essersi spogliati in un impulso carico di desiderio.

Erano sogni travolgenti quelli che narrava.
Di gioia, e di lacrime commosse, di giochi, di luce e aria e profumo.
Si, profumo dei capelli di lei; lui col viso immerso.
E poi suoni leggeri, sopra le vie, sopra le case, li raggiungevano addormentati nel letto.
Tutto prendeva il volo, su di una nota, il dondolio di una campana in lontananza.

Com’era bella lei ora, rapita dal suo slancio, sull’orlo di un pianto liberatorio, trattenuto solo per non interrompere quel fiume in piena.
Ma alla fine fu lui a crollare.

Qualcosa si era spezzato e, come una preziosa collana, ogni perla si sparpagliava confusamente ovunque.
L’uomo tentava di ricomporre i pezzi, cercando idealmente con lo sguardo attorno, ma si sentiva solo. E sperduto.
Nuovamente solo.

Le mani si strinsero leggermente in cerca di conferma.
Lei c’era. C’era sempre stata, lo sapeva.
Silenzio.

Poi la voce tornò, ma non era più in viaggio.
Ora veniva da quella stanza, da un uomo accovacciato in un angolo buio, un pozzo di angoscia dal quale le parole uscivano stremate e tremanti.

“Dimmi che ho sognato. Che tutto questo l’ho sognato io, solo io. Ti prego”.

Ma lei non capiva, non aveva parole per una bugia così grande.

“Non la guerra, non la mia prigione” continuava lui. Un altro fiume…
“Di quelle ho i segni. Qui sulle braccia, sul viso, sulla schiena, ovunque sul mio corpo, ma anche nella mia mente, mi ricordano quanto è stato reale tutto questo”.

Ancora lei domandava, muta.

“Ho bisogno di sapere che ciò che ho sognato, di me, di te, di noi due assieme, tutto questo è stato solo fantasia, che niente mai è accaduto davvero.
Perché ho paura.
Ho paura di essermi cibato solo di ricordi, che questi mi abbiano tenuto in vita, ma non mi sia rimasto altro.
Ho paura di aver guardato solo indietro, perché ciò che ti leva la guerra è il futuro, la capacità di credere a domani”.

“E allora dimmi che ho sognato, che è ancora tutto da costruire, che è ancora tutto da venire”.

Com’era davvero bella lei ora.
Lei che aveva finalmente le parole giuste.

“Scopriamolo assieme, perché io non ricordo più come si fa a vivere senza di te”

Non tutto era stato solo immaginato, ma di questo se ne sarebbe parlato… domani.

 

 

(foto dal web)