Sel a Bologna. Nessuna credibilità

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di Claudio BAZZOCCHI

Come in altre parti d’Italia, anche a Bologna l’esperienza di Sinistra Ecologia e Libertà vide la marginalizzazione di tutti quelli che provenivano dal PCI o dai DS. Li si accusò di non capire il nuovo avanzante e persino di essere vecchi non solo ideologicamente, ma proprio di età, con quella retorica generazionale che connotava il vendolismo che procedeva dalla Puglia.

A quel punto, successe che tanti cosiddetti vecchi si accodarono al nuovo verbo per stare con la parte vincente, con il capo e il suo cerchio magico pugliese, e altri, invece, caparbiamente provarono a opporsi a quella retorica della modernizzazione in nome di una cultura che ancora voleva parlare di capitale e di lavoro, di liberazione del lavoro, di socialismo, di corpi intermedi, ecc…

Fu una resistenza che non ebbe grandi risultati, schiacciata dai sondaggi che dicevano che il capo di Bari poteva addirittura scalare il PD con le primarie (strategia sostanzialmente approvata al Congresso di Firenze, quello per cui non contava il partito ma la partita, cioè la scalata al PD).

Ora, succede che quel gruppo dirigente che seguiva il capo e le sue retoriche si spacca al proprio interno, dal momento che non ci sono più partite e neppure più il capo carismatico accreditato dai sondaggi. Ognuno prova a mettersi ai ripari come può: chi più a sinistra, chi più a destra.

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Sinistra: ultima fermata

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di Roberto RIZZARDI

Un anno fa, quando già si poteva presagire per il PD e il paese quello che è poi effettivamente accaduto, svolgevo alcune considerazioni.
La necessità di una sinistra vera, di un attore politico che brilla per la sua assenza, nel frattempo è diventata ancora più pressante.
Qualcosa si sta muovendo, ed è ancora ai primi passi e potrebbe finire col fornire la “risposta mancante”.
Una strada lunga, difficile e irta di ostacoli, di rischi ideologici e passibile di vecchie e perniciose “abitudini comportamentali”, ma intanto il MovES muove i suoi primi passi.

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Dopo aver visto i risultati delle elezioni regionali in Emilia Romagna, ritengo che una forte astensione del popolo di sinistra fosse un passo imprescindibile, un messaggio inequivocabile e necessario per segnalare alla direzione PD che la misura è colma.  Sono dunque soddisfatto che il segnale sia partito.

Ora i casi sono due, o il PD trae le debite conseguenze oppure continua a “renzare” (mi si perdoni l’azzardato neologismo) e diventa definitivamente quella strana creatura liberal-centrista tanto cara a Squinzi e al blocco sociale da cui questi proviene. La seconda è, a mio parere, l’ipotesi al momento più probabile.

Ecco allora che si apre uno spazio potenziale a sinistra che però non potrà essere adeguatamente sfruttato dai litigiosi epigoni di svariate ortodossie più o meno virtuose e insofferenti.
Finora tutti gli esperimenti di costituzione di una qualsivoglia formazione a sinistra del sempre più mutato PD hanno perfino faticato a spiccare il volo, non parliamo della possibilità di svilupparsi e incidere, funestati da accuse incrociate di tradimento ideologico, di deviazionismi di ogni tipo e qualità, di collusione col nemico e dalla pratica devastante delle mene egemoniche più viete e controproducenti, dimentichi di quanto queste ultime siano storicamente costate care al movimento operaio nel suo complesso.

La sinistra e le istanze operaie, del lavoro e delle classi popolari non sono più adeguatamente rappresentate e difese a livello politico, ed anche il sindacato fatica a sviluppare una efficace azione di protezione, costretto com’è a subire l’iniziativa di una classe padronale arrembante e ben ammanigliata.

 

I tempi sono veramente maturi per la nascita di una rappresentanza politica realmente di sinistra e con una certa capacità di incidere.  Gli elettori hanno chiaramente detto che “vincere” (che suono mussoliniano ha questa parola) non è sufficiente, che l’occupazione delle giuste poltrone non può ripagare dello scempio dei diritti così duramente conquistati e garantiti da quella che fu “la più bella Costituzione del mondo”.

Una Costituzione ora sconciata, disattesa e in procinto di essere ancor più disinnescata da sconsiderate, opportunistiche e presunte “riforme costituzionali” che, in realtà, sono una autentica restaurazione di uno status quo ante che ci riporta ai primi del ‘900.

Il PD è occupato da una dirigenza che non presenta elementi di continuità con quello che fu il partito che univa le istanze socialiste a quelle della sinistra democristiana. La situazione, italiana, europea e mondiale vira sempre di più verso un assetto iperliberista, dove la mercificazione e la sostituzione dei diritti con privilegi esclusivi avanzano sempre più incontenibili.  Una situazione che crea scompensi e disuguaglianze, che acutizza disagi e risentimenti. Una vera pacchia per il populismo e per la rozzezza della destra xenofoba e classista.

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Finché morte non vi separi

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di Ivana FABRIS

Vorrei una sinistra unita, chi più di me?
Ma unita che significa?
Per me, che ci sia un programma condiviso e che scardini quello che ci ha portati a questo stato di cose, quello che ha distrutto la sinistra in Italia.

Chiaro, ognuno ha la sua idea in proposito, ma curare la malattia con ciò che l’ha generata è a dir poco folle, perchè quantomeno ci vorrebbero dosi omeopatiche che stimolassero la capacità dell’organismo a reagire e non è questo il caso.
Qui, invece, si fa mucchio, si va all’ammasso per fare numeri. Numeri elettorali, naturalmente, e quindi la malattia si rafforza.

In primavera si vota in parecchie città, non ultima Milano e serve unirsi, dicono e diciamo tutti, peccato che non si voglia unirsi per fare della buona politica di sinistra, ma no, che, scherziamo?

Serve unirsi per sconfiggere i candidati della destra, ci dicono, infatti tanto per cambiare il nemico è alla porta (un altro) e quindi olè, tutti a combattere contro invece di pensare a costruire una politica che sia di sinistra davvero, unica vera arma contro la destra.

Mah, è davvero questa l’unità che volete?
Compagni io vi capisco ma dico anche di fare attenzione perchè siamo nel guado: per me o si comprende quale sia la verità storica oggi e cosa serva fare, o si fa il gioco di chi si garantisce e si vuole garantire rendite di posizione o piccoli e grandi poteri personali che però non sono il bene del paese, eh?

Ma ieri, al Teatro Quirino, pensate realmente che chi era presente, tra i vari nomi famosi, avesse in animo e a cuore i 15.000.000 (QUINDICI MILIONI) di poveri esistenti in Italia?

Se lo pensate, vi chiedo cortesemente di argomentare nel merito e se mi convincerete, vi sarò eternamente grata.

E vi sarò eternamente grata anche se riuscirete a convincermi che tutto quello andato in scena ieri, non sia solo marketing politico.

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Bersani e la sindrome di Stoccolma

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di Vincenzo PALIOTTI

“Se io resto nel PD non lo faccio per una nostalgica passionaccia per la ditta, per motivi sentimentali. Lo faccio perché senza il PD il centrosinistra non esiste più, perciò mi chiedo come fanno altri a pensare di costruirlo al di fuori del PD. La mia idea dell’Italia sta qui. E se gli elettori abbandoneranno il partito, temo finiscano nelle braccia di Grillo piuttosto che in quelle di una sinistra che non è nel PD”.

Questo è quanto dichiara Bersani a La Repubblica a chi gli chiede perché resta nel PD. Come si fa a dire che senza PD non esiste il centrosinistra se il PD è più a destra di Forza Italia? Questo non lo dico io, lo dicono le riforme, i decreti che Renzi ha messo in atto e che Bersani stesso ha criticato, anche se poi “per disciplina di partito”, sue testuali parole, ha votato. Non una di queste è stata pensata guardando ai bisogni dei più deboli, si è andati in una sola direzione: compiacere la troika, la CONFINDUSTRIA le classi più protette che con questo governo lo sono ancora di più proprio grazie alle riforme che anche lui ha votato.

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Bolognina e dintorni. Chi ha ucciso la sinistra in Italia?

di Massimo RIBAUDO

Non è soltanto l’assassino che torna sul luogo del delitto. Dovrebbero farlo anche i detective e i giornalisti seri: per individuare l’assassino, a volte.

Il giornalista d’inchiesta Stefano Santachiara, con molto rigore e serietà, è andato a ricercare le tracce di quel delitto politico che si compì nel distruggere la storia e le idealità del partito comunista italiano, “il maggior partito comunista in Occidente”, tra il 1989 e il 1991.

Il suo articolo pubblicato su Left Avvenimenti di questa settimana ci rivela alcuni elementi – i fatti, di cui spesso gli articoli che leggiamo sono privi – che permettono di capire perché non abbiamo più una sinistra in Italia, se non nelle nostre necessità politiche.

Per i più giovani si può sintetizzare così quel periodo: quasi tutta la dirigenza del PCI decise che si doveva far pagare agli italiani l’errore di aver studiato (e in parte seguito) solo il comunismo sovietico, spesso senza aver letto né Marx, né Gramsci, e quindi autoeliminarsi con il crollo dello stesso.

Nel fare questo, però, bisognava fondersi “a freddo” con la parte progressista cattolica e liberaldemocratica che oggi, come sappiamo, governa in Germania sotto il nome di Angela Merkel. Il modello ordoliberista che parla di mercato sociale, di eticità del mercato, di banche etiche. Pubblicità ingannevole. Non c’è nessuna etica nel volere i siriani (bianchi e laureati) e rifiutare i ghanesi. E’ razzismo purissimo. Quindi, fate ancora più schifo a chi vi guarda.

Poteva andare a finire bene? No.

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Non aiutiamo Grillo lasciando l’Italia senza alternative credibili

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di Roberto RIZZARDI

In questa tornata elettorale, così ricca di implicazioni, tra i tanti registri di lettura emerge che l’elettorato piddino di sinistra, così sbertucciato da Renzi, ha fatto tre scelte differenti, tutte dipendenti da quella, principale, di non votare più PD.

Dunque, ha optato per qualche proposta di sinistra-sinistra oppure ha evitato di votare, ma non pochi elettori, alla fine, hanno votato il M5S il che, a mio avviso, denuncia un chiaro stato di disperazione e prostrazione.

Il movimento infatti, nonostante un’apparentemente condivisibile attenzione alla questione morale, accoglie troppo facilmente istanze e gradimento dichiaratamente di destra o beceramente populiste.

Forse l’appeal proviene dalle caratteristiche di alcuni esponenti dei Cinquestelle.

È relativamente facile considerare come interlocutore un Di Maio, perché è concreto, determinato, ma pacato, e anche se raramente mi trovo d’accordo con lui, per varie ragioni che qui non hanno importanza, ho sempre l’impressione di avere a che fare con uno che va un pochino oltre le battaglie di facciata e il sanculottismo piacione raccoglivoti “ammatula” (siculo per “inutile”), che è invece la cifra media del movimento.

Di Maio, Toninelli, Morra (Nicola, non Carmelo) sono persone serie, ma purtroppo non rappresentano il “benchmark” del movimento, che è funestato dai vari Di Battista, quello che addebita agli altri i rimborsi che pure lui prende, dalla “simpatica” Lombardi, la “supplente di matematica” nella sapida definizione di Vaime e da quell’orrida Taverna, che corre a destra e a manca, ma più a destra in verità, per mettere il cappello su ogni lucroso nido di malcontento, anche su una merda di vacca, se le fa gioco.

Non è che se il PD è la Spectre della corruzione e del malaffare, e lo è intendiamoci, tutto quello che sta fuori deve essere necessariamente la giusta risposta.
Intanto però, mancando alternative, si ingrassano con il malcontento che attraversa tutta l’opinione pubblica.

Ragione di più per costruirla, questa alternativa.

Chi di Legge Severino ferisce…

puntina

Rubrica “IN BREVE”


 

di Riccardo ACHILLI

Surprise surprise!

La Cassazione potrebbe (il condizionale è d’obbligo, perché al momento è solo una indiscrezione giornalistica) aver stabilito la competenza del giudice ordinario, e non del Tar, sui ricorsi per sospensione dall’incarico legati alla legge Severino.

In pratica, se De Luca vince le elezioni e viene sospeso dal prefetto in base alla Severino (tramite un atto che deve essere firmato dal premier, con l’incalcolabile danno politico e di immagine di un Renzi che sospende De Luca pochi giorni dopo averne sostenuto la campagna elettorale), deve sperare di trovare un giudice che emetta un provvedimento cautelativo di sospensiva, atteso che c’è in sospeso un giudizio della Consulta sulla Severino.

Diversamente, in caso di sua vittoria, la Campania rischia di rimanere almeno per 18 mesi senza presidente, ed essere guidata dal vicepresidente della Giunta.

Certo è vero che la Severino è una legge immonda, a mio avviso incostituzionale ed addirittura contraria ai diritti dell’uomo (non si può sospendere qualcuno che è stato condannato solo in primo grado, e che potrebbe essere assolto nei gradi successivi di giudizio).

Ma il problema politico adesso c’è tutto per il PD.

Saltata la possibilità di farsi dare una immediata sospensiva dal TAR, andando avanti almeno sino ad una pronuncia della Consulta che sicuramente dichiarerà incostituzionale questa legge-porcheria, e se il giudice ordinario non concederà la sospensiva, rischia di aprirsi una Waterloo di immagine e credibilità politica di dimensioni non del tutto chiare. In questo Paese gli elettori ti perdonano tutto, anche gli scandali, purché tu sia in grado di governare, però. Diversamente, se non lo puoi fare, si mette male.

INTERVISTA di ESSERE SINISTRA a NICHI VENDOLA: mettere SEL al servizio della sinistra italiana


Il Partito della Nazione fa schifo.
Il centrosinistra ligure è stato una destra più educata. Ma ora, con la candidatura di Raffaella Paita è identico a Scajola.
Sinistra Ecologia e Libertà si scioglie. Bisogna costruire una sinistra italiana.”

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Ai microfoni di Essere Sinistra Nichi Vendola parla con coraggio della trasformazione in atto di Sinistra Ecologia e Libertà. E della sua visione della sinistra in Italia. Una sinistra che non guarda agli Stati Uniti d’America – modello sociale e politico che ha prodotto la crisi – ma alla Spagna ed alla Grecia. Una sinistra per il lavoro, l’innovazione, le nuove economie, il reddito minimo garantito.

Contro la corruzione, le mafie, il potere fine a sé stesso.

Lo ringraziamo per la sua disponibilità e la sua sincera volontà di contribuire a creare una nuova sinistra in Italia.
E grazie al nostro Nello Balzano per l’intervista e la realizzazione di questo documento video che ci invita a credere che il cammino è finalmente cominciato.

La Redazione


 

 

 

 

 

(immagine dal web, intervista di proprietà di Essere Sinistra)

 

 

 

La dittatura ai tempi del PD

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di Mario GALLINA

Credo che il mio metro di misurazione della democrazia forse sia sbagliato, perché mi chiedo come si possa sostenere una situazione che vede il PD sostituire ben dieci membri in commissione parlamentare, in quanto non d’accordo con quello che vuole il Presidente del Consiglio, in totale disprezzo della Costituzione, e senza che nessuno dei Deputati sostituiti si sia incatenato alla Camera!

Tutto scorre normale, i dirigenti PD vanno normalmente alle comparsate in tv, come se niente fosse.
Capisco che la questione Mediterraneo “tomba della solidarietà Europea”, si è trattato di un eccidio di massa sconvolgente, mediaticamente rubi la scena, ma non può assolutamente passare inosservato un vulnus così grave alla democrazia, alle regole che governano maggioranze e minoranze, insomma al cuore del sistema che per certi versi ci faceva stare tranquilli, nel mentre ci scontriamo sulle nostre idee, perché ci era assicurato che il sistema tenesse.

Niente è più sicuro, niente può più essere dato per scontato. Ci rubano la democrazia sotto i nostri occhi e non si solleva uno straccio di opposizione percepibile dalla cittadinanza.

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Partito di Renzi? Dacci un taglio

taglio

di Claudia BALDINI

Questo è il mio augurio sincero per Renzi, e soprattutto per il Paese.
Che si sfasci, si divida nettamente il suo partito personale. Subito.

I fatti interni del PD non possono non interessarci, perché la speranza dell’ Italia democratica deve essere quella che questa legge elettorale non passi.

Non deve passare per tre motivi chiarissimi. Il primo è che con la assurda riforma del Senato, fatta in questo modo, resta una sola Camera a decidere per il Paese. Sarebbe quindi necessario che quella Camera fosse altamente rappresentativa delle forze diverse del Paese. E non lo è.

Secondo: il premio alla lista e non alla coalizione soffoca le istanze della minoranza, non permette l’esprimersi della funzione di opposizione. L’entità del premio è sul modello della “Legge truffa” di Scelba: troppo alto. E porta un solo partito largamente al comando, ricalcando aspirazioni autoritarie preludio di rovina democratica. Appare, esattamente come quello del Porcellum, incostituzionale.

Il terzo: i Senatori sono dei meri emissari del potere locale dei partiti, così come la maggioranza della Camera è nominata dai partiti stessi. Si riduce moltissimo il livello di democrazia rappresentativa.

Tutte queste arroganti e prepotenti manovre prescindono dallo spirito Costituzionale su cui si basa la nostra Repubblica.

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