Che cosa è una casa

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di Elisa VALDAMBRINI

[candidata per SI’ Toscana a Sinistra con Tommaso Fattori governatore]

Che cosa è casa? Casa è dove dimorano i nostri valori, dove ci sentiamo a nostro agio e protetti, dove ci riconosciamo in ciò che ci circonda e dove costruiamo presente e futuro. Le radici e i ricordi li portiamo dentro di noi ovunque andiamo, ma non possiamo rimanere in un luogo inospitale e scomodo in nome di un passato che non c’è più.

Penso a quei migranti che per sfuggire a guerra, fame e violenza si imbarcano sperando in un “altrove” più accogliente. Quello è il coraggio necessario per operare rivoluzioni benefiche e produttive nelle nostre vite e nel mondo che ci circonda. Noi italiani siamo troppo spesso ignavi, codardi, timorosi di assumerci rischi, di percorrere strade nuove e non battute, comodi sui nostri divani, attaccati alle nostre abitudini talvolta cancerogene. Sotterrando le nostre doti in una fossa profonda, per paura di perderle, anzichè metterle a frutto.

Ed allora rispondo a coloro che ancora restano nel PD, nostalgici dei bei tempi che furono e che mi dicono che non bisogna fuggire ma rimanere e lottare per cambiare le cose da dentro.
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Gli scatoloni della sinistra

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di Alfredo MORGANTI

Prima ancora che la minoranza PD decida il proprio futuro, Renzi ha già deciso il suo.
Ieri 30 marzo in Direzione è nato il Partito della Nazione, o almeno i suoi prodromi.
Senza la ‘zavorra’ della sinistra il partito democratico è ormai pronto a spiccare il volo verso i verdiniani e verso quel mondo politico profondamente anticomunista che ha visto come manna piovuta dal cielo l’assunzione al trono dell’attuale premier.

Sarà un partito né di destra né di sinistra, ma piazzato là in mezzo come un grande carrozzone su cui possono salire tutti a partire dai passanti, ma meno i comunisti (a meno che non siano pronti a fare tappezzeria in streaming).
Rosy Bindi oggi su Repubblica è più precisa. Lo chiama ‘il partito unico della nazione, che avrà alla sola Camera una maggioranza pigliatutto di 340 deputati e avrà intorno 4 o 5 partiti in lotta tra loro”. “È la fine del bipolarismo nel nostro Paese”, aggiunge.

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La speranza è una cosa seria

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di Ivana FABRIS

Un vecchio jingle pubblicitario di quando ero poco più che una bambina, diceva che la fiducia è una cosa seria che si dà alle cose serie.
Ecco il senso del titolo di questo scritto, scelto un po’ parafrasando quel vecchio spot dei primi decenni della televisione italiana che, nel suo essere un po’ banale, dice qualcosa che spesso diamo troppo per scontato.

Ma immagino che vi starete chiedendo cosa c’entri parlare di speranza in un blog che si occupa di politica. Beh, c’entra e parecchio.
C’entra nella misura in cui sia stato proposto il nome di quella che appare (e sicuramente lo è) come una persona perbene, rassicurante nel ruolo di Presidente della Repubblica, ma, a mio modo di vedere, che è stato proposto come operazione di facciata, come restyling, come cortina fumogena per dichiarare al “mondo” che non c’è nessun patto nazarenico, che Lui (Renzi) è un Segretario che ascolta le minoranze, che anche lui si sta rendendo conto dei suoi errori nel fare inguacchi con Silvio Berlusconi, che quelli che parlano di Partito Unico della Nazione, sono solo rosiconi e gufi, invidiosi della sua capacità di vincente, che sta in qualche modo solo cambiando verso un’altra volta. Continua a leggere

Antifascismo, se non ora quando?

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di Ivana FABRIS

Il fascismo è il fascismo, ed assume molteplici forme, si manifesta sotto diversi aspetti, veste panni più affidabili di quelli di una camicia nera ma di certo non meno pericolosi.

Ho letto con interesse e partecipazione quanto scritto, qui, da Christian Raimo che stimo e seguo sempre, e una domanda mi è salita alla mente: perchè.
Perchè è successo che l’antifascismo sia diventato, nell’immaginario collettivo, qualcosa che appartiene al passato, perchè se ne sia fatto un vessillo di tempi che furono, perchè si sia voluta cancellare, così, una parte di storia italiana addirittura mistificandola e manipolandola. Continua a leggere

Qualcuno E’ ANCORA di SINISTRA

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di Ivana FABRIS e Massimo RIBAUDO

Difficile pensare che la scelta di non salvare l’Unità non contenga un preciso simbolismo.
In questo passaggio della nostra storia repubblicana, chiudere il giornale fondato da Antonio Gramsci -che è sempre stato l’organo di stampa del Partito Comunista Italiano e della sinistra storica- ci appare come un chiaro e inequivocabile messaggio.

La sinistra italiana, così come l’abbiamo sempre conosciuta, a tutti gli effetti non esiste più e chiaramente non esiste più il suo partito.

A questa argomentazione qualcuno (anzi, più di qualcuno) oppone che siano cambiati i tempi, che quel modo di essere sinistra è superato, che una sinistra concepita come la impostò Bordiga prima e fino a Berlinguer poi, non avrebbe senso oggi.
E in virtù di questo, una volta di più, si cede alla narrazione che induce a buttare il bambino insieme all’acqua sporca. Uno sport molto praticato nel nostro Paese che della manipolazione è vittima e complice.

E’ indubbio che la sinistra di Enrico Berlinguer oggi non avrebbe significato, ma alienare progressivamente, nell’immaginario degli italiani, cosa voglia dire essere di sinistra ed essere una sinistra di azione oltre che di governo (non ci stiamo confondendo, oggi ci riteniamo una sinistra di governo ma nell’azione siamo altro) è una scelta voluta e determinata da tempo, proprio per scardinare una forma mentis esistente nella base elettorale e militante della sinistra stessa da quasi un secolo.

Guardando i fatti, difficile non pensare che esista un progetto preciso che mira ad un cambiamento antropologico e ci teniamo a sottolineare, anche, che sia ora di smettere di tacciare di complottismo chiunque osi fare un minimo di analisi dei fatti.
Occuparsi di politica seriamente, richiede soprattutto analisi e visione e spacciare per complottista chi si permette di farla, significa prestare il fianco a chi vuole che nella massa non ci sia pensiero critico.

A nostro modo di vedere, il Pd sta sistematicamente dimostrando che si vuole a tutti i costi una gestione condivisa del potere, che si vuole instillare a goccia lenta, affinchè rimanga scolpito per sempre nella mente degli italiani, il concetto che destra e sinistra siano uguali.
Domandarsi il perchè non solo è il minimo richiesto quando ci si occupa di politica, ma è doveroso.
Quindi ci rivolgiamo a tutti voi: perchè si vuole annullare una differenziazione così essenziale e oggettivamente presente tra l’essere di destra e l’essere di sinistra?

Ma non solo. In un paese democratico, la presenza di una forza di destra e di una di sinistra, è connaturata al processo democratico.
Perchè si vuole con ogni mezzo alterare questo equilibrio annullando le differenziazioni e andando continuamente verso un Partito Unico della Nazione, come sta accadendo ormai da anni?

Ci preme molto che si apra un dibattito in merito tra di noi.
Ognuno può dare un suo contributo. Ovunque: tra la gente, in famiglia, con i propri amici e conoscenti, nei circoli Pd, in rete, in qualunque luogo esista uno spazio di discussione e, laddove non ve ne sia, crearlo.

E’ il momento di parlare e parlarne senza avere più paura delle parole, se non vogliamo essere complici di questo progetto.
E’ il momento del coraggio, quel coraggio che ha sempre contraddistinto la gente di sinistra.
Chiunque si ritenga ancora tale, a questo punto sa quale sia il suo dovere civile e politico.

(foto dal web)