Occasioni perse e treni da prendere

di Roberto RIZZARDI

Ho commentato, in un social network, un post relativo alle “furbizie” del PD milanese, in ordine allo psicodramma dell’individuazione di un candidato di “sinistra” per le prossime elezioni comunali. Il post è stato scritto da un esponente di SEL, che stimo e apprezzo, ma col quale da un po’ di tempo mi ritrovo a battibeccare, essendo lui coinvolto, col suo partito, in un tentativo di salvataggio di “capra e cavoli” che a me sembra del tutto impraticabile.
Il post recita:

Ieri sera il PD ha fatto saltare la riunione del Comitato di Coalizione garante delle primarie milanesi… Non presentandosi.
Sembra che questo impedisca la partenza, il 7 dicembre, della raccolta firme per le candidature e di seguito lo slittamento delle primarie, cosa che il PD cittadino aveva fino all’altro ieri spergiurato non avrebbe fatto.

Bussolati cerca ora di attribuire a SEL e alle sue resistenze sulla candidatura Sala la colpa.

Al di là del metodo infantile pre-politico del segretario cittadino del PD questo inizia a comportare una sfaldamento nel suo gruppo dirigente cittadino.

C’è già qualche dimissione e l’ipotesi di una “sindrome Paita” si sta presentando anche nel capoluogo lombardo.

Il mio primo commento si riferiva in realtà alla domanda – retorica – che un altro interlocutore poneva relativamente al bisogno di mantenere una difficilissima collaborazione con compagni di strada riottosi (il PD), i quali in tutta evidenza vogliono imboccare altri sentieri. Forse ci si è già dimenticati che Pisapia venne eletto da un fronte di elettori che trascendeva abbondantemente lo storicamente minoritario elettorato di sinistra lombardo, lettura che comprendo bene possa disgustare alcune persone.

L’impressione che ebbi ai tempi della sua elezione, infatti, fu che Pisapia fosse il “farmaco sintomatico” che la borghesia milanese applicò per allontanare le esperienze fallimentari di Moratti e Albertini, cosa che io collego al coinvolgimento, assolutamente risolutivo, di Assolombarda nella campagna elettorale.
 Io credo che questi anni non siano stati ben spesi, non essendo riuscita la Coalizione Arancione a creare e cementare un’aggregazione meno occasionale e contingente, meno dipendente dall’appoggio moderato e meno esposta alle nefaste influenze di un PD renziano spregiudicato e, alla fine di tutto, animato da pregiudiziali sostanzialmente “anticomuniste”.

A differenza di quanto appare ipotizzabile per Roma Capitale, a Milano non è probabile un travolgente successo pentastellato e dunque a mio parere la città tornerà in mano al centrodestra. Un’occasione preziosa, unica e malamente persa, senza dubbio.

Le mie critiche non sono state ben accolte e mi è stato opposto un bilancio tutto sommato positivo dell’operato dell’amministrazione in carica, all’insegna del “ha ben operato, con alcuni limiti” e, argomentazione che si vorrebbe definitiva, giustificando certe convulsioni con l’esigenza primaria di essere responsabili verso i milanesi, cercando in tutti i modi di impedire un governo della destra eversiva (una declinazione dell’assai logoro principio del “voto utile”).

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